CYNTHIA OZICK.
...
.
...
CORPI ESTRANEI.
...
.
...
Titolo originale: Foreign Body. 2010.
Traduzione di: Simona Vinci.
2011. Edizioni Bompiani, MILANO.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Presentazione.
...
.
...
La fine di un breve matrimonio ha congelato la vita di Bea Nightingale, lasciandola sola: una donna di mezz'et con il suo lavoro di insegnante in un quartiere povero di New York negli anni cinquanta. Ma un invito del fratello  il pretesto per lasciare quell'esistenza monotona e volare a Parigi alla ricerca del nipote, fuggito da casa. Forse anche per la ritrovata libert, una volta incontrato il ragazzo, Bea decide di non riportarlo indietro, ma anzi di difenderlo dal padre troppo
protettivo. E tuttavia, la generosit travolgente e vitale della donna avr effetti contrastanti: coloro che cerca di aiutare finiranno per restare feriti, e Bea si trover sospinta ancora una volta tra le braccia dell'ex marito che credeva di aver lasciato definitivamente nel passato.
Dalla penna di una delle maggiori scrittrici americane, un romanzo ispirato a un capolavoro di Henry James, che offre uno sguardo struggente ma allo stesso tempo feroce sulla natura dell'amore.
...
.
...
L'AUTRICE.
...
.
...
Seconda di due figli, Cynthia Ozick nacque a New York. La famiglia si trasfer nel Bronx dove i suoi genitori, nati entrambi nell'Impero Russo, erano proprietari di una farmacia, nella quale da ragazza lei diede una mano nella consegna delle prescrizioni mediche. Cresciuta nella cultura ebraica, dovette affrontare il diffuso antisemitismo nel quartiere raccontando di essere presa a sassate e di venire chiamata assassina di Ges passando vicino alle due Chiese del quartiere.
Laureata alla New York University, consegu un master in letteratura alla Ohio State University focalizzandosi sui romanzi di Henry James. Dell'ebraismo americano riflette e riporta i miti e le idee nella sua opera letteraria, legandosi alla tradizione del racconto orale ma con attenzione agli sviluppi pi recenti della Narrativa contemporanea. Oltre a raccontare,  intervenuta spesso con saggi originali su argomenti letterari e politici, spesso coraggiosi e controcorrente, una parte dei quali  stata raccolta in sei volumi.
...
.
...
Prefazione. di Simona Vinci.
...
.
...
Trovare il proprio posto nel mondo e sentirsi finalmente a casa da qualche parte  forse uno dei bisogni essenziali nella vita di quasi tutti; ma non , e non  mai stato davvero facile per nessuno, a nessuna latitudine e in nessun tempo, trovare quel punto dello spazio nel quale potersi finalmente sentire davvero accolti: oltre che interi, appartenenti, integrati.
Molto spesso, sin dall'inizio dei tempi, il primo passo di un essere umano sulla via del proprio ritorno a casa  un passo di allontanamento. Una partenza. Un distacco, spesse volte anche brusco, dalla casa paterna e dal luogo in cui si  nati, dall'idea che gli altri si sono fatti di te e di conseguenza dall'idea che tu hai costruito di te stesso. Se  vero che, come scriveva il francese Edmond Haracourt, partire  un po' morire, forse non  meno vero il contrario, ossia che partire  un po' rinascere. E le partenze delle quali  disseminato il romanzo di Cynthia Ozick sono altrettante rinascite in forme differenti, che producono, come in un gioco di specchi o in un caleidoscopio giocattolo, decine di versioni deformate, ma anche rivedute e corrette, di s. Prima di capire qual  la vita che ci veste meglio  necessario cambiarne parecchie, tenersele addosso per un po', vedere se ci fanno sentire a nostro agio oppure tirano da una parte oppure ci fanno pizzicare la pelle. Intanto, primo passo: andare, partire.
E con una partenza si apre il romanzo Corpi estranei di Cynthia Ozick, quella di Beatrice Nightingale, detta Bea, signora americana di origini europee ed ebraiche, che rientra in quella categoria di ridicole e ben riconoscibili insegnanti donne di mezza et che mettono da parte i risparmi per le vagheggiate vacanze estive nelle pi romantiche capitali d'Europa. E in effetti,  per questo viaggio in Europa che Bea sta partendo quando tra capo e collo le piomba la richiesta d'aiuto da parte del fratello Marvin, un americano ebreo self-made, figlio di immigrati, come lei certo, ma che fin da ragazzo ha investito tutte le proprie energie nella realizzazione di s, per crescere, anno dopo anno, sempre di pi: il matrimonio giusto, il lavoro giusto, il successo, i soldi. Marvin piantato nel cuore dell'America e impossibilitato a fare ci che chiede alla sorella di fare al suo posto suo: rintracciare il figlio Julian, giovanissimo studente universitario affascinato dall'Europa, con il sogno di diventare scrittore e nessunissima intenzione di tornare indietro, nella vita del padre, tra le sue grinfie.
Una partenza dunque, quella di Bea, che segue un'altra partenza: la fuga di Julian, e ne precede un'altra, quella di Iris, la sorella maggiore di Julian. In partenza per cercare il fratello ma anche per andare a vedere se non sia possibile, da un'altra parte del globo, lontana da casa, scoprire una versione diversa di s.  un romanzo, Corpi estranei, di partenze e ritorni, di continui spostamenti, di equilibri instabili proprio come l'Europa nella quale  in parte ambientato, e che
descrive: appena uscita dalla seconda guerra mondiale, ancora in macerie e carica del peso di troppi fantasmi, quelli dei morti ma anche quelli dei vivi: tutti i profughi, i senza patria che la guerra si  lasciata dietro e che ora giacciono l, in una sorta di limbo terra di nessuno, in attesa di conoscere la propria destinazione finale.
Qualcuno, alla fine del viaggio, si ritrover in un luogo del tutto nuovo e lontanissimo da casa, qualcun'altro esattamente al punto di partenza, nel luogo della sua origine, come se il vagabondare attorno al globo fosse un viaggio iniziatico cui si  al tempo stesso spinti e costretti da una sorta di necessit superiore della quale per, uno sguardo esterno, dall'alto (il destino? il narratore della storia?) gi conosce l'esito. Con la sensazione che ci siano momenti, nella storia del mondo, in cui  pi facile rimanere corpi estranei, sospesi tra pi mondi, impossibilitati a aderire davvero e fino in fondo a un luogo e a una comunit, come semi ai quali il troppo vento che soffia impedisce di fermarsi da qualche parte e di cominciare a buttare la prima minuscola radice.
...
Simona Vinci.
...
.
...
CORPI ESTRANEI.
...
.
...
Due cose ben distinte possono esser accadute, visto il posto meraviglioso cui si trova. Una  che sia stato corrotto. L'altra  che possa essersi raffinato.
Henry James, Gli ambasciatori.
...
.
...
CAPITOLO 1.
...
.
...
23 luglio 1952
Caro Marvin, be', sono tornata. A Londra tutto bene, a Parigi terribile e a Roma non ci sono mai arrivata. Dicono sia l'estate pi calda che abbiano mai avuto da prima della guerra. E a parte le condizioni climatiche, temo di non aver nient'altro da raccontare.
Per quanto riguarda l'indirizzo che mi avevi dato, Julian non  pi l da circa una settimana. Pare io l'abbia mancato per pochi giorni. Non avresti approvato: una casa-pensione in un quartiere fatiscente e in rovina verso l'estrema periferia della citt. Ho fatto del mio meglio per mettermi sulle sue tracce - ho provato in tutti i posti in cui mi avevi detto che avrebbe potuto lavorare. La sua padrona di casa, quando le ho chiesto informazioni,  caduta dalle nuvole. Tutto quello che  stata in grado di offrirmi  il sospetto che lui abbia una ragazza. Si  portato via tutto, a quanto pare non possedeva un granch.
Ti restituisco il tuo assegno. A quel che ho visto del posto in cui tuo figlio viveva, di certo i 2000 dollari gli avrebbero fatto comodo. Mi dispiace non poter fare di pi. Spero che tu e (soprattutto) Margaret stiate bene.
Tua, Beatrice
...
.
...
CAPITOLO 2.
...
.
...
All'inizio degli anni cinquanta del secolo scorso, un'ondata
di caldo feroce aveva assalito l'Europa. Si era fatta
strada dalla Sicilia, dove aveva arso mezza isola riducendola
in ruggine brunastra, su fino a Malmo, al margine pi basso
della Svezia; ma aveva imperversato soprattutto sulla citt
di Parigi. Vapore bollente si alzava sibilando dagli anelli
liquidi lasciati dai bicchieri di vino sui tavolini d'acciaio dei
caff all'aperto. Nel cielo basso, proprio sopra la testa, una
fornace esalava folate da budella incandescenti, o anche
un geyser fiammeggiante, che si liberava dal nocciolo del
sole, e rovesciava lava bollente sui tetti e sul selciato. La
gente usava fare ora l'uno ora l'altro paragone - a volte era
la fornace, a volte il gyser, e qualche volta si diceva anche
che quel caldo terribile fosse una maledizione generale, gli
strascichi dell'ultima guerra, come se il continente stesso si
fosse trasformato in una regione dell'inferno.
A quei tempi Parigi era piena di stranieri, che soffrivano
insieme alla popolazione autoctona, si asciugavano il sudore
dal colletto delle camicie, lamentandosi allo stesso modo
che si sentivano soffocare; ma eccetto questo non avevano
niente in comune con i parigini e anzi, neanche gli uni
con gli altri. Questi stranieri si divisero in due partiti: uno
energico, ambizioso, di compagnia e dedito al bere; l'altro
pallido, lamentoso, desolato - un drappello di instabili, inconcludenti fantasmi.
Il primo stava cercando di evocare il passato; era una
sorta di teatrino autointossicato. Per la maggior parte erano
giovani americani tra i venti e i trent'anni che si autodefinivano
espatriati, bench fossero poco pi che turisti
della letteratura in visita prolungata, infatuati delle leggende
relative a Hemingway e Gertrude Stein. Si ritrovavano
nei caff a spettegolare e a parlar male di tutti assaporando
le vecchie storie della generazione perduta, e a disprezzare
quel che si erano lasciati alle spalle. Si scambiavano
amanti di entrambi i sessi e giocavano all'esistenzialismo e
fondavano riviste d'avanguardia nelle quali si pubblicavano
gli uni con gli altri e si gloriavano di aver visto Sartre al
Deux-Magots, ed erano orgogliosamente, implacabilmente,
incessantemente consapevoli della propria giovinezza.
A differenza della precedente banda di espatriati, che erano
cresciuti e se n'erano tornati a casa, questi qua avevano
tutte le intenzioni di restare per sempre giovani a Parigi.
Si erano edificati una piccola citt di lucide fronti bianche,
ma avevano i denti macchiati per il troppo whisky e il vino,
e per le troppe pesanti sigarette francesi. Parlavano solo
americano. Il loro francese era pessimo.
L'altro contingente straniero - i fantasmi - era poliglotta.
Chiacchieravano in dozzine di lingue diverse. Dalle loro
bocche sgocciolavano tutte le cadenze d'Europa. A differenza
degli americani, loro sfuggivano il passato, ed erano
liberi da qualsiasi contaminazione nostalgica o folklore o
idea di idillica resurrezione. Erano europei che l'Europa
aveva aggredito; si portavano l'Europa sulla pelle come un
tatuaggio. Non si potrebbe dire di loro, come invece sicuramente
si potrebbe degli americani, che fossero un'ondata
post-guerra. Non erano post-guerra. Anche se si erano risciacquati
a Parigi, la guerra loro ce l'avevano ancora dentro.
Erano i senza patria, i temporanei e quelli che prendevano
tempo. Parigi per loro era una stazione secondaria; si
trovavano a Parigi solo per partire da Parigi, non appena
avessero saputo chi li avrebbe voluti. Parigi era una citt
nella quale aspettare. Era una citt dalla quale andarsene.
Beatrice Nightingale non apparteneva a nessuna delle
due fazioni. Era stata Miss Nightingale, in pubblico, per
ventiquattro anni, anche durante il suo matrimonio e certamente
dopo il divorzio, e aveva talvolta cominciato a pensare
a se stessa con quel nome, anche solo per evitare quel
ronzio - Bea - che le risuonava dentro come un'accusa.
Essere Bea o non essere Bea: faceva parte di quella categoria
di ridicole e ben riconoscibili insegnanti donne di mezza
et che mettono da parte i risparmi per le vagheggiate
vacanze estive nelle pi romantiche capitali d'Europa. Che
queste capitali, dopo la guerra, fossero sfregiate ed esauste,
prosciugate di tutte le loro decantate meraviglie, non la faceva
desistere. Era resiliente, intelligente, non priva di una
certa esperienza (il matrimonio di per s le aveva insegnato
un paio di cosette). Dopo tutto, aveva quarantotto anni, incominciava
appena a ingrigire, e nonostante i suoi studenti,
ragazzi di scuola superiore che sfoggiavano tagli di capelli
col ciuffo a banana ridessero di Wordsworth e ridicolizzassero
Keats - quando arrivavano a Ode to a Nightingale
facevano del loro meglio a fischiare e lanciarle sguardi maliziosi
-, lei sapeva come domarli. Era brava nel suo lavoro
e non ne aveva troppa paura. E dopo due decenni che lo
faceva, ancora non ne era stata distrutta.
Aveva prenotato per Londra, Parigi e Roma, ma aveva
lasciato perdere Roma (anche se era inclusa nel pacchetto
che aveva acquistato) quando aveva letto, nella sua rumorosa
stanza su Piccadilly, delle pericolose temperature al Sud.
Londra era stata al limite del sopportabile, a patto di mantenersi
all'ombra, ma Parigi era orribile, e Roma doveva
essere un inferno. Quella categoria di ridicole e ben riconoscibili
donne di mezza et: queste erano le sue beffarde
parole a se stessa (viaggiando da sola, non aveva nessuno al
quale rivolgerle), bench probabilmente ripetute a pappagallo
da qualche guida di viaggio sbarazzina, quel genere di
guida che adora sminuire il suo stesso pubblico. La guida
pi coscienziosa, quella intrappolata sul fondo della sua capace
borsa - passaporto, taccuino, macchina fotografica,
fazzoletti, aspirina, e cos via - non era per niente sbarazzina.
Era pesantemente minuziosa invece, e a prestar fede
alla sua cartografia quasi sacerdotale, saresti rimasto esaltato
dalle immagini e dalle sculture e dalle storiche piazze
pubbliche che evocavano antiche decapitazioni.
In questo giorno di luglio, sulla pagina che stava consultando
sulla sua guida non c'erano Monet e Gauguin e
gite di un giorno ai Castelli. La didascalia diceva Caff dei
dintorni. Per tutto il pomeriggio aveva camminato da un
caff all'altro, in cerca del nipote. Una patina trasparente le
appannava la vista - era come se le si stessero sciogliendo
le cornee - e il battito del suo cuore o correva troppo veloce
o invece sembrava voler smettere del tutto, con piccole
pugnalate di richiamo. Il selciato, i muri degli edifici, sbuffavano
fuori torride vibrazioni. Parigi era subsahariana, e
lei stava cuocendo in una gigantesca botte equatoriale. Si
lasci cadere su una sedia di vimini davanti a un tavolino
bollente e ordin un succo di frutta freddo, e rimase l seduta
ad ansimare, soltanto in parte rinfrancata, con il suo
sguardo sfocato fisso sul garon che glielo aveva servito.
Suo nipote faceva il cameriere in uno di questi locali lungo
la strada, era tutto quello che sapeva. Era difficile pensare a
lui come suo nipote: era il figlio di suo fratello, era troppo
distante, e per lei era incerto come un pettegolezzo. Marvin
le aveva spedito una fotografia: un ragazzo sui vent'anni,
capelli color paglia, espressione indeterminata. Come riconoscerlo
tra gli altri identici, con i loro grembiuli bianchi
schizzati di vino legati attorno ai fianchi ossuti? Immagin
di poterlo individuare una volta che avesse aperto bocca e
si fosse rivelato un americano: doveva solo dire a ogni possibile
ragazzo con i capelli color paglia: Scusa, sei Julian?
Pardon?
Sto cercando Julian Nachtigall, dalla California. Lo conosci,
lavora qui?
Pardon?
Un americano, Julian. Un garon. Est-il-ici?
Non, madame.
Senza alcun dubbio doveva esserci un modo pi efficace
per trovarlo. Martin aveva trascritto, con quelle sue
enormi imperiose lettere roboanti come la sua enorme imperiosa
voce, l'indirizzo preciso di suo figlio. Eppure, per
tre volte lei aveva salito i gradini scheggiati della tarchiata
casa marrone nel malmesso quartiere bigio che la sua fastidiosissima
guida menzionava solo per avvisare i lettori di
tenersene alla larga. Un'ossuta affittacamere erutt fuori
da una porta in cima alla veranda; il ragazzo, disse in un
gorgoglio rotto come i suoi denti, abitava al piano superiore,
una rampa sopra, solo che no, non era in casa, era gi
da quattro giorni che era fuori. Oui, certainement, lavorava
in uno dei caff, che altro poteva fare un ragazzo del genere?
Quantomeno le pagava l'affitto. Dieu merci, aveva un
padre ricco laggi.
Insomma, una caccia idiota, selvaggia, inutile e insensata,
si stava mangiando le sue vacanze, e tutto per fare un
favore a Marvin, per servire Marvin, che - dopo anni di disapprovazione,
di ripudio, di quello che quasi le sembrava
odio - tutt'all'improvviso si appellava alla rivendicazione
di un'appartenenza familiare. Questa ricerca infruttuosa, e
il caldo mostruoso. Europa retrograda, dove eri costretto a
chiedere chiaramente le indicazioni per il bagno ogni volta
che ti serviva la toilette delle signore, e dove pareva che
niente, niente, avesse l'aria condizionata - a casa, a New
York, l'aria condizionata era dappertutto, era la met del
ventesimo secolo, per Dio! La sua guida non mostrava alcuna
considerazione per la vescica del turista, e nella sua fervida
preoccupazione per i cimeli dei secoli passati neanche
si sognava di pensare all'aria condizionata. Raccomandava
minuscole pittoresche boutique in quartieri alla moda - se
cercate qualcosa american style, rimproverava, restatevene
in America. Ma lei ne aveva abbastanza del minuscolo e del
pittoresco e dell'inaffidabile alla moda, e, pi di tutto, ne
aveva abbastanza del suo vagare asinino da un caff all'altro:
quello di cui aveva bisogno erano aria condizionata e
una toilette, e di corsa. Si incammin nel rovente miasma
del tardo pomeriggio, e quando vide davanti a s un alto
edificio grigio con il simbolo dell'aria condizionata inciso
sopra le sue due imponenti porte d'ingresso per un istante
pens che fosse un altro sito storico che aveva qualcosa a
che fare con Richelieu. Ma nella pietra erano incise delle
lettere: Magazin Luxor. Un grande magazzino! Il soffio
dell'aria condizionata la colp con il suo familiare respiro
salvifico. Il bagno delle signore era del tutto simile a quello
che avrebbe potuto trovare, per dire, in un Bloomingdale's,
tutto specchi e lavelli di marmo. Chiamatelo american style,
condannatelo per il suo barbaro mimetismo, Luigi XIII
fuori, New York dentro: entrare in questo posto era come
rinascere.
Dal bagno delle signore si usciva su un corridoio che
sbucava in una specie di ristorante, anche se somigliava pi
a un'affollata caffetteria di Broadway, dove i clienti siedono
circondati dalle loro borse nuove e dai sacchetti degli
acquisti. Il soffitto era nebbioso di fumo, tutta questa gente
era concentrata sulla sua sigaretta. Si guard attorno in
cerca di un posto libero. Tutti i tavolini erano occupati. Poi
not un posto vuoto a uno coperto di piattini pieni di cenere,
occupato da tre uomini rumorosi e una donna.
Mise la mano sullo schienale della sedia vuota. Vi spiace
se mi siedo qui per un minuto?
La donna scroll le spalle come a dire chi se ne frega fai
quel che ti pare. Impossibile sapere se capisse l'inglese o se
il gesto con la sedia fosse stato sufficiente. Gli uomini continuarono
con quella che sembrava una discussione. Qui non
c'era un cumulo di sacchetti traboccanti: presumibilmente,
questa intensa piccola cerchia non aveva nessun altro proposito
qui dentro che ripararsi dalla griglia arroventata delle
strade, proprio come Bea. Odori di uova e caff tutt'attorno.
Fluttuanti scie di profumo: una mannequin che passava ondeggiando,
incredibilmente alta, con i piedi incredibilmente
lunghi, una scia di capi di seta scivolata su un lungo braccio,
senza seno, occhi di vetro, una bocca rosso Matisse, perfezione
di mascelle e membra e capelli laccati, il modello di una
modella parigina, essudante effluvi di fragranza. Gli uomini
la fissarono, come se avessero visto una tigre gialla in un posto
che puzzava di cucina. Imbciles mormor la donna;
queste sillabe, dirette a Bea, erano inasprite da un accento
inintelligibile. L'accento si accompagnava all'aria rude della
donna: fitti riccioli neri che germogliavano da una testa rabbiosa.
L'immaginario automa scivol via e gli uomini ripresero
la loro discussione. Se di discussione si trattava. La loro
parlata era e non era francese, aveva il suono di una mezza
dozzina di lingue mischiate tutte assieme: Europa strapazzata.
Cos'era: un litigio, un lamento, un abbaiare di rassegnazione?
Bea piomb nel netto sollievo che le procurava lo
stare seduta e il calore che si disperdeva - avrebbe quasi potuto
addormentarsi appoggiata contro queste enigmatiche
voci che discutevano e dondolavano come flora sottomarina
ai margini pi lontani della sua sfinitezza. Davanti a s aveva
ancora la mortale camminata di ritorno all'hotel. Queste
persone, chi erano, da dove venivano? Troppo trasandati,
troppo provvisori per essere cittadini normali. Non appartenevano
a nulla, erano fuori posto e per niente in forma.
Lasciavano penzolare le loro sigarette dal labbro inferiore
solo per far passare il tempo. La donna, con quelle ciocche
insofferenti e furiose che sbocciavano all'ins intorno a una
faccia coperta di chiazze, si alz in piedi e fu tirata gi da
uno degli uomini. Si alz di nuovo, ma per andare dove? Da
dove erano arrivati, dove avrebbero potuto andare?
Alla fine, Bea li abbandon. Di gente del genere ne aveva
vista in tutta Parigi. And un'ultima volta a cercare il
figlio di Marvin. L'affittuaria con i denti da squalo si materializz
come la prima volta, l'unica differenza era che adesso
indossava delle pantofole di pezza, e aveva uno straccio
bagnato in mano e un grembiule cencioso legato attorno ai
fianchi. Stava lavando le scale. Il ragazzo se n'era andato, da
due giorni per fortuna, con la sua sacca di tela e una ragazza
che l'aveva aiutato a trascinarla fuori. Cosa diavolo ci teneva,
l dentro, delle sbarre di ferro? La stanza era sua ancora
per una settimana, era una benedizione a ogni modo che
non possedesse nulla, quell'inutile ragazzo, per via del padre
in America. La ragazza? Una timida cosina scura, come
un'araba o una zingara.
Come faccio a sapere dov' andato? Non me l'ha detto,
perch avrebbe dovuto?
Ho bisogno di parlare con lui, sono sua zia.
Mi dispiace per lei, un ragazzo del genere. I miei due
nipoti, be', loro hanno dei lavori veri, non un giorno qui,
uno l, con un capo diverso ogni volta. Forse  andato a vivere
con lei, quella l, non era una ragazzina come lui, aveva
gi una ruga tra le sopracciglia,  cos che fanno, dopo
un po' vanno a vivere con loro. Se vuole dare un'occhiata al
piano di sopra, non ho niente da obiettare, solo stia attenta
ai gradini, sono ancora bagnati. Io pure ho dato un'occhiata,
per vedere se c'era qualche danno. Un paio di graffi sui
muri, ma non importa, come se avesse appeso un quadro.
Bene, ma ha lasciato qui qualcosa?
Ho trovato questo, di sopra, se lo vuole  suo, a me non
serve.
L'affittacamere allung verso di lei un libro distrutto.
Mentre tornava all'hotel in taxi, lo esamin. Una specie
di dizionario, accanto alla colonna del francese una lingua
indecifrabile, non un nome iscritto, n un qualsiasi segno.
Era vecchio; le pagine erano volanti e decrepite. Inutile
conservarlo, cos quando pag il tassista e scese dall'auto,
lo lasci l.
Il giorno dopo visit il Louvre, e per il resto della settimana
- finch i suoi soldi e il tempo letale lo permisero - si
affid alla sua guida per farsi trascinare in scenari storico-
leggendari e antiche glorie. Poi torn a casa, nel suo appartamento
di un bilocale e mezzo sulla Ottantanovesima Strada
Ovest dove la voluminosa spalliera di un condizionatore
oscurava una finestra e vibrava come un tamburo consumato.
E dove Bea o non Bea era sempre la solita domanda.
...
NOTA: Bea o non Bea in inglese  un gioco di parole, traducibile anche come essere o non essere. FINE NOTA.
...
.
...
CAPITOLO 3.
...
.
...
28 luglio, 1952
Cara Bea,
ti  sfuggito? Eri proprio l a Parigi, sapevi esattamente
dove si trovava, sapevi con ragionevole certezza dove avrebbe
potuto lavorare, e io mi ero affidato a te. E cosa ne ricavo,
invece? Le previsioni del tempo! Come ben sai il lavoro ultimamente
mi ha tenuto piuttosto occupato, non avrei potuto
in alcun modo tirarmene fuori, mia sorella si prende una vacanza
e non pensa a nient'altro che al suo diletto, e mi lascia
qua nelle tenebre. La verit  che non ti sei impegnata abbastanza.
Mi rendo conto che non conosci Julian, ma anche se
non hai nessun sentimento familiare, perch non hai almeno
un pochino di responsabilit familiare?
Parli di una ragazza. Cos, di sfuggita. Julian ha ventitr
anni. A quest'et essersi impegolato con una ragazza laggi
non  esattamente quel che avevo in mente per mio figlio.
Capisci bene che Margaret sarebbe andata se fosse stato fattibile,
ma tu lo sai benissimo che  un po' nevrastenica, ed 
assolutamente incapace di viaggiare da sola. Ovviamente siamo
entrambi molto stressati, Margaret forse anche pi di me.
Trova insopportabile che a volte non sappiamo nulla degli
spostamenti di Julian, visto che ci scrive cos di rado. Capisco
benissimo che lui si trova in quella fase di sperimentazione
tipica alla sua et, vogliono provare questo e quell'altro, e
se si tratta di fare qualcosa anche un po' per ripicca, ancora
meglio, se la vanno a cercare. Il problema con questi ragazzi
 che non hanno avuto il servizio militare a metterli in riga,
non che non sia felice che gli sia stato risparmiato quel che ho
visto io nel Pacifico. E considerato pure che io ci sono passato
da vecchio capitano di corvetta, non  stato facile neppure
per me. Un ragazzo ostinato, immagino che gli abbiamo fatto
un po' troppe concessioni. O magari no: non c' niente di
straordinario in un anno di college all'estero, al giorno d'oggi
lo fanno tutti. Un anno con i matti di Parigi, benissimo, ma
adesso gli anni sono diventati tre, e non mostra la minima
intenzione di tornare e finire il college. Posso assicurarti che
Margaret e io non ci siamo mai immaginati che avremmo
avuto un figlio che abbandona gli studi! Come alunno che
ha dato sostanziali contributi alla mia alma mater, sono imbarazzato.
Non avevo mai avuto il minimo sentore che non
avrebbe finito l'universit, neanche con tutte quelle assurde
letture che faceva, Camus e roba del genere, una perdita di
tempo per un laureato in scienza. O storia della scienza, roba
pi morbida, non ha la testa per la roba seria.  Iris quella
con la testa, ha preso da me, una testa piena di buon senso
sulle spalle, una bella testa per la chimica - infatti  gi
a met del dottorato. Mi aspetto che faccia un matrimonio
intelligente. Non puoi mai sapere come rimbalzino i geni, a
volte penso che ci sia un po' di te in Julian, e lo sa Dio che
non posso sopportare che finisca in un cattivo matrimonio,
lasciamo perdere a insegnare a degli zoticoni che si ritroveranno
a lavorare in un'officina meccanica.
Per quel che riguarda le 500 sterline, lasci intendere che
servivano per tirarlo fuori da quella topaia e andarsene in un
posto migliore. Non  cos! Posso immaginare in che condizioni
disastrose se ne vada in giro, e io parlavo di ripulirlo con
qualcosa di decente, una camicia e un vero e proprio completo
ecc., non importa quanto costasse, ma te l'avevo raccomandato
esplicitamente, volevo mio figlio fuori da quel posto e fuori
dall'Europa, fuori da quel maledetto sporco posto, a casa, in
America, che  il luogo cui appartiene. Lui si lamenta che
io e sua madre lo manipoliamo - qualunque cosa significhi
nella sua testa - e invece, se c' qualcuno qua che manipola 
proprio lui, Julian. Lo sento solo quando ha le tasche vuote.
Altrimenti le rare volte che scrive, scrive a Iris. Una volta erano
molto legati, quei due, facevano sempre comunella, anche
se con tre anni di differenza e la testa di lui sempre tra le nuvole,
secondo me non hanno mai avuto granch in comune.
Ma se c' qualcuno che possa scoprire cosa lui abbia intenzione
di fare,  sua sorella. Chi lo sa cosa le scrive - lei legge
le sue lettere poi le fa sparire. Se le chiedi qualcosa dice che
va tutto bene, che lui sta bene, che sta frequentando delle
lezioni, che ha una specie di lavoro... e poi viene fuori che se
ne sta l a spolverare tavoli.
Allora, la mia idea  questa, e stavolta spero che ce la farai
a venirne a capo. Non appena avremo notizia di dove si trovi,
voglio che tu ti prenda una settimana o gi di l e torni laggi
e lo riporti a casa. Non mi interessa come. Fa' tutto quello che
fai di solito quando costringi i tuoi ragazzoni a sorbirsi quelle
filastrocche che continui a cacciargli in gola. Mi sembra che tu
sia sicura di saperlo fare bene. Se hai bisogno di corromperlo
- intendo con i soldi -, allora corrompilo. L'unica cosa che
conta  che lo riporti a New York, tanto per cominciare. Non
credo proprio che sar disposto a tornare qui dalla sua famiglia,
almeno non subito. Ho il sospetto che avr la coda tra le
gambe. C' Iris che ha sempre quel sorrisetto da gatto che sta
per mangiarsi il topo, e poi c' Julian, quello imbronciato, e
cos'ha da essere imbronciato? Ha sempre ottenuto quel che
voleva. Quando sei scesa dall'aereo a Idlewild, volevo che tu
lo riportassi a casa con te e lo tenessi per un paio di giorni
e lo facessi ragionare. Non dico che non se la sarebbe presa
a morte, ma se tu riesci a cavartela con i tuoi zoticoni, puoi
cavartela anche con un ragazzo come Julian. Puoi parlargli di
libri: gli piacerebbe.
Ma questa  solo una parte della mia idea. Non che io pensi
che sar una passeggiata tirarlo via da Parigi. Si  scavato la
sua nicchia laggi - Iris dice che a volte le scrive addirittura
brani in francese. Non sono cos stupido da credere che una
parente che non ha neanche mai conosciuto, che appare dal
nulla, possa avere su di lui questa grande influenza, cos su
due piedi. Devi imparare a conoscerlo, riuscire a capirlo, non
che io ne sia stato capace. Io non riesco ad avvicinarmi a lui,
 questo il problema, e Margaret... Margaret  terribilmente
stanca. Certi giorni  persino troppo stanca per sopportare il
pensiero di Julian, da quando  lontano da casa.
Quindi l'unica  Iris. La far venire la settimana prossima,
perch ti aiuti a prendere familiarit con Julian. Una riunione
informativa, per usare il linguaggio della marina militare.
Avrei dovuto organizzare una cosa del genere prima che tu
partissi per quella vacanza, ma mi  venuto in mente troppo
tardi perch potessi far altro che mandarti l'assegno. Dovresti
tenerti in contatto di pi. A vedere quanto Iris  in confidenza
con Julian, mi rendo conto di quanto invece mia sorella sia
stata negligente. Da quando mamma e pap sono morti, diciott'anni
dalla morte di mamma, dieci da quella di pap, che
cosa ne so io della tua vita? Che hai passato un brutto periodo
con un tizio che suonava l'oboe o quel cavolo che era. L'aereo
di Iris arriva all'aeroporto di La Guardia gioved pomeriggio
alle 14,10. Rester per tutto il weekend, e poi ripartir luned
- marted mattina alle 9 deve essere in laboratorio.
Come sempre, Marvin
31 luglio, 1952
...
Caro Marvin,
non vedo l'ora di incontrare tua figlia. Fortunatamente
non ho impegni fuori citt come a volte mi accade nei fine settimana
estivi, e sar libera di ospitarla. Credo che non avesse
pi di due anni, all'incirca, l'unica volta che l'ho vista - sarebbe
certamente stata un miglior emissario di quanto non lo
sia stata io, dunque, perch no? Temo che tu sia un pochino
troppo autoritario quando ritieni che io possa subito saltare
un'altra volta su un aereo non appena tu proferisci verbo. Ho
un lavoro, che tu lo apprezzi o no.
Tua, Bea
...
3 agosto, 1952
Bea:
non mi parlare del tuo cosiddetto lavoro, di certo non sentiranno
la tua mancanza. Fai quello che fai e sei quello che
sei perch non hai mai avuto la spinta a fare qualcos'altro.
Iris sta per laurearsi, te l'ho detto questo, roba seria, roba
concreta -  una ragazza ambiziosa, con la testa sulle spalle,
che finisce quel che ha cominciato. Voglio che ci vada tu, l,
e ti ho spiegato il perch. Puoi trovarlo, il tempo - cercati un
supplente o quel che . Come ti ho detto, ti far sapere dove
si trova Julian non appena lo sentiremo. Nel frattempo, Iris
ti dar tutte le informazioni necessarie.
Marvin
...
.
...
CAPITOLO 4.
...
.
...
Le tirate di Marvin, le sfuriate di Marvin, con tutte le sue
contraddizioni e le sue denunce zoppicanti. La brutalit del
suo linguaggio, anche quando lui invece credeva di essere
brillante. La solita vecchia sgradevole condiscendenza.
Un'involontaria ammissione di disperazione: suo figlio era
un osso duro, questa era la sostanza, a stringere. E lo stesso
lui continuava, con un gesto della mano tipo signore feudale,
a volerla mandare di nuovo in spedizione.
Marvin mirava in alto. Come sarebbe stato felice, raccont
Bea alla signora Bienenfeld, insegnante di storia
(avvenne durante la pausa pranzo, nella sala insegnanti),
di discendere da un Bourbon, o anche da un Borgia. Ma
anche un Lowell o un Eliot sarebbero andati bene. Sfortunatamente,
era solo il figlio di Leib Nachtigall, un pivello
di immigrato impoverito di un impoverito villaggio nella
provincia di Minsk, Russia Bianca. Il povero Marvin non
era imparentato con lo Zar di tutte le Russie - a meno che
non si volesse prendere in considerazione una parentela
non poi tanto nobile: nonno Leib era fuggito alla coscrizione
dello Zar, era arrivato in terza classe e aveva toccato
terra a Castle Garden senza nient'altro che una scalcagnata
borsa di pelle per cominciare la sua vita nel Nuovo Mondo.
Marvin, il miracoloso Marvin, fu la miracolosa opera della
miracolosa America. Ormai era un californiano devoto. E
la cosa pi incredibile di tutte  che era un tory (un repubblicano,
di fatto) un bourbon americano, un Borgia americano!
O, se proprio vogliamo scendere i gradini della scala
sociale, un Lowell o un Eliot. E se proprio insisteste a voler
scendere un altro po' - solo un pochino - scoprireste che
aveva sposato una Breckinridge, la sorella di un compagno
di classe all'universit di Princeton. Il suo sangue era abbastanza
blu. Aveva dei parenti al Dipartimento di Stato.
A New York andava di rado, un viaggio d'affari di tanto
in tanto; i due funerali, a quasi una decade di distanza l'uno
dall'altro, prima la madre, poi il padre. Bea non aveva mai
posato lo sguardo sul figlio di Marvin. Aveva visto Iris, la
maggiore, solo una volta, nell'unica occasione in cui Marvin
aveva portato sua moglie e la loro figlioletta a Est, per
una importante riunione di classe. Iris e Julian: Bea a malapena
si ricordava i loro nomi. Quando era nato Julian aveva
mandato un regalo; era stato gentilmente accolto dalla moglie
di Marvin: Grazie davvero per i tuoi gentili auguri, sicuramente
il piccolo Julian apprezzer la deliziosa giraffa,
qualcosa del genere, su carta da lettere spessa e profumata
con quell'assurdo cimiero sul margine in alto a sinistra.
Marvin ancora portava il nome avito, mentre Bea, per rispetto
ai suoi studenti, no: come avrebbero potuto, quei ragazzetti,
con le loro laringi newyorchesi, capire Nachtigall?
Quello che ne tiravano fuori era un gracchio, un gargarismo,
uno starnuto, finch lei non si arrendeva - per quanto,
anche Nightingale, che vuol dire usignolo, aveva le sue farsesche conseguenze.
Signorina Mary Canarino. Signorina Polly-vuole-un-biscottino. Signorina Vecchio Corvo; signorina Pettirosso - questo
in particolare aveva l'effetto di produrre sorrisetti e grugniti
e fischi, e lo scarabocchio clandestino sulla lavagna di
un grasso uccello con gli occhiali che sfoggiava un paio di
gigantesche protuberanze. Come punizione aveva ordinato
ai sogghignanti di imparare a memoria To a Skylark, e poi li
aveva messi alla prova facendogliela recitare. Oh, a cosa si
era ridotta! La poesia come punizione. Il viaggio estivo non
era stato un antidoto a tutto questo, una indulgenza che si era guadagnata?
Ma te l'immagini, disse alla signora Bienenfeld, mi sta pressando perch riparta, quando sono appena tornata a casa. Schiocca le dita e si aspetta che io scatti sull'attenti. Come se non avessi una vita...
E quella carta intestata! Dalla rozza California, uno stemma esagerato - uno scudo d'argento che ostentava un paio di spade incrociate che sorgevano da un fiume verde. Un tributo alla linea ereditaria di Margaret: Marvin lo aveva scovato in un libro sugli stemmi scozzesi.
...
.
...
CAPITOLO 5.
...
.
...
L'aria condizionata era accesa dappertutto, e sferragliava
come al solito. Erano le otto. Avevano cenato sopra dei
vassoietti in salotto, dove il condizionatore raffreddava meglio:
uova strapazzate e pane tostato.
Fa cos caldo anche a Los Angeles? domand Bea.
Pi o meno. A volte anche pi caldo. Com'era a Parigi?
Peggio. Terribile. Un caldo da svenire.
Sei svenuta sul serio?
No, ma ho bevuto tonnellate d'acqua. In albergo dicevano
che  stata l'estate peggiore degli ultimi quindici anni.
Sei sfinita dal viaggio, o ti va di fare una passeggiata? C'
ancora parecchia luce. Potrei mostrarti la famosa Upper
Broadway.
Preferirei se ce ne restassimo qui sedute, disse Iris.
Non dobbiamo mica metterci subito al lavoro. C' domani
e poi altri due giorni.
Lavoro? Oh... intendi Julian.
Ci per cui sei venuta.
Ci per cui pap dice che sono venuta. Allung il collo
per guardarsi bene attorno. Da quant' che vivi da sola?
Ficcanaso, impertinente!
Bea, cercando di smorzare il fastidio, disse: Quasi tutta
la mia vita adulta.
L'avevo immaginato, credo. Ho sentito dire che sei stata
sposata.
Dunque tuo padre mi pensava molto pi di quanto
avrei mai creduto...
Pap l'ha accennato tanto tempo fa. Me lo ricordo perch
lui non parla quasi mai della sua famiglia.
E tua madre ne parla, dei suoi?
Non proprio. Ma non sopporta quando la gente le parla
di loro. Specialmente di quel mio zio che  morto. Lo sai
che faceva parte del Congresso, stava anche pensando di
candidarsi come presidente.
Cos dissero i giornali ai tempi.
Non ho mai conosciuto neanche lui.
La ragazza aveva uno strano modo di levarsi i capelli
dagli occhi con una scossa a met tra uno spasmo muscolare
e un tremito. Eppure non c'era traccia di insicurezza
in quel gesto. Piuttosto, un segno di sfrontatezza, la scossa
di un puledro impaziente. Aveva i capelli lunghi, n chiari
n scuri - una specie di color bronzo. Metallico, e quando
li scuoteva facevano un debole suono come di monetine
raccolte in un retino. La sua somiglianza con la madre
suggeriva quella con una vecchia fotografia indistinta,
per quanto Bea riuscisse a rievocare la sua ormai sbiadita
impressione di Margaret. Iris aveva la stessa carnagione
opalescente, fragile fumo bianco, e lo stesso naso sottile
con le piccole narici ovali, e le iridi pallide. Iris: l'avevano
chiamata cos riferendosi all'occhio umano? I suoi erano
pi distaccati che vividi - uno schermo. Anche se ti fissava
dritto negli occhi non riuscivi a scandagliare cosa si muovesse
l dietro.
Pensavo che mentre sei qui, disse Bea, magari ti farebbe
piacere andare a vedere uno spettacolo. Ho preso dei
biglietti,  un piccolo teatro gi al Village. Ti va?
Era autodifesa, la sua. Cosa si aspettava Marvin quando
le aveva spedito l la figlia? Una passeggiata, uno spettacolo
a teatro, un giro turistico, cosa avrebbe dovuto farci con
questa giovane donna padrona di s? L'Empire State Building,
vedute della citt? Come riempire il tempo, quanto ci
sarebbe voluto per essere messa al corrente delle abitudini
di Julian, dei problemi di Julian... dell'anima di Julian? E
a che scopo, poi?
Quei due giorni, disse Iris. Be', in ogni caso non ce
li ho.
Ma tuo padre mi aveva detto... ma non resti fino a luned?
Riparto domani. Mi dispiace per i biglietti,  un peccato
che vadano buttati...
Bea disse: Domani?
S, e se non ti dispiace ti chiederei di telefonare a pap,
lo so che tu di solito preferisci scrivere, ma non sar un
problema se gli addebiti la chiamata. Specie se  una questione
urgente. Spiegagli solo che voglio prendermi tutta la
settimana, e che sar di ritorno venerd.
Bea fece un sospiro perplesso. Di ritorno da dove?
Dalla mia visita a Julian.  tutto organizzato, i biglietti
aerei e anche il resto, ma ho bisogno che mi aiuti. Se pap
lo scoprisse andrebbe su tutte le furie.
Tuo padre mi ha detto che devi tornare a lezione, tanto
per cominciare, disse Bea. E poi non puoi assolutamente
andartene a Parigi da sola..
Ma si rese conto che lei stessa aveva suggerito esattamente
questo a Marvin: che ci mandasse Iris.
Ho comprato i biglietti e praticamente mi  rimasto
tutto il resto. In traveler's check. I soldi che pap mi aveva
consegnato per te, per l'operazione di salvataggio.
Ma non sai dove si trovi.
Mamma e pap non lo sanno.  arrivata una lettera,
solo che non era per loro, era per me. Gliel'ho sfilata da
sotto il naso, faccio sempre cos, non se ne accorgono mai.
Senza contare che una parte della lettera nessuno potrebbe
leggerla comunque, non  neanche francese,  un bizzarro
modo di scrivere, uno dei giochi di Julian - a volte sa essere
proprio buffo.
Non ti coprir, disse Bea. Non posso lasciarti andare,
tuo padre ti ha mandato qui, non puoi prendere e svignartela...
Non ho dodici anni, e tu non ci vuoi andare. Hai detto
a pap che hai le tue lezioni e che non puoi andare! 
Non sarebbe cos semplice, a parte il fatto che non capisco
a cosa servirebbe. Perch Marvin non manda a tuo
fratello un po' di soldi se ne ha bisogno e non lo lascia in
pace? Perch tutti questi traffici da ambasciatore...?
Pap non lascia in pace nessuno. Povero Julian, questa
 la sceneggiatura di pap. Io devo essere la Madame Curie
della famiglia e Julian ... senza speranza. Non si impegna,
 un parassita, non ha un grammo di senso pratico, non
sa cosa vuole, non  centrato, troppo emotivo... roba del
genere.
E tu lo sei, Madame Curie? domand Bea.
Non ho l'energia di pap, nessuno ce l'ha. Mi ha spinto a
prendere la laurea che doveva essere quella di Julian, io sono
la controfigura della star. Solo che non c' nessuna star. Lo
scatto della testa. Voglio dire, io ci riesco benissimo a mettermi
nei panni di pap. Merlin -  una rivista che esce a Parigi,
no?  gestita da un gruppetto di americani che stanno
laggi, e Julian ci ha pubblicato un articolo. Sui piccioni.
Piccioni?
Be', colombe credo. Colombe al Marais, l'ha intitolato,
tizi inutili come piccioni, seccatori che se ne vanno in giro a
becchettare per le strade, ficcandosi tra i piedi di tutti e nessuno
li vuole. Poi aveva scritto qualcos'altro, una specie di
poesia anche se non esattamente, in una grossa spessa rivista
che si chiama Botteghe oscure. L'ha fondata una ricca donna
americana, una principessa, sposata con un vero principe
italiano. Cos ci ha mandato queste cose, e pap  diventato
matto, e gli ha scritto non so cosa. E dopo questa storia lui
non ci ha pi fatto sapere cosa stesse combinando.
La ragazza era un fiume in piena e Bea si rese conto che
l'aveva giudicata troppo in fretta. Quello che le era sembrato
un carattere dotato di grande forza di volont, era una
foglia trascinata via dalla tempesta. Per la prima volta not
che il suo labbro superiore sporgeva in avanti, come una
grondaia, sopra quello inferiore; di profilo disegnava una
piccola sporgenza rotonda. La bocca di Marvin! I legami di
sangue, una cosa sbalorditiva dopo tutto.
Iris, allung una mano verso di lei come per scongiurare
questo riconoscimento, e se tuo fratello stesse bene
cos come sta?
Pap aveva pensato di smettere di passargli dei soldi.
E per un certo periodo ha cercato di farlo - anche il mese
scorso l'ha fatto. Ma Julian  perfettamente in grado di vivere
sul filo, col minimo indispensabile, quindi non funzionerebbe.
E cosa ti fa pensare che ti dar ascolto?
Non lo far. So benissimo che non lo far. Io voglio vederlo
e basta. E voglio che lui veda me. Voglio dargli i soldi
di persona. Specie se sono proprio gli ultimi che ricever.
 per questo che  meglio che ci vada io, zia Bea, meglio io
dite...
Non devi chiamarmi zia. Un balzo inaspettato di
quella cosa, qualunque cosa fosse, che le stava in agguato
alle costole.
 proprio quel che intendo. Perch mai a Julian dovrebbe
importare qualcosa? Io e Julian praticamente non
l'abbiamo mai neanche saputo di avere una zia. Non ha
nessun senso che tu vada laggi, qualsiasi cosa pensi pap a
riguardo. Sente di non avere scelta, dice che sono gli affari
a trattenerlo, ma non  cos. Lui capisce benissimo... be',
capisce benissimo che ha perso tutta la sua influenza quando
si tratta di Julian.
E quando si tratta di Iris?
Io non sono diversa da Julian.  solo che glielo lascio
credere. Mi ci vorr pi tempo.
Per far cosa?
Per andarmene.
Una quiete improvvisa ondeggi tra di loro. La ragazza
si alz in piedi e cominci a vagare avanti e indietro, dagli
scaffali con i libri alla finestra - il sole del tardo pomeriggio
che cominciava a scemare nel crepuscolo -, alle stampe invecchiate
di Kathe Kollwitz appese al muro, al sof a righe
con i suoi consunti cuscini marroni. E alla fine verso la
grotesquerie del pianoforte a coda, un ruggito incontenibile
in quello spazio ridotto: uno stupendo leone in una gabbia
troppo piccola. Osservando la figlia di Marvin che esaminava
le viscere del suo passato (le stampe del negozio del
museo, i tascabili malridotti, il pianoforte sulle sue grosse
zampe, il dito di Iris che sfiora un tasto), Bea cap fino in
fondo con una nuova consapevolezza come tutto, in questa
stanza sin troppo familiare, fosse invece straniero per
la ragazza, e povero, sicuramente, per questa discendenza
proveniente dal benessere. Nelle fotografie spaccone di
Marvin, la grande casa in California sembrava un castello
simile all'hacienda di un Conquistador. Marvin il Conquistatore!
La ragazza continu a vagare avanti e indietro per
la stanza: com'era pura, com'era giovane, che tratto sconfinato
di anni davanti a s, e cos'era quella, si rimprover
Bea, se non banalissima invidia da persona di mezza et?
Tutto il suo corpo non era altro che un cesto intrecciato
che disperdeva vecchie nostalgie perdute. Quel maledetto
pianoforte! Quel maledetto Leo!
E adesso quest'intrusa che la chiamava zia. Zia? Be', che
ti piaccia o meno, ingoia il ruolo e recita la tua parte.
Devi essere stanca, disse Bea. Puoi prendere la mia
stanza, io dormir sul divano-letto.  piuttosto comodo
quando  aperto.
A dire la verit pensavo di andare in albergo...
Ne avrai abbastanza a Parigi, di alberghi.
No, star da Julian... Parigi? Zia Bea! Allora lo farai?
Chiamerai pap?
Una cospirazione. Avventata. Andr tutto bene, disse
Bea. Prov un certo piacere nel disobbedire - no, nell'ingannare
- Marvin.
...
.
...
CAPITOLO 6.
...
.
...
La ragazza se ne and la mattina dopo. Bea usc con lei
per accompagnarla a Broadway, dove anche a quell'ora
mattiniera - gli edifici tutt'attorno ancora grigi di sonno -
le corse dei taxi erano assicurate. Iris non aveva voluto fare
colazione.
Star benissimo, c' sempre qualcosa da mangiare ai
terminal. Oppure in aereo...
E nel frattempo, disse Bea, tuo padre manger viva
me.
Mi chiedo come sia cominciata, tra te e pap, intendo il
modo in cui vanno le cose...
Bea pens che questa domanda non meritasse niente
di pi che un grugnito. A mio fratello non piaccio, tutto
qua.
Ma perch?
Non  una cosa cos strana. Caino e Abele, Giacobbe
ed Esa...
Ma poi una luce gialla ammicc verso il bordo del marciapiede,
e Iris svan. Un fantasma. Un'apparizione. Un
istante! E senza un momento di intimit. Una giovane sconosciuta
che era arrivata e se n'era andata. O che era arrivata,
e aveva sfiorato un tasto a caso del pianoforte, e si era
dissolta con il suo suono.
La chiamata a Marvin poi non si rivel un processo. Bea
si era aspettata intimidazioni e fuoco e fiamme, la tattica da
pallone gonfiato di Marvin. Ma lui era abbastanza tranquillo,persino accattivante: non sembrava dell'umore di volersela
mangiare viva.
Bene, disse, sembra che voi due ve la stiate spassando.
Ti ha raccontato di quelle stupide riviste alle quali il
ragazzo ha collaborato? Non gli hanno dato un centesimo.
Non crescer mai. Sua sorella vale due volte lui, te ne sei
resa conto. Bene, lasciamo che si prenda qualche giorno in
pi, che problema c'? Torchiala, lei conosce suo fratello
fin nel midollo, quindi tutto ok, se riesce a dipingerti il suo
ritratto, se capisci cosa intendo...
Dipingere il suo ritratto! Questo era Marvin che lottava
per dare il suo meglio, capisci che Margaret ci andrebbe lei
se fosse fattibile, ma come ben sai  un po' nevrastenica, o
vacillando in una lingua sconosciuta, quella che presumeva
fosse il linguaggio di Bea, l'ostinata lingua della Poesia: il
coro di uccelli con la testa piumata. Non poteva accusarlo
di far della satira e nemmeno di essere sarcastico. Tolte le
scarpe bianche da Princeton, quando Marvin si comportava
in maniera genuina parlava come l'uomo della strada.
C'era anche una certa innocenza, in questo, stava onestamente
cercando di compiacerla, si stava sforzando di essere
conciliante. Per il momento, la considerava utile.
Anche se Iris perder la sua lezione? disse Bea: sporgendosi
verso il rischio. A quel punto, calcol, la ragazza
era in volo gi da tre ore.
Lascia che decida lei, sa quello che fa, se la caver.
Quella ragazza pu far fronte a qualsiasi cosa. Ascolta, se
non dovesse sostenere a breve questo grosso esame, una
specie di grande ripasso generale, avrei mandato lei, come
avevi suggerito tu. Ma un paio di giorni in pi con sua zia
non mi preoccupano di certo,  un investimento. Pi tempo
passi con Iris, pi chiaro ti sar il quadro e non avrai
grosse sorprese quando ti renderai conto di persona di qual
 la situazione che devi fronteggiare. Quindi lascia che lei ti
prepari rapidamente, tienila concentrata sulla cosa, portala
in giro se aiuta, mostrale la citt.
Povero Marvin: era senza fiato, faceva del suo meglio.
Julian il difficile; il caso-difficile.
Ho preso dei biglietti per uno spettacolo, disse Bea.
Una mezza verit. Una verit menzognera. Per sfruttare il
biglietto in pi aveva intenzione di invitare la signora Bienenfeld.
La pice era Otello. E poi, se la signora Bienenfeld
avesse accettato (a casa aveva un marito e un figlio adolescente),
avrebbero potuto fermarsi a prendere un dessert
in uno di quei posticini poco illuminati del Village: candele
nei sottopiatti.
Ottima cosa, uno spettacolo, disse Marvin. Io avrei
scelto uno di quei musical di Broadway, ho sentito che
South Pacific  ancora in scena. E quindi, ti sei organizzata
per farti sostituire a scuola?
Non ancora. Il germe del tradimento.
Bene, guarda, non aspettare fino all'ultimo minuto, voglio
che tu vada l il prima possibile. Alla fine ha lanciato
un osso a sua madre, adesso sappiamo dove abita. Si sposta
un sacco, fanno cos. Voglio dire, i vagabondi. Voglio che
quel ragazzo torni qui!
Ecco che cominciava l'esplosione.
Salutami Margaret, disse Bea, e riagganci.
...
.
...
CAPITOLO 7.
...
.
...
Alla fine - la fine di cosa? Ah, lo sapeva, lo sapeva -
non invit la signora Bienenfeld a vedere Otello. L'avevano
messo in scena in uno di quegli scantinati avant-garde in
una zona del Village che in realt era ancora il Lower East
Side. Si scendeva una rampa di gradini di pietra sconnessi
che puzzavano d'urina, canina o umana (tracce di entrambe
le specie, un mucchietto di stronzi rinsecchiti, il tacco
perduto di una scarpa con i chiodi che sporgevano), e poi
si faceva un passo nel buio, dove file di sedie pieghevoli
sfasciate fronteggiavano una stretta piattaforma rialzata. I
costumi erano improvvisati e mal fatti e si poteva vedere il
dietro le quinte, dove gli attori armeggiavano con parrucche
e spade, preparandosi per la scena successiva. Si intravedeva
anche una buffa fila di bottiglie di Ketchup Heinz,
nobile sangue shakespeariano, sopra uno scaffale di legno.
L'idea base di questi posti era l'inatteso (la parola d'ordine
era trasgressivo): il Moro interpretato da una donna
bianca con la faccia pitturata di nero e pantaloni attillati,
i seni schiacciati da una stretta fascia di seta; Desdemona
era un giovane negro con la bocca pitturata e una parrucca
gialla in testa. Oppure, per risparmiare sulle spese, tutta
quanta la vicenda era trasposta a Manhattan ai giorni nostri,
con un fondale di grattacieli impressionisti e gli attori
in abiti contemporanei.
Cos, alla fine, aveva stracciato i biglietti. Era tutta colpa
del pianoforte: il collegamento pu parere invisibile, ma
era l, palpabile e udibile. Udibile di sicuro! Il piano era di
Leo; l'aveva lasciato l anni fa. Non per sempre, aveva detto,
solo per qualche settimana - presto avrebbe mandato
i traslocatori a prenderlo. Bea era uno zero musicale. Un
cromosoma sordo, una vertebra mancante. Leo lo sapeva,
quando l'aveva sposata: lo aveva preso in considerazione.
Bea, ripensandoci (spesso virava in quella direzione, ancora
oggi) credeva fosse quell'assenza di spina dorsale, pi
pronunciata di una semplice mancanza di attitudine, che
lo aveva attratto sin dall'inizio. Gli consentiva di rimanere
immacolato: lei non poteva contaminarlo con una
pseudoconoscenza o con elogi senza significato. Il piano era la
sua mente, la sua mente era il piano. Lei non lo aveva mai
sfiorato neanche una volta, eccetto (ovviamente!) per
spolverarne le gambe, e l'incombente splendore della cassa. Il
suo straccio obbediente a malapena sfiorava i denti bianchi
e le sottili losanghe nere; e non le interessava far scattare il
martello segreto all'interno, che aveva la forma di un piede
in una calza di velluto, l'urlatore del suono. Il piano era territorio
protetto. Non aveva diritto d'entrata l, in parte per
via della sua ignoranza in materia, in parte per reverenza. Il
pianoforte era venerato.
E ora, come venuta dallo spazio, non attesa, invadente,
questo pericoloso corpo straniero, questa nipote sconosciuta,
questa Iris, questa ragazza dagli occhi azzurri indagatori
e profani, aveva toccato un tasto e ne aveva tratto un
suono. Un unico suono, solitario, slegato, desolato. Casto,
anche. L dove Leo aveva tirato fuori uno sciame tonante,
eserciti che si scontravano, battaglioni che infuriavano selvaggi,
grida di battaglia, aerei da guerra che si inarcavano
e scendevano in picchiata, grandiosi carri armati su giganteschi
cingoli distruttori. I rumori di di estatici capaci di
uccidere.
A quei tempi Leo era un ragazzo bellissimo. Non si poteva
dirlo con altre parole. Di bell'aspetto sarebbe stato
superficiale ed effimero. La bellezza di Leo era platonica,
incastonata in una teoria dell'universo e della sua realt
implausibile. I suoi occhi rotondeggianti alludevano al ciclo
dell'eterno ritorno, e tre centimetri al di sopra di essi
c'erano le deboli, appena accennate linee di un'intelligente
fronte aggrottata. Non era molto alto, ma questo faceva
convergere ancor di pi l'attenzione sulla sua testa. La testa
ricciuta di Leo sembrava pi larga di quanto non fosse
per via di quei capelli cos neri che si spingevano aggressivi
verso l'alto dalle sue orecchie e dalla sua fronte, senza alcuna
sfumatura di un banale marrone scuro o tracce della
tendenza ebraica al rossiccio. Da quella foresta di nerezza
ondeggiante, che si arricciava e si ripiegava e le cui spirali luccicavano ogni tanto come le foglie colpite dalla luce
del sole, due occhi d'acciaio ti serravano con un verdetto
implacabile. Il naso era severo, perfetto, come il disegno
di una scolaretta; sotto c'era il dolce sorriso. Fu questa
contraddizione insanabile - la bocca gentile e lo sguardo
metallico, severo, giudicante - che impression Bea a tal
punto da farla precipitare, anche se era riluttante ad ammetterlo,
in un'immediata infatuazione. Lui riconobbe che
erano destinati a incontrarsi. Il destino si opponeva al loro
non incontrarsi; e se si cerca di contrastare il destino, specie
se si vive a un isolato di distanza nella stessa citt, si implode.
E di nuovo, quel sorriso spensierato.
Leo era il cugino di Laura Coopersmith, e Laura era
compagna di classe di Bea all'Hunter College: loro due, con
indosso i nuovi abitini a vita bassa che lasciavano scoperte
le ginocchia, erano compagne di banco alle lezioni di storia
e di inglese. Laura si era inventata un'acconciatura a due
riccioli, ognuno una virgola marrone piazzata al centro della
guancia. Dal suo collo ciondolava un lungo filo di false perle
di Woolworth: era, diceva lei, il look alla maschietta, copiato
dalle fotografie delle cronache mondane in cui apparivano
le debuttanti e la vita notturna. Ma questo era il suo massimo
di sfrontatezza. Riguardo al suo futuro aveva le idee
chiare, voleva diventare insegnante delle scuole superiori e
aveva scelto storia come materia perch, era convinta, era
concreta e oggettiva e non poteva essere messa in discussione.
Ammirava Leo, ma non le era simpatico: quando non la
prendeva in giro, la ignorava. Lui era un forestiero che veniva
da Chicago, studiava piano e composizione alla Juilliard.
Per far contenti i suoi parsimoniosi genitori aveva dovuto
accettare di sistemarsi dalla famiglia di suo zio a New York
- il padre di Laura e il padre di Leo erano fratelli. Erano
entrambi commercianti, il padre di Laura nel settore cartario
e quello di Leo nel settore tessile. La musica, spiegava
Laura, veniva dalla famiglia della madre di Leo. Lei aveva
sognato di diventare una cantante professionista, e una volta
aveva tenuto un concerto dei Lieder di Schubert alla Young
Man's Hebrew Association di Des Plaines. Da qualche parte
nel patrimonio genetico di Leo si celava un antico ma celebre
cantore. Il folklore tramandava che i cantori, quando
non erano dei veri e propri pazzi, non fossero granch intelligenti.
Questo genere di diffamazione non poteva essere
applicata a Leo. Lui leggeva Nietzsche e Aldous Huxley.
Bea, col suo contegno riservato, nascose la propria infatuazione
a Laura, che l'avrebbe solo derisa con quel suo
inutile: Leo non  fatto per i tipi come te. I tipi come Bea!
Gli obiettivi di Laura erano miseri. Durante le superiori
si era fidanzata con Harold Bienenfeld. Il suo vestito da
sposa aveva uno strascico di pizzo lungo quindici metri. Al
culmine della cerimonia il ragazzino che portava gli anelli, e
che si occupava anche della gabbia a noleggio, liber quattro
colombe bianche addestrate. Volarono in cerchio sopra
le teste degli ospiti sbalorditi e poi ritornarono docilmente
nella loro gabbia. Il cui pavimento era incrostato di escrementi
screziati.
Immagino che sarai tu la prossima, disse Leo.
La prossima cosa? anche se ovviamente aveva capito
benissimo.
Erano in piedi uno di fianco all'altra accanto a una scultura
di ghiaccio - due sirene gemelle abbracciate - alla base
della quale erano adagiati enormi vassoi ovali ricoperti di
fette di melone, strato su strato di rosa, arancio, verde, costellato
di gonfie fragole ancora attaccate al picciolo. Le fragole
sembravano organi chirurgicamente asportati di fresco
da un taglio in un ventre anestetizzato.
Sposa, moglie, madre, insegnante!
Preferirei essere un capo indiano, ribatt Bea.
Non possono esserci due capi, nella stessa trib.
E chi  l'altro?
Tuo fratello, il Principe Marvin. Solo che lui  l'altro
genere di indiano, un Raja di Princeton. E tu sei la disgraziata
che viene mandata in un college statale, gratuito.
Marvin  bravo in matematica. Gli hanno dato una
borsa di studio.
E tu in cosa sei brava? domand Leo. Era quasi certa
che non la stesse stuzzicando. Cercava informazioni utili.Oppure - era questo che lei temeva - tutto quello che
avrebbe potuto dire non avrebbe avuto alcun significato
per lui, erano solo chiacchiere per far passare il tempo.
A diciannove anni, Bea era onesta. Voglio lasciare un
segno nel mondo, gli disse. Ma l'istante magico era passato
e lei si sent umiliata.
Un'aspirazione ammirabile per quanto l'espressione sia
trita, disse Leo, e le diede una piccola spinta impaziente.
Ehi, andiamo, un valzer, anche se lo suonano in modo
pessimo. Babbuini con l'armonica, ma chi se ne importa?1'
Trita: doveva sentirsi offesa? L'onest era un'imprudenza.
L'aveva giudicata prendendo come metro sua cugina
Laura, le sirene congelate attorcigliate l'una all'altra (Saffiche,
aveva mormorato), e l'orchestrina da matrimonio
di seconda scelta; la giudicava prendendo come metro Harold
Bienenfeld, che stava per iniziare a lavorare nell'ufficio
contabile di suo padre. Se hai intenzione di lasciare il tuo
segno, come altro puoi metterla gi? Meglio non confessarlo mai. Se lo confessavi, era naturale che saresti stato preso
in giro. Alla fine del ballo, la gett all'indietro con un inchino,
una manovra da sala da ballo che aveva visto solo nei
film. Il veloce movimento in picchiata, che la spinse quasi
fino a terra, con la testa vicina al pavimento, e poi di nuovo
su, nella caverna delle maniche della sua lunga giacca che
emanava calore, la fece turbinare in un istante di vertigine
assoluta. Il volto di lui lampeggi davanti ai suoi occhi.
Un segno? Un segno qualunque? come se in mezzo
non fosse accaduto nulla. O hai in mente qualcosa di particolare?
Un rimescolio di nausea. Cerc di rallentare il
ritmo del respiro, sperando di zittire un rutto che le stava risalendo
dallo stomaco. Le si ruppe silenziosamente in gola.
Perch, disse lui, a me piacciono le cose esplicite. Bisogna
che tu lo sappia, questo, e che tu sappia di saperlo. Il
Beethoven del ventesimo secolo, per esempio, ecco chi sono
io. Forse Stravinskij. Magari Hindernit. Bella mia, chiamami
Doctor Faustus. Capitano del mio destino. Lei vide che al
di l della presa in giro - verso lei, e verso se stesso -, lui era
determinato quanto Marvin, il Raja di Princeton. Ma ancora
era soltanto un povero ragazzo di Chicago incastrato per via
delle relazioni di parentela di suo padre in un immobile di
cinque piani senza ascensore del Bronx.
Laura le aveva detto che dormiva su un divano-letto in
sala da pranzo, che di mattina era la via di passaggio di tutta
quanta la famiglia.
Non sei male come ballerina, ammise. Ne ho avute di
peggiori. Al Bolshoi per non ti prenderanno mai, e dunque?
Cos'hai in mente?
Lui era quel genere di persona capace di attenersi a un
argomento. Non lasciava niente in sospeso, andava fino in
fondo. E quel calore nella sua voce... era artificioso, caricato?
A ogni modo, Bea lasci che la costringesse a scoprirsi.
Ti far ridere, disse, perch ho avuto idee diverse a seconda
dei momenti, e alla fine ho capito che convergevano
in un'unica direzione. A volte penso che potrei fare la
corrispondente dall'estero, o anche una specie di detective,
andando in giro dappertutto per scoprire delle cose. E a
volte penso all'archeologia, tirare fuori antichi segreti che
tutti hanno dimenticato. Ma alla fine- stava balbettando,
ma che le importava? - ho pensato di mettere insieme una
sorta di dizionario.
La signorina Samuel Johnson, lessicografa. Piacere di
conoscerla. Un sollievo: non stava ridendo. La stava invece
esaminando come se fosse un insetto non classificato,
un uccello, o una qualche radice sconosciuta che si diceva
fosse commestibile. Ma signorina Johnson, Madame, non
si pu evitare di notare come nessuna di queste cose abbia
una connessione evidente con le altre...
Oh, ma invece si somigliano. Sono tutte cose che all'inizio
sono nascoste, e poi tu le scopri. Voglio dire, non sarebbe
un dizionario di parole, niente del genere. Niente che sia
mai stato fatto prima.
Che ne dici della forma delle nuvole? Elefanti, giraffe,
scarpe, ciminiere con il fumo che esce, torte, pasticci, formaggio.
Palloni, ovviamente. Tonno, dentro o fuori dalle
scatolette, con disegnini di nuvolette tutt'attorno. Oppure
che ne dici di un dizionario di criminali famosi, tipo serial
killer, in ordine alfabetico....
Se continui a fare cos, disse lei (un istante di confusione
appena nei suoi occhi), non te lo dico. E subito lo
fece: Un dizionario di sentimenti. Stati d'animo. Odori.
Sensazioni che tutti quanti in un modo o nell'altro hanno
provato, solo che non sapevano che nome dargli. Guarda,
alz la voce, non  che puoi ridicolizzare sempre tutto
quello che esiste! 
Per posso ridicolizzare quello che non esiste. Mi
pare, disse lui dolcemente, che tu ti stia preparando per
diventare una normalissima insegnante di scuola superiore.
Letteratura inglese, probabilmente - con tutta quella sensibilit.
E tu, lo rimbecc lei, ti stai preparando per diventare
un falso profeta. Anzi, non sei sulla strada di... ci sei gi.
Era umiliata: perch lui non era riuscito a cogliere quello che si nascondeva dietro quell'infelice, ribelle eruttare
di stupidaggini? Era qualcosa ancora allo stato embrionale;
era peggio delle nuvole, non aveva proprio nessuna
forma. Voglio lasciare il mio segno: non era questo quello
che intendeva davvero dire, era stupido, era banale (s!),
una fantasia, una specie di poesia storpia; e lei adesso era
incriminata. Il problema dell'amore per la poesia (e lei la
amava, la amava tantissimo), quando emettevi le parole ad
alta voce, ma soprattutto sottovoce, di modo che nessuno
avrebbe potuto udire il tuo stravagante mormorio, era
che ti infiammava, che ti faceva desiderare che la tua vita
su questo pianeta rotondo contasse qualcosa, cos come il
poeta e la poesia contavano qualcosa: Ah, amore, restiamo
fedeli l'uno all'altra! Perch il mondo, che par si stenda innanzi
a noi come una terra di sogno, cos vario, cos bello, cos nuovo...
...
NOTA: versi tratti da: Dover Beach di Matthew Arnold. 1867. FINE NOTA.
...
Un segno, un segno, una tacca nella storia, un
lascito - sia pure (sia pure!) non suo. Tutto d'un colpo lei
comprese; era questo che cercava: essere connessa in modo
intimo a un miracolo, a una potenza, un prodigio, all'altra
faccia della luna, l dove i comuni mortali non potranno
mai andare. Oppure precipitare dentro il sole! La grande
sala buia era surriscaldata: cornici dorate, muri coperti di
specchi, candelieri fiochi dai quali germogliavano tozze
candele elettriche, statuette di divinit su piedistalli scanalati.
Un cantante con dei cotonati capelli oleosi mugolava
piano in un microfono, allungando le vocali come fossero
caramella mou stirata. La band aveva attaccato un fox-trot;
le coppie si stringevano spingendosi contro spalle e fianchi,
i farfallini degli uomini cominciavano a sciogliersi, le
ascelle delle donne sudavano. E ora la torta nuziale faceva
il suo ingresso su un carrello, come un ospite in ritardo e
infermo, splendido nella sua esagerazione di frange e nappe.
Sull'ultimo ripiano troneggiavano i due piccoli sposi di
zucchero coi loro occhietti giocattolo di liquirizia sbarrati.
Una bambina con una lunga veste rosa e una ghirlanda tra i
capelli si slanci su di loro e glieli strapp per succhiarseli,
e poi li butt per terra. La scultura di ghiaccio si stava sciogliendo
rapidamente. Nessuno ci faceva caso; la sua gloria
era gi passata, e Leo, vagando per la sala, pass il palmo
della mano sotto la fredda coda sgocciolante di una sirena,
acchiappando le gocce che cadevano con la regolarit
di un metronomo. Bea lo sent che bruciava; era come se
avesse infilato la mano nel fuoco e se la stesse raffreddando
nell'acqua ghiacciata. Guardandosi attorno, e poi gi verso
le scarpe da ballo di satin blu con le loro odiose punte strette
che le facevano male, seppe che lui era fatto di zolfo - lui
era un fiammifero, poteva eruttare fiamme!
Entrambi disprezzarono il matrimonio di Laura.
Lui cominci a portarla ai concerti degli studenti. Qualche
volta suonava anche lui, ma raramente. Si lamentava
di non star facendo grandi progressi al pianoforte - le sale
prova alla Juilliard erano troppo richieste, le liste d'attesa
troppo lunghe, e non riusciva mai a ottenere tempo a sufficienza.
A casa di suo zio c'era un piano (Laura aveva preso
lezioni da bambina), ma era un pianoforte verticale di
seconda mano, scordatissimo, e assolutamente inadeguato.
Ci lavorava su lo stesso, trasalendo disgustato quando una
nota usciva fuori sgradevole, finch sua zia non cominciava
a lamentarsi che non avrebbe potuto sopportare quel
frastuono un minuto di pi, le fischiavano le orecchie, e i
vicini si lamentavano con lei che il rumore copriva i loro
programmi radiofonici preferiti.
Guarda quella scema di mia cugina, disse a Bea. Lei
e quell'imbecille di Mister Debito e Credito hanno tre intere
stanze tutte per loro, e io che cos'ho?
Il letto di Laura, disse Bea prontamente. Almeno
adesso non stai pi sul divano. E poi, loro possono permetterselo,
Harold ha il suo lavoro e Laura sta studiando per
prendere l'abilitazione da insegnante...
Ho bisogno di un posto tutto per me. Ho bisogno di
uno strumento decente. Un pianoforte a coda, e lo spazio
per mettercelo.
Potresti accontentarti di qualcos'altro, no? Qualcosa di
pi piccolo, e... maneggevole.
Maneggevole? Da mettere in borsa e portarmelo in
giro. Che ne dici di un kazoo? Un kazoo farebbe proprio
al caso mio, potrei mettermelo in tasca. Oppure che ne dici
di uno zufolo? Bach su un filo d'erba, non costerebbe un
centesimo. Potrei starmene seduto in un armadio a muro e
non darei fastidio a nessuno. O magari un oboe, questa 
un'idea del Raja, ammettilo...
Era l'oboe che l'aveva punto nel vivo - lo scherno di
Marvin, non che Marvin avrebbe saputo distinguere un
oboe da un suonatore di organetto con la scimmia. Era la
parola in s a essere ridicola: oboe, oboe, un verso di scimmia,
un suono da giungla. Marvin aveva dichiarato guerra
a Leo un sacco di tempo prima. Leo, aveva detto, non sarebbe
andato da nessuna parte, e poi cosa ti aspetti da un
oboe, cosa pensi di cavarne da un tipo del genere? Due
anni prima, Marvin era stato ammesso nell'associazione
universitaria Kappa Beta Kappa; lui aveva esultato. Prima
di allora non avevano mai fatto entrare nessuno con una
borsa di studio, e certo non un ebreo che di cognome faceva
Nachtigall. Un Lehman, uno Schiff magari, quei vecchi
ebrei col sangue blu. Lui non aveva l'aspetto giusto, non
aveva i soldi, non riusciva bene a capire perch fosse stato
scelto (lo chiamavano proprio cos, l'Eletto), ed era vero
che facevano buon uso di lui, anche se non sempre al punto
di abusarne - dava una mano in matematica e chimica,
ogni tanto scriveva i loro elaborati, con quella fasulla prosa
retorica e pretenziosa che supponeva piacesse ai loro professori.
Piaceva anche a lui in effetti, e la esercitava nelle
lettere che scriveva alla sorella di Breckinridge. Lui era una
specie di offerta speciale, un tutor in casa. Sospettava che
la sua non fosse l'unica associazione che aveva accettato un
ebreo con lo stesso scopo, ma allontan da s questo pensiero:
era troppo meschino, una meschinit da sconfiggere.
Se dare un aiuto (lui non pensava servire) era il prezzo da
pagare, ne valeva la pena, era un investimento, gli avrebbe
reso nel futuro. E in cambio lui riceveva tantissimo da loro: vedeva come vestivano, come parlavano, le loro scarpe, la piega dei loro pantaloni, la noia strascicata tra le loro sillabe.
Stava imparando a bere come bevevano loro, allegri e chiassosi. Erano tutti dei gran compagnoni. Quando alzavano il gomito lo sfottevano: lui era l'Eletto, lui era il ragazzo Ferramenta; a volte - con affetto, una presa in giro tra fratelli - era il ragazzo ebreo. E a volte senza troppo affetto: avr mangiato bagel o knish stamattina a colazione? O il sangue di un bambino cristiano? Comunque lo avevano fatto entrare! Il nipote di un immigrato che vendeva pentole e barattoli. E tu, Marvin ammoniva Bea, vuoi fartela con un oboe. La Kappa Beta Kappa - le iniziali stavano per Coraggio, Audacia, Conquista - affinava la sua capacit di insultare. Fin dal primo momento Marvin non aveva compreso Leo.
E Leo era argento vivo: Bea non poteva continuare a frequentarlo.
E ancora, le url in faccia, se devo farlo con
un filo d'erba e vir nel suo sorrisetto storto. Era il genere
di autocompiacimento che lei ormai aveva imparato a conoscere:
lui era determinato, aveva una specie di tensione
nervosa che a volte le sembrava qualcosa di pi simile al
fanatismo. Ma anche Marvin era un fanatico. Si era messo
a fare una scalata ben precisa. Era scaltro, si dava da fare,
stava portando avanti una sorta di campagna. Aveva messo
gli occhi sulla sorella di Breckinridge. C'erano dei soldi da
quelle parti, e una diffidenza attraente, e quel quieto, quasi
soffocato modo di guardarlo o di fingere di non farlo. Marvin
non puntava ai soldi - aveva intenzione di farli da s -
ma erano la timidezza e quella calma ad attrarlo, Margaret
vestita di bianco, con la testa abbassata, che gli lanciava
occhiate dal basso in alto con il suo sguardo nervoso, inquisitorio,
ansioso. Il tovagliolo piegato a tricorno sul suo
grembo. Un grazioso bocciolo, solo tre petali, appuntato ai
suoi guanti. L'atteggiamento di Leo era stranamente, quasi
misticamente, rivolto verso l'interno - anzi non era affatto
un atteggiamento, era l'opposto, lui era indefinibile, conoscerlo
non significava conoscerlo davvero, era il flusso di
un fiume, era una bacchetta da rabdomante fatta di luce,
lui sarebbe andato dove essa lo guidava, era mercuriale,
proteiforme, alla fin fine non era per le cose esplicite, era
illuminato! Le spieg che lo strumento in s e per s non
contava, che tutti gli strumenti del mondo si incontravano
nel suo cervello in un clamore operistico; intere orchestre.
Non era nato per ripetere pedestremente o per copiare, non
era destinato a diventare un comune musicista, per quanto
dotato (e qui tirava su col naso con disprezzo) nell'interpretazione.
Che quei professionisti, quei meccanici ispirati,
interpretassero quanto e come gli pareva: lui era la cornucopia
che avrebbe nutrito i loro corni francesi, i loro clarinetti,
le loro tube, i loro flauti e i violoncelli e i violini!
Lui era il fabbricatore del tuono che avrebbe comandato i
bassi, le percussioni, i piatti. Loro erano solamente le dita,
le lingue, i polmoni, le mani; le creature delle note, la partitura,
la pelle della questione. Lui era un veggente - il loro
Wagner, il loro creatore, il loro dio. Loro dovevano eseguire
ci che lui divinava. Lui era la cosa in s, la vibrazione
che eruttava da un calderone attizzato dai demoni, o da un
tornado rimescolato dall'assalto di un'armata divina. Lui
avrebbe composto sinfonie, non riusciva a comprenderlo lei, questo?
La povera Bea protest che l'aveva preso alla lettera, ma
non si stava forse contraddicendo, e se non aveva bisogno
per davvero di un piano allora perch...
Siamo tornati al kazoo nella borsa? Il tuo famoso principio
della trasportabilit? Ascolta, Beatrice, la rimprover,
l'uomo non vive di solo Tao. C' anche il principio di
realt. Io devo possedere un piano, un Baldwin se non addirittura
uno Steinway, e ho bisogno di un posto tutto per
me - quante volte devo ripetertelo? Specialmente visto che
tu sei nella posizione di aiutarmi, e non fai niente.
Bea nella posizione di aiutare?
I tuoi genitori, disse.
Stanno in negozio tutto il giorno.
Quel buco nel muro. Tua madre ne parla come se pensasse
di essere invincibile, come se stesse governando un impero.
I miei zii pensano che lo farebbe se glielo lasciassero fare.
Sottinteso: il padre di Bea. La madre di Bea era portata
per gli affari. Era ambiziosa, suo marito no. Lui era contento
della sua modesta eredit, il frutto dell'ascesa di suo padre
da venditore porta a porta con tre mostruose valigie - piene
di coltelli, mestoli, spatole, apriscatole, setacci, padelle, cacciaviti,
pinze, anche servizi da t - a negoziante. La madre di
Bea aveva fatto fare un'enorme insegna al neon che oscillava
rosso-fuoco da un braccio metallico cigolante: l'emporio
familiare americano. Ma era poi sempre solo il piccolo semibuio
negozietto di articoli di ferramenta di Leib Nachtigall.
I genitori di Bea conoscevano a memoria ogni chiodo,
ogni guarnizione, ogni gancio colorato nelle minuscole cassettiere
sistemate negli alti armadietti di legno allineati fianco
a fianco lungo i muri bui. Sua madre sperava di ingrandire
l'impresa; aveva in mente di comprare il locale vuoto
adiacente al loro. Ma suo padre era riluttante: un negozio era
sufficiente, aveva detto. Era un luogo comune familiare (delle
tre zie di Bea, le sorelle zitelle di sua madre) che Marvin
aveva ereditato il carattere combattivo dalla sua contrastata
madre, che era abbonata al Corriere della Posateria e al periodico
Martello e Sega, e sognava di fondare una catena di
negozi di ferramenta, mentre il padre di Bea, quando c'era
una pausa, si riposava in un cantuccio sul retro e leggeva
George Meredith e Henry James. Le pause erano frequenti.
Leo disse: Non deve aver niente a che fare con quello di
Laura. Tutta quella ressa, quei vestiti stravaganti, quell'assurda
torta, quei maledetti uccelli, gli uscieri, le damigelle
d'onore, mio Dio, la ragazza fiore, il dannato ragazzo degli
anelli, tutta una pagliacciata, uno sfoggio, una sfilata, dei
saturnali, una fantasmagoria...
Le leziosaggini di Leo. Dannato?
Leo, di cosa stai parlando?
Parsimonia, tesoro, dannata parsimonia. Noi salteremo
il matrimonio e ci terremo la luna di miele.
Quindi era una proposta di matrimonio. Ed era anche
una direttiva. Bea doveva persuadere i suoi genitori a rinunciare
alla consueta reggia per il rinfresco e a tutti gli
armamentari connessi (fantasmagoria, saturnali!). Il costo
di tutte quelle stupidaggini era quasi pari a uno Steinway
a coda, anche se per forza si sarebbe trattato di un pezzo
usato e rimesso a nuovo - ma comunque Leo aveva una
conoscenza alla Juilliard che aveva una conoscenza con
qualcuno alla Steinway che avrebbe potuto procurargliene
uno nuovo a buon prezzo. Avevano solo bisogno di una
stanza grande abbastanza da contenere il pianoforte, un frigorifero,
una piastra per cucinare, sarebbe stato sufficiente.
E per quanto riguardava l'affitto, Bea avrebbe dovuto fare
quel che faceva Laura, e insegnare. Era tutto ragionevole, e
pratico; si basava sul principio di realt.
Inoltre, le fece notare Leo, il tuo college non  costato
un penny alla tua famiglia, quindi ti devono qualcosa, o no?
Leo, io non voglio insegnare.
E che altro potresti fare? E in ogni caso sarebbe solo
per un periodo, finch io non riesco a cavarmela da solo.
I compositori ce la fanno mai a cavarsela da soli? domand lei.
Questo qui ce la far, disse lui; era il principio di certezza.
Nel loro nuovo piccolo appartamento (ma Leo lo chiamava
il mio atelier) il padre di Bea port scatoloni di
oggetti utili: un assortimento di coltelli da intaglio, mezza
dozzina di pentole da cucina in alluminio in gradazione di
misura, un set di barattoli con il coperchio d'argento, un
timer da cucina, un macinapepe, delle forbici, una caraffa,
e tre lunghe bottiglie di olio per lucidare i mobili. Fiss con
rispetto il pianoforte - non avevano preso uno Steinway,
alla fine, ma a coda lo era di certo, e piuttosto costoso. Da
qualunque parte cercassi di muoverti, dovevi girare attorno
al pianoforte. Per andare a letto, dovevi girare attorno al
pianoforte. Il letto era un regalo delle zie, che si sentivano
truffate: era una cosa irresponsabile, e non era per niente
rispettabile, sgattaiolare via dal municipio, senza neanche
l'ombra di una cerimonia, senza la famiglia, insomma, senza
un matrimonio normale! Le zie ritenevano che, come
Martin si era preso cura di sua madre, cos Bea si sarebbe
presa cura del padre: e lui di fatto pensava al pianoforte
come la dote di sua figlia. Gli procurava un brivido leggero,
come l'eco di un'antica leggenda.
Bene, Beatrice, disse, sembra proprio che tu abbia
sposato un futuro concertista, quindi non dimenticare di
mantenere oliato il legno. Non vorrai che un legno cos bello si rovini.
La madre di Bea esal un sospiro esasperato.
Concertista, non sono altro che due stupidi ragazzini,
non sanno neanche cosa stanno facendo. E poi, sotto voce (ma Bea la sent): Marvin far di meglio.
Presto i suoi genitori se ne furono andati. Di rado lasciavano
il negozio tutti e due contemporaneamente; o l'uno o
l'altra doveva restare l dietro per provvedere alle esigenze di
qualsivoglia cliente si fosse presentato a caccia di una chiave.
Leo si butt sul letto e tir Bea gi con s. Le sue dita dei
piedi erano a pochi centimetri dal fianco nero del pianoforte.
Vecchiacce illibate, volgari e guardone, disse.
Chi? Quasi tutto quel che mormorava Leo per lei era nuovo, e inaspettato.
Le sorelle zitelle di tua madre. Perch pensi che ci abbiano
regalato proprio un letto, tra tutte le cose che potevano regalarci?
Per generosit, disse Bea in tono di sfida. Non hanno
molti soldi, ma avevano sentito che ci servivano dei mobili...
E come mai tiri sempre fuori la storia dei soldi?
Ingiusto: era Leo che era fissato coi soldi, altrimenti perch
l'avrebbe spinta a seguire le orme di Laura in quell'orribile
scuola? Quei selvaggi turbolenti giovani teppisti che
lavoravano su motori sporchi d'olio, perch mai gli sarebbe
dovuto importare qualcosa di Sir Gawain e il Cavaliere
Verde, e come avrebbe mai potuto, lei, spingerli a interessarsene?
...
NOTA: Sir Gawain e il Cavaliere Verde o Sir Galvano e il Cavaliere Verde  un romanzo allitterativo scritto in medio inglese e risalente al tardo 14esimo secolo
narrante un'avventura di Galvano, un cavaliere appartenente alla Tavola Rotonda. FINE NOTA.
...
Il preside di Laura aveva acconsentito ad assumere
Bea, anche se non aveva esperienza; aveva urgente bisogno
di un insegnante di inglese. E come Leo aveva previsto, fu
il lavoro di Bea a pagare il loro atelier.
Dio solo sa, insistette, cosa quelle vecchie maniache
sessuali immaginino che stiamo facendo nel loro letto...
Bea non aveva mai immaginato cosa le sue zie potessero immaginare.
E allora te lo mostrer, disse Leo.
Il letto e il pianoforte, il pianoforte e il letto: a Bea parve
che il piano, cos veementemente vicino al letto, lo infervorasse
con un parossismo imprevedibile. Non avrebbe potuto
dire quando le si sarebbe gettato addosso; ogni volta
era lo stesso, ma anche diverso. Il piano era un delirio, un
vortice. La scuoteva e la sballottava; la inghiottiva e poi la
rigettava fuori. Era insidioso, nuotava nel suo sangue e poi
la tossiva fuori come un corpo estraneo. Leo, concentrato
sui tasti, stava inventando questi suoni: erano, diceva, il fragore
dei suoi passi dentro una foresta, si stava facendo strada
in un grande e folto boschetto in cui nessuno prima di
lui era mai entrato, stava strisciando in alto, verso una vetta
sconosciuta ardua come l'Everest, oppure andava in punta
di piedi, soporifero come una ninna-nanna, o esplosivo
come venti tonnellate di TNT. Disse a Bea di ascoltare bene
e di percepire un suono di cannoni, e roboanti macchine
da guerra, e gli acuti fischi degli aerei che cadono o delle
donne che piangono. Lui era in guerra con il pianoforte; il
pianoforte era in guerra con se stesso. E poi si gettava sul
letto, un corridore esausto di ritorno da un regno alieno brulicante di cannoni.
Bea si presentava nella sua classe ogni mattina. L'aula.
puzzava di sudore maschile, di sedili che esalavano odori
sgradevoli: sandwich al salame, scarpe da ginnastica, e c'era
anche un vago sottofondo d'urina. Puzzava di birra. Gonfi
muscoli brutali di giovani uomini sotto le magliette senza
maniche. Le loro voci scure producevano un chiasso nero-
blu. Il Giulio Cesare li faceva sghignazzare, cos lei tent con La cavalcata notturna di Paul Revere, della famosa poesia di H. Wadsworth.
Risero anche di quella.
Leo cominciava a lamentarsi delle sue giornate alla Juilliard.
Ma mi avevi detto che l'esercizio  importante, che ti
mantiene centrato, controbatteva Bea.
Mi tiene impastoiato. Mi sento compresso, e poi l mi
stordisco, non riesco a respirare. Le sale prova sono delle
cantine, senz'aria, e non  che voglio dare la colpa a nessuno,
 solo che non sanno cosa farsene di te se sei un originale.
Ma non ce ne sono un sacco, di compositori che vengono
dalle scuole di musica?
Un sacco? Un sacco? Per l'amor del cielo, Bea, i veri
talenti non sbocciano a mazzi, non se ne laureano una dozzina
all'anno, magari ne salta fuori uno ogni cinque generazioni,
perch non riesci a capirlo? E poi, scuole di musica
 molto carino, mi piace come la metti gi. Scuola di musica,
scuola superiore, tutto la stessa roba, quello che c'
dentro la mia testa tutto il giorno non  diverso da quello
che c' nella tua,  questo che mi stai dicendo...
Be', disse lei, e allora cosa vuoi fare?
Fare! Solo questo, voglio farlo, e farlo davvero, non
continuare a fingere di essere un altro aspirante compositore
promettente quando in realt lo sono gi. Lo sento,
lo so, so cosa c' dentro di me, ho le mie idee. Gershwin,
Schnberg, Cage, non pensare che non li stimi, che non
stimi ci che stanno facendo, e puoi scommetterci che io li
superer tutti quanti...
Leo, borbottando, gorgogliando, come un disco rotto,
tra lo scherno e l'autoesaltazione nascondeva ci che intendeva
davvero, mentre diceva quel che intendeva davvero:
voleva lasciare il suo marchio sul mondo, lei lo vedeva, lei
gli credeva, non era come le sue fantasie inconsistenti, ormai
lei le aveva abbandonate, oh facilmente, cos facilmente,
erano evaporate, senza lasciar traccia; le sue fantasie non
erano niente di pi che un dizionario delle nuvole. Il modo
di parlare di Leo era artificioso e sbatacchiante e volatile;
ma serviva solo (e lei questo lo sapeva) ad attutire le detonazioni
della sua volont. Era zigzagante e strutturato come
la musica tremenda dentro la sua testa.
Ed ecco perch, alla fine, Bea strapp i biglietti. La
sfacciataggine di quella ragazza, di quella cosiddetta nipote:
un'estranea, un'intrusa, un'invasione. Una violazione!
Quegli occhi misteriosi e vaganti, l'intrusione distratta di
quel dito che osa toccare una nota, una nota qualsiasi, un
tasto intercambiabile con qualsiasi altro, il veleno pi amaro
di tutti, una trasgressione, una violazione! Laura magari
avrebbe anche accettato, era sempre pronta a fare un favore,
ma cosa significava Otello per lei? Laura e Harold
preferivano il cinema; ci andavano spesso.
Anche Bea, ma da sola, di nascosto: aveva le sue ragioni.
...
.
...
CAPITOLO 8.
...
.
...
14 agosto 1952
Cara zia Bea,
non vuoi che ti chiami cos, ma  difficile cambiare. Ti
ho sempre considerata la Zia Sconosciuta, e forse tu mi hai
sempre considerata la Nipote Inesistente. Quando ho fatto
irruzione nella tua casa a New York (immagino che tu l'abbia
vissuta cos), non eravamo molto a nostro agio, vero? 
stata solo una notte, e anche se pu sembrare irragionevole
ed egoista, volevo che tu mi conoscessi un po', perlomeno
abbastanza da difendermi. Cos'avrai pensato quando non mi
sono fatta viva venerd scorso, come avevo promesso?  passata
un'intera settimana, e mi chiedo se hai parlato con pap,
o se lui  rimasto ancora a quello che ti eri inventata, la storiella
rassicurante di come ti servisse solo un po' pi di tempo
per capire meglio Julian.
Spero davvero che tu mi possa aiutare con un'altra balla
per tenere lontano pap, anche se non mi viene nessuna
idea - so che gli prender un colpo, ma la verit  che non
ho proprio idea di come affrontarlo. Perci ti chiedo di farlo
per me, magari per quella familiarit che pap ha improvvisamente
scoperto di desiderare con la sorella che non vede da
cos tanto. Avrai visto il timbro postale e avrai gi capito che
non ho lasciato Parigi. Ma non ho comunque intenzione, n
mai l'ho avuta, di tornare per un po' di tempo, e hai tutte le
ragioni per considerarmi la peggiore bugiarda del mondo, ma
dovevo trovare un modo per andarmene senza avere pap col
fiato sul collo ogni minuto. Sono qui con Julian e Lili (julian
ci chiama, me e Lili, le Piante Medicinali), ma non so ancora
per quanto - c' molto da capire. Non posso spiegare tutto
in questa lettera, perch voglio finalmente spedirla, e so che
avrei dovuto scriverla giorni fa. Ti prego di non biasimarmi
troppo,  solo che qui  tutto cos complicato, pi di quanto
avrei mai creduto. Qualsiasi cosa tu riesca a fare con pap, te
ne sar per sempre grata.
Iris
P.S. Forse vorrai fargli sapere che julian non vive in una
topaia, se  questo che lo preoccupa. Sembra pi un palazzo.
E magari non  il caso di nominare Lili proprio subito, cosa
ne dici?
Le Piante Medicinali! Per Bea questo era il primo indizio
del fatto che Julian, imbronciato e testardo, avesse
una parvenza di spirito. Il resto erano solo barlumi: la sua
ragazza, appena pi definita delle chiacchiere e del vago
timore che aveva rappresentato fino a ora. E quell'esasperante
te ne sar per sempre grata, con quel tono autoritario,
da una che si aspetta di essere servita; un comando.
Iris avr anche avuto lo sguardo insipido di Margaret, ma,
oh, se non era la figlia di Marvin! E continuava a esserlo,
doppiezza che genera doppiezza: dopo aver convinto Bea a
raggirare Marvin, ora stava ordinando un'ulteriore azione.
La prima era stata abbastanza semplice; lui si era bevuto
tutto per bene, e poi non c'era stata anche una piccola sensazione
di trionfo nell'ingannare Marvin? Ma farlo ancora,
un altro giro di prestidigitazione, quando in verit non le
importava per niente delle vite di questi ragazzi, dei loro
complotti e delle loro relazioni, dei loro corpi estranei e di
qualsiasi effluvio potesse essere scambiato per le loro anime.
Iris e Julian, nipoti, carne della sua carne, che mai si
erano preoccupati di venirla a cercare, n lei loro. Erano
reciprocamente indifferenti e reciprocamente inutili. Era la
paura (la paura di Marvin) che li aveva gettati tutti in un
unico sacco sporco stretto da una corda - con Marvin, nella
sua casa in California, a tirare la corda. Lui aveva paura
dell'Europa. Aveva paura di Parigi. Bea vedeva in lui una
sottospecie di uomo primitivo terrorizzato - la sua Parigi
non era altro che i luoghi comuni delle cartoline, la Tour
Eiffel, l'Arc de Triomphe; e sotto, tetre, le prigioni malate e
insanguinate che avevano inghiottito il suo bambino. Sotto
quei famosi monoliti pubblici c'erano profondit che un
turista non avrebbe mai potuto sondare; e secondo la vaga
idea che Marvin si era fatto, suo figlio, non pi un turista,
era penetrato in quel buio innaturale. Julian era prigioniero
dell'Europa. Stava diventando pian piano un estraneo.
E la sorella lo incoraggiava. Peggio, stava costringendo
Bea a un altro piano che lei, alla fin fine, non voleva seguire,
cosa avrebbe detto a Marvin? Se Marvin era un leone da
sfidare, allora Iris avrebbe dovuto sfidarlo da sola. Aveva
mentito ed era scappata - forse sentiva vibrare il ruggito del
padre. Era pi che giusto, era quello che si meritava; Bea,
per quanto la riguardava (ma nulla di tutto questo in realt
la riguardava), aveva la ferma intenzione di restarsene fuori
da questa crisi californiana - la California, dove le seduzioni
capricciose dell'aria troppo calda e del troppo sole
scioglievano i legami familiari, i genitori dai figli, i mariti
dalle mogli, dove, da anni e anni ormai, Leo era diventato,
dopotutto, il capitano del proprio destino, e dove, pur
vivendo nelle loro case pretenziose col tetto spagnolo di
tegole rosse e i terrazzi, magari a meno di un chilometro
di distanza, Leo e Marvin non si sarebbero mai incontrati.
Le richieste della ragazza: arroganti, dittatoriali - ma anche
supplici. Supplicanti macchinazioni e menzogne. Bea
si rese conto che loro due, Iris e Marvin, le avevano dato il
mezzo per punirli entrambi: il padre per la sua tirannia, la
figlia per la sua fuga.
Allora cosa avrebbe detto a Marvin?
La cruda e pericolosa verit.
...
.
...
CAPITOLO 9.
...
.
...
18 agosto 1952
Caro Marvin,
sono un po' sorpresa di non aver ricevuto una parola da te
sul fatto che Iris tarda a ritornare da giorni, anche se ormai
sarai sicuramente impaziente. Pur sapendo che si  persa le
ore di laboratorio (mi par di capire che questo ti abbia fatto
arrabbiare), hai dato a lei, e a me, molta libert. In effetti, sto
quasi aspettando lo squillo del telefono con te che urli fino
a perdere la voce. Posso solo attribuire la tua indulgenza al
fatto che ti fidi di me, e credi nell'utilit del tuo piano. Ti scrivo
per darti una notizia difficile, con questo caveat. Se, dopo
aver letto questa lettera, cercherai di telefonarmi, ti avverto
che non ho nessuna intenzione di ascoltare una tua sfuriata.
Se proverai anche solo a iniziarla, riattaccher all'istante.
Non mi va affatto di sentirmi urlare addosso, n di essere
accusata o sminuita. Non ho alcuna responsabilit in tutto
questo. Ecco i fatti. La tua fiducia e il tuo piano, e la mia
malriposta fiducia in tua figlia, hanno fallito. Pare che Iris
non avesse alcuna intenzione di informarmi sulla personalit
e sulle condizioni del fratello - per quanto  riuscita a capire
da cos lontano. Ora ha colmato quella distanza.  con Julian
a Parigi. Questa  stata per me una notizia inaspettata tanto
quanto ora lo sar per te. Guardando al lato positivo, ricorderai
di aver considerato tu stesso, anche se solo per poco, la
possibilit di mandare Iris da sola. Pare che anche lei abbia
avuto la stessa idea.  preoccupata per suo fratello, e, pi di
chiunque altro, e certamente pi di me, sar in grado di convincerlo
a tornare a casa. Il lato negativo  che non d segno
di voler tornare - vedi un po' tu.
Tua,
Beatrice
23 agosto 1952
Bea,
va bene, mi hai sconvolto. Credo fosse ci che volevi. E
no, non ho intenzione di telefonarti. A questo punto non mi
interessa proprio sentire la tua voce e qualsiasi altra fandonia
ti potresti inventare facendo ricorso ai tuoi squallidi mezzucci
da maestrina. Funzioner con quei quattro ragazzi morti
di fame cui hai deciso di sacrificare la tua vita, ma non con
me. E per favore non dirmi che non avevi idea che mia figlia
stesse andando a Parigi! Non mi torna, so benissimo cosa hai
fatto finora, l'ho capito dal momento in cui sono tornato e
ho trovato questa montagna di stronzate che mi hai spedito:
sono stato in Messico per affari - gli stiamo vendendo degli
elicotteri, anche se alcuni dei capi di l non saprebbero distinguere
un motore dal culo di un cavallo. Il fatto  che io
credevo che Iris fosse tornata a scuola. Ha un piccolo appartamento
appena fuori dal campus - ha detto che voleva essere
indipendente, cos l'ho sistemata l, senza badare a spese. Ho
sempre fatto il possibile per soddisfare i miei figli, e guarda
cosa ottengo in cambio! Comunque non era facile per Iris
vivere qui visto come sta Margaret. Nell'ultimo mese, pi o
meno, Margaret  stata a Suite Eyre, un'eccellente casa di
cura qui a Beverly Hills. Sono ritornato in una casa vuota,
tranne che per la governante, e non nego che abbia i suoi
vantaggi tenermi questa donna cieca come una talpa - non
mi serve un domestico che ficchi il naso negli affari della mia
famiglia. Ho licenziato l'ultima quando ha iniziato a chiedere
perch Margaret dormiva cos tanto di pomeriggio. Naturalmente,
a Margaret non posso dire niente di Iris, perlomeno
non adesso, temo che potrebbe rimanere sconvolta. Ha sempre
avuto problemi di nervi, ma ci che l'ha fatta peggiorare
 stata la scomparsa di Julian. La chiama cos, la scomparsa
di Julian. Come se fosse sparito in una nuvola di fumo, come
se gli fosse accaduto qualcosa di terribile. E ora Iris! Perci ti
chiedo, perch hai lasciato che accadesse? Perch hai lasciato
che mia figlia partisse? Cos' questa pazzia che non vuol
tornare? Perch mai in nome di Dio non l'hai fermata? Tu,
idiota, non l'hai fermata! I miei figli stanno fuggendo via
da me, ma perch? Cos'ho fatto? Cosa non ho fatto? Li ho
forse trascurati, ho forse fatto loro del male? A volte mi pare
quasi che sia una maledizione, ma per quale motivo? Non lo
so, non lo so. So solo che voglio che mio figlio torni a casa.
Quello non  il suo mondo,  il posto sbagliato per lui, lo
hanno inghiottito laggi. Mi dici che Iris lo riporter a casa.
E se qualsiasi cosa vi sia laggi inghiottisse anche lei come ha
fatto con Julian? Sono un uomo morto, sono morto, per Dio,
Bea, non capisci cosa sto passando?
Marvin
Tu, idiota. Questa montagna di stronzate. Marvin che torna in modalit uomo di strada. Marvin che si lascia andare.
...
.
...
CAPITOLO 10.
...
.
...
Il nuovo hotel era sorprendentemente pieno per essere
settembre e, sebbene fosse meno costoso dell'ultimo,
era anche, visto il prezzo, sorprendentemente squallido.
Ma era stata fortunata a trovare un albergo con cos poco
preavviso, e non poteva permettersi niente di meglio - che
follia, un altro viaggio due mesi dopo il primo! L'estate era
ufficialmente finita, c'erano ancora sciami di turisti, e i parigini
benestanti, che di solito fuggono dalla citt in agosto,
stavano pian piano rientrando. Il taxi dall'aeroporto l'aveva
lasciata davanti a un paio di scalini stretti che portavano a
una comune porta di legno, quando invece lei si era aspettata
un padiglione e un uomo in uniforme. Fu costretta a
tenere aperta la porta con un piede cercando nel frattempo
di trascinare la valigia oltre la soglia dentro il piccolo atrio
d'ingresso. Il giovane impiegato al banco della reception
non mosse un dito per aiutarla.
La sua stanza si rivel claustrofobica. L'unica finestra, in
parte bloccata da un vecchio guardaroba, dava su un vicolo
sporco. Un ampio letto con un fossato nel mezzo occupava
quasi tutto lo spazio, e uno stretto passaggio a fianco portava
a quello che veniva pubblicizzato come uno spazioso bagno
privato con doccia. Il water e il lavandino erano stipati
uno contro l'altro in diagonale, seminascosti da un'enorme
vasca il cui flessibile della doccia giaceva arrotolato.
Ma il mattino seguente trov l'atrio trasformato da un
cerchio di piccoli tavoli da colazione, illuminati da squarci
affilati di sole, e affollati dallo staccato del cinguettio britannico
e dal basso suono catarrale del tedesco. Bevve un ottimo
caff, mangiucchi un po' di brie e un croissant, e usc.
Non aveva portato con s la guida turistica - era inutile con
la confusione che aveva in testa - ma aveva tirato fuori dal
libro una piccola mappa di Parigi. La mappa era comunque
un mistero: si vedevano i nomi delle strade, e dove si incrociavano
o si dividevano, e, in stampatello rosso, i numerali
romani che identificavano questo o quell'arrondissement:
tutto incomprensibile. A New York si coglieva subito la
differenza tra la sfavillante Quinta Strada dei musei e la
Quinta Strada impoverita delle case popolari, anche se nessuna
mappa era in grado di accennare quanto potesse significare
una piccola distanza di tre chilometri. Qui a Parigi,
a cosa serviva adorare Proust (aveva portato con s la sua
copia ingiallita della Strada di Swann, da leggere in aereo),
o essere eruditi di storia e re e rivoluzionari e filosofi? Non
serviva a niente mentre ti domandavi come arrivare dal IX
al VII in un normale marted nel bel mezzo della tua ordinaria
vita, e ti sentivi disprezzata dalle coscienziose facce da
giorno feriale che ti passavano accanto, facce prese dai loro
compiti ordinari e che sapevano esattamente in cosa consistessero
e come dovessero essere portati a termine. Non
riusciva a comprendere questa citt, era un enigma, o forse
era Parigi stessa a conoscere qualsiasi cosa transitasse nelle
sue arterie, ed era lei, l'intrusa, a essere l'enigma.
Era un enigma per se stessa. Era partita con una certa
calma, una curiosa calma, una calma da sonnambula: l'autobus
fino alla banca, la valigia fatta in modo ipnotico e
meccanico, il colloquio con quel suo preside tagliato con
l'accetta.
E lo chiede adesso? All'ultimo minuto, proprio all'inizio
del nuovo trimestre?
La signora Bienenfeld dice che mi coprir lei, non basta
a risolvere la cosa?
 troppo, ha gi le sue classi. E non  qualificata per
insegnare inglese, non si possono mischiare le cose!
Andr benissimo.  contenta di farlo,  un'amica.
Forse lei vuol dire che  la sua servetta. Be', se davvero
vuole farlo, pu prendere due delle sue classi, ma per
le altre due dovr assumere un altro insegnante da fuori e
pagare uno stipendio extra, e qui abbiamo delle linee guida
e un budget da rispettare. Va bene, lei conta qualcosa
qui dentro, tiene parecchi corsi, perci dico di s, ma 
meglio che la Signora Bienenfeld riesca a mettere in riga i
suoi studenti, lei  sempre riuscita a farlo. Porca miseria,
di cosa stiamo parlando, Bea, un'altra scappata a Pari, ha
un amante francese nascosto da qualche parte laggi? La
signorina Nightingale, regina della notte, ullall!
E poi Laura:
Bea, non posso seguire il programma come l'hai pensato
tu, tutto questo Whitman e Hawthorne e, che Dio ci
aiuti, Racconto di due citt, mi risputeranno tutto addosso!
Non puoi sostituirli con cose pi gestibili?
Improvvisa, Laura, improvvisa.
Il preside tagliato con l'accetta, Laura tagliata con l'accetta.
La sua vita stracciata e depressa, disprezzata da Marvin,
disprezzata da Leo - da Leo, che l'aveva messa in questa
situazione! Allora perch non ne era uscita?
In Rue Mouffetard (l'aveva letto sul lato di un edificio)
si ferm e si guard intorno. Aveva camminato nella direzione
sbagliata - non era affatto vicina ai numeri sul retro
della busta di Iris. La frescura del mattino aveva iniziato a
svanire. Nonostante la folla crescente, un frenetico turbine
di turisti con macchine fotografiche e borse, si sentiva oppressa
da una nauseante solitudine. Si era infiltrata in questo
scenario innaturale, lontano, desolato, e per quale motivo?
Marvin, l'ingannevole Marvin - non aveva risposto alla sua
lettera, non gli aveva detto niente. Lei era tutta una contraddizione
- risentimento e indifferenza - e poi questo...
questo assurdo precipitarsi a Parigi. Per fare cosa? Per
soccorrere chi? Marvin dal suo tormento, quel fratello che
la insultava? Se stessa dalla sua vita depressa e strappata?
Quella nota, quel colpo rotto, come di un bicchiere che
si infrange, una botta al cervello: si era creduta contenta,
riconciliata, resistente, giorni ordinari, una vita ordinaria -
finch il dito di Iris non l'aveva gettata nel tumulto. La fitta
in quell'unico inquietante tasto, un breve suono come uno
specchio capovolto - aveva un tono, un accento, non riusciva
a ricordare se basso o alto, boato o stridio, una scheggia
di vetro che le era risalita lungo le vene ed era fluita insieme
al suo sangue... lo strumento intoccabile di Leo. Il tocco
della ragazza, una ragazza d'oro, e cos'era Bea, se non una
persona che invecchiava, logora e depressa?
Gir in una strada di bancarelle piene di souvenir, portachiavi,
anelli, posaceneri, braccialetti, tutti con incisa sopra
una minuscola Tour Eiffel, cravatte e sciarpe e bandiere
dipinte, file e file di chincaglieria di porcellana. E,
schiacciato tra tutti i negozi fastidiosi di questo quartiere
non identificabile, ancora un altro caff all'aperto. Ordin
uova strapazzate e un succo freddo, pi per educazione che
per fame, e mostr al vecchio cameriere la mappa, indicando
la strada che cercava. Madame, una risata nel vecchio
volto levantino e raggrinzito,  lontano da dove si trova
adesso, molto lontano! Madame non dovrebbe camminare,
con questo sole le verr un mancamento, la polizia arriver
e la porter in ospedale, un ospedale per i pazzi americani
che svengono! Non importa, era uno cui piacevano molto
gli americani, gli piaceva soprattutto il cinema americano, l
in America per caso aveva visto Weesperin Weens? Un film
molto bello, la donna era cos bella, solo nei film americani
le donne hanno labbra cos rosse e denti cos perfetti, c'
una sala proprio qui vicino, a neanche dieci metri...
S, disse, Whispering Winds, lo conosco. Pag per il cibo
che non aveva neanche toccato (aveva per trangugiato il
succo con molta sete) e si incammin nella direzione indicata
dal cameriere, ed eccoli l: i grandi poster rossi e sgargianti,
le due note star avvinghiate in un bacio, la camicia
della protagonista appena sbottonata per lasciar intravvedere
la morbida attaccatura del suo ampio seno, le braccia
dell'uomo, nude e muscolose, quasi da cartone animato.
Stranamente la biglietteria era aperta, anche se era ancora
primo pomeriggio. Nella sorprendente e improvvisa notte
dell'auditorium, percep una losca viscosit: gomma da masticare
fresca sotto i piedi, bevande versate sulla moquette
macchiata. Il film era gi iniziato; chiuse gli occhi. Sapeva a
memoria quasi ogni scena, e la maggior parte dei dialoghi.
Non aveva voglia di guardare lo schermo. A casa, in citt,
nei quartieri alti e in centro, nel Village, negli Eighties, a
Times Square, aveva inseguito queste orme da cinema a cinema,
di nascosto, da sola, ascoltando la mente di Leo. La
mente di Leo! Ho intenzione, le aveva detto una volta,
di rigettare le solite componenti dell'orchestra convenzionale,
capisci? Lei non capiva. Lui sapeva che lei non capiva,
ma lo gratificava il fatto che ascoltasse. Di sera, dopo
cinque o sei ore con quei ragazzi assordanti in quella classe
assordante, lei ascoltava. Leo ancora a letto dal mattino, a
sognare sinfonie, a sognare opere. Quello che sto scoprendo
 ci che nessun altro ha mai fatto prima, due pianoforti
elettrici, due chitarre basso, due sassofoni alti, un ensemble
di percussioni, un ragazzo soprano, un coro femminile...
E un'altra volta: L'idea  quella di avere un coro di cinquanta
elementi, un mezzo soprano per Anna Karenina, ma
non ho ancora deciso, forse dovrebbe essere Bovary - Leo
nell'esaltazione, nel trasporto (e ben riposato, non riusciva
a non pensare Bea), che si lanciava sui tasti per mostrarle
una fila di passaggi rumorosi, ma poi era subito abbastanza,
era solo per darle un'idea, il tema drammatico, guidandola
per la collottola, i suoi occhi infuocati, il motore infuocato
di quello che gli piaceva definire come la loro armonia e
contrappunto... Gli amanti si stavano abbracciando, il film
era terminato, stavano passando i titoli di coda, quasi troppo
veloci per riuscire a leggerli, ma ora i suoi occhi erano
occupati, era pronta per il nome, scivol via in un secondo,
musica composta da Leo Coopersmith, poi si accesero le luci,
e si accorse della sporcizia circostante, e degli altri quattro
spettatori sparsi tra i sedili, uno dei quali era un vagabondo
che puzzava di marcio.
La mente di Leo!
La strada era brillante come prima: era un sole parigino
rinomato per il suo tardo tramonto alle dieci di sera. La
ricerca di Julian poteva attendere un altro giorno. Trov
un taxi e torn all'hotel per smaltire dormendo la tremenda
stanchezza di un fuso orario straniero.
...
.
...
CAPITOLO 11.
...
.
...
Un palazzo, aveva scritto Iris. Agli occhi americani di Bea,
quella domenica mattina, appariva venerabilmente europeo:
finestre romaniche, quelle pi in basso gonfiate da rotonde
barriere di ferro battuto, pietre scure grosse e oblunghe che
si ergevano come un enorme muro, pesanti portoni di legno
con intagliati grappoli d'uva e un grasso e minaccioso Bacco,
il tutto di un'opulenza quasi olfattiva. O forse era un'imitazione
dell'ultima ora, il rinnovarsi di una Parigi macchiata
dalla guerra, il conscio inganno o l'omaggio ossequioso di
un architetto, la stantia e moderna Europa che finge di essere
la vecchia Europa. Una delle porte era aperta: la penombra
di una lampada accesa, un banco di marmo con dietro
una portinaia - cos questa residenza ducale era, dopotutto,
solo un condominio come un altro della classe media, anche
se non del genere che si potrebbe trovare a New York.
Julian viveva qui.
Disse il suo nome alla portinaia, che risult parlare inglese
con un vago accento cockney, e non vedeva l'ora di
spiegarne il perch: era un lavoro solitario, stare seduti tutto
il giorno da soli nella penombra senza un'anima con cui
parlare, solo l'andirivieni delle persone al piano di sopra, e
nient'altro nelle orecchie se non lo strano fischio dell'ascensore.
E naturalmente era inglese, chiunque l'avrebbe capito
subito, era inconfondibile, il suo secondo marito era
un francese di La Rochelle sulla costa, si erano conosciuti
quando lei era andata in Normandia per visitare la tomba
del suo primo marito, un soldato britannico, ed eccola l,
bloccata a Parigi, perch il suo secondo marito era morto di
quella malattia il cui nome si pu solo sussurrare...
Scusi pu ripetere?
Nachtigall, disse Bea. Julian Nachtigall.
Non ho nessuno con quel nome sulla lista, e mi creda,
si tocc la fronte, ce li ho tutti qui.
Un giovanotto. Sui vent'anni. Un americano.
C' un dottore americano all'ultimo piano, parla francese
abbastanza bene. Ma non c' quasi mai, non si riferisce
forse al dottor Montalbano?
No, no, Nachtigall.
Tutti questi nomi stranieri, pare quasi di essere in mezzo
agli ebrei. La portinaia pieg i lati della bocca in un
mezzo sorriso. Ho capito chi cerca.  un ebreo, quello che
cerca, ma non mi piace dirlo troppo in giro. Un occupante
abusivo, con un'altra abusiva, e ora ce n' anche una terza,
non mi chieda perch. Mi meraviglio che li tenga lass, 
un tipo strano, il dottor Montalbano, chiss cosa stanno
combinando...
Loquace senza essere plausibile. Ma cosa era plausibile?
Era plausibile che Julian fosse asceso da quell'altro posto a
questo, il povero a palazzo? La donna era pronta a chiacchierare
ancora, allargando le sue labbra marroncine in un
sorriso so-tutto-io, mentre Bea fuggiva lungo il foyer tappezzato
verso il luccichio della gabbia di un piccolo ascensore.
Barcoll stridendo verso l'alto, uno, due, tre, quattro,
cinque, e al sesto piano si ferm davanti a una porta.
Il normale pulsante di un campanello.
Era fresco qui, e tranquillo. Stette ferma e ascolt. Il silenzio
dietro la porta, la ferocia delle aspettative - lei stessa
prigioniera di una immobilit, il fermo immagine di un film
isolato da una scena cruciale, il momento congelato con il
suo dito sollevato, che si avvicina al campanello, il campanello
che stava per violare il silenzio dietro la porta (il
dito sollevato di Iris qualche secondo prima che cadesse del
tutto a caso su un tasto violato)... Uno squillo sordo; poi
nulla; poi ancora nulla; e finalmente il suono di un abbaiare
staccato - ma un abbaiare dal timbro umano. Il pesante
rumore di scarpe che sfregano zoppicando, come fossero
slacciate, e a una distanza sempre pi breve il brontolio
di una voce americana: Adesso basta, proprio quando sto
per addormentarmi dovete uscire e dimenticarvi quella
dannata chiave...
Un giovane uomo dal collo flaccido, sottili baffi orizzontali,
occhi lacrimanti, un fazzoletto sulla bocca. Una tosse
vulcanica seguita da un fiume di francese.
Inglese, per cortesia, disse Bea.
Oh, chiedo scusa, questo stupido raffreddore, pensavo
fosse... e quando ho visto che non era... Una serie
soffocata di rantoli.  via adesso,  a Milano per tutto il
mese...
Bea disse: No, no, e poi, come catapultata: Ero qui a
luglio, ho provato a cercarti. Julian? Julian Nachtigall? Ho
la lettera di tua sorella... Si ferm e lo esamin; era poco
pi che un ragazzo. Persino i baffi non erano ancora del
tutto sviluppati.
La guard - se ne rese conto immediatamente - con gli
occhi del padre: palpebre tartare con gli angoli cadenti.
Mia sorella. Due grugniti sprezzanti. Le volt la schiena
- il colletto strappato - e si diresse verso un'ampia sala
centrale, sulla quale si aprivano altre stanze: impossibile
dire quante. Un palazzo, e troppi mobili, divani e poltrone
sparsi ovunque.
Un assortimento di abbigliamento femminile drappeggiato
qua e l, una calza dondolava da un paralume, un'altra
stava sopra una cornice. Una coperta per terra. Entr e
chiuse la porta - a lui non importava, aperta o chiusa, che
se ne andasse o restasse, gli era indifferente. Lei vide i suoi
lacci, sparsi, sciolti. Una giungla selvaggia, tutto era provvisorio.
Incoerente. Lui raccolse la coperta, se la mise sulle
spalle e affond tra i cuscini del divano.
Tu devi essere la zia di Iris, disse.
Anche la tua.
La sua consapevolezza - di chi lei fosse, di cosa paresse
minacciare - fu quasi troppo veloce da assimilare; aveva
compreso senza esitazioni quello che credeva fosse il significato
di tutto questo. Un'arrogante istintivit sicura di s.
Indicava emozioni intuitive. Indicava una vita interiore.
Ma, oh, quella esteriore!
Le disse: Mi ha raccontato che ha passato la notte da te.
 venuta lei cos tu non avresti pi dovuto farlo. Ti ha detto
di startene lontana. Lo scosse una raffica sferragliante; si
asciug gli occhi con una manata furiosa. Ti ha mandato
mio padre, vero?  stato lui a farti venire.
Sono venuta perch volevo farlo.
Ma era lui che voleva che venissi, non negarlo. Anche
se tu credi che una cosa sia un'idea tua, dietro c' lui. Ecco
come funziona con lui, e non dire che non  vero. Ottiene
sempre quello che vuole.
Non con te. Ti ha chiesto di tornare e tu non lo farai.
Mia madre pensa che mi abbiano rapito, credo tu lo
sappia. Magari i piccoli marziani verdi. Emise un gemito
pieno di risentimento e si gett la coperta sulla testa.
Mio Dio, arrivi qui, chi sei, la rappresentante aziendale,
la portavoce della famiglia? Quando mai ti ho conosciuto
in vita mia? Qualsiasi cosa tu creda che io stia facendo non
 affare tuo. E nemmeno di mio padre. Alz la testa, rabbrividendo,
da sotto la coperta. Dannazione, perch non
sono ancora tornate?
Vide le labbra secche e gonfie, le narici troppo rosee,
la cattiveria febbricitante di un bambino malato e indulgente
verso se stesso. Imbronciato e testardo. Ma lo aveva
sorpreso, era stata un'irruzione, un'apparizione - sleale e
brutale. L in piedi, esitante e turbata, davanti a suo nipote
- Julian, il figlio difficile - non si era guardata attorno, tra
tutti questi tavolini e tappeti consumati e una o due scrivanie
e una distesa di sedie, cercando un posto per sedersi.
La grande stanza assomigliava a una sala convegni, troppo
usata, abusata da tanti, logora. Ci era entrata non pi di tre
minuti prima, e gi percepiva, montante, un che di truculento.
Aveva attraversato l'oceano per essere disprezzata a
quel modo?
Si fece un po' di spazio in fondo al divano, dove lui teneva
i piedi.
Tuo padre non sa che sono qui. Non gli ho mai detto
che sarei venuta.
Allora cosa vuoi?
La domanda, seppure imbevuta di catarro, era lucida.
Cosa voleva? Non si era impietosita per Marvin, cosa inconcepibile
- quando mai Marvin aveva avuto bisogno di
essere compatito? Il ragazzo aveva ragione: alla fin fine, per
un motivo o per l'altro, inevitabilmente, stava facendo il
gioco di Marvin. A voler essere onesti, c'era del buonsenso
nel suo gioco. Bisognava metterlo in ordine, quel ragazzo.
Puzzava di caos - c'era come un fumo che lo avviluppava.
Caos nella sua rabbia, caos in questo appartamento sciattamente
precario e abbandonato. Come avrebbe fatto a
mantenersi? Non aveva una casa, non aveva un lavoro, non
aveva futuro. Era disordinato - non si era neanche curato
di allacciarsi le scarpe. Peggio ancora: non si era nemmeno
curato di mettersi i calzini: si accorse di essersi seduta su un
paio sporco, coi buchi sui talloni.
Lo stridio dell'ascensore, un rumore assordante nel
corridoio, un'acuta voce femminile. Un graffiare nel buco
della serratura - non si erano dimenticate la chiave. Una ragazza
vol dentro - era Iris - seguita dall'altra, pi dimessa,
Iris che grida: Ehi, malatino, ti abbiamo portato la cura di
ogni male, e una bella tradizionale boule da nonnetta ammalata...
Prendi qua!  Una cosa di gomma rossa atterr sul
grembo di Bea. Un omuncolo senza faccia col collo grosso.
Ed ecco la mano di Iris a mezz'aria, con la bocca spalancata
all'inizio di un grido; ma il grido fu istantaneamente bloccato,
e lentamente, con calma, lo sguardo pallido di Iris si
spost dalla zia che cullava quella cosa di gomma, al fratello
corrucciato, il mento carnoso acceso, alla sua calza trasparente
che pendeva dalla stampa incorniciata di una cascata.
Zia Bea... e lasci che le sillabe si spegnessero.
L'altra estrasse una bottiglietta cilindrica dal cartoccio e
la mise gi; poi rimase in silenzio.
Questo non ha senso, disse Iris. Abbiamo passato il
limite.  inutile che tu sia venuta qui. Non c' niente che
puoi fare, e ora non serve pi.
Ma Julian, liberandosi dalla coperta che lo fasciava, si
alz e abbracci l'altra ragazza. Era piccola e scura e magra
e per niente sconcertata. Scheletrica, vide Bea, pi che magra,
con le spalle appuntite. Non era giovane, o comunque
non quanto Iris; era una donna fatta. Le clavicole sporgenti.
Con gli occhi cauti fissi su Bea - Bea l'intrusa - si lasci
andare, con confidenza ma consciamente, sul petto di
Julian, tirandone le mani lungo la parte anteriore della sua
maglietta. Era una maglia da uomo, con maniche lunghe; i
suoi seni caldi erano nascosti l dentro. Non le importava
come si vestiva, o come appariva. Maniche lunghe con quel
caldo.
Lili, disse Julian, con una voce ringhiosa e possessiva,
evanescente e penetrante come un odore - e Bea cap subito
come dietro quel tono si celasse il sesso. Impulsi lascivi.
Di certo le punte delle sue dita stavano premendo contro
quei due capezzoli sotto la maglietta. Bea se lo immaginava,
si immaginava i propri seni sotto il palmo insistente di una
mano maschile, che preme, tasta, le nocche dure che fanno
male alla carne sensibile, le tenere ghiandole, immaginava il
proprio corpo come una vetrina fluttuante, attraverso cui si
pu vedere, lo immaginava come un film, la colonna sonora
che turbina verso l'alto, la macchina da presa che avanza
per i primi piani, si pu vedere il sollevarsi delle ovaie e
dell'utero che si contraggono, i succhi scintillanti del fegato
e della bile nera... la bile nera, uno degli umori medievali, e
quali erano gli altri tre? Questo era il figlio di suo fratello -
suo nipote. Vita interiore? Il ragazzo non era niente pi che
un selvaggio. Era sorprendentemente paffuto, persino nelle
palpebre, rosee e gonfie, grasse come petali. Una goccia gli
pendeva ogni tanto dalla punta del naso. Dalle narici tese
colava del muco. E raspando, tossendo tra una parola e l'altra,
la prendeva in giro. Lili, disse, dato che questa si sta
trasformando in una riunione di famiglia, posso anche presentarti
la sorella di mio padre, venuta a salvare tutti noi.
Bile nera, era pieno di bile nera!
...
.
...
CAPITOLO 12.
...
.
...
Venne fuori, quando Iris lo trov, che lui e Lili vivevano
in una clinica. Una specie di clinica, con una grande sala
d'aspetto che dava l'idea di un che di terapeutico - anche
se in giro non c'era il tipo di attrezzatura che ci si sarebbe
aspettati, e neanche un lettino per le visite. Nel corso dei
mesi in cui il dottor Montalbano era via - doveva visitare
altre cliniche in altre citt - Julian, in cambio dell'utilizzo
dell'appartamento, doveva informare chiunque lo cercasse,
che i consulti erano sospesi fino al ritorno del dottore. Di
solito quelli che passavano a chiedere di lui erano clienti
nuovi, dato che quelli vecchi conoscevano i ritmi delle sue
partenze; e non sarebbe stato necessario che Julian si occupasse
anche di rispondere al telefono. Il telefono del dottor
Montalbano rimaneva staccato quando lui era assente, e comunque
tutti i suoi clienti, vecchi e nuovi, erano curati nel
modo pi confidenziale e personale, e dovevano quindi venire
di persona. Molti avevano risposto agli annunci - quelli
del dottor Montalbano erano tanti e di vari tipi, alcuni pubblicati
come al solito sui giornali, altri semplicemente scritti
a mano e appesi nelle farmacie locali. Ma molti di pi (a
frotte, diceva Julian) arrivavano tramite il passaparola.
La valigia di Iris se ne stava appoggiata contro la gamba
di una sedia. Il rumore dei quattro motori a elica le rombava
ancora nelle orecchie. Julian aveva superato la prima
sorpresa, solo da mezz'ora - sua sorella fuori luogo, sua
sorella che avrebbe dovuto essere dove la sua mente l'aveva
lasciata, a casa in California, lontano; ma eccola qua, le
braccia strette attorno al suo collo, a baciarlo sul volto conquistato,
con un grande sorriso. Julian sconvolto, confuso,
contento, infelice. Sospettoso.
Non ci sarai solo tu, vero?
Ci sono solo io, disse Iris.
Vuoi dire per ora. Pap arriver subito dopo, nascondendosi
al Ritz o da qualche altra parte - non ti avrebbe
lasciato venire da sola.
Non l'ha fatto. Crede che io sia a New York con zia
Bea. Era zia Bea che sarebbe dovuta venire. Che tipa difficile,
cosa vuoi mai farci con una cos? Allora sono venuta io.
Julian disse: E io cosa mai posso farci con te?
Puoi lasciare che ti guardi. A casa ci preoccupavamo
che stessi morendo di fame in qualche soffitta, e invece, sei
proprio grasso!
Se ti siedi ai tavoli vedrai questi stranieri che pascolano
da un caff all'altro tutto il giorno...
Stranieri. Non lo era forse anche lui?
...e poi, disse Julian, lasciano l met del pranzo.
Credo di aver ripulito troppi piatti.
Oh, povero Julian, vai avanti senza pasti regolari...
Oh, povera Iris, hai appena detto che sono grasso.
Un'improvvisa presa in giro, un'eco della loro infanzia:
la rese pi coraggiosa. C'erano tutte quelle lettere - non
aveva troncato il loro vecchio rapporto -, ma lei vi aveva
percepito qualcosa di velato: la voce del fratello, ma come
attutita. Pensava forse, dopo un'immersione di tre anni, di
essere cresciuto in Europa?
E comunque ti ho portato dei soldi, disse lei, e se ne
pent all'istante. Vide che cominciava a montargli la rabbia
- la vide nel suo collo. Si gonfi un poco.
Una mazzetta da pap.
Pap non c'entra niente.  che non mi piace pensare
che tu viva nel bisogno.
Il gonfiore spar in una scrollata di spalle. Ho tutto ci
che mi serve. Dai solo un'occhiata alla mia enorme propriet...
E cosa succede quando torna questo dottor Montalbano?
Ci butter fuori, credo, a me e Lili. Ma nel frattempo
dobbiamo badare alla casa, e non ci costa niente.
E poi?
Al poi ci penseremo quando sar il momento.
Iris disse: Parli come se fossi diventato improvvisamente
religioso, tutto  nelle mani di Dio. Questo, s, che sorprenderebbe
pap! 
Chi se ne frega di cosa pensa, con lui ho chiuso. E non
sono religioso. Sto con Lili.
L'aveva condotta davanti a una porta scorrevole, che
apr. Una stretta terrazza con una ringhiera di ferro e un
pezzo di Parigi sotto. Lei guard gi, verso i pedoni sparsi,
chi a passeggio per piacere, chi per affari; una donna dalle
spalle scoperte con un bambino che si lamentava. Il lamento,
un linguaggio universale. Tutto il resto era stranamente
sbagliato: l'ampiezza del marciapiede, le macchine ingrugnite
(a casa avevano pinne come ali, come grandi squali di
metallo), i mattoni stessi dell'edificio dall'altra parte della
strada, la languida altezza delle finestre. Persino la luce non
sembrava giusta, come se il sole quella mattina fosse sorto
a un angolo sbagliato, una nave nelle mani di un navigatore
inaffidabile. Questa luce era diversa dalla luce della California,
cadeva gi da un cielo molto pi piccolo, molto pi
vecchio: un cielo vecchissimo, bavose nubi piene di rughe.
Fuori sul terrazzo - due sedie di legno sfregiate - lui
inizi a parlarle di Lili. Nonostante tutto (ma cosa, si chiese
Iris, era questo tutto?) lei era la persona pi forte che
avesse mai conosciuto, non in quel senso prepotente e illusorio
che avevano sopportato per tutta la vita - lei era un
piccolo e testardo stelo: potevi piegarlo e si sarebbe inarcato,
ma spezzato, mai...
Questo era il Julian che conosceva, che si disperdeva
come vapore. Iris sent che avrebbe potuto infilare un dito
fino in fondo a quella discussione senza mai riuscire ad afferrare
un solo fatto concreto. Il suo pensiero non si articolava
chiaramente, ma correva di angolo in angolo, era tutto
parole sciolte, non era possibile immobilizzarlo - era come
quei piccioni di strada sporchi che lui aveva tramutato in
lucide colombe. Chi era questa Lili, da dove veniva, cosa voleva
farne di lei? O lei di lui? Si era sempre appassionato per
una cosa o per l'altra. Era volubile, soggetto a fasi. Passava
di palo in frasca. Non aveva le mani salde sui comandi della
sua vita - cos le aveva detto suo padre, ma suo padre... be',
lui era quel che era, un uomo incapace di sentire. O di capire.
Non riusciva a capire Julian, l'altro suo lato. Quella che
sembrava volubilit era il suo essere assorbito nel momento.
Suo fratello, lei lo sapeva, era nato per provare emozioni.
Ma sentilo adesso! Era convinto che le erbacce avessero una
volont. E questa Lili, nonostante il nome, era un'erbaccia,
una di quelle erbacce europee che arrivano dappertutto? E
quei buffi passaggi nelle lettere di Julian, scritte in quella
strana calligrafia arrotondata, che lingua era, quella?
Rumeno, disse Julian.
Lontano, dissonante, irreale. Deserto e guerra, lo stanco
suono gutturale di uno di quegli inferni inimmaginabili.
Un luogo che non si trovava in nessun libro di storia - e
comunque non in California.
Ma a cosa servivano, per noi poteva anche essere cinese...
Gliel'ho chiesto io, disse Julian. Era come dire senza
dire. Perch tanto a casa nessuno era in grado di leggerlo.
Potevi scrivere quello che volevi, loro non avevano la
minima idea di quando sarebbe arrivata una tua lettera.
Avevo un sistema, te l'ho detto.
Ma se a pap fosse venuto in mente di dare un'occhiata...
Non l'ha mai fatto. E sai che non avrebbe mai lasciato
che la mamma mettesse gli occhi su qualcosa di sconvolgente.
Non  sconvolgente,  miracoloso. Ma non si poteva
dire allora, non era ancora deciso - Lili non era decisa. Perci
gliel'ho lasciato scrivere comunque, una sorta di suo
codice privato, per convincerla.
Convincerla di cosa?
Julian rise, quasi scherzosamente, come un bambino.
Avrebbe dovuto scrivere Vogliamo sposarci...
Julian! Non hai veramente, non vorrai davvero...
Ma quello che ha scritto invece era:  uno stupido ragazzo
americano. Me lo ha detto dopo che avevo spedito
la lettera.  fatta cos. Dice quello che pensa.
In una lingua che nessuno conosce, e allora come si fa a
capire cosa pensa? Julian, non puoi aver fatto una cosa del
genere, non dirmi che ti sei sposato! Con una donna che
nessuno conosce...
Due mesi fa, ai primi di giugno.
Sei davvero uno stupido ragazzo americano.
I piccoli baffi biondi tremarono: ogni filo sparso aveva il
suo luccichio bagnato. Erano lacrime, quelle goccioline che
improvvisamente punteggiavano i peli sopra le sue labbra?
Stupido, stupido, s! Cos'aveva fatto, in che cosa si era messo?
Un ragazzo irresponsabile con una moglie. Quei baffi
disordinati un vessillo imberbe.
Hai ragione. Stupido e felice.
Ma stava tirando fuori un fazzoletto dalla tasca della camicia,
ed era solo perch gli colava il naso, l'inizio di un
raffreddore, disse, Lili se l'era gi preso, e adesso toccava a
lui, la gente con cui lei lavorava, rifugiati, emigrati e simili,
mezzi malati, portava sempre a casa dei raffreddori se non
di peggio. La maggior parte di quelle persone erano nei
guai, supplicavano e farfugliavano in quelle loro vecchie
lingue preoccupate, ormai inutili, dipendevano da un sacco
di traduttori (Lili era una di loro), e moltitudini e armate
di lettere, sempre con lo stesso grido rotto: ditemi come
andare via, trovatemi mia nipote, il mio secondo cugino disperso,
via, via! Lili prendeva atto di queste suppliche e di
queste implorazioni, le scriveva a macchina sobriamente su
carta bianca con intestazione ufficiale. La vibrazione vitale
era intensa in lei, diceva, gli aveva insegnato tutto. Era
venuto a Parigi come gli altri, aveva imparato a conoscere
quella folla, era al limite estremo, non era nessuno, ma
era facile capire dove si aggregavano, iniziavano al Tabou
alle nove o alle dieci di sera e continuavano fino all'alba, li
raggiungeva al Monaco o al Napolon, e l c'era sempre Alfred,
il suo amico di Brooklyn, occhi sbiancati quasi gialli,
niente sopracciglia, calvo come una mela, tarchiato e tondo
come Humpty Dumpty, dita corte svolazzanti caramellate,
una parrucca gialla (giuro!) che gli traballava sulla testa
splendente, Alfred li conosceva tutti, George Plimpton e
Jimmy Baldwin e gli altri, e una volta ci aveva anche provato
con Julian, e gli aveva offerto di pubblicare un po' di
cose sue in una di quelle riviste che stavano nascendo
dappertutto a Parigi, di poesia e cose del genere - ed era cos
che era apparso su Merlin e Botteghe Oscure, e ti ricordi
che colpo si era preso pap - ma quando arrivavi al sodo,
lui non era autentico, e nemmeno la maggior parte degli
altri, lo facevano solo per le feste, il whisky, le ragazze del
posto, i falsi Beauvoir, le ragazze di New York, il fascino, i
sogni di fama, allora era tutto abbastanza eccitante, il tipo
di vita che uno non si poteva immaginare a casa, in quel
buco inutile in cui era stato piazzato, o costretto, i goffi
sogni ambiziosi del padre su di lui, una scala che portava al
nulla, senza scalini per arrivare in cima...
Le narici un flusso continuo, la faccia rubiconda, suo
fratello continu veloce, lanciandosi vuotando il sacco,
anche se Iris riusciva a malapena a raccapezzare qualcosa
- era e non era il vecchio Julian. La vecchia vicinanza,
la vecchia confidenza, la vecchia inondazione avventata da
Niagara, ma il battito era diverso, ripudiava se stesso, le
stava dicendo cosa aveva lasciato, lo sterile simulacro di se
stesso che era arrivato a odiare. Tutto questo era finito...
quasi. Solo una cosa in un certo senso era rimasta: il dottor
Montalbano.
L'uomo che vuole buttarti fuori, disse Iris.
Buttare. Me e Lili, ma solo quando torna. Non importa,
saremo insieme...
Bene, e poi dove andrai?
Una smorfia. Me l'hai gi chiesto. Smettila di fare come
pap.
Lo percep: lo scoppio dell'impazienza. Dell'esasperazione.
Il denaro che gli aveva portato sarebbe sparito in
meno di un mese, e poi? E aveva una moglie. Una moglie
straniera! Se aveva abbandonato quello che era, quando
galleggiava libero, ora cosa credeva di essere diventato?
Lui  americano, comunque, disse Julian.
Chi? Non riusciva a seguirlo; aveva fatto un salto in
avanti, o indietro.
E non  un dottore in medicina, e quello non  neanche
il suo vero nome. Viene da Pittsburgh.
Julian...
Il fatto , continu, sputando fuori tutto, che sono
praticamente tutti americani e sono tutti dei falsi.
Anche quello con la parrucca?
La parrucca era vera. Odiava mettersela, e alla fine si
 ucciso. E comunque, tutti questi caff sono sindacalizzati
fino al collo. Mi sono intrufolato attraverso le fessure, il
dottor Montalbano mi ha aiutato all'inizio. Me lo present
il povero Alfred, gli devo molto, mi mise in contatto con
qualcuno che mi trovava dei lavori.
Ma cos' allora, se non  un dottore...
Un farabutto totale a quanto ne so, ma arriva dappertutto,
ha clienti ovunque, una clinica a Milano e un'altra a
Lione, e si  arricchito. A Lili non piace, dice sempre che
vuole andarsene. Lui cucina pozioni con rape e cipolle.
Era comico ed era terribile. Suicidi, ciarlatani, verdure.
E una moglie, una moglie! Gli aveva insegnato tutto, diceva
lui - buon Dio, era questo quel tutto? Una creatura senza
uno scopo come lui, peggio, rifiuti umani scaricati dalle viscere
malate dell'Europa orientale - la Romania, dove si
trovava realmente, cosa significava - suo padre, si chiese
Iris, non l'avrebbe pensata proprio cos? Non c'era modo
di sfuggire al padre: lui viveva dentro il suo cervello. Comprese
che Julian aveva scelto l'Europa. Voleva restare. Non sarebbe mai tornato a casa.
Non c'era modo di sfuggire al cervello del padre? Ma Julian ci era riuscito, no?
...
.
...
CAPITOLO 13.
...
.
...
Parigi, 5 settembre
Caro Marvin,
 pi di una settimana che sono qui, e ti ho lasciato in
un limbo, perci credo di doverti qualche notizia. Volevi che
venissi qui, ed eccomi appunto, chiss perch. Non pu essere
quello che chiami legame familiare - il mio, se me n' rimasto
uno, risale a mamma e pap, specialmente a pap, ma
 inesistente per quanto riguarda la generazione successiva.
Diversamente da te, non ho alcuna generazione successiva,
e quindi nessuno di cui preoccuparmi. Vedo che sei preoccupato,
e anche Margaret. Posso dire che considero questi tuoi
piagnistei falsi e inappropriati? Ti comporti come se i tuoi
figli fossero morti, quando invece sono pi che vivi, e infatti
li ho invitati a cena qui al mio hotel. Il posto  un po' una
delusione, nonostante il costo, ma c' un bravissimo chef in
cucina, forse il proprietario stesso. Ho cenato qui quasi ogni
sera, e sempre da sola, e non perch non ci abbia provato -
Iris continua a rimandare. Mi sono sentita tutto tranne che
benvenuta da quando sono arrivata, e non credo che cambier
nulla anche se resto. Hanno evitato qualsiasi approccio da
parte mia, specialmente Julian. A questo punto non so neanche
perch abbia fatto questo sforzo (s,  stato uno sforzo,
ho dovuto obbligare una collega a sostituirmi). Credo abbia
a che fare con Iris - quella notte che  stata con me a New
York. Il suo sguardo, i suoi capelli, la sua voce californiana,
il modo californiano con cui era vestita. Ero gelosa, credo di
essere stata gelosa, da vecchia signora quale sono, e per favore
non chiedermi di spiegare.
Per quanto riguarda Julian, tuo figlio ha le sue simpatie e
antipatie, vero? Per esempio, non gli piace molto il padre, e
non c' modo di fargli piacere la sorella del padre. Non  solo
ostinazione. Da quel poco (molto poco!) che ho capito,  recalcitrante
perch ha paura. Ha paura di te, pare; immagino
tu l'abbia portato ad aver paura anche di me. Vero, queste
sono solo intuizioni - allusioni - perci non considerarle verit
assolute. Hai sempre disprezzato le impressioni a favore
delle prove, almeno cos dici. Sarai sorpreso di sentire che le
disprezzo anch'io, non valgono pi della forma delle nuvole
- Leo una volta mi accus di voler compilare un dizionario
delle nuvole! Che tu ci creda o no, sono una persona pratica
quanto te, anche se non potrei mai pensarla come te. Anche
molti anni fa dicevi che le persone non sono altro che formule
prevedibili - composti chimici. Perci se vuoi applicare
qualcuna di queste teorie a tuo figlio, potrebbe esserci un
elemento pi pesante rispetto a quelli che hai incontrato finora...
Come se tutto quello che voleva dire fosse che Julian
stava mettendo su dei chili! Ma da dove, oh, da dove, era
venuto fuori, quello spettro incomprensibile di Leo?
Strapp il foglio in tante striscioline (la carta sottile degli
hotel, con l'inchiostro che vi sanguinava dentro). Non  il
tipo di lettera che doveva scrivere a Marvin. Incoerente.
Sull'orlo dell'incertezza, vide dove la stavano portando le
sue speculazioni erranti: alla donna che indossava maniche
lunghe con quel caldo.
Ricominci dall'inizio:
 ormai da un po' che sono qui - esattamente dove volevi
tu! - perci credo di doverti qualche notizia. Le notizie non
sono buone. Non ho risolto niente, e pare che ci sia di mezzo
una ragazza, tra parentesi non francese...
Non francese? Sicuramente la mente di Marvin sarebbe
corsa subito a una di quelle sconsiderate ragazze newyorkesi
arrivate in aereo che ormai inondavano Parigi - le loro
foto comparivano sempre sulla rivista Life, ragazze eccitabili
con le loro rossicce gonne postbelliche fino alle caviglie;
perci cancell non francese e prosegu mescolando, in
mezzo alla quotidianit, un po' del sale della falsificazione.
...ed  difficile capire se sia una cosa seria o una fantasia
passeggera. Iris si  trasferita da loro in una specie di appartamento
cui devono badare finch il proprietario  assente,
non so come lo chiamino l. La cosa buona  che non devono
pagare l'affitto (comunque pare che la ragazza abbia un buon
impiego - l'ho incontrata solo una volta).  un posto spazioso
in un edificio con una concierge,  abbastanza rispettabile,
e Julian non lavora pi come cameriere. Ma non mi vogliono,
sono stata una stupida a venire fin qui, e non c' un barlume
di speranza che io riesca a fare qualcosa con tuo figlio
o tua figlia - non riesco neanche a far venire a cena Iris! 
inutile che resti ancora qui, una settimana di tentativi  pi
che abbastanza. Iris  un enigma, e tuo figlio  irremovibile.
Quante cose aveva omesso! Una reticenza rischiosa. Lili
una fantasia passeggera? E se questa bugia era cos insoddisfacente
da risultare crudele, la verit avrebbe potuto essere
anche peggiore. Non aveva detto a Marvin che la donna
con cui Julian viveva era una straniera (una straniera persino
nella straniera Francia), che indubbiamente parlava un
goffo inglese con un accento ruvido quanto quello del loro
nonno, il babbeo venditore ambulante di pentole. Anche
se, a voler essere onesti, fino ad allora non aveva sentito la
ragazza dire neanche una parola.
La lettera rimase incompleta. Come continuare?
...
.
...
CAPITOLO 14.
...
.
...
Iris aveva messo a letto Julian. Il suo raffreddore stava
peggiorando. Aveva la febbre; si appisolava, si svegliava e si
appisolava di nuovo. Bea non l'aveva visto.
Dovresti stare lontana, le disse Iris.  tremendamente
irritabile, detesta essere malato. Era uguale quand'era a
casa. Nessuno poteva avvicinarglisi.
Non dovrebbe farsi vedere da un dottore? che frase da zietta.
Lili sa cosa fare,  molto brava. Gli prepara tutte le sere
una specie di uovo sbattuto con latte, zucchero e un po' di
liquore, per la tosse...
Cos Bea era tolta di mezzo, congedata. L'altra - Lili -
era invisibile. Aveva il suo lavoro, lavorava tutto il giorno
fino a sera. Il suo lavoro, come se questa sfavillante metropoli
con la sua impenetrabilit connaturata avesse avuto
bisogno di lei! Non apparteneva a nessun posto, una randagia,
una vagabonda. Julian si era attaccato a lei, o lei a lui.
Dipendeva da lei, lei era il suo sostegno. La situazione era
persino peggiore di quanto avrebbe potuto pensare Marvin,
suo figlio che viveva coi soldi guadagnati da una donna,
per quanto pochi fossero.
Allora torner quando star un po' meglio, disse Bea.
Domattina?
Domattina  troppo presto.
Ma mi farai sapere? Non rester qui ancora per molto.
E per la maggior parte del tempo rester nella mia stanza
d'albergo.
Che peccato, disse Iris. Sei a Parigi, perch non andare
in giro a vedere un po' di cose?
Era disprezzo o indifferenza? La ragazza credeva davvero
che lei fosse andata l in vacanza? Bea aveva gi fatto
la sua vacanza. Stava perdendo sempre pi il senso della
propria missione; era sempre pi distante.  Julian che
voglio vedere, disse.
Julian sta bene.
Sto bene, gracchi una voce rotta da una stanza lontana.
Dille di andare via, per favore.
Fratello e sorella: facevano sempre comunella; ma quello
era anni fa. Tra loro c'era qualcosa anche adesso, una fresca
cabala, una comprensione profonda da cui mantenere,
soprattutto, lontana Bea.
Tutto questo la confondeva. Era agitata, non sopportava
la sua stanza, e il pomeriggio era a malapena iniziato. Le
rimaneva Parigi, l'intera Parigi, e a cosa servivano ora Parigi,
e tutta quella storia antica, e tutte quelle chiare strade
autunnali?
Chiese all'impiegato dell'hotel dove fosse il cinema pi
vicino. Lui allung una mano sotto il bancone ed estrasse
un opuscolo sgualcito.
Quale film desidera vedere, Madame?
Uno qualsiasi.
Un film americano?
Non importa.
Whispering Winds  molto popolare. Lo danno in due
posti, uno in Rue Mouffetard, e l'altro al Marais. Ma  meglio
che non vada al Marais, Madame, non  un posto gradevole.
Non  un posto gradevole? Andava benissimo per il suo
umore, si adattava alla sua rabbia. La prese come se un oroscopo
avesse predetto la sferzata della ricorrenza: doveva
andare cos, era Leo che la spingeva ancora, come quando,
a New York, l'aveva trascinata da un'insegna al neon
all'altra, alla ricerca del suo umore, della sua falsit. La sua
rabbia l, la sua rabbia qua! Era stata ripudiata, cos come si
stavano prendendo gioco di lei, il fratello e la sorella, intenti
a liberarsi di lei, a disprezzarla!... Occhi sigillati e chiusi in
un'altra caverna sporca, le luci in alto non abbassate a sufficienza,
la sala di proiezione che brontolava, congestione,
sudore umano in uno spazio chiuso, il crepitio dei sacchetti,
i mormorii indistinguibili tutto intorno, irrequieti, cosa
dicevano? Quella stupida nave in Technicolor che bruciava
nel mare, gli amanti terrorizzati che si aggrappavano all'albero
scheggiato, ridicole urla galliche sfuggivano dalle loro
bocche qualche secondo dopo che le loro labbra avevano
dato forma alle parole... in Rue Mouffetard non avevano
doppiato il film. Le sue palpebre si aprirono di scatto, non
volevano obbedire, non riusciva a scacciare le immagini
fiammeggianti, quelle scene maestose che le esplodevano
davanti, la musica in dissolvenza, che evaporava nei fantasiosi
pericoli dello schermo, quei tempestosi piatti e corni e
tamburi tuonanti, tutte le scemenze di Leo!
Si gir a guardare il pubblico, un'ondata ridente, masticante,
dondolante, che esalava odori malsani, troppo mondana,
gi troppo ferita per credere a quel terrore artificiale,
e vide, qualche fila pi indietro - o credette di vedere - la
donna del Luxor, l dove lo scorso luglio le era fluttuato
davanti quel profumato e arioso manichino. Era lo stesso
volto arrabbiato con quei selvaggi riccioli scuri troppo fitti?
O erano tutte uguali, queste facce ridenti e oltraggiate?
Quando fu in strada cap dove si trovava. Era capitata
nel quartiere degli sfollati. Ingolfavano i marciapiedi, litigavano,
scuotevano le spalle, ridevano. Sempre la stessa risata
ironica! Ridevano dei film a buon mercato, ridevano del
tempo, ridevano della grandiosit. L niente era grandioso,
tutto era misero e consunto. Erano le cinque e mezza, il sole
abbagliava ancora le vetrine dei negozi, e un caff al coperto
non pi grande di una bancarella mandava un odore di pasticcini
mescolato al respiro degli insonni. La strada era intasata
di macchine, quelle piccole cupole tozze, tra le quali
non c'era nessun taxi. Era arrivata con un taxi, in quale altro
modo si potevano esplorare gli angoli nascosti di Parigi? Un
indistinto turbine di lingue, e nessuno cui chiedere - ma se
continuava a camminare, non avrebbe trovato un autobus?
Che perversione aver rincorso Leo per la seconda volta in
una settimana, e in una citt cos remota! Che perverso Leo
ad averla inseguita al di l dell'oceano! L'aveva condotta in
questo posto allucinante, dove la donna dai capelli ispidi del
Luxor e i suoi oziosi compagni si moltiplicavano a dismisura,
spandendosi fuori dai negozi, barricandosi sui marciapiedi
in loquaci gruppetti. I piccioni svolazzavano tra i loro
piedi, beccando i resti di bucce e croste di pane, saltellando
intrepidi: nemmeno un brusco calcio riusciva a spaventarli
e farli volare via. Uccelli accattoni senza casa, con occhi da
pesce, a nutrirsi di avanzi. Le colombe del Marais, anni luce
distanti da quelle colombe addomesticate e supernutrite al
matrimonio di Laura... Julian conosceva queste strade, li
aveva visti, questi esseri umani, rovistare tra i bidoni correndo
fuori dai negozi con il loro magro bottino, un cavolo,
mezza pagnotta, per restare vivi. Li conosceva, e cosa potevano
significare, loro, per un ragazzo come lui?
Uno dei negozi, Bea si rese conto avvicinandosi, non era
affatto un negozio. Alcune tende coprivano le finestre, e
sulla porta, dipinto a lettere nere sulla traversa, un cartello,
e fuori dalla porta a passo cadenzato... poteva essere? Se la
donna del Luxor era ovunque, perch non poteva esserlo
anche il manichino profumato, con le sue lunghe braccia?
E perch non Lili? Poteva essere Lili, questa particolare
goccia nello scorrere dell'umanit urbana? Era sicuramente
Lili, e quasi sicuramente non lo era, eppure forse... ma
la folla davanti a lei, come sabbie mobili, l'aveva inghiottita.
Bea cerc a tentoni, sul fondo della borsa, una matita,
e sul retro della matrice del biglietto del cinema copi le
parole sulla porta: centre des migrs. 24, rue des rosiers.
...
.
...
CAPITOLO 15.
...
.
...
Era uno spazio lungo e stretto, con tutta l'aria di un ufficio
qualunque. Una doppia linea di cubicoli, e un corridoio
in mezzo: alti spar improvvisati. Bea non riusciva a
vedere oltre, ma le voci nascoste si alzavano a frotte, una
fuga di cadenze indecifrabili, suppliche e disperazione, disperazione
e suppliche. E poi un silenzio improvviso, come
se l'intero equipaggio di una nave avesse smesso di respirare
nello stesso momento; e poi, nel cuore del silenzio, un
singhiozzo come un'onda che schiuma. Il posto conservava
il profumo antico di quello che doveva essere stato in passato:
una boucherie, forse, con carcasse macellate appese in
file sanguinanti, una serie di ganci sul retro lo provavano.
O forse erano solo normali attaccapanni? Oppure l'odore
emanava da corpi viventi in tumulto? La fila che prima si
snodava dall'ingresso alla strada si era ridotta a tre o quattro
persone. I cubicoli si stavano svuotando.
Era arrivata l furtivamente, ma non proprio come spia.
Una spia si sarebbe appostata, avrebbe osservato e si sarebbe
dileguata. La sua idea era quella di tendere un agguato
a Lili alla fine della giornata, di aggredirla a un'ora non dichiarata...
Se l'ufficio l davanti era la tana di Lili (sapeva
che lavorava in una specie di carit pubblica), ecco Bea che
scatta e l'afferra! Altrimenti? Un'altra botta contro il muro
del pianto europeo - l'aveva visto al cinema, tra quelle risate
ferite, le vittime, i rifugiati. Il mandato di Marvin, il suo
ukase, per andare a guardare le cose in faccia, negli occhi
iniettati di sangue, quelle orde di zingari di cui suo figlio era
ostaggio... suo figlio!
Quella mattina Iris l'aveva mandata via di nuovo - Julian
stava meglio, la febbre era scesa, ma non aveva voglia
di parlare... Non aveva detto niente di quello che aveva
visto in Rue des Rosiers, e perch avrebbe dovuto? Iris poi
gliel'avrebbe raccontato.
Il gracchiare di una sedia di metallo spinta indietro.
L'uomo nel cubicolo pi lontano era pi alto rispetto ai
spar; per un istante la sua testa fece capolino, senza corpo.
Quando emerse, Bea vide che indossava un completo
con giacca e cravatta logoro, e una camicia troppo grande
per lui. Aveva un bastone e zoppicava. Ma no, non era
zoppo - un piccolo arco antico, piuttosto, che comprendeva
spalle e ginocchia: era estremamente dignitoso. A
una seconda occhiata, in effetti, si capiva che era zoppo:
una gamba era qualche centimetro pi corta dell'altra. Allung
una mano cerimoniosa verso la donna nel cubicolo,
mormorando in quello che doveva essere tedesco - o forse
olandese? o qualcos'altro? Gli mancavano due dita: tagliate
come, dove, quando?
Fu l'ultimo ad andarsene. Bea non era in grado di valutare,
dalla sua schiena bruscamente sottomessa, se dal tempo
speso in quel posto avesse ricavato qualcosa di buono.
Ma non ce lo vedeva pi come giudice o senatore: i suoi
vestiti erano troppo miseri.
Un fruscio di carte; una lampada che viene spenta; la
donna usc; e Bea scatt.
Lili, chiam.
Si chiese se l'avrebbe riconosciuta. Era possibile? Era
stata allontanata cos in malo modo, e solo qualche minuto
dopo aver messo piede in quell'appartamento cavernoso!
Iris fredda, Julian pieno di scherno. Non aveva aiutato
- aveva peggiorato le cose - il fatto che Iris non avesse
mantenuto la promessa: Un'altra volta, quando Julian sta
meglio, mentre Lili, con addosso la camicia del suo uomo,
non aveva aperto bocca; Lili aveva mantenuto la sua pace
recondita. In quel silenzio aveva rivolto a Bea i due solchi attenti
uniti come una trincea tra i suoi occhi. Una traccia inquieta
che pareva guardarsi da tutto. Ma in modo fugace...
E le mani di Julian sui suoi seni.
Lili rispose tranquillamente: Ti ha mandato Iris? Ma
Julian sta bene, no? Gi ieri sera si era un po' ripreso.
Quanto era pratica; quanto era donna fatta; per niente
turbata o sorpresa. Era abituata a tutto, e pronta ad
aspettarsi di tutto. Il mondo era come era.
Come faccio a sapere come sta? Nessuno mi ha mandato
a cercarti, Iris non c'entra niente col fatto che io sia qui.
Non me lo lascia vedere. Da giorni. Era senza fiato; pronta
a litigare. Se non me lo fa vedere, allora avr perso il mio
tempo, non ha senso...
Vieni, disse Lili, siediti. Dietro il spar accese una
lampada. Una macchina da scrivere, pile di fogli, qualcosa
che assomigliava a un libro mastro. Un piccolo orologio
ticchettava. Sono ragazzini eccitabili, nascondono i loro
segreti. Giocherell un poco coi polsini delle maniche -
come se la camicia non fosse della misura adatta - e guard
Bea con occhi calmi. Io non ho nulla da nascondere.
Che posto  questo? Ho visto un cartello. Cosa fate
qui?
 per andare via, solo per andare via. Quest'uomo, vedi
com' ridotto, una volta nel suo paese era uno studioso di
Goethe. Das Land, wo die Zitronen blhn, la conosci? L
sbocciano volentieri...
Bea disse: Allora sai il tedesco?
Parliamo le lingue che servono. Cos tante leggi in cos
tanti paesi, non sempre  possibile ottenere un permesso.
Molti non lo rilasciano, e quando uno invece si... Il suo
viso si corrug in un breve cipiglio. Tuo nipote, per lui 
tutto romantico,  tutto nobile...
Questa non era esattamente la conversazione che Bea si
era aspettata; non la capiva fino in fondo. L'accento indistinto,
l'inglese troppo ponderato - rigido, pi che spezzato.
E pens di nuovo: che cattivo gusto, in maniche lunghe
con questo caldo.
Ma se lo fai vivere in mezzo a storie di persone come
quell'uomo dalle dita orribili, protest, ed esplose: Julian
 troppo giovane per diventare cos triste.
Julian triste, no! Teatrale, hai visto quanto  teatrale. E
anche sua sorella.  come un bambino in una commedia.
Una commedia? La sua famiglia crede sia ora che diventi
serio.
Il ventriloquismo di Marvin. Oppure no: a voler essere
onesti, il ragazzo era totalmente anarchico.
Sua sorella non  cos seria. Impetuosa, un uccello selvatico.
Non ti piace? Appena proferita la domanda, Bea la
percep come qualcosa che soltanto un americano privo di
tatto avrebbe potuto pronunciare.
Lei non sarebbe dovuta venire. Rende tutto pi difficile.
E neanche tu saresti dovuta venire.
Specialmente se non riesco a parlare con mio nipote.
Sono passati giorni e giorni, e ho visto Julian per neanche
un quarto d'ora. Non che sia colpa sua. Un imprevisto
barlume di candore; come poteva darsi la colpa per
un'identica indifferenza? Non ci conosciamo, ammise.
Un nipote che consideri un estraneo. E ancora parli di
famiglia.
Bea disse fiaccamente: New York e la California sono
divisi da un continente.
Non hai un marito, un figlio, una famiglia tua? Se non
conosci tuo nipote, perch vieni a cercarlo, perch sei interessata
a lui?
Ti chiedo la stessa cosa. E poi os: Tu cosa vuoi da
Julian?
Lili abbass la testa. Qualche filo grigio sulla sommit.
Una volta avevo un marito. E anche un figlio. Il mento si
sollev, un avvertimento, un muro. Non avrebbe proseguito.
Oggi ho Julian.
Un marito, un figlio. Gente cos, ovviamente. Non c'era
alcuna innocenza in questa donna.
Rispetto a Julian, disse Bea, sembri... vecchia.
Ho gi cento anni,  vero! Ma sono qui per lui. Gli faccio
del bene,  cos che dite? Gli faccio del bene.
E quanto bene pu fare lui a te? Un ragazzino in una
commedia! Loro due, li chiami bambini...
Sta diventando sempre meno un ragazzo. Allo stesso
tempo  anche un uomo.
Oh, in quel senso... Questa era stata la peggiore.
In ogni senso. Non fraintenderlo.  un uomo.
Un uomo, ripet Bea stupidamente.
Ora capisci perch non saresti dovuta venire. Tua nipote
te lo ha detto. E te lo dico anch'io. E lo vedi da te.
Ormai  fatta. Non era desiderio mio, ma di Julian, lo voleva davvero.  cos.
Impensabile. Inaccettabile. Ormai  fatta? Allora il ragazzo
lo voleva davvero. Era oltre ogni possibilit di
recupero, persino oltre ogni possibilit di punizione. Si era
perso in un'incoerenza illimitata.
Lili si alz; la sua mano fece per andare verso la lampada.
Ma si ferm a mezz'aria, col palmo aperto a un giudizio
- Bea lo consider quasi come un appello.
Mi devi credere. Gli faccio del bene, disse Lili. Non
c' niente di misterioso, vedi?
Bea si rese conto che il segreto dei bambini eccitabili era
stato rivelato. Lili una volta aveva un marito. Ora ne aveva un altro.
...
.
...
CAPITOLO 16.
...
.
...
Iris sostava sulla soglia: una sentinella in allerta.
Domani sera? Un nuovo invito a cena? Ci penseremo.
Non puoi lasciar perdere per un altro po'? Julian ha ancora
bisogno di un paio di notti per recuperare, almeno - quella
tosse tremenda, non che non stia passando, per le uova
sbattute di Lili, forse. Sta guarendo, davvero,  solo che 
di pessimo umore. Non vuole che entri, insistette, non ha
mangiato molto,  irritabile...
Una maleducata, una testarda da mandare via, ogni volta,
ogni giorno, come un venditore ambulante, come un mendicante!
Non siamo ancora riusciti a incontrarci come si deve, e
non abbiamo neanche parlato un po'. Mi snobba...
Perch racconterai tutto a pap, ecco perch. L'interrogatorio
ai quartier generali, non  questa l'idea? Senti, Julian
sta bene, se la cava bene anche se nessuno lo controlla,
questo puoi dire a pap.
E cosa gli dico di te?
Iris alz gli occhi. Maleducata, testarda! E un che di pettegolo,
di fumoso, nel suo alito.
Non capisci che sei solo un'altra catena? Non ne abbiamo
bisogno, siamo stati alla catena tutta la vita...
Una catena? Ma se per anni non ho mai avuto niente a
che fare con nessuno di voi due...
Esattamente. E poi ti presenti qui, e tiri la catena.
Sei stata tu a venire da me, disse Bea.
Mi ci hanno mandato.
Testardi!, tutti e due. Questi californiani viziati, senza
un minimo di pazienza. Erano vissuti senza inverno. E se
qualcuno teneva incatenato Julian, ostacolandone il futuro,
fermandone la giovent, non era forse Lili? Oracolare,
troppo estranea per comprenderla. Ma senza nessuna intenzione
di mentire.
Un giorno vuoto, allora. Bea ce l'aveva davanti. Un'ora
per cambiare il biglietto di ritorno, e poi cosa? Un altro
giro al Louvre, perch no?, era inesauribile. Un falso ritorno
all'estate, quando era stata implicata in questi intrighi
internazionali non pi dei soliti turisti, un'insegnante nubile
in vacanza (non hai un marito, un figlio?), una cosa
banale, e non... qualunque cosa fosse, adesso. Una catena.
Una sanguisuga. Non la volevano, erano sospettosi - magari
avrebbero lasciato che offrisse loro un pranzo, e che
liberazione, poi. La temevano: era un messaggero, un emissario.
La consideravano un surrogato di Marvin. Sapevano
di cosa era capace Marvin.
L'accecante lunghezza della Galerie d'Apollon, una sala
ricoperta d'oro, e poi attraverso la vastit di quei corridoi
brillanti che si aprivano in sale ancora pi brillanti, etruschi,
greci, romani vivi nelle vene di marmo e nei grossi colli di marmo dove una volta pulsavano i battiti, e sui vecchi
muri re e guerrieri e nobildonne in sete vellutate, e cavalieri
pastorali all'ombra di pesanti corone d'alberi. Migliaia
di resurrezioni, la Magna Grecia che diventa Napoli, dee
umiliate, caraffe venerate. Polvere su polvere disprezzata.
Vide un mobiletto d'avorio lavorato a sbalzo, grappoli, foglie,
frutti, animali, nicchie dentro a nicchie infossate, ogni
centimetro inciso, cesellato, decorato. Vide, in una piccola
vetrina, un piccolo leone luccicante, accovacciato, con una
zampa tesa: gli artigli dorati brillavano. Guard e riguard
ancora - gli occhi assetati. In tutta questa proliferazione,
pittura asciugatasi secoli fa, ginocchia di pietra di spenti
sovrani, ogni oggetto creato, sudato, era umanit, civilizzazione...
Una panchina vuota; si sedette contenta, stanca, davanti
a un arazzo fiammingo che si estendeva da un lato all'altro
della galleria. Un milione di fili colorati, facce, mani,
topiarie, sentieri di pietre minute, un ruscello. Piccoli
pesci nell'acqua trasparente. Immaginava Marvin al suo
fianco, che guardava a bocca aperta tutto quanto senza vedere
niente. Sminuendo quello che non riusciva a capire.
L'America senza memoria, l'America, la Nuova. Ci che 
nuovo  buono, funzionante, efficiente. Organizzato.
Ma di cos'era capace lui!
...
.
...
CAPITOLO 17.
...
.
...
L'ultima cena, disse Iris. Cos l'ha definita Julian quando gli ho detto di venire. Per il bene di pap, e non che gliene importi.
L'ultimo minuto, l'undicesima ora. Bea aveva prenotato
un volo a mezzanotte. Nella sua stanza odiosa, due piani
pi sopra, le valigie erano gi pronte.
Crede che lo crocifiggerai, disse Iris. Che lo ingrasserai
per la macellazione, e servirai la sua testa su un piatto.
Le sue orecchie si erano arrossate; stava svuotando un
bicchiere dopo l'altro: fu presto chiaro che le tre bottiglie
conviviali ordinate da Bea non sarebbero bastate. Julian,
testa bassa sulla carne, continuava a mangiare come se avesse
patito la fame per mesi. Quel ragazzo era un carnivoro,
aveva appetito! E al suo fianco Lili, mezza coperta dalla pesante
tenda che separava quell'angolo dalla sala da pranzo
e sporgeva sopra le terrine stracolme e le salse traboccanti e
le vaschette di dolci e i vassoi di tartine che sfilavano attorno
a loro. Il profumo del cibo in arrivo fluiva dalla cucina.
Bea era stata generosa!
Ma fu un fiasco lo stesso. Totalmente inutile, dall'inizio
alla fine. Era contenta di partire. Addio ai loro misteri, ai
loro imbrogli, ai loro sotterfugi - era stata tirata dentro e se
n'era tirata fuori. Nella luce soffocata Lili si tramut in una
fragile piccola vecchietta avvolta in uno scialle. Bea vide
ancora quel doppio solco inciso sulla sua fronte: due binari
separati. Stava giocherellando con una foglia di lattuga solitaria.
Con un'occhiata, Julian le mise sul piatto una grossa
patata. Vapore e l'odore mieloso di un'erba familiare esalarono
verso l'alto.
Madame Ossa, le disse, mangia.
E a Bea, bruscamente: Sai come sta mia madre?
Queste erano le prime parole che le rivolgeva.
Tuo padre mi ha detto che  in una casa di cura.
Una casa di cura? Vorrai dire in un deposito. In un
manicomio.
Iris disse: Era consenziente, Julian, te l'ho detto. Il posto
 assolutamente chic, con un sacco di comodit. Era
felice di andarci.
Ce l'ha messa lui l. L'ha buttata via.
Dormiva tutto il giorno, non sapeva che ora fosse. Stava
diventando un po'... confusa. Ma non  il caso di parlarne
adesso...
Perch no?  lui che la fa impazzire, no? E di nuovo
a Bea: Far impazzire anche te. Cos'hai intenzione di raccontargli?
Che suo figlio  un fannullone testardo, disse Iris.
No, sul serio, continu lui, quando inizier a ossessionarti.
Dovrai pur dire qualcosa, no?
Cosa vorresti che dicessi?
Ma Lili - inquieta nella sua quiete - intervenne: Dovresti
dire quello che sai.
Quello che sa Bea, disse Iris,  che siamo scappati,
siamo in fuga. Come Hansel e Gretel. Solo che noi non
avevamo intenzione di lasciare nessuna stupida briciola.
Combattiva. Incoerente. Incoerente? La ragazza era ubriaca
fradicia!
Iris, hai bevuto troppo, disse Julian.
Julian, hai mangiato troppi dolci, rispose lei.
L'irritazione, il battibecco, la spazientita intimit di sempre
(Bea riusciva a mala pena a distinguere l'uno dall'altra)
andavano avanti e indietro tra di loro, mentre Lili sedeva
guardando la patata inzuppata nel piatto come un augure
che legge il destino. Sembrava tanto lontana da questi figli
americani quanto quel mobiletto d'ebano al Louvre, con
tutti i suoi compartimenti nascosti. Lili stessa era un recesso
oscuro con una piccola apertura - ed era la collusione, o
un qualche altro legame mistico tra loro, a obbligare il fratello
a replicare con un'accusa tagliente quanto quella della
sorella? Interrogatorio al quartier generale. E cosa avrebbe
detto Bea a Marvin, e cosa ne sarebbe venuto fuori? Era stata
questa la preoccupazione maggiore, a casa, dal momento
in cui Bea aveva fatto irruzione nelle loro vite? Certamente
avevano mormorato, esaminato, soppesato le possibilit;
cosa avrebbe detto a Marvin? Lo chiedevano con disagio,
lo chiedevano con urgenza, perch Julian era senza casa e
senza lavoro e irrequieto e avventato. Speravano, se solo
Bea avesse potuto raccontare la storia giusta, che Marvin si
sarebbe addolcito e avrebbe riempito di soldi il suo ragazzo
capriccioso? Forse una qualche segreta speranza se ne stava
accovacciata nel solco scuro tra gli occhi di Lili?
Lili disse, tagliente: Lei lo sa.
Cosa, cosa? La bocca sporca di vino di Iris era un cerchio
rosso. Julian la squadrava e sudava tra le pieghe del
collo.
Lei lo sa, disse di nuovo Lili.
Quando Bea li lasci tra le tazze da t, e sal in camera
(che bello liberarsi anche dall'avvallamento del letto e dal
tubo della doccia) per prendere la valigia, era sottinteso -
anche se nessuno l'aveva detto ad alta voce - che il destino
di Julian era nelle mani di Bea. Quello che fratello e sorella
avevano avuto paura di rivelare, lo aveva rivelato Lili: il ragazzo
aveva una moglie. Suo padre si era preso cura della
moglie; la sua, anche quando era malata, l'aveva piazzata
nel lusso. Perci era perlomeno concepibile, per il bene
della moglie del ragazzo, che ne venissero anche dei soldi:
dipendeva tutto da Bea. No, non sarebbe dovuta venire,
ma dato che l'aveva fatto, e che sapeva ci che sapeva, dopotutto
forse era stata una cosa buona. Questo spieg Lili
a fratello e sorella.
Sull'aereo, Bea pos il libro - le luci della cabina erano
state abbassate - inizi a immaginare. Era probabile, era
possibile. L'ingenuit del ragazzo, quegli inutili anni passati
lontano da casa, il modo in cui tentennava, in cui ricercava
il divertimento, quanto facilmente era stato abbindolato...
Indubbiamente Lili ci aveva pensato bene: lui non aveva
mezzi di sostentamento, n alcuna evidente ambizione. Ma
il padre era ricco. Un ragazzo con una moglie era un uomo,
e un uomo con una moglie non poteva essere lasciato affogare.
Abituata al suo cubicolo con le porte aperte che tendevano
a chiudersi, Lili aveva girato una chiave. La chiave
era Bea. Era probabile, era possibile. Si accordava con i
sospetti prevedibili di Marvin: l'inesorabile Marvin, che
aveva la logica dalla sua parte. Era nella sua natura, aveva
creato un'azienda, comprendeva l'avidit, era immerso nella
conoscenza della malafede.
Probabile? Possibile? Ma Bea non ci credeva.
...
.
...
CAPITOLO 18.
...
.
...
Quando se ne fu andata, loro attesero un poco. Le bottiglie vuote adagiate su un fianco. La patata che Lili non aveva neanche toccato giaceva fredda e rappresa sul suo piatto come una testa ghigliottinata. Sulla tovaglia, dove Julian aveva sgocciolato il sugo della carne, si spandeva una macchia oleosa. Sollevando il mento dai resti, Iris disse: Dici che pap la far impazzire?  gi pazza. Quando ero a New York - in quel buco di appartamento che ha - mi ha offerto il suo letto...
 perch aveva messo un pisello sotto il materasso, disse Julian.
E poco prima pensavo che volesse uccidermi. C'era questa cosa enorme, coi piedi di bronzo, artigli, ti aspetteresti di vedere un pianoforte del genere su un palco, e l'ho solo toccato, solo un tasto davvero, era strano vederlo l, occupava quasi tutta la stanza
Non era sposata una volta? Con una specie di musicista?
- un dito, l'ho premuto con un dito, e lei si  raggelata e sembrava furiosa, cio quasi violenta, con gli occhi da pazza. Come se l'avessi rovinato, o se potesse cadere a pezzi, o come se schiacciando il tasto sbagliato potesse venirne fuori un lampo. Come se quella cosa fosse sacra. E subito dopo, gentilissima, mi ha detto che potevo usare il suo letto.
Meglio strangolarti a notte fonda, disse Julian. E l'hai fatto?
Fatto cosa?
Hai usato il suo letto?
Certo, perch no? Invece di quel disgustoso divano letto. Con quegli stupidi artigli praticamente sotto il naso.
Lili disse: Forse in quella casa hai commesso un peccato.
Perch l'ho fatta dormire su quel suo coso pidocchioso?
Quello che volevo veramente era un hotel decente, ma, sai, la sorella di pap che fa gli onori di famiglia, era solo per una notte e le stavo chiedendo una mano...
Iris la santa, disse Julian.
Ma Lili disse:  peccato toccare una cosa sacra, no?
...
.
...
CAPITOLO 19.
...
.
...
Nel terminal, aspettando di salire sull'aereo, Bea cerc
di finire la lettera per Marvin, cestinando fogli stanchi uno
dopo l'altro. O diceva troppo o - sicuramente - diceva
troppo poco. Lo sforzo le aveva stirato il polso; la fragile
carta da lettere dell'hotel scivolava sulla valigia - una superficie
improvvisata e instabile - e temeva che finisse l'inchiostro
della penna stilografica. Alla fine si arrese e opt
per la vecchia scelta prima abbandonata, l'essere brusca,
e la mise gi cos: Non c' ragione che io resti ancora: Iris 
un enigma e tuo figlio  irremovibile. Lasci cadere la busta
in una cassetta della posta; stavano chiamando il suo volo.
Il francobollo estero era grande e appariscente. Avrebbe
avuto, appunto, il timbro di Parigi. Portare con s la lettera,
spedirla da un'altra citt, sarebbe stato pericoloso.
Aveva anticipato la data del biglietto, ma ne aveva anche
modificato la destinazione. Marvin non doveva saperlo; era
un'azione sconsiderata. Un capriccio. Oppure no; qualcosa
la spingeva a farlo. Mancavano pochi giorni prima che fosse
di nuovo costretta a respirare la fetida mancanza d'aria
della sua classe - Laura impaziente, irritante, che non vede
l'ora di essere liberata da quei giganteschi studenti con le
basette lunghe e un inizio di baffi, quanto avranno fischiato
Madame DeFarge e il suo lavoro a maglia, gracchiando in
un falsetto staccato:  molto ma molto meglio di tutto quello
che abbia mai fatto, pulendosi il collo, e come se la stava
cavando Laura, con loro?... Signora Bienenfeld, mostraci
come funziona la ghigliottina, dai, mostracelo, mostracelo
Charlie! Povera Laura, ce la stava facendo, a tenere a bada
quell'orda di ragazzi troppo cresciuti che saltellavano sulla
sedia?
Parigi le aveva fatto male; l'avevano trattata male. I rifiuti
e le mistificazioni. Ma ora Bea sapeva che Iris sapeva; e lo
sapevano assieme. Non era pi un segreto - Bea lo portava
con s. Aveva il potere di divulgarlo o no: in entrambi i casi,
significava potere.
I finestrini erano neri, le tende tirate. Molti passeggeri
dormivano, i volti bambineschi sotto la luce fioca nella
cabina. Il corpo dell'aereo vibrava come un diapason, obbedendo
al pulsare del quartetto di motori. Tra qualche
ora sarebbero sfuggiti alla notte, superandola lungo l'orlo
vermiglio del tardo pomeriggio. Le tende si sarebbero alzate,
un pigro dito di sole avrebbe svegliato i dormienti, e pi
sotto, mentre la pancia dell'aereo si abbassava, un famoso
oceano si sarebbe alzato verso di loro - non l'Atlantico del
ritorno a casa, sul cui labbro giaceva New York. Stavano atterrando in California.
...
.
...
CAPITOLO 20.
...
.
...
Era un altro paese. La piena estate dominava l'autunno.
Le donne camminavano per le strade mezze svestite, indossando
maglie senza maniche e pantaloncini corti, con le
unghie dipinte di smalto perlaceo che uscivano dai sandali
a tacco alto. L'odore di cibi fritti usciva dai ristoranti e ingrassava
l'aria. Fiumi di macchine su fiocchi di autostrade:
Los Angeles pericolosa e frammentata, come se un'intera
citt caduta dal cielo fosse esplosa in schegge e pezzi, sparsi
per miglia e miglia. Si era aspettata montagne, coni blu che
si fondevano con un orizzonte grigio. Invece, solo questi
frammenti di citt coi loro nomi da Vecchio Mondo e la
ribellione del Nuovo Mondo.
La Suite Eyre Spa: una villa in stile inglese all'interno
di un giardino inglese. La California! Qui tutto era una
replica di qualche altro posto. Il parcheggio era nascosto
dietro una fila di palme; dava su un lungo prato recintato
da tralicci carichi di rose, l'erba di un verde cos assurdo
da sembrare appena dipinta. Pozze di aiuole fiorite si snodavano
una dopo l'altra in modo naturale, come se peonie
e zinnie fossero cresciute cos da sole. Tra le aiuole erano
sparse panchine in legno di quercia, e anche quelle fingevano
di essere invecchiate naturalmente su quel suolo. E,
poco oltre, la villa, con sei bianchi pilastri georgiani e un
ampio portico ombroso con una fila di sedie di vimini imbottite
e grandi vasi di rigogliose buganvillee. Ma nessuno a
passeggio nel parco o seduto sulle panche o in attesa sotto il
portico. Un sanatorio immerso nel silenzio di un sonnellino
comune all'interno; o un gregge di mogli di uomini ricchi
prese sotto un incantesimo.
Pass davanti al banco della reception - non c'era nessuno,
anche se sul registro c'era una tazza mezza piena di
caff - e poi prosegu attraverso un corridoio di porte, alcune
chiuse, molte aperte. Donne addormentate. Curate col
torpore, che si cullavano nell'immobilit. La tossina della
disperazione. Forse era stata l'impulsivit a portarla fin qui;
ma l'impulsivit era il fragile carapace di quanto era stato
calcolato da tempo. E se non calcolato, perlomeno immagazzinato
e preparato. Le sue ragioni erano oscure anche a
lei stessa.
La porta di Margaret era chiusa. Nel mezzo una placca
di ceramica: su di essa qualcuno aveva scritto Signora M.
Nachtigall. Gir la maniglia e guard dentro, e sempre
pi in fondo, come in uno di quegli specchi che riflettono
altri specchi, nella lontana infinit. Una suite di stanze aperte,
file di finestre, tende bianche, luminosit diffusa, vasi di
fiori sconosciuti. Un odore indefinibile: medicine e sporco,
o forse erano i fiori... Un odore ripugnante. I fiori erano di
seta: la seta emanava un alito cos marcio? Una donna con
un vestito a pieghe - no, una vestaglia o un lungo camice -
sedeva su una sedia dritta davanti a un cavalletto. Ma i suoi
occhi fissavano il muro al di l di esso.
Margaret, disse Bea.
Gli occhi si mossero. La donna, no.
Sono Beatrice. Da New York.
New York? Quella voce: il timbro incorporeo, le sillabe
veloci e leggere. Prosciugate, velate, ammorbidite quasi
oltre la soglia dell'udito di Bea. La sorella di Marvin?
Allora si alz. Bea si era dimenticata quanto era alta la
moglie di Marvin, ma poteva quasi ricordarne il viso, pi
che altro attraverso il ricordo sbiadito di una foto o due,
forse vecchie di decenni. Era uno di quei volti perfetti, geometricamente
proporzionati e allineati, che sono belli a
diciotto anni ma che invecchiano male: troppa simmetria,
come le buone maniere inculcate troppo presto, svanisce. Il
volto di Margaret, le maniere di Margaret, erano entrambi
perfetti.
Che piacere vederti di nuovo, disse Margaret, da ospite
consumata. Come se si fossero incontrate per giocare a
carte solo la settimana prima. In effetti, a parte un unico
mormorio frettoloso e un cenno del capo in un corridoio
pubblico, non si erano mai incontrate veramente. Dopo il
matrimonio - quanti anni erano passati! - Marvin aveva
spostato la sua nuova moglie sul lato estremo del continente,
e l'aveva tenuta prigioniera l, perch, diceva lui, l c'era
il futuro dell'industria aeronautica, e l avrebbe fatto fortuna.
La cerimonia in s, celebrata in una modesta cappella
del New England, era affollata di infelici membri della famiglia
Breckinridge, e del tutto priva di infelici Nachtigall.
La madre di Bea, e poi il padre, erano calati nella tomba
senza mai aver sentito le vocali ben temperate della cognata,
o senza essersi meravigliati per la sua arrotondata fronte
aristocratica e per le sopracciglia perfettamente orizzontali.
N l'avevano vista vestita da sposa, se non nella posa
serena della classica fotografia che ringraziava per il loro
goffo regalo di nozze - aveva aggirato il registro dei nomi
degli invitati ed era arrivata ferita in una busta troppo sottile.
Marvin era andato da solo al funerale dei suoi genitori.
Bea fu presentata tardivamente a Margaret a New York,
un pomeriggio al Princeton Club, non pi di un'ora prima
che Marvin spingesse moglie e figlia piccola in un'auto
noleggiata per portarle a un'importante riunione di ex
alunni, in cui Marvin sarebbe stato onorato come generoso
filantropo, e dove non si aspettava di salutare il suo vecchio
compagno di classe e cognato. Il fratello di Margaret
era morto l'anno prima, ucciso nello schianto di un aereo
privato dopo un party a base di alcolici; la donna sul sedile
del passeggero era deceduta assieme a lui. Ormai l'AmeriCA's
hardware emporium aveva cessato di esistere, e tutti i
vecchi Breckinridge e Nachtigall, comprese le tre zie zitelle
di Bea, erano morti. E Bea era ormai da anni la signorina
Nightingale. Per Marvin, pensava Bea, lei era quella tra i
Nachtigall che poteva provocargli meno imbarazzo di tutti.
L'aveva portata in quell'occasione - le si era radicato nella
mente con un'eternit indelebile, come il fermo immagine
di un film - per presentarla su due piedi a Margaret e alla
bambina. La Margaret del fermo immagine sorrideva fisso,
e la bambina non era altro che il flash evanescente di una
testa bionda.
Ma la Margaret che ora stava davanti a Bea era tutta tremiti
e tic, un motore che pompava meccanici convenevoli.
Stai a casa nostra? Marvin  riuscito a organizzare tutto?
Forse  via,  sempre di corsa, ma la governante resta l fino
alle sei...
Si ferm; il motore si era inceppato.
No, no, la rassicur Bea,  te che sono venuta a trovare.
Sto in un hotel, ho noleggiato un'auto all'aeroporto
Marvin non sarebbe contento. Avrebbe paura che
potrei turbarmi, ma non sono affatto turbata. Mio marito
crede che io non stia bene. Ma sto benissimo, come puoi
vedere.
Bea seguiva la traccia lasciata dal camice da pittore:
cadeva fino alle caviglie di Margaret e le sfiorava i talloni
nudi. Conduceva Bea da uno spazio illuminato dal sole a
un altro, passando vicino a un letto disfatto e ingombro di
cuscini. Giunsero a una stanza con due poltrone vicino a
un caminetto ornamentale. Il camino era finto, l'inutile focolare
nascosto dietro una grande scena di paesaggio senza
cornice. Dopo essersi seduta su una delle sedie, e aver esaminato
tutto mentalmente, Bea ipotizz che questo generoso
sfoggio di sistemazione per invalidi era probabilmente
tre o quattro volte pi grande del suo appartamento.
Indic il caminetto.  tuo quel disegno?
Oh, io non disegno alberi e cose del genere. L'ha fatto
la persona che era qui prima di me, non potrei mai disegnare
cose cos. Mi dicono che ci riuscirei se provassi. Mi
dicono che ho del talento. Ma  normale che dicano cose
del genere. Sai com', la terapia.
Con Margaret seduta davanti a lei, di fianco, Bea poteva
scorgerne solo il profilo, il naso sottile e pallido come una
cialda, le ciglia pallide e troncate, la bocca appiattita. In
questo luogo, lontano dalla porta d'ingresso, l'odore non
era pi cos forte. Ma si sent inerme e frustrata - cosa credeva
di ottenere con questa dubbia visita, queste vuote cortesie,
accettando e negando? La donna era completamente
spenta.
Allora sei contenta qui, disse Bea.
Voleva essere una domanda; ma non fu pronunciata
come tale. Non ricevette risposta. Invece Margaret disse:
Non ci crederai, ma mi ha sempre interessato la famiglia
di mio marito - dirai che non ne ho mai dato prova.
Be', eccomi qui, l'intera famiglia. L'ultima dei Moicani,
non  restato nessun altro. Ma tu hai un clan tuo piuttosto
grande, no? Ce n' sempre uno o due sui giornali.
Ormai sono solo cugini. Ci sentiamo per Natale, anche
se ultimamente...
Il cugino nel Gabinetto. Il governatore. L'altro governatore.
E il membro del Congresso che pilotava il suo aereo.
Il mio povero fratello. Che cosa orribile.  passato cos
tanto tempo, Iris era solo una bambina, e mio figlio non
era neanche nato, ma se lo sogna, Julian mi ha sempre detto
che si sognava di cadere tra le fiamme.
Si era girata verso Bea. La sua voce era cambiata (era
per l'aereo incendiato, o per il figlio?); si indur in un suono
aspro, ruvido come quello di una sega. S, sto bene!
Per come la vede Marvin, sua moglie  scappata, suo figlio
 scappato, e l'unica che non  scappata  sua figlia.
Perch mai pensi che io sia venuta qui? Perch mai pensi
che io sia venuta qui? E dove altro potevo andare? I suoi
occhi erano spalancati. Io-non posso-vivere-con mio marito!
La delicata donna pazza imprigionata con delicatezza di
colpo stava dando prova di salute mentale: Bea comprese
che la sua era la salute dell'illuminazione. La chiarezza
aveva privato Margaret delle sue maniere anodine. La sua
bocca selvaggia, e le selvagge parole che ne uscivano, la
spinsero a inclinare la fronte e il mento: stava diventando
tridimensionale e viva.
Bea disse, scandendo bene le parole: Vuoi dire che volevi
venire qui? L'hai scelto tu?
Sono riuscita a convincere Marvin. Crede di essere stato
lui a convincermi. Rise di una risata amara. Capisci
come mi ha ridotta? Oh, ma ormai posso fregarlo, posso
batterlo in corsa. Non ti biasimo se non puoi capire. Perch
dovresti? Solo mi immaginerei che sua sorella... una volta
vivevi con lui, sei cresciuta con lui, avevate la stessa madre
e lo stesso padre. Ho sempre provato a immaginarvi tutti
assieme, specialmente sua madre, e se tu la pensi come mio
marito, dovrei odiarti. Ecco cosa gli riesce bene, odiare. Sai
cosa odia da quando era piccolo, quello che pi ha odiato
al mondo?
No, disse Bea, anche se pensava di saperlo.
Quel negozio di ferramenta. Quel putrido negozio di ferramenta.
Non l'ho mai visto, non ne ho mai sentito l'odore,
mi ha detto che odore aveva, pittura, cherosene, spray insetticida,
e non so che altro, ma io devo la mia vita a quel posto.
La mia intera vita, perch lui se ne vergognava. Diceva che
lo aveva avvelenato. Per un veleno serve un antidoto, no?
Salt su e pieg il lungo corpo sopra Bea; le sue dita bucarono
i braccioli vellutati della sedia. I grandi occhi dalle
ciglia corte si avvicinarono troppo.
Hai cambiato cognome, vero?
Quando mi sono sposata, s, per qualche tempo. Ma
poi ho ripreso il mio.
Hai cambiato il cognome con cui sei nata, insistette
Margaret.
Sono un'insegnante, nessuno riuscirebbe a pronunciarlo
 tedesco? O forse  yiddish. Credi che io non riuscirei
a pronunciarlo? O nessuno della mia gente? Bisognerebbe
fare i gargarismi col catarro per dirlo bene. Marvin
si  cambiato tutto, non solo il cognome. Per torturarsi,
o forse per fare bella figura con la mia famiglia, per quel
suo cosiddetto orgoglio. Li venerava, sai. Non che loro ci
abbiano mai fatto caso
Sarebbe difficile non notare il successo che ha avuto,
disse Bea. Stava difendendo Marvin, era forse possibile?
O lo sentiva come un torto verso quel padre modesto e
buono che voleva respingere, il ricordo di quel padre nella
stanza sul retro sotto una vecchia lampada, immerso in
un romanzo nel retrobottega, mentre la madre gestiva il
negozio?
Componenti in plastica per aerei, butt l Margaret.
Posateria avanzata, la chiamava mio fratello - con Marvin,
diceva lui, la mela non era caduta lontano dal negozio. Mio
marito  bravo coi soldi,  la goccia di sangue ebreo che
gli  rimasta. Tutto il resto  mio. Si alz in piedi e fiss
Bea. Si  trasformato in quello che pensa che io sia. Quel
simbolo araldico! Tutte quelle ricerche sullo stemma della
sacra famiglia! Se Marvin potesse trovare il modo di infilarsi
nel mio flusso sanguigno, lo farebbe.
Bea disse: Perch non la prendi semplicemente per
quello che ? Adulazione, o aspirazione...
Stai cercando di calmarmi, riconosco il tono. I medici
qui parlano cos. Non riesci a capire, mio marito non ha
un'esistenza! Lui non esiste. Non possiede un io.
Marvin l'egoista: senza un io? Margaret, cap Bea, era
intelligente. Aveva acquisito una conoscenza che andava
oltre quella ordinaria. Una smorfia le deform il viso: le
geometrie equidistanti si accartocciarono.
Quel verde sullo stemma, disse, sta per l'acqua. L'acqua
che James Watt prese dal fiume Clyde - il ragazzo che
invent il motore a vapore semplicemente osservando un
bollitore, lo trovi su tutti i libri di scuola. I Breckinridge
discendono da Watt dal lato materno, lo sapevi?
No, disse Bea.
Be', mio marito lo sa! E si aspetta che i suoi figli ne siano
all'altezza,  la loro eredit, noblesse oblige, devono esserne
degni, devono distinguersi.  questo che vede in Iris,
questa opportunit. Lei ha l'intelligenza, dice, se si applica.
La mia povera figlia, la fa vivere in un laboratorio giorno e
notte... Ma Julian... non sono solo quegli incubi, Marvin
li definisce un'attrazione per le atrocit, crede che Julian
sia innamorato della corruzione, tu riesci a credere a parole
tanto orribili? Qualsiasi cosa sia deformata, rovinata, lui
corre l - suo figlio! 
Questo era dunque il momento, Margaret che camminava
avanti e indietro davanti al finto caminetto, le spalle
strette, le braccia attorno al corpo: il momento per dirlo.
Bea si alz e afferr la mano di Margaret - un accenno di
tremito nelle dita.
Ha paura, Marvin ha paura, ecco cos'! Quella cosa
che ci mand Julian, tratta da chiss quale rivista che pubblicano
l, sugli uccelli sporchi per le strade. Roba da ghetto,
aveva detto Marvin. Si preoccupa che Julian sia una specie
di regredito
Margaret, disse Bea. L'ho incontrato. A Parigi.
Julian? Quando, come? La mano di Margaret si liber
con uno scatto, come per una scossa elettrica. Cosa fa mio
figlio laggi? Perch non torna a casa?
Non si  confidato con me.  stato tutto cos veloce, ma
mi pare che stia bene,  anche un po' in carne. Ho avuto
l'impressione che ormai sappia bene il francese. Certe persone
la considererebbero una cosa raffinata.
Raffinata! Era giusto mentire a un'inferma? La crudele
onest: era impossibile dire la verit a Margaret. Il suo collo era inarcato; aveva incrociato le braccia e serrato i polsi
sotto le ascelle. Stava cercando di piegarsi su se stessa come
una palla; non era passivit. Era un proiettile, un cannone,
un'esplosione. Poco a poco venne fuori tutto. Marvin
aveva avuto questa idea, disse, un modo per farlo tornare.
Una capitolazione, Marvin si arrese, si arrese davvero!
Julian non avrebbe studiato cose scientifiche, proprio non
 in grado, non  fatto per quelle cose, allora va bene, qualcos'altro,
basta che torni a casa...
Gli occhi di Margaret, del colore dell'acqua, nuotarono
verso Bea come un paio di squali. Lo ammirava - quel
tizio. Quel tizio, disse.
Chi?
Quello con cui eri sposata.
Leo? grid Bea. Cosa c'entra Marvin con Leo?
Mio marito conosce tutti a Los Angeles, non chiedermi
come, ha tutti questi contatti, parla con gente che poi parla
con altra gente... scopr dove viveva quel tizio, non lontano
da noi, tra parentesi, a Bel Air Circle, e and a trovarlo, era
proprio dietro l'angolo...
Ha incontrato Leo? Perch? Perch l'avrebbe fatto,
che genere di affari poteva mai avere Marvin in comune
con Leo?
 il modo in cui  fatto Julian, il modo in cui pensa... 
tutto irreale, dice Marvin, un sogno
Cos'ha a che fare tutto questo con Leo Coopersmith,
santo Dio!
L'inferma era al comando. Bea era venuta per consolare,
per simpatizzare; o per testarne l'audacia, la moderazione
- era per questo che era venuta? Certamente era venuta
per compiere un atto di gentilezza. Ma la visita aveva preso
un'altra piega; i colpi di Margaret volavano veloci. Bea non
si sentiva pi tanto gentile.
I film. Hollywood. Marvin pens di poter trovare qualche
lavoro che andasse bene a Julian, qualcosa che davvero
gli piacesse, per adescarlo..
E fece il mio nome?  questo che mi stai dicendo? Mi
us come... referenza?
Eri sposata con quel tizio.
E poi non pi. Marvin  andato da Leo per chiedere
aiuto, vero?  andato a mendicare dall'oboe?
Oboe, cosa vuol dire? Lavora nel cinema,  un famoso
compositore di musica per i film, no? E mio marito non
mendica. Mai.
Bea disse, torva: Senti, Margaret, Julian non sta per tornare,
non c' dubbio. Si  sposato. Con una profuga, sai
cosa significa, profugo? E tua figlia ora non vive sepolta nel
suo laboratorio,  con tuo figlio e sua moglie. A Parigi. In
questo momento. Li ho lasciati ieri.
L'acqua trem; gli squali sparirono. Le piccole ciglia
biancastre ebbero un battito.
Non ti credo, disse Margaret. Marvin non mi ha mai
detto niente del genere.
Non ne sa niente. Io sono la spia mandata dietro le
linee nemiche per riportare notizie. Informazioni fresche,
Margaret.
Non ti credo. Iris  a scuola. Julian  troppo giovane
per sposarsi. Dovresti andartene adesso.
S, disse Bea.
Camminarono, fianco a fianco, da cella a cella - il sole si era abbassato, le finestre ora erano spente - finch arrivarono al cavalletto. L il cattivo odore peggior.
Dovresti vedere il mio lavoro, disse Margaret. La mia terapia.
Gir il cavalletto per mostrarlo a Bea. Cielo scuro, colline scure, terra nuda e scura. Una macchia centrale che pareva somigliare alla figura di una donna, o forse era un uomo?
Tutto scuro e molto carico.
La moglie di Marvin era diventata una maestra nell'arte degli escrementi umani.
...
.
...
CAPITOLO 21.
...
.
...
Per il suo ventunesimo compleanno, Julian ricevette un
assegno dal padre, assieme a un biglietto dal tono distaccato
che spiegava come aggirare lo sconto bancario sulla
valuta estera, cos da cambiare i dollari in franchi senza perderci.
Suo padre se ne intendeva di scorciatoie del genere,
ma Julian rest indifferente: non aveva intenzione di iniziare
quello che certamente si sarebbe trasformato in un litigio
con qualche factotum in una banca, e comunque le istruzioni
di Marvin, piene di numeri e percentuali, erano per
lui incomprensibili. Gli bastava che la cifra sul rettangolo
di carta blu promettesse un'altra rata dell'affitto di Madame
Duval, e un'intera settimana senza servire ai tavoli. Non
che Julian disprezzasse le scorciatoie in generale - era Alfred
che l'aveva presentato a un certo Franois, che gli aveva
trovato il lavoro sottobanco, o comunque, come si diceva
in francese, era stato grazie ad Alfred che la sua cosetta
al Marais aveva raggiunto la Principessa, e dalla Principessa
era arrivata alla stampa. La stampa! Era successo due volte,
ma ora Alfred era morto, e lui era solo, senza intermediari,
per quanto tenesse ancora cupidamente d'occhio la Parts
Review. Senza Alfred, che era intrepido e conosceva tutti,
non aveva alcuna possibilit l, non era abbastanza bravo,
non era abbastanza diligente, o sicuro di s. Era, come
lo definivano a casa, un Luftmensch, almeno suo padre lo
chiamava cos, sua madre non avrebbe mai usato una parola
del genere, significava una persona incoerente, mancanza
di senso pratico riempita d'aria, lei l'avrebbe difeso...
Aveva letto di quegli scrittori leggendari che sedevano
nel loro caff preferito per tutta la mattina, lasciando correre
la penna, dimentichi di tutto quello che li circondava,
il rumore delle tazze e le chiacchiere, i passanti, i suoni delle
strade, i clacson delle auto. Non aveva mai visto niente
del genere, il che non significava che non si potesse fare,
infatti lui lo stava facendo proprio in quel momento, non
di mattina (non si alzava presto se non era costretto) ma
alle due di pomeriggio, al Le Tisserand, dove non aveva
mai lavorato e dove non lo conoscevano e non l'avrebbero
deriso. Riguardo all'assegno, era sia felice sia risentito: felice
perch poteva starsene l, con una bottiglia di birra e il
suo liscio e nuovo bloc notes con i margini rossi, e risentito
perch capiva che i soldi erano s una tangente, ma anche
una minaccia. Solo un altro mese, aveva scritto suo padre
sotto i numeri e le percentuali, e poi a casa. Quelle poche
sillabe risuonavano come un gong. Un breve cinguettio di
sua madre: Stai bene, Julian? Ci manchi. Niente da parte
della sorella - aveva altri mezzi: nascondeva le lettere, rispondeva di nascosto.
Aveva gi riempito quattro pagine: l'idea era quella di
creare una serie di favolette argute, in uno stile a met tra
quello di Esopo e quello di La Rochefoucauld (era stato
Alfred a introdurlo a La Rochefoucauld), con una morale
alla fine, solo che la morale non sarebbe stata una morale
- l'avrebbe chiamata immorale, e sarebbe stata l'opposto
di quello che le sue chiare ma ingannevoli favole parevano
suggerire o di quello riguardo a cui intendevano ammonire.
E il linguaggio sarebbe stato semplice e trasparente, un
termine che aveva appreso da Alfred; ma Alfred ora era
morto e quindi inutile, e la Paris Review gli aveva gi rifiutato
mezza dozzina di favole. Pens di doverle chiamare con un altro nome.
Aveva iniziato a piovere, all'inizio lievemente, e la calma
nell'aria e l'odore dei marciapiedi bagnati che veniva da
fuori avevano iniziato a eccitarlo: l'odore della trepidazione.
Poi cal il buio, e la penombra si impossess dell'angolo
in cui sedeva, contro un muro laterale, e la pioggia batteva
con una forza tropicale in dense cortine grigie che entravano
volando dalla strada. Una compagnia rumorosa di tre o
quattro ragazze giovani corse dentro, gi completamente
inzuppate, ridendo e strattonando gli zaini: c'era un lyce
nei dintorni. Gli piaceva guardarle: i polpacci rotondi sopra
i calzini abbassati, l'ascesa di piccole collinette appena sotto
le clavicole, capelli gocciolanti che pendevano in mezzo
alla schiena. Dovevano avere dodici, tredici o quattordici
anni; e appena dietro di loro, una donna di mezz'et. Pens
che fosse un'insegnante (aveva una valigetta), oppure la
madre di una delle ragazze, ma si allontan velocemente
dal gruppo e le lasci in piedi sulla soglia, a ridere e a strizzare
la pioggia luna dai capelli dell'altra raccogliendoli poi
in una coda di cavallo. La donna si diresse verso un tavolo
libero e apr la valigetta: gocciolava pioggia dagli spigoli.
Ma Julian continu a osservare le ragazze - una di loro
era proprio carina. Desider che fosse pi grande, sui diciott'anni,
diciamo; se avesse avuto diciott'anni, o venti, si
sarebbe alzato, si sarebbe avvicinato pian piano, e l'avrebbe
presa in giro delicatamente col suo francese ancora da
perfezionare. Oppure, se fosse stata una di quelle ragazze
americane (ma no, non lo era, l'intero rumoroso gruppo
era fuoriuscito da un lyce in fondo alla strada), quelle che
di questi tempi si incontravano in ogni angolo della citt,
avrebbe potuto iniziare come faceva sempre con le ragazze
americane: Allora, tu quale sei, Gertrude o Alice? che
era ovviamente un test, per ottenere o una replica ignorante
o un invito a dire il suo nome e da dove veniva e cosa ci
faceva a Parigi, e poi chiss cosa poteva succedere? Specialmente
se veniva fuori che era una di quelle laureande
in francese alla Vassar o alla Smith o alla Bryn Mawr, che
sapevano sempre chi erano Gertrude e Alice. E in quello
stava lo scherzo: aveva visto dalle fotografie che Gertrude
e Alice erano brutte e vecchie, infatti parevano uomini
vecchi, tozzi e (credeva) con le dita dei piedi a martello. La
donna che era entrata di corsa con quello stormo di ragazze
selvatiche - quella carina non avr avuto pi di tredici
anni - non era esattamente brutta, n vecchia quanto gli
era sembrata a prima vista, ma ne aveva colto solo un flash,
non era una che normalmente avrebbe notato. La notava
ora solo perch era una distrazione, pi dalle ragazze che
dalla sua storiella del gatto, che comunque arrancava: stava
tirando un foglio di carta e una matita a mine (del tipo che
suo padre teneva nel taschino) fuori dalla valigetta - cartone
da pochi soldi che sbucava dalle cuciture, non era fatta
per la pioggia. Aveva disposto le sue cose - un maglione
a maniche lunghe e un sacchetto con una pagnotta ovale
che sporgeva - a due sedie di distanza da dove sedeva lui
(che aveva i piedi posati su quella in mezzo), e poteva quasi
vedere ci che lei stava scrivendo. Aveva la banale forma
di una lettera, e lui perse subito interesse: non era come lui
un'inventrice di favole, non era carina, non era giovane,
non era il tipo che avrebbe mai avvicinato per chiedergli di
Gertrude o Alice. Era solo una donna che era entrata per
ripararsi dalla pioggia.
Uno squarcio di sole gli sfregi gli occhi, riflesso da un
parabrezza di passaggio: la tempesta era improvvisamente
finita. L'aroma marino del dopo-pioggia sibilava dal marciapiede
nel pomeriggio rinnovato. Cerc di concentrarsi
sulla storia: un gatto dallo spirito libero ma ligio al dovere,
che obbediente torna sempre a casa dopo una giornata di
vagabondaggi nei vicoli. E cosa c'era di immorale? Non riusciva
a pensare, era impaziente, era una cosa stupida, si
annoiava. Non voleva essere il gatto che torna docile a casa,
ma non stava bene perch gli mancava casa; o perlomeno
non stava bene. Stava male, male, in parte nello stomaco,
in parte non sapeva dove. Riconobbe il tedio, la dissolutezza,
il vuoto, era tutto finito con la compagnia che aveva
frequentato, quella brillante compagnia di cui Alfred era
il centro, Alfred che poteva snocciolare una disquisizione
comica su un pelo pubico che teneva tra pollice e indice
(il ratto del ricciolo, diceva): aveva vagabondato e bevuto
con loro, ma non era uno di loro, non apparteneva al loro
mondo; era sempre ai margini. Aveva provato e riprovato,
li aveva adulati e si era precipitato per raggiungerli, cercava
di meritarseli, ma alla fin fine loro si erano stancati di lui o
lui di loro, non riusciva a distinguere. Qualunque fosse il
motivo, se n'era allontanato. Era stanco della loro brillantezza;
non attecchiva, era tutta e solo movimento, rotolava
qua e l, senza scopo, arguzia dopo arguzia. Anche le sue
favole immorali non erano altro che superficiali arguzie.
Ma il vero problema era il gatto - gli serviva un animale
pi grande, uno in grado di spaventare la famiglia al suo
ritorno. Un orso; un tremendo orso grizzly. No: in quale
casa si sarebbe mai potuto tenere un orso come animale
domestico? Inoltre, una volta uscito, un orso sarebbe stato
un idiota a tornare alla vita domestica, dove indubbiamente
avrebbe dovuto rimettere di nuovo la catena.
Dannazione, non ci riesco, disse.
La donna alz lo sguardo, e lui cap che aveva parlato
a voce troppo alta. Si imbarazz, ma solo un poco, ultimamente
gli era capitato pi di una volta di parlare da
solo. Era la rabbia, lava che schiumava fuori da una gola
asciutta, non gli importava, poteva fare quello che voleva,
poteva urlare per strada se gli andava. Alle tre di mattina,
una volta, uscendo ubriaco fradicio dal Napolon, elegante
stordito impetuoso, Alfred tre fogli al vento, loro due che
urlavano al cielo, che urlavano nella notte, grasse e gloriose
urla americane, e: Sentite, disse Alfred, qual era la vera
landa selvaggia, il Nuovo Mondo (che ormai era comunque
invecchiato) o il Vecchio? Era meraviglioso, le braccia di
Alfred attorno al suo collo (ma Alfred si era ucciso, Alfred
era morto), senza sapere se aveva o meno un corpo.
La donna disse: Allora devi insistere.
Questa vecchia gli stava rispondendo, come se lui se lo
fosse aspettato, o ne avesse avuto bisogno, o l'avesse voluto!
L'occhiata che gli stava lanciando era sia un po' irritata, il
tipo di occhiata che daresti a un bambino che ha tirato un
sasso che stava per colpirti. Gli fece credere ancor di pi che
fosse un'insegnante del lyce, una vecchia strega dalla lingua
aspra che il selvaggio gruppetto di ragazze era determinato
a ignorare. Tolse i piedi dalla sedia. Questa piccola finta
forzata per marcare la propriet - l'aveva scoperto, l'aveva
imbarazzato - l'aveva fatta ridere, stava ridendo di lui! Da
quel primo suono era chiaro che non era francese, e certamente
non era americana, allora cos'era? Anche una risata
pu suonare straniera, e questa donna intrusa, con quella ruga da vecchia tra le sopracciglia, lo stava deridendo!
...
.
...
CAPITOLO 22.
...
.
...
Quel ragazzo era assurdo. Quel ragazzo era spregevole.
La sua coscienza di s, il signore del mondo, che comanda
una folla di sedie come se possedesse l'intero pianeta, uno
di quegli americani ignoranti innamorati di un'immagine
di Sartre morta e sepolta, quell'idiota, quello sporco comunista,
quel sostenitore del peggio. Parigi era infestata
da queste piccole imitazioni di Sartre e Gides, sedute nei
caff con manoscritti inchiostrati, un aperitivo piazzato
a un centimetro dalla mano per rendere pi autentica la
parodia, la stupida commedia obsoleta. E questo qui, in
un'agonia romantica per la tragica assenza del suo genio!
Un balocco, la loro Parigi, un giocattolo: l'avrebbero consumata,
lei avrebbe consumato loro, e uno dei due sarebbe
stato messo da parte. E quando avessero finito di giocare,
se ne sarebbero andati, quanto  facile volare via coi loro
facili passaporti americani verso quelle citt americane che
li aspettano e quei grattacieli da film, le loro felici Cleveland,
Chicago e Boston! Potevano andare e tornare, senza
sapere che la terra era bruciata, tanto naturalmente soffice
risultava ai loro piedi, ed ecco qui questo grezzo ragazzino
pieno di diritti con i suoi sporchi sandali sulla sedia e sporche unghie in vista...
Perci Lili rise, e nel suo strano inglese abborracciato se
ne usc con la sua secca canzonatura, e torn a concentrarsi
sulla lettera che stava scrivendo allo zio.
Ma lo stupido ragazzo non la prese per la beffa senza
importanza che voleva essere, semplice e basso sarcasmo,
o se anche cap, era talmente bisognoso di qualcuno con
cui conversare, che avrebbe allungato la lingua per ricevere
qualsiasi briciola di calore umano. Lei non aveva nessun
calore umano da offrirgli; era fredda, il suo calore andava
al fratello della sua povera e defunta madre, lontano, nel
posto in cui finalmente l'aveva scovato; aveva intenzione di
andare a trovarlo tra due o tre mesi. E da sola; il ragazzo
doveva gi essere sulla via del ritorno, aveva una famiglia
da qualche parte, perch insistere? E poi insistere per fare
cosa? La commedia in un caff? Li aveva visti dappertutto,
a bere, fare chiasso, recitare la commedia. Un finto esilio,
un gioco effimero. La terra era bruciata, le strade pullulavano
di rifugiati, e questi americani giocavano alla fuga! Come
se fossero risentiti per qualcosa, come se avessero qualcosa
da disprezzare, deridere, qualcosa da cui fuggire! Come se
non fossero i signori della terra.
S, questo signore della terra la guardava infelice, arrabbiato...
esacerbato. I suoi dolori, qualsiasi essi fossero, erano
banali, non era istruito, la sua ignoranza non era diversa
dall'innocenza; ma riusciva ad annusare i fumi dell'amarezza.
Faccio ridere? le chiese. Perch lei aveva riso, ma chi
non avrebbe riso davanti a una tale parodia?
Certo, disse lei. Esattamente. Siete cos tanti.
Tanti cosa? Ma guarda come era diventato combattivo!
Cos tanti senza nessuno scopo. Un carnevale giusto per
passare il tempo. Tu vieni qui e non sai neanche perch.
Lo stava sgridando; peggio, lo stava svelando. Una donna
imperiosa e indiscreta che credeva di essere una chiaroveggente.
Come se lui non avesse il diritto di essere ci che
voleva. Lo considerava parte di una folla, e lui aveva abbandonato
la folla; non era giusto. Una stretta di nostalgia: solo
sua sorella lo capiva. Be', anche sua madre, ma era troppo
sottomessa al padre...
Tu non mi conosci, disse, perci non giudicarmi.
Alle sue orecchie suonava infantile.
Dovresti tornartene a casa, gli disse.
Non posso.
E come mai?
Non ce l'ho, una casa.
Fantastico! Questa caricatura, questo rampollo della
fortuna, che diceva di essere senza una casa!
No! E allora da dove vieni?
Lo sput come fosse un verme: California.
Allora quella  la tua casa, o no? anche se le avrebbe
potuto dire Antartico, per la verit.
Nascere in un luogo, replic, non significa che sia
casa tua, non se non ti trattano come fossi una persona...
Lo stava attirando, credeva lui, con l'intenzione di calciarlo via: perch avrebbe dovuto permetterlo, perch avrebbe
dovuto raccontarle qualcosa? Aveva gi detto anche troppo,
ancora quella parlantina infantile. Ora la stava esaminando
seriamente - quant'era piccola, scapole che sporgevano,
l'arco del labbro superiore che si mordicchiava. Le dita
bianche che ancora tenevano stretta la matita.
E di nuovo quella risata! Derisione. Con una specie di
senso di vuoto. Era forse una barzelletta per lei?
Parli di cose che non conosci, disse lei.
Si era sbagliato, non era vecchia, trentacinque anni o gi
di l, solo la sua voce sembrava vecchia. Voci del genere
appartengono ai nuovi immigrati nelle remote zone
newyorkesi. Aveva visto i vecchi film, i carretti spinti a mano, le
vecchie babushke ciabattanti, i vecchi uomini. Sapeva che
il padre di suo padre era stato un immigrato (ma no, non
certo sua madre!); era una specie di segreto di famiglia. Suo
padre disprezzava gli accenti stranieri, li derideva, lo infastidivano.
Lei vide com'era perplesso. Amareggiato, perch era
amareggiato? Un ragazzo confuso, che non capiva niente.
California, la terra delle fiabe, Deanna Durbin, Fred Astaire,
film con gente che canta e balla mentre il mondo brucia.
E lui - per quella voce, con quelle goffe approssimazioni
straniere coperte da una cadenza familiare (era troppo veloce
ma anche troppo lenta, era sbagliata), e la vibrazione
delle sue r gutturali - lo sentiva, lo colpiva, lo sottometteva:
quello che lei era. Uno di loro, i fantasmi del Marais, quei
piccioni vagabondi che becchettavano i resti calpestati. Dovevi,
se non ti facevano troppo schifo, compatirli, piccole
cosette sporche, essi stessi una specie di rifiuto. Ma se li
compativi, anche solo un poco, potevano trasformarsi in
colombe brillanti, dotti cosmopolitani con storie segrete
portate gi da vortici malevoli. Colombe era il nome che lui
dava loro, e quando atterrarono, sorprendentemente, tra le
pagine del Merlin (grazie ad Alfred!), rimasero colombe.
E lei - osservando in quel momento nell'oscurarsi di
quegli occhi pallidi una qualche presa di coscienza inesorabile,
prese il suo bloc notes dai margini rossi: e se fosse stata
troppo impulsiva e sprezzante, e se in quel bloc notes ci
fosse stato qualcosa di meritevole, un ragazzo di vent'anni
pu anche pensare cose meritevoli, Eugen a vent'anni era
meritevole, persino bello, non diverso da questo ragazzo
slanciato con le spalle larghe e un triste mento appuntito
sopra il collo soffice e carnoso, e un accenno di baffi e i capelli
troppo lunghi e il naso largo dai lobi arricciati. Ma non
voleva pensare a Eugen, e non voleva pensare a Mihail. Li
gettava via, Eugen e Mihail, li spurgava dagli occhi quando
si intrufolavano. Uno spurgo nero, come vomito.
Si incontrarono cos, quel pomeriggio, Lili e Julian, tra
ridicolo e condiscendenza, tra vuoto e tumulto. Lui gracchiava
la sua California, la terra dell'inconsapevolezza,
niente di pi che gatti e orsi di pezza. Lei sanguinava la sua
Transnistria, dove si sapeva troppo, niente che lui potesse
immaginare: lei gli teneva nascosto il tifo, la dissenteria, la
fame, le sparatorie. Sparatorie e altre sparatorie. Madre, padre,
Eugen, Mihail. E poi solo Lili, Lili da sola, con quell'orrendo
buco nel braccio (lo teneva coperto) per un colpo
sbagliato, e lo zio appena ritrovato in un posto lontano. La
Transnistria del diavolo nero, e poi la Bucarest del diavolo
rosso, confusione e scarti. Ma lo teneva nascosto.
Poi arriv la compassione: lei compativa lui per il suo essere
vuoto, lui compativa lei perch era stata piena e ora era
svuotata, e per il terribile buco sul braccio. Lei gli disse che
voleva andare dallo zio; suo zio viveva a Bat Yam, una citt
sul mare, non lontano da Jaffa; suo zio l'aspettava, Julian
conosceva Jaffa? Non la conosceva.  la citt da dove salp
Giona, gli disse; sapeva a malapena chi fosse Giona, non
era religioso. Ma alla fine - ci volle pi di un mese - lo aiut
a portare via le sue cose dalla casa di Madame Duval. Decisero
(quant'era stato difficile convincerla) di vivere per un
po' nell'appartamento vuoto del dottor Montalbano. Lei
aveva molto da insegnargli. Lui non aveva niente da darle
se non il miracolo della sua gratitudine.
Quello che lei gli aveva insegnato era l'Europa. Lei gli
rafforz la mente. Lui penetr nel suo corpo con gratitudine.
Dimentic la compassione. E anche lei, che ne aveva
meno (perch in verit ne meritava meno), la dimentic.
...
.
...
CAPITOLO 23.
...
.
...
Leo era arrabbiato, umiliato. Quella mattina aveva incontrato
il regista per discutere alcune scene appena aggiunte
- in cui la musica sarebbe entrata e poi uscita. Il
regista aveva insistito sugli hits, sugli story points - a
Leo non dava fastidio il linguaggio che usava, ma gli insulti
alla sua partitura. Voleva, per una volta, far scorrere tutto
dall'inizio alla fine, senza interruzioni: cos che, anche se
avesse continuato dietro e durante il dialogo, anche se si
fosse alzata e gonfiata dove c'era terrore o euforia, anche
se avesse galoppato coi cavalli, anche se avesse ondeggiato
evocativa nel climax del riconoscimento degli amanti,
avrebbe avuto una sua vita, separata da quello stupido
dramma, sarebbe stato l'organismo indipendente che doveva
essere: sarebbe stata sua.
Leo! Cosa diavolo credi di fare? url il regista - era
Brackman, quell'insopportabile arrogante di Brackman -
un concerto per pianoforte, cosa siamo, alla Carnegie Hall?
Vuoi compormi un'opera? Senti, qui mi serve un suono forte,
proprio qui, non m'interessa cosa, un tamburo, un piatto,
fatti venire in mente qualcosa. Segui l'azione, non voglio musica
fantasiosa, hai capito?
Ma il lavoro aveva una traiettoria, aveva uno scopo, era
una freccia vivente, aveva il suo flusso sanguigno. Schnberg, persino Schnberg! Non sapevano cosa farsene di
una polifonia complessa, dell'originalit, di una pi alta
immaginazione. Se Brackman avesse potuto assumere,
mettiamo, Prokofiev invece di Leo Coopersmith, l'avrebbe
deriso proprio come stava deridendo Leo Coopersmith
- non contava niente che Eisenstein e Prokofiev avessero
collaborato come due angeli! Un'epoca del genere non sarebbe
pi tornata. S, perch non un'opera? Perch non
l'empireo, il sublime? Brackman voleva quello che aveva
gi sentito in cento altri film, vecchi suoni affidabili adatti
alle vecchie immagini. Movimenti sinuosi e violini smielati.
Leo ormai sapeva di non essere niente pi di un operaio di fabbrica. Era l'uomo pi in basso sul palo del totem
- molto pi in su c'erano registi e produttori e ogni altra
risplendente figura che si librava sopra di loro -, ma che palo
dorato, era! Ed ecco questa casa grande, e, parcheggiata sul
vialetto circolare, la sua grossa auto; un cuoco, con larghe
spalle e una bella pancia, se ne stava in cucina. Sia la prima
sia la seconda moglie lo avevano lasciato. Si erano portate
via le sue figlie: Lucinda, avuta con la prima, Lenore con la
seconda. A volte si ricordava di correggere il conto: la prima
moglie in effetti era la seconda, la seconda era la terza. Cosa
abbastanza comune nel suo ambiente e tra le sue amicizie:
tanti figli da altrettante mogli come un abitante delle Isole
Trobriand. La vera prima moglie ormai era quasi un fantasma
- un episodio morto e sepolto (episodio, che termine
industriale), un capriccio ormai cos lontano nel tempo che
forse non era neanche accaduto. Un matrimonio mezzo dimenticato,
e solo un idiota sconsiderato avrebbe lasciato un
piano da concerto perfettamente funzionante a un'ignorante
in fatto di musica. Il fratello era diventato qualcuno; perlomeno
aveva fatto i soldi, o li aveva ottenuti sposandosi. In
ogni caso, era un magnate industriale di una qualche specie.
Il fratello l'aveva snobbato secoli fa, e ora eccolo l a mendicare
un favore.
Camminava davanti a una delle alte finestre sul davanti
della casa, abbastanza grandi da non sfigurare in una cattedrale.
In quella casa tutto era troppo grande, come se si
fosse gonfiato per una qualche malattia. Era appartenuta a
un attore del muto ormai defunto. In un mobiletto chiuso
a chiave (aveva dovuto scassinarlo) Leo aveva trovato una
collezione di spade di gomma e tuniche in stile medievale.
C'erano cacche di cane nell'ingresso. Il prezzo della casa era
crollato quando Leo l'aveva comprata: col suo tetto di tegole
rosse spagnole e le vistose torrette merlate, era sul mercato
da quattro anni e mezzo - la piscina era stata riempita
dopo che il pastore tedesco dell'attore deceduto vi era annegato.
Carrie, la prima moglie di Leo (cio, la seconda) ci
rest per ventidue mesi prima di togliere le tende. Marie, la
seconda (no, la terza), dur di pi; ma era una casa inadatta
all'armonia nuziale; o forse era la consuetudine del Paese, di
quella parte del Paese che si affacciava sul volubile Pacifico.
Attraverso la finestra osserv la piccola Ford a noleggio
che faceva manovra nel vialetto dietro la sua lunga Buick:
guarda un po', ha imparato a guidare! Be', anche lui ormai
era cos distante dal quel periodo antidiluviano dei carrelli
e degli autobus e delle gomitate opprimenti degli estranei
nei soffocanti vagoni della metropolitana, dal ragazzo che
viveva coi parenti nel Bronx, confinato e diffidato dall'esercitarsi
col vecchio e orrendo pianoforte a muro completamente
scordato. Era lontano da quel ragazzo, un po' abbacchiato
per l'inaspettato andamento delle cose da allora,
ma i suoni nella sua testa erano incorruttibili, era solo che
in un certo senso, in un certo senso...
Si stava avvicinando alla porta, l'enorme porta d'ingresso,
col campanello che risuonava come i colpi del Big Ben
(per compensare, l'attore del muto aveva dotato la casa
di corde vocali gargantuesche), e si chiedeva se andare di
persona, o aspettare che Cora uscisse dalla cucina per risparmiargli
il primo, difficile scambio di sguardi: sarebbe
stata imbarazzata, e lui? La sua voce al telefono non suonava
familiare: se la ricordava diversa, timida, compiacente.
Gli esseri umani sono forse resi incoerenti dal tempo?
Oh, sembrava molto nervosa, ma decisa. Voleva qualcosa.
Prima il fratello, poi la sorella. Quanto a coerenza, lui assomigliava
a quel ragazzo lontano nel tempo solo per la cosa
pi importante: l'incorruttibilit, il coro sublime dei suoni
nella sua testa. Anche se, a dire la verit (a volte se la diceva),
usando un po' di buonsenso, cos'era lui in fondo?
Uno scribacchino, niente pi che l'ennesimo scribacchino
dell'industria del cinema, n pi n meno.
Ma non agli occhi di lei! Al di sopra di tutto, lo sapeva,
avrebbe scintillato il velo che era abituato a vedere, quella
membrana di seta brillante colorata filata dalla magia nazionale,
internazionale e galattica del cinema. La magia del
cinema: il suo nome noto al pubblico, composto in lettere
che strisciavano come fantasmi sugli schermi dei sette continenti.
L'aveva vista, quell'ammirante umilt che infiammava
il volto ampio e potente del fratello, la bocca dura e
piatta, quei larghi denti inferiori che splendevano di saliva
mentre parlava: l'uomo potente si era fatto timido, timoroso,
pronto a importunare. La magia del cinema lo teneva
prigioniero; teneva prigioniero ogni essere vivente dei sette
continenti. Il fratello, l'uomo potente, era impressionato,
intimidito - anche se non dalla grandiosit della casa; indubbiamente
la sua era dieci volte pi grande e pi bella.
Forse anche Bea si era lasciata dietro le case popolari,
magari molto indietro - mio Dio, e se fosse ancora impiegata
in quella tremenda scuola per teppistelli! - e quando Cora
la condusse attraverso l'enorme vestibolo e l'atrio centrale
fino al prato blu del tappeto dove lui attendeva tra profondi
divani (erano di Carrie) e tavoli di marmo e troppi panciuti
vasi cinesi (erano di Marie) e fotografie incorniciate
dei suoi film e dello Strumento Stesso, credette di avere la
soddisfazione di vedere una donna intimidirsi. Una donna!
Che strano aver immaginato che avrebbe avuto lo stesso
aspetto, o quasi lo stesso. La ragazza era sparita; questa era
una creatura completamente diversa.
Tese una mano per affrettare i convenevoli - cos'altro
doveva fare? Lei la prese in modo quasi sonnolento: il suo
palmo era caldo, le dita rilassate.
Quasi non ti riconoscevo, le disse, e visto che era la
cosa pi importante, perch nasconderlo? Non credeva le
importasse; era solo un fatto.
Ma lei guardava oltre di lui, osservava il lusso dei rivestimenti
di legno e delle tende scanalate, e, da non dimenticare,
la buona ospitalit dei dolcetti di Cora. Nessuna traccia,
qui, delle scelte esagerate dell'attore defunto: era tutto un
miscuglio di Carrie e Marie.
Guardava fisso. Hai un altro pianoforte.
Un altro? Ce l'ho da anni,  il mio premio, disse.
 molto pi grande dell'altro.
La vecchia scatola gracchiante della cugina, ma dai, stai
pensando a quella? Povera piccola Laura, ormai dev'essere
uscita dalla tua vita...
Mi sta sostituendo a scuola, ecco perch sono riuscita
a venire qui.
Allora insegni ancora, disse.
No, non quello, non quello di Laura. L'altro, il piano
da concerto, ce l'ho ancora, s, insegno ancora.
Insegnare, disse stupidamente. Percep un pericoloso
interrogatorio strisciare verso di lui - voleva sviarlo. Stava
per invitarla a sedersi su un divano, ma lei si era gi accomodata
su una sedia con uno schienale di rattan e un sedile
imbottito. Si intonava col ponte arcuato sul pi grosso dei
grossi vasi cinesi che stavano sul tavolo dorato all'altezza del
gomito. La vide girarsi verso il vaso, e temette che un qualche
movimento distratto del suo braccio potesse farlo cadere
- ne conosceva il valore. Ma lei stava osservando gli altri
oggetti sul tavolo dorato: un posacenere (era Marie quella
che fumava: i cuscini del divano trattenevano ancora la nebbia
latente delle Camel), una foto di due bambini, incollata
alla bell'e meglio su una finta cornice di cartoncino, e il libro
che lui aveva abbandonato l almeno sei anni prima.
Vedo che stai leggendo Mann, disse lei.
Doctor Faustus,  un po' che non lo leggo. Mi piace
tenerlo in vista. Come una sorta di talismano.
Lei prese in mano la foto e la rimise gi. Chi sono queste?
Le mie figlie. Un regalo di compleanno, hanno fatto
loro la cornice...
Lo sguardo di lei vagava dappertutto, esaminando ogni
angolo, immaginava lui, per cogliere qualche segno delle
ragazzine.
Abitano lontano, le disse.
Parve indifferente. La sua attenzione era tornata allo
Strumento. Cos'erano le sue figlie per lei? Lei non ne aveva,
di figlie. Lo stupiva che Beatrice Nachtigall, o qualsiasi
nome portasse ora, fosse in quel momento seduta davanti
a lui a casa sua! Non poteva essere una cosa reale, era una
chimera. La visita di un fossile.
 uno Steinway, questo? gli chiese. Hai sempre voluto
uno Steinway.
Un Blthner, disse lui. Era riluttante, ma continu lo
stesso. Un pianoforte da concerto dell'Ottocento, importato
da Vienna. Mi hanno detto che Mahler vi compose la sua
Sinfonia n 6,  un tesoro...
E adesso componi con questo? Come facevi con l'altro?
Ecco che iniziava: uno di quegli ingenui interrogatori.
Era mai possibile che fosse venuta come membro di
quell'ammirato piccolo pubblico, come suo fratello, spudorato,
intrusivo... ma se questo era tutto, poteva anche
assecondarla, si sarebbe adattato, finch non fosse diventata
una cosa troppo personale. Ma come poteva non essere
personale? Era inconcepibile che questa seriosa donna di
mezz'et potesse essere mai stata una moglie, la moglie di
chiunque. Sicuramente non la sua! Le sue caviglie, quelle
scarpe. Persino le ossa dei polsi. Era completamente rinsecchita.
C'erano dei seni sotto quella giacca di lana? Era
vestita per il clima di New York.
Aveva nominato il suo pianoforte da concerto; non poteva
essere stata un'affermazione innocente, quella del pianoforte
da concerto: quella era una cosa personale. Era venuta
per un motivo. Lui non le doveva niente, era stato pattuito
all'epoca che lui non le doveva niente - era lei che aveva
un lavoro allora, non lui. La sua voce nell'orecchio la sera
prima: aveva perso il controllo della gola, gli era sfuggito un
gemito strozzato, mentre lei era stata fredda, gli aveva detto
semplicemente che si trovava nei paraggi, era un problema
se faceva un salto? Meglio dire, se faceva un salto fuori dal
nulla! Una donna ormai estranea alla sua vita, cancellata
dalla sua storia, eliminata; come se mai fosse esistita. Non
aveva pensato a lei per decenni. Non aveva nessun motivo
per pronunciarne il nome.
Ricordo come lo facevi, insistette lei. Ti veniva una
specie di sudore.
Non ne sai niente, non ne hai mai saputo
Leo, ti ho ascoltato per anni. Anni e anni.
L'ignoranza si fondeva all'ammirazione, era per questo
che aveva invaso la sua casa, la sua vita?
Senti, le disse, ha a che fare con tuo fratello? Un'altra
discussione? Gli hai detto che potevo fare qualcosa per suo
figlio, e questo  il tuo turno? Non posso fare niente per
suo figlio, indipendentemente da chi me lo chiede.
Lo spavent constatare com'era arrossita: come se l'avesse
colpita in pieno volto.
L'ho sentito, gli disse. Che  venuto Marvin.
In nome dei bei tempi andati?  questo il motivo?
Non so perch  venuto. Non gli ho parlato. Non l'ho
visto.  stata una sua idea
Se non gli hai parlato come sai che  stato qui?
Me l'ha detto sua moglie.
Tuo fratello, sua moglie, il figlio. L'intera maledetta famiglia.
Trova un lavoro a mio figlio nel mondo del cinema!
Non si pu arrivare cos a chiedere favori, Bea. Non hai
niente da rivendicare.
Vide che la stava mettendo in imbarazzo; si sorprese di
come lei si vergognasse della sua vergogna. L'aveva sempre
difeso contro il fratello, non aveva mai preso le parti
di Marvin. Si era dimenticato quante cose si era dimenticato.
Era la prima volta che aveva pronunciato il nome di lei
da... non sapeva neanche da quanto.
Ma anche supponendo, disse, che avessi avuto un lavoro
da dargli, e Dio solo sa che non ce l'ho, cosa credeva
che potesse fare suo figlio nel mondo del cinema? Vendere
caramelle all'ingresso? Tuo fratello pensa che io sia famoso,
che abbia conoscenze, che possa fare miracoli...
Non sono venuta per Marvin, non so cosa lui pensi.
Non sono venuta per suo figlio. Solo perch... perch闔
Perch pensi che io sia famoso, la interruppe.
Ti ho sentito a Londra, ti ho sentito a Parigi...
Attraverso i sette continenti!
Quelli erano film, disse. Non erano me.
Non lo erano. Avrebbe dovuto essere una domanda,
era stata concepita come una domanda; ma ne venne fuori
un'affermazione. O altrimenti non ci credeva, ed era uno
schernire, uno sminuire. O peggio, ci credeva: questa stupida
incompetente credeva che la musica per i film fosse
uguale all'opera, alle sinfonie! Lei non conosceva l'industria
del cinema, non conosceva la musica, non conosceva
Mahler, non conosceva la verit del Blthner, non sapeva
come ci si sentiva a essere accecati dalla selvaggia Sinfonia
n 6, la ferita, il dolore, il colpo di martello sul cervello...
Ma sapeva e sapeva, e nella vergogna di lui davanti alla
vergogna di lei (vedeva quanto lei si vergognasse del fratello,
e magari anche del figlio) lui cap ci che lei sapeva
- lei era stata presente alla nascita di tutto questo, era stata
una testimone: era la volont di lui, che lei conosceva.
Le sue profondit, le sue passioni, i suoi abissi. Lei era
l'unico essere umano sulla terra che si era aspettata che
lui scrivesse sinfonie. Non Carrie, non Marie, e neanche
lui stesso.
Disse cautamente: Londra e Parigi. Sei stata in viaggio?
Non  un'abitudine. Solo ultimamente. A Parigi sono
andata a vedere Whispering Winds due volte, e a New
York l'ho visto mezza dozzina di volte. Te l'ho detto, ho
ascoltato molto.
I congegni. I meccanismi e i trucchi. Non pu essere
musica composta seriamente, non  possibile, non te lo
lasciano fare. Voleva dirle: non lo permisero a Schnberg,
nemmeno a Schnberg, licenziarono Schnberg!, ma se non
conosceva Mahler, come poteva conoscere Schnberg?
No, disse lei. Sei tu, Leo, ne sono sicura.
Ne sei sicura! Non riusciresti a distinguere un flauto da
un oboe. Tuo fratello...
Marvin  infelice, non avrebbe dovuto infastidirti.
Ambizioso e idiota. Immagino suo figlio sia una nullit.
Non vuole tornare a casa, ecco tutto.
Tra loro si spalanc il silenzio. L'aveva portata fuori
strada, ma qual era la sua strada?
Le disse: Stai andando a trovarlo?
L'ho gi visto. A Parigi.
Tuo fratello  a Parigi?
Suo figlio. Non so dove sia Marvin, era in Messico qualche
tempo fa. Non so se lo vedr, credo di no. Sua moglie 
malata,  in una casa di cura non lontano da qui, perci mi
sei venuto in mente... Si ferm. Il rossore era diminuito.
Gli lanci un'occhiata vacua, come una pagina bianca. Ti
penso tanto. Pi di quanto dovrei.
Che romantica. Dopo tutti questi anni. Sprezzante!
Perch doveva disprezzarla? Non era Bea che disprezzava.
Non  per questo. Non  per questo, Leo.  che mi hai
fatto pensare a te. Sei stato tu. Perch l'hai lasciato l e non
sei mai pi tornato a riprenderlo.
Il pianoforte, le disse.
Il pianoforte.
Non dovevi mica tenerlo, per fartene cosa?
 in buone condizioni. Non lo tocca nessuno.  accordato,
chiamo un accordatore ogni tanto, almeno a quello ci
arrivo.
Potresti venderlo. Avresti potuto venderlo anni fa.
Il ritorno di una macchia rossa, ma solo tra le sopracciglia.
Un marchio braminico - di recente aveva composto la
musica di un film ambientato a Calcutta.
Sarebbe stato come vendere la tua anima, no?
E come scorreva il suo disprezzo. Oh, l'ho fatto cos
tante volte!
Ecco perch vado al cinema. Per ascoltarti mentre lo
fai.
Lui si alz. Gli stava venendo un crampo alla gamba. Il
divano era troppo profondo, non gli era mai piaciuto, gli
premeva sulle cosce.
Non potevo restare, Bea. Il posto era un buco, temevo
che se non avessi avuto la forza di andarmene, non l'avrei
mai fatto. Tu volevi troppo, ti fidavi troppo. Non volevi
niente per te stessa, solo per me.
Allora perch non sei tornato a riprenderlo, perch
l'hai abbandonato?
Ne ho comprato uno migliore.
Migliore? Solo perch una volta qualcun altro ci ha
composto una sinfonia?
Qualcun altro... come se... Oddio, chiami Gustav
Mahler qualcun altro!
Ma non tu. Tu non l'hai fatto.
Non ho fatto cosa, di cosa parli?
Non  mai successo. Il suo sguardo era feroce e deciso;
non era lo sguardo che si ricordava. Niente sinfonie.
Sei dispiaciuta,  per questo?
Non per me. Per te, come hai detto tu.
Guardi troppi film, Bea. Specialmente i miei, e credimi
l s che il tremolo  tutto finto...
Avevi detto che saresti tornato a prenderlo, e non l'hai
mai fatto.
Il crampo era diventato molto forte; la gamba gli faceva
male, dal polpaccio alla caviglia. Osserv Bea fare il giro
della stanza. I suoi divani, i suoi vasi cinesi, le sue tende
scanalate, lo spazioso prato blu del suo tappeto - era sicuro
che lei non possedesse niente del genere. Prendeva lo stipendio
di un'insegnante di citt, viveva in un appartamento
di citt. Non era la moglie di nessuno: che fine avevano
fatto i suoi seni?
Il coperchio del Blthner era chiuso. Lei lo sollev e
guard i tasti. Comprendeva che stava osservando la Storia,
la Verit, il potente Sublime? Era troppo sorda per vedere.
Stava aprendo le dita della mano sinistra, quella destra
chiusa in un nodo. La sinistra affond come le fauci di un
leone sui bassi, il pugno si schiant sugli alti. Il suono fu
tremendo, il suono fu maestoso, un tuono, un coro di dei
tragici, usciva dalle profondit, usciva dal cielo, era grandine,
era una granata di sassi, era grandezza! Erano le battute
iniziali della sinfonia che lui doveva ancora scrivere. Pest
col piede per scacciare il dolore. Ora era lui a vergognarsi.
...
.
...
CAPITOLO 24.
...
.
...
L'aria si stava riempiendo del profumo dei primi fiori
e del crescente calore. Erano le sette di mattina; il volo di
Bea era alle otto. Aveva parcheggiato la Ford davanti alla
casa di Marvin. La sua casa! Si era fatto una casa, ed eccola
qui - quanto era grande! Pi o meno in stile spagnolo,
con pezzi di questo e di quell'altro. Geografie disorientate
e storie mescolate: agli occhi di qualcuno poteva anche apparire
bella. Sapeva che dentro non cerano moglie n figli,
fuggiti tutti e tre. Forse non c'era neanche Marvin, forse la
governante andava e veniva, e non viveva l; forse dentro
non c'era nessuno. La villa di Leo (dal divano dello zio a
una villa!) non era meglio del cottage vicino - anche se vicino
era una parola grossa. Qui, dietro l'angolo significava
lontano, strade che giravano in tondo e poi giravano ancora,
con l'erba che ne toccava il margine e un sordo click-
click di giardinieri che potavano, il tremolio seminascosto
di una rete da tennis, vialetti d'ingresso profondi e deserti,
garage rientranti - essi stessi castelli in miniatura. E come
un gioiello posto accanto a ogni grande casa, il luccichio del
sole sull'acqua: piscina dopo piscina dopo piscina. Ogni
propriet non aveva niente in comune con quella seguente,
tranne la piscina. L'acqua non ha un passato, oppure
comprende in s tutti i passati, e il Tutto, dicono i filosofi
orientali,  uguale al niente. O California!
Bea era immobile: la sua mente era paralizzata. La quotidianit
era sgocciolata via - era satura di pesante immobilit,
e di shock postraumatico. L'immobilit del primo
respiro del giorno e la ribellione di quegli ultimi orrendi
minuti con Leo. La ribellione, la tempesta! La violenza
che Iris aveva scatenato con un dito, in modo innocente,
timido - quell'unico alto grido - lei l'aveva scaricata con
l'intero vendicativo peso delle sue spalle. Ci aveva messo
tutto il corpo, tendini e spina dorsale e ventre, la potenza
le era uscita dai fianchi, lo schianto di un dinosauro, tutta
quella frenetica mancanza di senso! Il suono era un orrore.
Cos'aveva fatto? Cosa le aveva dato il diritto di farlo? Ma
Leo aveva detto solo: Adesso basta. L'aveva detto come
una figura caricata a molla con un meccanismo interno per
farla parlare. Aveva delle figlie, era il padre di due ragazze.
Lei li aveva fatti annegare in quella babele di rumore, li
aveva inghiottiti con lo schianto delle sue mani su quei tasti
comatosi; li aveva schiantati e resi vivi, i bianchi e i neri.
Lontano tra l'erba ud un cinguettio. Non un uccello.
Un cardine. Qualcuno stava aprendo la porta della casa di
Marvin. Ne usc una giovane donna con indosso una canottiera
che ne copriva il torso. Le gambe erano nude. La
seguiva un uomo pi vecchio, nudo se non per un paio di
slip. Era chiaro che lei conosceva la strada - lo guid fino al
vialetto che si snodava attraverso un reticolo di cespugli, attraverso
cui Bea poteva vedere il rettangolo d'acqua verde.
Stavano andando in piscina. Mentre camminava, la giovane
si tolse la canottiera. Aveva la vita sottile e i fianchi stretti.
I capelli erano tirati dietro le orecchie. Piccoli orecchini
catturavano la luce del sole. Il tappeto di riccioli sul petto
dell'uomo era bianco, i capelli erano ancora neri, ma radi.
Il bianco e il nero. Bea non aveva mai immaginato Marvin
come un uomo quasi calvo. Sembrava in forma e robusto e
tutt'altro che infelice.
Un urlo - la voce di una donna. Un tuffo. E poi un altro.
La spia con la Ford se ne and.
...
.
...
CAPITOLO 25.
...
.
...
20 ottobre 1952
Bea:
perch mai tu non mi abbia detto che saresti comunque
andata l non lo capir mai - e dopo tutto quello che mi avevi
detto, che non potevi lasciare quelle tue scimmiette unte ecc.
Be', se volevi sorprendermi, ci sei riuscita, e se vuoi che mi
metta in ginocchio, va bene, te ne sono grato. Ma non di pi.
La tua lettera  arrivata stamattina - immagino significhi che
sei gi tornata. Dici di esserti fermata l per circa una settimana,
ma dove diavolo  L? Non mi hai detto niente di veramente
concreto, allora a cosa serve, qual  il motivo, un edificio
con una portineria, molto carino, ma non mi dici dove vive,
nemmeno quello, nessun indirizzo, neanche una parola per
capire se Iris torner a scuola, e per quanto riguarda Julian,
questa ragazza, non ha un nome, chi , di cosa stiamo parlando?
Volevi portarli fuori a cena, immagino anche la cosiddetta
fidanzata,  tutto quanto hai da dirmi? Non mi sai dire se una
puttanella lo sta abbindolando, non ce li hai, gli occhi? A cos'
servito tutto questo se sei tornata a mani vuote?
E c' dell'altro. Margaret  peggiorata. Sono andato a trovarla
ieri, ci sono stati dei problemi con la terapia, non mi
hanno detto cosa. Ho sempre pensato che l'arteterapia fosse
una stupidaggine, comunque, non li pago per far diventare
mia moglie un Picasso, e ora l'hanno messa a fare dello stupido
cucito - mi dicono che dipingere l'ha eccitata troppo.
Il problema  che adesso ha le allucinazioni. Dice di avere
visto te - te, tra tutte le persone che poteva immaginarsi, e
sono passati anni da quando ti ha vista! - e che le hai detto
che Julian  ingrassato, e, che tu ci creda o no, sposato!
 orribile, continua a insistere, immagino abbia in mente il
matrimonio perch  cos arrabbiata con me, non so perch.
Comunque, lasciamo stare il cucito e il voodoo dell'uomo dal
camice bianco, sono sicuro che le passerebbe subito se potesse
vedere Julian in carne e ossa, devo riavere mio figlio, punto
e basta. Per il bene di Margaret. Non m'interessa pi cosa
vuol fare della sua vita, che suoni il piffero se vuole. E Iris,
mio Dio, immaginavo che almeno Iris mi avrebbe scritto!
Come sta, sta bene? E di cosa vivono laggi, aria? Bea, sono
preoccupatissimo, sto perdendo la ragione, e sono da solo in
tutto questo, cos' successo, cosa sta succedendo, dimmelo tu!
Marvin
...
.
...
CAPITOLO 26.
...
.
...
Phillip Parsons (suo padre insistette per la doppia prima
della sua scomparsa) nacque a Pittsburgh, il quinto di cinque
figli (motivo, come apprese pi tardi, della scomparsa
del padre), si diplom presso la scuola superiore locale, fu
chiamato nell'esercito, fu addestrato come medico da campo
e and a combattere ad Anzio. Infangato, insanguinato
e decimato, il suo reggimento pass attraverso un paesino
rurale chiamato Montalbano. Il nome gli parve molto bello.
Alcune vecchie uscirono dalle loro piccole case di pietra
per offrire agli americani dell'acqua in piccole tazze. Era
acqua di pozzo, fresca e pura; sembrava quasi di inghiottire
pura luce. E poi proseguirono verso le Ardenne, dove la
carneficina gener una nebbia rossa nei suoi occhi mentre
si inginocchiava nel fango; e poi, una delirante settimana
trionfale in una Parigi danneggiata ma in qualche modo allegra
- la rauca, prepotente risata americana in mezzo alle
rovine. Alla fine della guerra sopport un anno di college
pagato dall'esercito, ma la normalit gli era calata attorno
cos velocemente, e cos netta e blanda, che si sent stranito:
la sua famiglia gli sembr allora incapace e stupida. Cosa
aveva a che fare con loro? Sua madre si era risposata, le sue
quattro sorelle, pi grandi di lui, erano prese dalle loro vite
tediose. Si ricord di Montalbano e dell'acqua che sapeva di luce fredda.
E si ricord della spensierata settimana a Parigi - qualsiasi
cosa fosse Parigi, non era Pittsburgh. Lavor come
inserviente finch non guadagn abbastanza per pagarsi
il biglietto e qualcos'altro. L'ospedale lo deprimeva: non
le malattie e le ferite e la morte, a quelle era abituato, ma
il terribile biancore, i muri e i soffitti bianchi, le lenzuola
bianche, i letti dipinti di bianco, la cuffia e le scarpe bianchi
delle infermiere, i suoi stessi pantaloni bianchi. Solo i
dottori in completo e cravatta sfuggivano al biancore; solo
i dottori avevano un'autorit. Gli inservienti erano disprezzati,
le infermiere ignorate. I dottori erano pi che rispettati.
Erano riveriti e stimati degni di fiducia.
Sulla nave, durante la traversata, divise una delle cabine
pi economiche, al piano inferiore, non pi grande di
una scatola, con uno studente franco-canadese che andava
alla Sorbona. Il viaggio dur tre giorni, e non fecero molta
conversazione: stette tremendamente male per la maggior
parte del tempo, aggrappato alla cuccetta con un catino di
plastica a fianco. Quando lo studente gli offr da bere dalla
sua fiaschetta e gli chiese come si chiamasse, lui rifiut il
vino con un gemito e riusc a pronunciare a malapena quattro
sillabe: Montalbano. La sera del secondo giorno stette
meglio, tranne per il singhiozzo, e chiacchier liberamente.
E quando attraccarono a Le Havre, era gi il dottor Montalbano.
A Parigi divenne quasi subito amico di Alfred, o
Alfred divenne suo amico - era difficile distinguere le due
cose, dato che Alfred diventava amico di tutto e tutti, inclusi
cani e gatti e i loro padroni - ed ecco perch all'inizio
aveva creduto che il dottor Montalbano fosse un veterinario.
Per pochi soldi bendava zampe e salvava gattini dal
soffocamento dopo che avevano stupidamente inghiottito
un bottone o leniva la rogna con unguenti preparati su una
stufa con due fornelli e inizi a dare lezioni su come addestrare
i cani. Le lezioni, come gli unguenti, erano inventate,
e naturalmente non erano i cani che venivano addestrati,
ma i padroni. Si stava rendendo conto di avere il talento
della persuasione, dell'intimit istantanea - lo sentiva come
una presenza in un qualche ignoto organo interno, una
ghiandola ancora inutilizzata che aspettava di entrare in
funzione, ma non aveva mai saputo come, non a casa con la
madre e le sorelle, e certamente non in guerra. Quando una
notte Alfred gli port un ragazzo che sanguinava per una
coltellata, lui ferm il flusso e pul la ferita e la bend; fu
facile, non era niente rispetto a quello che aveva visto nelle
Ardenne. Il ragazzo aveva paura di andare in ospedale, aveva
paura che l'avrebbero denunciato alla polizia come prostitute.
Erano in due, disse Alfred, e si stavano sfidando
per me, non riuscivo a decidere quale dei due amavo di pi,
sono entrambi cos dolci. Una sorpresa: il ragazzo aveva
centinaia di franchi nascosti in un taschino, e prima di andarsene,
con un bacio ad Alfred, mise sulla mensola vicino
alla stufa l'equivalente di cinquanta dollari americani.
Ma Alfred scoppi subito a piangere. Nessuno lo amava
veramente, diceva, era troppo brutto, la gente gli gravitava
attorno per quello che lui poteva fare per loro, o perch
era divertente, un giullare, uno stupido clown, era per la
parrucca, per la malattia infantile che l'aveva lasciato senza
peli in tutto il corpo, senza sopracciglia e anche senza ciglia
- lo scherzo sul pelo pubico, non era pelo suo, e senza
parrucca era orribile, percepiva la repulsione di tutti, la sua
nuda e stupida cupola, la sua testa come il pomello di una
maniglia, come un pezzo degli scacchi, non sopportava di
indossare quella cosa, ma se l'avesse bruciata non sarebbe
stato peggio? Solo ai cani non importava del suo aspetto,
ai cani non interessava. Hai visto quel bacio? gli disse.
Non significava che non vali niente.
Questo fu forse il momento in cui Phillip Parsons divenne
il dottor Montalbano per davvero. Fino ad allora il
nome era un falso, gli unguenti erano falsi, l'addestramento
dei cani era falso: l'uomo era un falso. Ma strapp un pezzo
della garza con cui aveva bendato il ragazzo e l'avvicin
al volto di Alfred. Premette la garza contro la guancia di
Alfred e sotto il suo naso. Non che importasse: lui continuava
a piangere. Hai la faccia di un bambino, gli disse,
uno di quelli con le ali, e lasci che Alfred piangesse sul
suo petto e gli bagnasse tutta la camicia. Alfred era ubriaco
fradicio, pieno di alcool, era una garza imbevuta di alcool,
a sfregargli contro un fiammifero avrebbe preso fuoco; non
era una falsit dire che somigliava a un cherubino. Aveva la
boccuccia rosa di un cherubino, e piccole orecchie tonde, e
rotondi occhi marroni, e una fronte bianca e bombata che
si corrugava sotto la parrucca gialla. Era bello.
E il dottor Montalbano aveva trovato il proprio metodo.
Il metodo fu la sua vocazione. Chi non ha bisogno di uno
specchio? Il guaritore diventa uno specchio, e permette di
vedere quello che si vuol vedere: la pratica degli sciamani,
che credono in se stessi. Ma ci credono per davvero? Forse.
Il dottor Montalbano vedeva anche, nei franchi che il ragazzo
aveva lasciato sulla mensola sopra la stufa, che la sua
vocazione avrebbe potuto migliorare i suoi pasti. Alfred
era bello, il mondo stesso era bello, e innocente e maturo
per la persuasione - bisognava solo essere uno specchio,
bastava giusto aggiungere un palliativo o due. Era semplice
cucinare gli ingredienti per un elisir del genere, anche
se gli sarebbe servita una pentola pi grande, e, dato che
c'era, un posto pi grande per ricevere i clienti. Alfred gli
port i primi clienti, e presto questi ne portarono altri, finch
parve necessario pubblicizzare una serie di credenziali
vere e proprie. Lo fece usando l'alfabeto. Consider una
premonizione il fatto che suo padre, che era scappato di
casa, avesse aggiunto un'altra / al suo nome come segno
del futuro raddoppio della p, cos (assieme alla sciccheria
di una francofila e finale), divenne un regale Phillippe. E
alla maest di Phillippe Montalbano fece seguire una lunga
coda serpentina di evocativi acronimi scientifici, cosicch il
suo biglietto da visita e poi i volantini facessero pensare ai titoli pi elevati e a laboratori arcani:
Docteur Phillippe Montalbano:
Diploma, Raw Food Equity Analysis Institute.
Cancelliere, Academy of Botanical Nutritives.
Fondatore, Society for the Prevention of Aging.
Professore di Organica Funzionale, University of Natural Healing (fondata nel 1950, Pittsburgh, USA).
Consulente, Mind-Body Foundation for the Elevation of the Spirit.
Presidente, Anti-Dairy Commission.
Vicepresidente, The League of Oxidative Health.
Segretario esecutivo, Alliance for Vedic Respiration, eccetera eccetera.
L'elenco si allungava man mano che cresceva la clientela,
e le sue cliniche in tre citt si gonfiarono diventando
suite con indirizzi rispettabili. E mentre ai clienti veniva
offerta una dieta a base di bulgur e purea di carote, il dottor
Montalbano banchettava con arrosto di manzo. Non
tutti gli edonisti sono ipocriti, e il dottor Montalbano non
si considerava un ciarlatano. Il suo lavoro, mentre si diffondeva
a sud di Lione e ancora pi a sud verso Milano,
era famoso per essere caritatevole. Le sue tariffe erano ragionevoli,
e visitava i pazienti indigenti gratuitamente. La
gente giurava sulla sua testa, e alcuni dicevano fosse meglio
di Lourdes, anche se nessuno zoppo gett mai via le stampelle
e quelli veramente malati continuarono a morire, ma
con un sorriso di gratitudine sulle labbra. La fila di credenziali
doveva cambiare forma e contenuto di tanto in tanto,
in modo da soddisfare le investigazioni di ufficiali sanitari
che sospettavano pratiche mediche illegali. Ma il dottor
Montalbano non aveva mai detto di essere un medico. Era,
come si definiva lui, un cuore gentile, uno che dava consigli
suggeriti dal buonsenso, un cuoco ingegnoso soprattutto.
Era, infatti - e cosa pu piacere di pi a un parigino? -
uno chef! Le sue cliniche erano cucine pi che ambulatori.
Ogni tanto, con una strizzata d'occhio di finta complicit,
si definiva anche un divinatore. Non che potesse prevedere
il futuro, ma certamente c' una logica implicita nelle cose,
si pu determinare in anticipo cosa ne sar di un matrimonio
litigioso, si pu predire un divorzio, si pu percepire
chi guarir e chi no, e per quanto riguarda gli amanti il
loro destino  scritto nelle stelle, e il dottor Montalbano era
a suo agio con le inclinazioni dei corpi astrali. Venere era
una delle sue specialit. Poteva creare una pozione per la
potenza sessuale (richiedeva un doppio fornello), anche se
non ne aveva mai avuto bisogno per s: attirava le ragazze
come una calamita. Per questo motivo studi molto l'italiano,
il dialetto del nord. Anche il suo francese era diventato
quasi impeccabile, tranne per l'inflessione di Pittsburgh, di
cui non riusciva a liberarsi.
Quando Alfred gli port Julian, il dottor Montalbano
era in partenza per Milano, dove una certa Adriana, un
tempo sua cliente, lo stava aspettando. Le aveva curato una
verruca su un seno applicando settimanalmente del balsamo
acido, come al solito, di sua propria produzione. La cicatrice
che ne era risultata era molto piccola, e il seno, dopo
questa cura, era roseo, pieno e attraente. Alfred ascolt imbronciato;
non gli interessava la tetta di un'italiana grassa,
voleva raccontargli del suo amico Julian, crede di essere un
poeta, qualcosa del genere,  incastrato con questa strana
donna pi anziana di lui e ha bisogno di un posto dove stare
finch lei non lo porta via chiss dove, Gerusalemme o
forse Costantinopoli, una roba biblica del genere...
Non vorrei mi rovinasse i mobili, disse il dottor Montalbano.
Beve?
 un ragazzo di Los Angeles, bevono sole e latte.
E la donna?
Non  una ragazzina. Ha una cosa strana al braccio.
Una di quelle.
Il dottor Montalbano pens.
Non mi dispiacerebbe avere un paio di persone che si
occupano della casa mentre sono via - quella strega cockney
della concierge entra in casa di nascosto e ficca il naso
dappertutto, crede che io tenga un bordello. Ma dovrei vedere
il ragazzo, prima, non voglio nessuno dei tuoi amici
pazzi a distruggermi i tappeti.
Julian, che sapeva che la sua anima era diversa da quella
di suo padre (ma dopo tutto, suo padre ce l'aveva un'anima?),
non era comunque del tutto privo dell'occhio critico
del genitore. Vide subito che il dottor Montalbano era un
po' un ciarlatano (tutte quelle lettere dopo il nome!), e il
dottor Montalbano vide subito che Julian era uno gentile
- non era uno dei soliti teppisti amici di Alfred, era un ragazzo
gentile che credeva di avere un'anima. Il dottor Montalbano
decise che tavoli e sedie sarebbero stati al sicuro.
Ma non hai portato la tua fidanzata, lo rimprover.
Non  potuta venire.  al lavoro.
Questo era ancor pi rassicurante.
Solo una cosa, disse il dottor Montalbano, quando
ritorno voi due dovete andarvene - intendo subito. Cosa ne
dici? Avete un qualche posto dove andare?
Va bene, disse Julian. Ci organizzeremo.
E cos si misero d'accordo.
...
.
...
CAPITOLO 27.
...
.
...
Quando fu svegliata dalle urla, Iris pens subito al grido
di un animale. Poi, come accade a coloro che vengono
destati improvvisamente da un sonno profondo alla piena
coscienza, si ricord dov'era, e pens potesse trattarsi di
uccelli selvatici oppure gatti di strada rimasti chiusi dentro
gli edifici in piena notte. La mezza bottiglia di vino che si
era bevuta la sera prima e che avrebbe dovuto aiutarla a
dormire, le aveva causato invece una lucidit molto netta.
Il vino era una scoperta: le aveva fatto capire. In questa citt
estranea aveva iniziato a comprendere tutto quello che era
successo prima - quei lunghi sforzi, quegli anni ostinati in
classe e la disciplina nociva del laboratorio, il viaggio solitario
verso la perfezione, verso la virt, per ottenere le lodi di
suo padre. Era perfetta ed era virtuosa. Aveva vinto premi
e borse di studio. Qualsiasi cosa facesse, la faceva in modo
diligente e bene. Ma qui, qui lanciava le calze in aria e le lasciava
pendere per giorni dalle cornici dei quadri! Qui era
normale bere vino: la gente lo beveva ogni giorno a pranzo,
era normale quanto l'acqua in tavola a casa. E il vino aveva
le sue buone ragioni: per divertirsi, per digerire, per dormire,
per... altre cose. Per liberarsi dall'essere virtuosi. Per
fregarsene di cosa si dice e a chi. Come una cava, come un
labirinto, il vino ha i suoi segreti. Potevi entrargli in bocca e
poi, un poco alla volta, avventurarti con cautela; pi ti inoltravi,
pi i muri si imbevevano di vino, diventando sempre
pi luminosi - come quando gli occhi chiusi contro il sole
finiscono per contemplare il rosso del proprio sangue.
I rumori provenivano da un'altra stanza poco lontano.
Non stavano facendo l'amore. Ormai sapeva quando facevano
l'amore, conosceva i mormorii e gli echi che crescevano
e scemavano e crescevano ancora, e poi si interrompevano
con lo schiocco cristallino del guscio di un uovo, e il
tuorlo arancione che schizza ciecamente all'esterno. Pareva
facessero l'amore di continuo, e tragicamente, come una
sete inestinguibile, pi di Lili che di suo fratello - questo le
diceva il vino. Il vino era il suo maestro. Ascoltava le fitte e
i colpi dei loro corpi. Quelle alte grida tese non assomigliavano
ai gemiti del loro amore, no: appartenevano ai sogni.
Brutti sogni, anche da bambino Julian gridava nel sonno:
stava cadendo, cadendo da un qualche grande vulnerabile
vascello dentro il fuoco. La caduta e il fuoco e l'odore e la
combustione lo spaventavano e lo svegliavano. Ma non era
la caduta nel fuoco, non era l'amore. Era Lili. I brutti sogni
di Lili avevano uno strano stridio acuto, e a volte un duro e
cupo grugnito, o uno scatto metallico, come il rumore di un
grilletto. I brutti sogni di Lili erano letali. Solo Julian sapeva
perch. E quando la mattina Lili rideva dei brutti sogni di
Julian - Povero Julian, pap Freud lo tira di nuovo fuori
dall'utero - non si poteva nemmeno accennare agli stridii
e ai grugniti di Lili. Il vino preg Iris di chiedere di loro, ma
Julian glielo imped. I sogni di Lili erano ferite. A volte erano
terrificanti resurrezioni: della madre, del padre. Suo padre
era stato un linguista, un professore universitario; aveva
iniziato a insegnarle tedesco e russo e francese quand'era
molto piccola, un esperimento pedagogico. Nei sogni di
Lili il padre le parlava in una lingua sconosciuta - sillabe
selvagge e chiacchiere impazzite. La madre, nei suoi sogni,
era sempre sul punto di scomparire, come un disegno poco
inchiostrato. Oppure i suoni animali erano gemiti, e i gemiti
furono gli ultimi e agitati momenti di Mihail dopo l'ultimo
colpo di pistola, a volte si trasformavano in parole - le parole
chiare di Eugen arrivavano da oltre un campo, lontano;
ma non potevano essere recuperate o ricordate. E Iris non
doveva chiedere.
Iris percepiva come Julian fosse sempre pi diverso. Le
frecciate e le prese in giro tra fratelli, e le finte arrabbiature
erano sempre meno frequenti. Come aveva trattato zia Bea!
Anche Iris l'aveva punzecchiata senza piet e in modo meschino;
ma era a causa di Lili - perch zia Bea aveva visto
Lili abbracciata a Julian, e zia Bea l'avrebbe detto a suo padre,
e suo padre... cos'avrebbe fatto suo padre? Erano settimane
che Iris era l. Era venuta per soccorrere e proteggere
suo fratello, e aveva trovato Lili a fare entrambe le cose.
Lili era un'infermiera, una madre, ma cos'era veramente?
Era la protettrice o quella protetta? Julian stava costruendo
un recinto attorno a Lili: c'erano silenzi che Iris non
doveva penetrare. Non doveva chiedere del marito morto
e del bambino morto. Julian le aveva detto tutto quello
che doveva sapere - che il marito si chiamava Eugen, che il
bambino, di tre anni, si chiamava Mihail, e quello bastava,
era tutto. Per quanto riguardava il braccio di Lili dentro la
manica, era sempre l, Iris l'aveva visto molte volte, come
rientrava in profondit e si raggrinziva: una bocca sdentata
che ha inghiottito un osso. Significava quello che significava.
Diceva troppo; non c'era niente da dire.
E Lili era stava sempre attenta a essere gentile; la sua
parlata era cauta e libresca e affettata e lenta. Spesso era
nervosa. Per via del lavoro con quelle persone sfortunate,
diceva Julian, o perch vivevano in casa di uno sconosciuto:
non si fidava del dottor Montalbano. Ma Iris pensava:
o magari di me. Lili sperava forse che lei se ne andasse, era
per quello che era cos nervosa? Ogni giorno prendeva il
metr per andare a sedersi in quella vecchia boucherie coi
ganci per le carcasse ancora piantati nel muro, e quei disgraziati
che la importunavano con occhi supplicanti. Le
colombe del Marais hanno occhi supplicanti: Iris l'aveva
letto nella rivista parigina che Julian aveva spedito a casa,
quella che aveva riempito il padre di indignazione fumante.
E cosa stava pensando ora suo padre? Non gli aveva scritto
neanche un biglietto. Era troppo crudele, ma non ci riusciva,
non l'avrebbe fatto! Si affidava alla zia (e quanto era
stata crudele verso Bea!) perch gli riferisse che sua figlia
stava bene, che era al sicuro, che era con Julian. Con Julian
e Lili! Cosa avrebbe pensato il padre di questo?
Intanto i suoi soldi stavano finendo. Non era un'emergenza,
il biglietto di ritorno era sicuro, e i pochi guadagni di
Lili riempivano il frigo quanto bastava. Ma i soldi che aveva
portato a Julian erano finiti. Questo la inorridiva: li aveva
spesi tutti quasi subito, era uno spendaccione, un giorno
una dozzina di camice per Lili (tutte, not, con le maniche
lunghe, piene di fronzoli e orrende, le aveva trovate in un
mercatino delle pulci?), poi sera dopo sera fiori, frutta e
dolci e formaggi e torte e bottiglie di vino. Prima fu la festa
di matrimonio che non avevano mai avuto, poi il compleanno
segnato ma annullato - se il bambino fosse vissuto
avrebbe avuto... Lili gli mise una mano sulla bocca. Il numero
era una fortezza, non lo si doveva penetrare. Alzarono
tutti e tre il bicchiere mentre Lili piangeva. Le lacrime le
caddero nel vino; non lo tocc, e lo bevve Iris invece: vino
e sale. Fu il primo vero desiderio della sua vita: era pericoloso,
cose mai immaginate. Non aveva mai conosciuto nessuno
che avesse perso un figlio. Qualcosa di Lili penetrava
strisciando dentro Julian. Mentre Lili era via, lui meditava
sul suo bloc notes. Non voleva svelare cosa ci fosse scritto,
ma diceva quello che non c'era. Aveva lasciato perdere le
storielle immorali. Per Iris era chiaro che suo fratello era
cambiato; a poco a poco stava diventando un altro Julian.
Il vecchio dramma infantile era ancora l - guarda come
aveva speso tutti quei dollari! Ma era sposato a una donna
che gli stava insegnando cos'era la morte.
...
.
...
CAPITOLO 28.
...
.
...
Suite Eyre Spa
Ottobre (non so la data)
Cara Beatrice,
anche se in questi giorni mi sento spesso frustrata, in effetti
la tua visita mi ha lasciato pi arrabbiata che mai. Non
 certo colpa mia se sei arrivata e ripartita senza avvertire,
grazie anche all'incuria del personale di questo posto! Queste
persone sono spesso distratte. Per esempio, il mio cavalletto
 sparito da pi di una settimana e dicono che non riescono
a trovarlo. (Se sospetto un furto? Certamente. Il dottore responsabile
 una creatura malevola.) La tua visita non  stata
affatto piacevole e non desidero comunicare con te mai pi,
ma le circostanze lo richiedono.  stato abbastanza difficile
persuadere mio marito a darmi il tuo indirizzo. Insiste nel
dire che  inutile, che forse non risponderai. Crede anche che
sia una cosa impulsiva di cui presto mi scorder. Spesso ha
ragione, anche quando non capisce le cose. Mio marito non
 uno che capisce. Non sarebbe un'esagerazione dire che mi
considera una bugiarda. Un modo migliore di dirlo  che mi
considera preda della mia immaginazione. Ecco perch, sebbene
non mi piaccia, ti devo parlare. Ti scrivo per farti una
richiesta. Potresti gentilmente informare mio marito che sei
effettivamente venuta qui nella mia suite, e che mi hai effettivamente
portato notizie, notizie assurde, dei miei figli?
Forse hai mentito. Come pu non essere una bugia quanto
mi hai detto, se mio marito non sa niente di tutto questo su
suo figlio? In quel momento ho creduto che mi stessi mentendo
deliberatamente perch ho sposato tuo fratello o per
qualche altro motivo. Poi ho pensato che forse mio marito ha
sempre saputo cos'ha fatto Julian, e preferisce nascondermelo
perch crede che io sia malata. Da un po' sto pensando che
ci sia qualcosa di ingannevole nella natura di mio marito. A
ingannarmi non mi fa un favore. Quando torner mio figlio,
lo saluter con gioia, indipendentemente da ci che ha fatto.
Per quanto riguarda mia figlia, confido nella sua capacit di
badare a se stessa. In questo senso lei  come suo padre. Lo
considero uno dei pi evidenti tratti ebrei.
Ti chiedo quindi di essere mia testimone e sono in pieno
possesso delle mie facolt.
Distintamente,
Margaret B. Nachtigall
...
.
...
CAPITOLO 29.
...
.
...
Alla fine Iris disse: Sto pensando di andarmene.
Julian alz lo sguardo dal bloc notes coi margini rossi.
Va bene. E dove?
Credo a casa. Dove altro? Torno al laboratorio.
Ti piace l'idea?
Non so. Non  male. Ho lasciato tutti quei cristalli l a
crescere, a volte  entusiasmante. Se riuscissi a interessarmene
davvero, sarebbe anche eccitante.
Il dovere ti chiama, lo stai facendo per pap...
Sono brava a fare quello che faccio.
Tutta suo padre.
Corre un sacco.
 sempre in giro, va dove ci sono i soldi...
No, voglio dire... lo sai. Le distrazioni.
Cosa, donne? Mentre mamma  parcheggiata in deposito?
Ragazze, s.
A me quello che fa non mi tange. Solo, alla mamma...
Il gonfiore del collo. Come mai non l'hai mai detto prima?
Non ci pensavo.  solo che tornare a casa, se vado a
casa... Comunque ho il mio posto dove stare, pap me l'ha
concesso.
Cos poteva portarsi a casa le ragazze dopo aver buttato
fuori la mamma?
Solo una volta ogni tanto, non sempre. E forse lo fa
perch lei  sempre stata cos arrabbiata con lui.
Marvin il donnaiolo, perch no?
Non dire cos, Julian, non  giusto. Povero pap, non
stanno cos, le cose. Non so... prima di ammalarsi, o forse
era parte della malattia, un sintomo, come iniziava a
mostrarsi... la mamma diceva delle cose.
Cosa?
Cose. Iris si sforzava. Che... aveva sposato un ebreo.
E se  cos per lui tu e io...
Ma  roba vecchia, no?
Il modo in cui l'ha detto. Era il modo in cui l'ha detto...
Ha preso il cognome di pap, no? Tanto tempo fa. E ha
abbandonato il suo.
Loro l'hanno abbandonata. Forse lo patisce ancora
oggi.
Be', io no. Specialmente anche perch sono tutti morti
o hanno finito per ammazzarsi e comunque non ne conoscevamo
nessuno.
E neanche quelli di pap. Tranne zia Bea, e solo perch...
Chiss come l'ha presa pap. Se gli ha detto...
Di Lili e me? Perch dovrebbe interessarmi?
Iris disse cautamente: Perch non hai un soldo. Perch
non hai un posto dove stare. E nessun altro mezzo di
sostentamento. Non puoi vivere di quello... I suoi occhi
fissavano il bloc notes.
Avanti, finisci il discorso, le disse. Sputa il resto, che
non posso continuare a vivere con Lili. Ma neanche Lili ce
la fa pi,  logorata anche lei. Tutti quei disperati, un giorno
dopo l'altro, la stanno distruggendo. Sta pensando di
provare a lavorare come traduttrice... Si guard attorno.
O qualcos'altro. Dice di voler uscire da Ninive.
Da dove?
Dall'Europa, definitivamente. Almeno mamma l'avrebbe
saputo, la mandavano a catechismo la domenica.  una
tremenda citt della Bibbia.
Parigi  bella, disse Iris. L'Europa  bella. E vecchia.
Mi piace come tutto  vecchio qui. Mi piacerebbe vederne
ogni pezzo, luoghi come l'Italia e la Grecia.
Per Lili  tutta una Ninive. E comunque non abbiamo
scelta, dobbiamo andarcene: ho ricevuto una lettera. Phillip
torner tra due settimane.
Julian! Cosa farai?
Mi sa che dovr trovarmi una stanza da qualche altra
parte e stare a galla per un po'. Posso sempre tornare a
servire ai tavoli.
Come due naufraghi, che piano! Che ne pensa Lili?
Mia moglie vuole imbarcarsi su una nave e andare a
Jaffa e sedersi sotto una specie di zucca vuota. L'ho cercato.
Libro interessante, la Bibbia.
Era la prima volta che Iris sentiva il fratello dire mia
moglie. La scosse, la confuse: quant'era incoerente, Lili
la straniera, non diversa dalle persone che la stavano logorando.
Ma tu cosa farai? insistette.
Non lo so. Sedere sotto una zucca al caldo del Medio
Oriente non fa per me, e Lili lo sa. Anche se sono mezzo
ebreo.
Si fermarono qui. Si stava trasformando in un litigio di
posizioni contrapposte, il tipo di discussione che Iris sapeva,
dopo anni di esperienza, che era meglio evitare - era
abituata a eludere simili battibecchi con suo padre. E poi
perch partire adesso? Perch non ritardare un poco? Il
dottor Montalbano stava per tornare, stava rientrando da
Milano, dall'Italia! Da Milano si potevano vedere le Alpi!
E intanto, nel bloc notes coi margini rossi, Julian stava febbrilmente
ricopiando dei salmi. Lo faceva sentire vicino a
sua madre - aveva scoperto da poco che gli mancava terribilmente.
Al momento era arrivato al numero diciassette, e
se Iris avesse guardato nel bloc notes del fratello l'avrebbe
sicuramente creduto pazzo.
...
.
...
CAPITOLO 30.
...
.
...
Grazie a Dio sei tornata, disse Laura. Com' andato
il viaggio?
 stato complicato, disse Bea. Tu come te la sei passata
coi miei ragazzi?
Be', continuavano a chiamarmi Beanie, credo che quella
sia stata la cosa peggiore. Per non parlare del chiasso. I
tuoi sono anche peggio dei miei, Bea, ma non ci crederai:
si sono davvero appassionati al Racconto di due citt, gli 
piaciuto! E un giorno ho trovato un paio di ferri da calza
sul mio banco. Guarda...
Estrasse una massa di lana da una borsa di tela e gliela
mostr. Una sciarpa, pronta per l'inverno. Ho iniziato a
sferruzzarla, dieci centimetri a capitolo, una gara verso la
fine, e mi hanno battuta, e hanno vinto! 
Laura trionfante: comica, ingegnosa.
Era proprio il ritorno alla quotidianit; alla vita di prima.
Prima di cosa? pens Bea. Aveva viaggiato come una specie
di ambasciatore, si era trasformata in una spia contro ogni
sua aspettativa, ed era vero: a volte un ambasciatore si comporta
da spia, a volte una spia diventa ambasciatore. Era
andata in giro per Marvin, inizialmente - per Marvin, s, ma
davvero l'aveva fatto solo per Marvin? Qualcosa era cambiato.
Adesso riguardava anche lei, ne era coinvolta. Non
era pi un bisogno di Marvin. Il mondo intero ora aveva
bisogno, dovunque posasse lo sguardo, c'era bisogno!
Pens: cambier la mia vita. Altre vite stavano cambiando
(Gli faccio del bene, aveva detto Lili), perch non la sua?
Parigi era il perno. Per quanto la visita fosse stata sgradevole,
per quanto fratello e sorella fossero stati indisponenti,
aveva assistito a cambiamenti, ammutinamenti, fughe
di giovani ribelli. Basta rimuginare sulle omissioni, sfidare
invece il passato. Svolte!
Era tempo di liberarsi del pianoforte.
...
.
...
CAPITOLO 31.
...
.
...
Il treno del dottor Montalbano sarebbe arrivato alle due
quel pomeriggio. Lili si rifiut di incontrarlo: non era una persona onesta.
Ma non l'hai neanche mai visto, protest Iris, solo Julian.
Non  una persona onesta, disse Lili.
Erano le loro ultime ore nell'appartamento del dottor Montalbano.
I biglietti da visita bianchi che avevano trovato sparsi
dovunque, con tutti quei titoli, o qualsiasi cosa fossero, in
marcia come una lunga fila di formiche - non si riferiva a
quello. Parole vuote e stupidaggini non possono far male,
come non possono far male acqua e birra, se si ha sete. Ma
una volta, mentre rovistava in un cassetto in cucina cercando
un frullino per l'uovo sbattuto di Julian. Gli piaceva leccare via la schiuma, e gli piaceva anche il nome divertente con cui lei lo chiamava, guggle-muggle.
...
NOTA: Guggle-muggle  una bevanda calda della tradizione ebraica, generalmente a base di miele e latte, utilizzata per combattere il raffreddore. La ricetta
tradizionale prevede l'aggiunta di un uovo crudo. FINE NOTA.
...
Lili trov un foglio di carta. Sembrava una specie di formula, con tre ingredienti: acqua, birra e un terzo, indecifrabile - a una prima occhiata sembrava dicesse cascara, ma non ne era sicura. In alto, sul foglio, c'era scritto, in stampatello, per
LE MALATTIE DEL SANGUE, e sotto, PER PURIFICARE I POLMONI,
e ancora sotto, per il mal di testa, e sotto, per i funghi dei
piedi. Il terzo ingrediente cambiava di voce in voce.
Mostr subito il foglio a Julian, che respirava sibilando sul divano.
Il tuo amico dottor Montalbano  un mago, gli disse.
Abitiamo nella casa di un mago.
Non  affatto mio amico. Era amico di Alfred, e Alfred
giurava che Phillip non avrebbe fatto male a una mosca.
D solo un po' di coraggio alle persone quando ne hanno bisogno.
Alfred  morto.
Non per colpa delle ricette di Phillip! Phillip  uno a
posto, Lili, guarda come ci ha aiutato per tutto questo tempo.
E poi, non ci vorr ancora tanto, presto gli dovremo
ridare la chiave.
Ma ora il momento di restituire la chiave era arrivato; e
Lili si ostinava a non voler incontrare il dottor Montalbano.
Allora perch non te ne vai adesso? le disse Iris.
L'aspetter io e gli dar la chiave. Me ne occupo io, non
preoccuparti.
Ma Julian disse: Non  necessario, Iris. Ha sicuramente
un'altra chiave, non gli serve questa. Mettila sotto la lampada.
Oppure consegnala alla portinaia...
Cos non trover niente e nessuno? Dopo che ci siamo
impossessati del suo appartamento e che lui ce l'ha permesso
senza battere ciglio? Il mio volo parte alle sei, non
ho ancora finito di fare le valigie, e non ho altro da fare.
Qualcuno dovrebbe restare qui, qualcuno dovrebbe ringraziarlo,
non credi?
Va bene, disse Julian. Mi stai facendo gentilmente
capire quanto sono maleducato. Inaspettatamente le diede
un colpetto sulla schiena. Be', comportati bene.
Era forse l'ultima volta che l'avrebbe abbracciato? Iris
lo baci e ribaci, sulla fronte, sulle guance, sotto il mento,
e alla fine gli schiocc le labbra contro le orecchie, finch
lui rise: era eccessiva in tutto. Lo fece sentire come se avesse
una coscienza. La faccia di lei era bagnata.
Li guard mentre se ne andavano, suo fratello, alto, con
quel collo inspiegabilmente tarchiato, e la piccola, magra e
strana Lili. Una filastrocca le risuonava in testa:
Grasso e Magro correvano un mattino
tutto attorno al cuscino.
Grasso cadde e si ruppe il naso
e Magro vinse la gara cos per caso.
Davvero non avrebbe mai pi rivisto Julian? Era impossibile,
Lili voleva portarlo lontano: lo reclamava, lui le
apparteneva, lui avrebbe fatto tutto quello che voleva lei.
L'ostinata Lili! Perch snobbava il dottor Montalbano?
Quegli incubi immaginari, la ricetta per un veleno in un
foglietto trovato in un normalissimo cassetto in cucina!
Oppure, se non avesse portato via Julian, loro due sarebbero
restati assieme dov'erano, e quando, dopotutto, sarebbe
mai tornata, lei, sua sorella, in questo pezzo incandescente
di mondo e nelle sue citt invitanti, sconosciute, sigillate,
splendenti, che non avrebbe mai potuto esplorare? Grandi
statue bucherellate dal tempo, guglie, ponti antichi sopra
antichi fiumi, mentre davanti a lei si stendeva Los Angeles,
bollente nel bagliore tropicale, crudezza avidamente ritagliata
da una landa selvatica di valli periodicamente stuprate
da selvaggi incendi. La sua giusta destinazione, il futuro
che aveva scelto: finire i corsi, prendere una laurea, e poi...
Imperativo finire i corsi e sfoggiare la laurea! Era quella, e
lo era sempre stata, la sua vita. Era quello che aveva sempre
voluto. Era quello che suo padre voleva per lei. Suo
padre... Doveva in qualche modo affrontare quello che sarebbe
accaduto.
Con la mano sudata stringeva rispettosamente la chiave.
La pos su uno dei tavolini, proprio al centro, dove Lili
aveva messo la bottiglietta di sciroppo per la tosse settimane
prima (ogni gesto si lasciava dietro il proprio fantasma)
e si aggir per gli spazi familiari, cercando di riordinare qua
e l, raddrizzando le cornici, sprimacciando i cuscini. Sul
tappeto ai piedi del divano, una circonferenza scura con la
forma di un ampio lago: non era precisamente il punto in
cui Julian aveva rovesciato l'uovo sbattuto di Lili? Iris ci
mise sopra una sedia, per nascondere la zona incriminata.
L'unica presenza era un'assenza. Una clinica vuota in attesa
di clienti.
Dall'altro lato di Parigi, Julian non si sorprese quando
seppe che la sua vecchia stanza era gi stata data in affitto.
Ma Madame Duval lo raccomand a un'amica, Madame
Bernard, che fortunatamente aveva una stanza libera - il suo
pi fidato affittuario, un distinto signore di novantacinque
anni, si era da poco spento serenamente sul suo letto. Niente
di cui preoccuparsi: il materasso era stato girato e la stanza
era pulita e aerata. Anche se la stanza offerta da Madame
Bernard non era pi spaziosa di quella di Madame Duval,
aveva il vantaggio di avere un bagno sullo stesso piano. (Da
Madame Duval bisognava andare gi al piano di sotto, e poi
percorrere un lungo corridoio.) Madame Bernard poneva
un unico veto: niente gatti. Era allergica al pelo.
Ok, disse Julian - questo era tutto l'inglese-americano
che Madame Bernard potesse comprendere, e niente pi
- e trascin dentro la sua pesante borsa di tela; una scocciatura,
conteneva pi libri che camicie e calzini. Non avrebbe
mai permesso a Lili di sollevare il suo ingombrante seguito.
L'altra volta, quando si conoscevano ancora poco e lui stava
lasciando la casa di Madame Duval, lei l'aveva pregato
di lasciarsi aiutare a trasportare quella cosa, e lui aveva accettato:
pesava come una tonnellata di carbone. Ma ora lei era sua moglie.
...
.
...
CAPITOLO 32.
...
.
...
Il dottor Montalbano non si fece vivo fino alla mattina
seguente. Aveva perso il treno: una scaramuccia dell'ultimo
minuto, una vera lotta, con pugni e denti, le unghie di lei
nella carne di lui, a strappargliela. Se provocata (ma come
l'aveva provocata?), Adriana sapeva pestare e far uscire
sangue. Lui l'aveva colpita forte, e la sua piccola operetta
italiana era giunta al rumoroso epilogo. Non poteva dire di
rimpiangerlo. Era una donna senza immaginazione; le piacevano
le cose che vanno verso la loro naturale conclusione.
Lui invece preferiva improvvisare. Pass la notte steso
su una panchina alla stazione di Milano, senza scarpe e coi
piedi che sporgevano.
La portinaia sonnecchiava al bancone; le pass davanti.
L'ascensore aveva un suono familiare. Le chiavi in tasca,
quando le estrasse entr in confusione: Lione, Milano, Parigi,
persino il vecchio paio di Pittsburgh su un cerchietto
arrugginito - come se avesse mai avuto intenzione di
tornarci! Era difficile ricordarsi quale fosse quella giusta,
sembravano tutte uguali, ma dopo che una o due avevano
resistito alla serratura, la porta finalmente si apr colpendo
una bottiglia. Rotol via con un sordo tintinnio e
si scontr con altre due dritte come birilli. Erano tutte e
tre vuote. Not una valigia per terra sul pavimento prima
di accorgersi del resto: vi era appoggiata contro una testa.
La testa di una ragazza. Il cartellino di un volo attaccato
a una cinghia pendeva al di sopra. Le stanze puzzavano di
un pungente odore di vino, ma dietro quell'odore ce n'era
un altro di pi cupo, pi vago. Era morta? Stupido, idiota,
a essersi fidato di Alfred! Alfred aveva garantito per quel
ragazzo gentile, Alfred che non aveva garantito nemmeno
per la propria esistenza. Gli aveva promesso di vivere; e
aveva infranto la sua promessa. E il ragazzo era sparito,
lasciando questo cadavere. Cose del genere succedevano.
C'era violenza dappertutto - Adriana l'avrebbe ucciso se
avesse potuto.
Esamin la sala d'aspetto deserta: non era molto ordinata,
ma non sembrava in cattive condizioni. Su uno dei tavoli,
sotto una lampada, vide la chiave che aveva dato al ragazzo
- perlomeno non se l'era portata via. Ma questa ragazza,
abbandonata, maltrattata, picchiata! Si chin a esaminare
il corpo. Nessun segno. Le sollev un braccio, e poi l'altro.
Niente di strano... ma Alfred non aveva parlato di qualche
livido, di qualche deformazione? Era molto giovane; non
doveva avere pi di vent'anni, se li aveva. E respirava! La
gola pulsava. Si rese conto che era solo ubriaca. Quelle bottiglie,
perch era subito balzato alla conclusione peggiore?
Violenza dappertutto. Lei si stiracchi mentre si svegliava.
Lasciami stare, mormor. Vattene via.
Lui la scosse. Ehi tu. Dov' il tuo fidanzato?
Va' via.
Dov'? Ti ha mollata?
Va' via.
Mentre si piegava su di lei, controll il cartellino sulla
valigia: iris mary nachtigall, 560 bel air circle, LOS ANGELES,
CALIFORNIA. E sotto: Volo 196, partenza ore 18. Tra
dieci ore? Domani? Ieri?
Ehi tu, le disse ancora. Alzati.
Non voglio. Lasciami stare.
Url: Dannazione, alzati!
Fu stupito nel vedere che lei obbediva. Si alz e barcoll
fino alla porta, poi torn indietro sempre barcollando e
raccolse la valigia. E croll a terra.
L sopra, disse con voce rotta, indicando un punto
vago. Chiave...
Non importa. Siediti qui, ecco brava. Dov' il ragazzo
che doveva badare alla casa? Tir fuori il portafoglio
e cerc il pezzo di carta che si ricordava di averci messo.
Eccolo. Ce l'ho. Julian Nachtigall... Allora tu devi essere...
cosa? Non dirmi, alla tua et, con il tuo aspetto, sua
moglie...
Lili  sua moglie. Si  sposato, ecco perch. La voce
spezzata divenne gracchiante.
Le port dell'acqua in una tazza. La ingurgit assetata.
Bene, sei stata risparmiata, allora cosa diavolo ci fai
qui?
I suoi occhi galleggiavano, sorpresi. E poi, focalizzando:
Casa. Vado a casa.
Be', le disse, prima forse dovresti dormire un po'.
Non c'era niente da fare. La lasci dov'era. Era esausto
- su quella panchina dura per tutta la notte! - e si trascin
a letto. Vide schifato che le lenzuola non erano state cambiate.
Una macchia puzzolente sul cuscino. Una bottiglia
mezza piena sul comodino. Era chiaro che la ragazza aveva
vissuto l. Riccioli d'Oro si era ubriacata sul suo letto. Da
sola, o con qualche disgraziato amico di Alfred. Stupido,
imbecille, a essersi fidato di Alfred! Ma il ragazzo era parso
gentile e sicuro e civilizzato...
Quando si svegli per svuotare la vescica e torn in camera,
lei stava in piedi immobile accanto al letto, lo sguardo
fisso sul cuscino macchiato.
Dottor Montalbano? disse.
Allora lo conosceva. Aveva dormito, gli sembrava, per
ore. E pens l'avesse fatto anche lei. Ma non era bastato a
togliergli la stanchezza di dosso, e cosa diavolo stava blaterando
adesso?
Mi sono comportata male, cos male...
Sbadigliando le chiese: Ti ha fatto entrare quel tizio di
nome Julian?
 mio fratello.
E ha invitato anche tutti i cugini e i parenti?
Solo me. Sono rimasta per ringraziarla, perch Lili non
voleva, e ho aspettato, ma lei non arrivava...
Sei rimasta per fare casino. Quando parte il tuo aereo?
 partito la notte scorsa. Senza di me.
Capisco. Sei stata trattenuta dal galateo. Dalle tue maniere
forbite. Per ringraziarmi dell'invito, che si  perso in
qualche modo nell'etere.
Oh, la prego, non volevo tornare a casa. Non volevo,
non potevo, avevo paura.
Di cosa?
Di tornare a casa.
Girava in tondo. Cosa doveva farne di lei? Buttarla fuori?
Allora va' da tuo fratello.
Non posso. Forse partir presto. Non per andare a
casa, sua moglie lo sta portando via...
Non m'interessa. Arriveranno i miei clienti, ed  meglio
che ti trovi un posto.
Sono praticamente senza soldi. So che mi sono comportata
male, lo so, ma pensavo... pensavo che magari potrei
rimanere un po' di pi e finire di pulire
Non importa, chiamo la portinaia e faccio mandare su
qualcuno.
Lei non capisce! url. Non sono come Julian, lui ondeggia
con la marea, insegue questo e quello, io non sono
cos! Io so cosa voglio! 
Tre bottiglie vuote, disse lui. E una appena iniziata.
Solo perch la stavo aspettando, e lei non arrivava mai.
Per ringraziarmi. Ubriacandoti nel mio letto.
Non voglio andare a casa! 
Cosa doveva farne di lei? Esamin il suo viso, i suoi capelli.
Ogni singola parte di lei era agitata. Era agitata dappertutto.
Era ancora l'effetto del vino? O una qualche forza
innata, un vortice di decisione. Una volont insidiosa, il
verme nascosto che abita nel cervello.
Hai ragione, le disse. Neanch'io. Esit. Cuciner
qualcosa. Hai fame, vero?
Sono troppo stanca per mangiare. Per favore, so che mi sono comportata male, lo so!
Stenditi, le disse.
Le va bene? Questo era il mio letto, ci sono abituata.
Julian e Lili dormivano nell'atrio. Tenevano un sacco alla loro intimit.
Sent il suo corpo vicino a lui. Lunghe braccia robuste,
intatte. I capelli tremanti, del colore delle foglie nell'autunno
di Pittsburgh. Come se un vento vi passasse attraverso.
Ma non c'era vento. Erano chiusi dentro la sua clinica, e
presto sarebbero arrivati i clienti.
Dormirono ancora, pesantemente, profondamente. Senza sognare; o cos credettero.
...
.
...
CAPITOLO 33.
...
.
...
Un povero and da un rabbino noto per i suoi saggi consigli.
Vivo in un tugurio con una moglie e sette figli, si
lament, e mia moglie sta per dare alla luce un altro figlio.
Stiamo cos ammassati che abbiamo a malapena lo spazio
sufficiente per girarci, e io sono troppo povero per cambiare
la nostra casa per una migliore.
Il rabbino chiese: Avete dei polli?
Mia moglie tiene qualche uccello spennato per le uova,
che poi vende per qualche soldo.
Allora porta i polli in casa.
L'uomo fece come gli fu detto, ma la settimana seguente
torn ancora pi infelice di prima. Rabbino, disse, la
nostra vita  insopportabile! I polli vanno dappertutto e
chiocciano, i bambini urlano e li rincorrono, ed  impossibile
respirare.
Avete una mucca? chiese il rabbino.
Mia moglie tiene una mucca scheletrica per il latte, che
poi vende per qualche soldo.
Allora porta in casa la mucca.
E cos and, settimana dopo settimana. In casa furono
portati i polli, un cavallo preso a prestito da un vicino, un
bue prestato da un fattore, un cane randagio, e infine una
pecora che si era allontanata da un gregge.
Rabbino! preg il pover'uomo. La nostra vita  tremenda.
 arrivato il nuovo bambino, e gli altri fanno a botte
per avere un po' di spazio, e la mia povera moglie piange
giorno e notte.
Capisco, disse il rabbino. Allora farai quanto ti
dico?
Far qualsiasi cosa tu mi dica di fare, rispose il marito
disperato.
Bene. Manda via i polli, la mucca, il cavallo, il bue, il
cane e la pecora. E quando l'hai fatto, torna a dirmi come
va.
L'uomo and e fece come gli aveva detto il saggio rabbino.
Allora? chiese il rabbino quando l'uomo fu tornato.
Rabbino, che tu sia benedetto! Grazie a te, la nostra
casa  diventata enorme e ariosa come quella di un re. Hai
trasformato il nostro tugurio in un paradiso terrestre! 
Laura stava leggendo ad alta voce da un grosso libro
per bambini, un vecchio regalo della madre di Leo
Coopersmith, quando era nato Jeremy, il figlio dei Bienenfeld.
Si intitolava Una raccolta di fiabe popolari ebraiche, ed era
stato spedito (cos recitava la dedica) per ringraziare Laura
per la sua gentilezza nei confronti del cugino Leo mentre
viveva con la tua famiglia e studiava composizione alla Juilliard.
Chi avrebbe mai pensato, scriveva la madre di Leo,
che ne sarebbe seguito tanto successo! Laura la ricordava
come premurosa soggezione piuttosto che gentilezza,
e certamente non ricambiata da Leo, ma che differenza
faceva ormai? Da allora, un'intera generazione era andata
sottoterra: i genitori di Leo, quelli di Laura e quelli di Bea.
E Jeremy aveva quasi diciassette anni. Anche da bambino
non gli erano mai piaciute quelle vecchie fiabe moraliste.
Aveva portato il libro, spieg Laura, come una specie di
scherzo per festeggiare; la favola che stava leggendo, con
molte interruzioni da parte del marito, si intitolava Come
trasformare una casa piccola in una grande.
Ma Harold Bienenfeld la prendeva in giro. Tutti conoscono
quella storia, Laura, non serviva che la tirassi fuori
cos. E comunque il rabbino avrebbe dovuto dire al tizio di
usare dei contraccettivi.
Non ci sono contraccettivi nelle fiabe popolari, disse
Laura. Bea aggiunse: C' anche un'altra versione, su un
beduino che porta un cammello nella propria tenda.
Certo, e forse ce n' anche una su un eschimese e un
igl, disse Harold. Una fiaba ebrea!
L'argomento della serata era la vendita del pianoforte,
come, con la dipartita di quella cosa mostruosa, il piccolo appartamento di Bea sarebbe improvvisamente e magicamente
diventato enorme libero e luminoso come una
prateria. All'improvviso c'era posto per un ampio tavolo
da pranzo e quattro sedie, e Bea aveva avuto l'ispirazione
di organizzare una piccola, allegra cena; ed ecco Laura
e quel rumoroso ficcanaso di Harold. Anche Jeremy era
stato invitato, ma non aveva voluto distogliersi da quello che Laura chiamava l'obl, una nuova televisione
con un piccolo schermo rotondo e due lunghe antenne in
cima. Con grande ammirazione di tutti, i Bienenfeld erano
i primi nel condominio della Ottantaquattresima Ovest, a
possederne uno. Attira i figli dei vicini come formiche,
si vant Harold.
Il fumo del suo sigaro aveva iniziato a infiltrarsi nell'ambizioso
dessert di Bea, una torta di mele cotta secondo una
complessa ricetta trovata sul sacchetto della farina. Era un
chiaro rituale: l'ampliamento di una stanza pu ampliare
anche la vita.
Laura disse:  da quando abbiamo comprato la televisione,
Jeremy non tocca pi il piano. Abbiamo dovuto
smettere con le lezioni. Non che il maestro fosse mai stato
soddisfatto di Jeremy o del vecchio piano.
Non darei due centesimi per quella cianfrusaglia, disse
Harold. Allora, Bea, insistette, quell'elegante elefante
bianco che tenevi qui dentro, a quanto l'hai venduto?
Be', a pi di quanto pensassi, disse.  in condizioni
abbastanza buone, se consideri che non era nuovo quando
lo acquistammo noi. Il compratore sembrava estasiato.
Quel noi peregrino la mise in imbarazzo. Raramente
parlava di Leo a sua cugina Laura. E anche Laura di solito
evitava di nominare Leo, anche se le venne in mente troppo
tardi che quella sera era stata indiscreta: Bea si ricordava di
certo chi aveva spedito il libro di favole e cosa c'era scritto dentro.
Ti  capitato un affare, disse Harold.
Se non un affare, certamente una manna. Leo sapeva
scegliere un pianoforte! Non aveva mai sospettato il
vero valore di quel pianoforte, o che sarebbe aumentato
col tempo. E se lo strumento abbandonato da Leo aveva
raggiunto un prezzo cos elevato, quanto doveva essere
costato quel sacro Blthner? Il mio premio. Un tesoro.
Cap che non si riferiva ai soldi. E nemmeno lei pensava ai
soldi, quando aveva deciso di liberarsi del pianoforte: aveva
usurpato il suo matrimonio. Nozze senza matrimonio,
o assenza totale di un matrimonio. O peggio: il pesante
pianoforte aveva appesantito i suoi anni e ristretto la sua
orbita. Luce! Luminosit e propositi! Era una ballerina
leggera su un palco largo quanto una distesa, un pesce in un mare senza fine!
Ma Harold pensava ai soldi; inseguiva il prezzo delle
cose. La nuova televisione gli era costata una fortuna, disse,
ed era contento che lui e Laura se la fossero potuti permettere
con due stipendi, ma quando molte pi persone
avrebbero cominciato a comprarsi la propria televisione,
quando ogni famiglia ne avesse avuta una come oggigiorno
tutte avevano una radio o un telefono, era solo questione di
tempo... per doveva essere diverso con una cosa come un
pianoforte, non c' niente di tecnico, nessun tubo a vuoto,
 pi come un mobile, quindi, coraggio, Bea, non tenertelo
per te, quanto hai preso per il pianoforte?
Intrattenere Harold era una pena, ma secondo le regole
dell'ospitalit non si poteva avere Laura senza il tedio di
Harold. Bea aveva raramente messo in pratica quelle regole:
dove avrebbe potuto ospitare qualcuno? Persino Iris,
quell'unica notte, era sembrata a disagio, e per Bea stendersi
stoicamente sulla fenditura del vecchio e consumato
divano letto vicino al pianoforte era stato un tormento: gli
indolenti odori di lamentele stantie misti a cera al limone.
Aveva invitato Laura quella sera perch presenziasse alla
purificazione da quei vapori troppo familiari - la purificazione
da Leo. Solo Laura sapeva che il pianoforte era di
Leo, e anche Laura aveva sopportato l'arroganza del cugino.
Ma in quel tempo lontano aveva comunque accettato
con piacere le acerbe frecciate di Leo: agli artisti si lascia
sempre fare tutto, no? Leo era del ramo della famiglia di
suo padre, il ramo artistico - anche se Harold contestava il
valore dei rami artistici.
Quel tuo ex, Bea, inizi,  per caso uno di quei Rossi
hollywoodiani che ci sono in giro? Tipi come Dalton
Trumbo, McCarthy ha un bel lavorare a sbarazzarcene
Smettila, Harold, disse Laura. Sono secoli che Bea
non parla con Leo, non ne sa niente. Inoltre, a Leo non
interessa la politica. L'unica cosa che gli  mai interessata
 la musica.
Magari  cambiato. Quei film di guerra che andavamo
a vedere, con tutta quella roba patriottica, erano fatti per la
maggior parte dai comunisti. Propaganda sovietica.
Ma i russi erano nostri alleati all'epoca, e cosa c'era
di sovietico in Van Johnson? Adoro ancora Van Johnson,
anche tu, Bea? Laura le lanci un'occhiata d'intesa. E
comunque, disse, hai notato quell'avviso a scuola, per
quella cosa il mese prossimo?
No, disse Bea.
L'hanno messa nella casella di tutti gli insegnanti.
 da quanto sono tornata che non controllo la mia.
Oh Bea, sei diventata cos distratta ultimamente. Qualcosa
sul fatto che gli insegnanti devono firmare un giuramento
di fedelt...
Giuramenti di fedelt, sbott Harold. Cos', tutti
questi sinistroidi non sanno come si fa a mentire? Avresti
dovuto guardare sotto il cofano, Bea, prima di lasciare che
lo portassero via.
Il cofano?
Il coso, come si chiama, la copertura. Il coperchio, qualunque
cosa sia. Dell'enorme Tinkertoy che hai venduto.
Magari avresti trovato nascosta una qualche mappa da spia
russa, non si sa mai...
Era quella che Harold considerava un'arguzia. Inizi a tagliarsi
un'altra fetta di torta di mele, ma Laura prese la borsa
e Una raccolta di favole popolari ebraiche e cominci a salutare.
Quando Harold se ne va, pens Bea, se ne andranno
anche i polli, la mucca, il cavallo, il bue, il cane e la pecora.
Ma soffermandosi sulla porta Laura sussurr: Quel
vecchio coso non ti faceva bene, Bea. E adesso potresti organizzarci
un ballo, in questo posto...
Nella stanza quasi vuota, i peli del tappeto erano crudelmente
schiacciati dove erano stati morsi dalle fauci di ottone
del pianoforte. Era rimasta una traccia di un marroncino scolorito, piatta come un'ombra, a forma di pianoforte.
...
.
...
CAPITOLO 34.
...
.
...
Fu durante il suo primo anno a Princeton che Marvin
apprese cosa significasse essere oggetto di disprezzo, una
conoscenza che nascondeva sotto una scorza di fiducia in
s, non sempre tutta sua. Sua madre, in particolare, aveva
fiducia in lui - dopotutto, aveva passato l'esame di ammissione
alla Townsend Harris High, e quanti ragazzi potevano
dire di esserci riusciti? Marvin era intelligente. Alla
scuola superiore non contava che odiasse il latino e che non
ne comprendesse l'utilit, e che ripetesse i vecchi risentiti
logori scherzi (slippo, slippere, falli, bumpus), era invece
bravo in matematica e scienze. Sorprendentemente - perch
era sua sorella, la letterata - riusciva a scrivere dei temi
passabili quando era dell'umore giusto, o quando sapeva di
poterne trarre qualcosa di utile. E l'approvazione era utile.
Alcuni dei suoi insegnanti erano reliquie dell'Ottocento;
gli piaceva imitare (ma solo sulla carta) lo stile forbito che
imparava dalle maniere da scapolo affettato di quegli sbiaditi
vecchi esteti dalle ossa fragili. Per Marvin era tutto un
trucco per ingraziarseli; altrimenti parlava nel duro accento
newyorkese dei suoi compagni. Era il preferito di sua madre
- lo spronava, lo esaltava e lo spingeva a continuare.
Suo padre era pi lontano, e anche pi tranquillo. Non si
preoccupava dei pavimenti di legno consumati del negozio,
che gli era caduto addosso come per un imperativo della
natura, mentre la madre di Marvin, in ginocchio con un
secchio e una grossa spazzola, era pronta a strofinare ogni
centimetro di quelle tavole segnate, fino a che ogni scheggia
non si fosse ammorbidita sotto un luccichio mielato.
Marvin allora era orgoglioso di lei (due anni alla Townsend
Harris, e prima che la modernit e sua madre passassero
all'illuminazione fluorescente); non gli era ancora stato
fatto capire che una madre in ginocchio in un negozio di
ferramenta male illuminato  una cosa imbarazzante da nascondere,
o perlomeno da reprimere; o che un padre con
l'aria sbattuta intento troppo spesso a leggere un romanzo
fosse uno sfregio da celare.
Se essere introspettivi significa pensare, Marvin non era
introspettivo. Percepiva il disprezzo in cui viveva come una
sensazione cruda, come calore - un calore nelle orecchie,
dietro gli occhi, nei gangli aggrovigliati rivestiti dal teschio.
E il disprezzo, gli sembrava, non era diverso dalla paura.
A Princeton inizi ad avere paura. Si rese conto che non
bastava essere intelligenti (tutti i ragazzi della Townsend
Harris erano intelligenti): si doveva essere appropriati. Per
la prima volta fu colpito dall'importanza del diritto di nascita
- si esce dall'utero stringendolo nel piccolo pugno:
un certificato che garantisce di saper parlare e vestirsi e
disprezzare e intimidire con la giusta audacia tutti coloro
che sono destinati a entrare nel tuo mondo a mani vuote.
Non che Marvin fosse completamente a mani vuote, aveva
la sua borsa di studio, e aveva soprattutto il motore della
sua volont e il cupo peso della sua ferita. Resisteva alle
umiliazioni accettandole, dando a volte l'impressione di
incoraggiarle: questo gli insegn cosa funzionava e cosa
no. Non ripeteva mai un passo falso, era meticoloso e attento.
Questo significava che non era mai libero, come gli
altri, il che per gli dava un vantaggio - il vantaggio che ha
chi osserva su chi viene osservato; il vantaggio della fatica
sull'agio. Quando un uomo vuole modificarsi - da erede di
una ferramenta, per esempio, ad aristocratico sotto l'incantesimo
del diritto di nascita - star lontano dall'arroganza e
si muover in modo gentile. Il programma di Marvin (non
lo considerava veramente un programma, dato il modo organico
in cui si sviluppava, un giovane filo d'erba che maturava
dal piccolo e silenzioso seme dell'umiliazione) non era
altro che una confutazione di se stesso. Era ancora il figlio
coscienzioso di sua madre, che cercava di ambire e ascendere.
Non confut, non ripudi, niente di tutto questo; era
solamente aperto a qualsiasi cosa nuova. Era simpatia, era
desiderio. In un altro tipo di ragazzo - un ragazzo meno
legato di Marvin al dato di fatto del becco Bunsen e alla
dottrina della formula - queste ondate inquiete di desiderio
avrebbero potuto essere percepite come fervida immaginazione.
Ma la scienza di Marvin aveva i piedi per terra, era
pi limitata che infinita. Lui era fatto per creare cose utili.
Ci che sentiva non era sogno o desiderio, era feroce appetito.
Quello che sentiva era il volere: voleva avere quello
che vedeva. L'incurvarsi elegante del polso di Breckinridge
quando prendeva il suo orologio dalla tasca della maglia
e faceva penzolare l'anello della sottile catena. E la docile
sorella di Breckinridge, con le sue sopracciglia perfette e il
labbro inferiore lievemente truccato (un tenero grappolo
dalla pelle color malva, pi rotondo e grassoccio rispetto a
quello superiore) e il piccolo mento pallido. E la sua voce!
Aveva guidato da Mount Holyoke diretta a New York
per vedere dei quadri, e aveva deciso di fare una visita improvvisata
al fratello. Studiava storia dell'arte, c'era una
mostra alla Hudson River School al Met questo mese... Ma
dove diavolo era Peter?
Ha un sacco di lezioni stamattina, le disse Marvin.
Non gli ho detto che avevo intenzione di venire. Posso
aspettarlo qui? A che ora pensi che torner?
Ogni mezza sillaba era timida. Il suo tono era tutta esitazione.
Eppure era una ragazza con una macchina tutta
sua!
Dopo andr ad allenarsi con la squadra di football.
Marvin conosceva ogni mossa di Breckinridge: un valletto
attento.
Allora non riuscir a incontrarlo, vero? Puoi dirgli...
Non termin la frase; era un trucchetto della sua voce,
lasciare le frasi in sospeso, cos il significato fluttuava vago,
in cerca di una direzione.
Gli dir che sei venuta, disse lui. Siete gemelli?
Oh no, Peter ha tre anni pi di me. Ma  solo qualche
centimetro pi alto. Dici perch gli somiglio? Non me l'ha
mai detto nessuno. E poi, non potremmo essere identici
neanche se fossimo gemelli, no? Ti sembra che io abbia un
aspetto maschile? Non sopporterei...
Hai la stessa bocca. Il labbro inferiore: una sporgenza
predatoria nel maschio, una bella collinetta nella femmina.
 una cosa brutta o bella?
Non riusciva a capire se stesse flirtando o se lo stesse
prendendo in giro, perci disse: Dipende da cosa ne esce.
Be', cercher...
E di nuovo il resto rimase irrisolto. Timida, esitante -
docile. Era spaventato dalla sua docilit quanto lo era dalle
violente uscite di Breckinridge. Non era abituato alle donne
docili: sua madre non era docile, le sue zie non erano docili,
e Bea poteva opporre turbinose maree di ostinazione - per
esempio la sua infatuazione per il ragazzo dell'oboe.
Ma lui era abituato a manipolare la piccola essenza della
propria paura.
Immagino, le disse, che non vorrai pranzare prima
di ripartire.
Non hai anche tu lezione?
A volte mi prendo un giorno libero per recuperare.
Peter ti nomina ogni tanto. Dice che sei molto diligente.
Sapeva cosa significava questo: a volte lo chiamavano
Dili-giudeo. Non era un'invenzione di Breckinridge, ma a
volte usciva anche dalla sua bocca.
Non  lontano, le disse, quando lei indic il suo coup
verde. Lui vide un tavolo libero in una caffetteria affollata.
Lei prese solo acqua.
Ci butteranno fuori, protest lui, se non ordini almeno
un panino.
Ordina tu. Io ti guardo mangiare.
Come una scimmia allo zoo...
Pi come un leone nella giungla.
Comprese che non c'era nessuna separazione tra quello
che avrebbe potuto essere interesse e quella che avrebbe
potuto essere derisione. Voleva davvero trovare il fratello,
o la sua era solo curiosit riguardo i pettegolezzi sulla bestia
in casa del fratello?
Lui disse: Allora perch sei uscita con me?
Per la compagnia. E questo che dovrei dire, no? Ma se
proprio vuoi saperlo...
Si ferm per sorseggiare l'acqua, e lui vide come il bordo
del bicchiere scivolava nello spazio tra le sue labbra. Non
aveva mai osservato quel gesto con cos tanta apprensione;
era come una punizione, nella sua rallentata efficienza.
 per irritare Peter, disse, ecco perch.
In questo caso, disse lui velocemente, non gli dir
che sei stata qui.
Mi hai promesso che l'avresti fatto. E io voglio che lui
si irriti. Si sporse verso di lui. Una gocciolina brill a lato
della sua bocca. Mi piace soprattutto quello che non piace
agli altri.
Non rispose niente. Fece malapena caso all'offesa, ma
lo era poi davvero, un'offesa? Era una cosa naturale, era
la condizione della sua vita presente. Reagiva passivamente,
prendendo tempo. E nella sorella di Breckinridge aveva
percepito un'opportunit. Lei si stava togliendo i guanti -
guanti bianchi punteggiati di petali appuntati.
Lasci cadere la sua mano su quella di lei. Lei lasci che
la tenesse l. Credo, le disse (una nuova consapevolezza,
diversa dal livido della paura), che quando le persone dicono
che vogliono pranzare dovrebbero pranzare.
Va bene, disse lei. Pancetta e pomodoro. E tu?
Sent le sue piccole nocche dure sotto il palmo. Una fila
di sassi; ma sottomesse, abbandonate. Un mistero in quel
compiacente reclinarsi della testa. Non riusciva a leggere il
suo sguardo (in assenza di introspezione,  impossibile intuire
il pensiero di un'altra persona), ma la sua fronte alta,
arcuata, gli parlava in qualche modo: quel bianco muro
chiaro, sul quale per adesso non era scritto nulla pi che
attrazione o antipatia.
Lo stesso, disse lui. Corteggiare e ammorbidire era il
suo piano, formulato all'istante nel luccichio luminoso della
sua fronte bianca. Lei doveva essere la sua America, la
sua terra appena scoperta, la liberazione da una pelle che
gli stava troppo stretta per riuscire a respirare.
...
.
...
CAPITOLO 35.
...
.
...
2 novembre
Cara zia Bea,
so che rimarrai sorpresa di avere mie notizie dopo il modo
in cui io e Julian ci siamo comportati. Io sono stata la peggiore,
sono io quella che si  comportata davvero male! Tutti
e due l'abbiamo fatto! Ma non dovresti dare troppe colpe a
Julian, la sua vita  cos complicata e chiss cosa sta facendo
adesso. Sono andata a trovarlo due volte, e la prima c'erano
tutti e due, ma la seconda se n'erano andati. Il modo tremendo
in cui ti abbiamo trattata! Ma avevamo paura. Io avevo
pi paura di Julian - ormai Julian ha lasciato perdere tutto, e
si interessa solo di Lili, e le cose che scrive se le tiene per s.
Quando eri qui,  passato tutto cos in fretta, quattro giorni,
cinque, e abbiamo provato a tenerti nascosto di Lili e Julian,
ma poi Lili te l'ha detto comunque, cos lo sapevi gi quell'ultima
sera quando ci hai invitati a cena, e credo che ormai tu
abbia detto tutto a pap, voglio dire, di Julian e Lili, e dove
viviamo, e la casa di Phillip. Sono ancora qui con Phillip, a
dargli una mano con la clinica, perci lo saprei se pap avesse
scritto, ma stranamente non l'ha fatto. All'inizio ne ero
preoccupata, metti che fosse esploso in qualche modo orribile
- non  vero che ad alcuni uomini dell'et di pap viene un
colpo quando sentono una brutta notizia? Ecco quello che
temevo, che Julian con questa storia di una moglie potesse
quasi ucciderlo, come se tutta la situazione con Julian non lo
avesse gi sconvolto abbastanza.
Ma se credi che ti abbia scritto per chiedere come l'ha presa
pap, non  cos, assolutamente no! I motivi sono tre.
1. Non ho pi paura.
2. Non importa quello che pensa pap.
3. Non m'interessa pi.
Potrebbero sembrare un motivo unico, ma sono un po'
diversi. Credo che se dovessi affrontarlo avrei ancora paura,
ma lui  a Los Angeles e io a Parigi! E ho intenzione di restarci,
finch mi va. Non proprio sempre a Parigi, o meglio,
per adesso a Parigi, ma ci saranno anche altri posti, e pap
non pu farci niente. Tra circa sei settimane vedr le Alpi! 
perch ho capito - davvero ho capito. Julian mi ha fatto capire
- quanto  facile strapparsi le briglie. Basta strapparle, ecco
tutto. E ora che l'ho fatto, posso ripensare a quanta paura
avevo in quel breve periodo di tempo che sei stata qui e Julian
e io pensavamo che tu stessi curiosando in giro per far un
piacere a pap - be', in effetti lo stavi facendo. vero? Ricordi
come Alice nel Paese delle Meraviglie mangiucchia il fungo
e poi si rimpicciolisce cos velocemente che il suo mento va a
sbattere contro la scarpa? Ecco quanto sei stata veloce: dentro
e fuori, sei arrivata e ripartita, e non ti sei neanche fermata
a respirare l'aria di Parigi! Colpa nostra, lo ammetto, e del
modo in cui ti abbiamo cacciata via, ma all'ultimo minuto,
quando ero un po' brilla, mi pareva che fossi tu a volerti liberare
di noi. Quando eravamo piccoli pap detestava vedermi
leggere Alice e altri libri di fiabe, e anche che lo facesse
Julian. Julian adorava il Libro giallo delle fate, non ho mai
capito perch, ma pap glielo toglieva sempre e in cambio
gli dava qualcosa tipo Come funziona l'elettricit, e facendo
qualche battuta del genere che il giallo piace solo ai codardi,
e poi Julian piangeva, e pap diceva: Visto? Te l'ho detto.
Quello  il tocco meschino di pap, e anche io ne ho uno mio,
altrimenti non sarei stata cos cattiva, anche alle tue spalle.
Sono stata cattiva con tutti, forse anche con Lili. Non sono
mai riuscita a farmela piacere o ad avvicinarmi a lei, non che
ci abbia provato poi molto - non assomiglia a nessuno che io
abbia mai conosciuto.  cos strano, Julian, si preoccupa per
lei, la tiene d'occhio. E lei tiene d'occhio lui, sono come una
societ segreta, ma non fa bene a nessuno dei due! Quando
sono andata l - nella stanza in cui si sono trasferiti dopo il
ritorno di Phillip - erano circa le sei di pomeriggio, e Lili era
rannicchiata a letto, c'era solo quel letto nella stanza, e una
cassettiera e un armadio con le porte scardinate e nient'altro,
e si poteva quasi sentire l'odore della tristezza. Credevo che
Julian sarebbe rimasto abbastanza sconcertato che non me ne
fossi andata da Parigi, ma era cos impegnato a tenere stretta
Lili che mi ha mandato via, anche quando gli ho detto che
abitavo da Phillip. Non sono riuscita a capire se Lili avesse
lasciato il lavoro o se l'avessero lasciata a casa per qualche
motivo. Stava distesa l, senza dire una parola, col viso tutto
marrone e accartocciato e invecchiato, perci mi sono girata
e sono andata via - cos'altro potevo fare? - e Julian non ha
provato a fermarmi. Pi tardi uno strano tizio piccoletto 
venuto alla clinica per chiedere di lei, forse era uno del posto
dove lavorava Lili, ma non ho mai scoperto quale fosse il
problema. Sono tornata il giorno dopo - assieme a Philip -
ma se n'erano andati. La padrona di casa urlava che se avesse
saputo che erano due irresponsabili (il francese di Phillip 
ottimo, perci ha capito tutto), avrebbe affittato la stanza a
qualcuno di pi affidabile. Phillip le ha chiesto se sapeva dove
erano andati, e lei ha detto che il diavolo se li prendesse dovunque
fossero, ma poi gliel'ha chiesto ancora e lei ha detto
che sperava andassero dove dovevano stare degli imbroglioni
del genere, le pavs des Tuifs. Non abbiamo capito se era solo
una bestemmia o se invece intendesse che stavano davvero
andando dallo zio di Lili - pare che viva in qualche posto,
non so bene dove, non lontano da Tel Aviv. Naturalmente
non avevano dato alcun problema a quella donna,  solo che
adesso lei avrebbe dovuto aspettare l'arrivo di un altro affittuario.
Avrai notato che continuo a chiamarlo Phillip. Dopo il
primo giorno mi  sembrato stupido continuare a dire dottor
Montalbano. Stavo poco bene quando ci siamo incontrati, ma
lui mi ha messo a riposo e poi mi ha fatto stare bene subito,
con una qualche polvere nel latte, credo della cannella. Rinvigorisce
abbastanza in fretta, e mi ha anche insegnato a farla.
Dice che ho buone mani da laboratorio, sembra una di quelle
cose che potrebbe dire pap. Mi ha assunto come assistente
ufficiale (ufficiale  un po' uno scherzo), ma non ricevo un
salario perch... be', perch. Non ne sento la necessit e non
ho bisogno di niente quando sono con Phillip, sono assolutamente
felice per la prima volta nella mia vita! Davvero, non
mi sono mai sentita cos piena dell'idea che il futuro abbia
un senso, che il mondo sia una cosa aperta. invece di quella
vecchia trappola che mi vuole catturare quando sono a casa.
Phillip  una meraviglia, non potresti mai immaginartelo o
neanche sognarlo,  la pi dolce combinazione che esista tra
un uomo d'affari (a pap questa parte piacerebbe!) e uno zingaro
- la parte che piace di pi a me. Mi mostrer tutta l'Europa,
non solo i posti in cui ha le cliniche, ma anche i luoghi
pieni di storia e leggende e miti. Se questo lo fa sembrare
una specie di poeta,  esattamente quello che . Ma un poeta
che ha di che vivere! ( la definizione di pap, me lo ricordo
bene, di un'impossibilit empirica.) Visiteremo il Colosseo,
dove i leoni divoravano i cristiani, e Phillip dice che crede di
conoscere il punto preciso in cui stava l'Oracolo di Delfi - so
che a volte si inventa le cose, ma com' divertente! Lili sospettava
sempre di Phillip, ma Lili sospetta di tutti e di tutto,
e temo abbia convinto Julian a fare lo stesso,  oberata di preconcetti
- Julian una volta mi ha detto che lei odia l'Europa,
persino Parigi! - allora chiss dove stanno andando?
Il che mi porta al punto cruciale di questa lunga lettera
- credo sia troppo lunga, vista la mia maleducazione! Due
punti, in effetti. Il primo  un rimpianto e delle scuse: ti abbiamo
cacciata via. O forse tu hai sentito di dover scappare da
noi, ma non c' molta differenza, vero? E come seconda cosa
dovrei chiederti un favore, l'ultimo con cui ti disturber, prometto.
Credo che il silenzio di pap significhi qualcosa di terribile.
Ha gi ricevuto il grosso colpo - tu sei stata la postina
che l'ha consegnato, e te ne sono davvero grata. Julian da solo
non avrebbe mai detto niente di Lili a pap. E ora veniamo a
me. Non posso scrivergli io, a pap - a dir la verit, zia Bea,
non lo far, me ne sono liberata! Non c' modo in cui possa
consolarlo o riappacificarmi con lui, perci potresti dirgli che
voglio restare qui, che sono in mani meravigliose, e gli dirai
anche che sono felicissima?
 mattina presto qui, e sono fuori in terrazza con un bloc
notes sulle ginocchia. C' un'alba rosa e blu in una met del
cielo, e un sole invernale che spunta dall'altra met. Ci vedo
appena per scrivere, anche se sta schiarendo abbastanza velocemente.
E che freddo! Ho addosso il mio cappotto nuovo, il
regalo pi bello che ho ricevuto da Phillip - lui  in cucina,
sta preparando il caff e lavorando ai suoi speciali cataplasmi,
e io sto per rientrare per andarli a mescolare. Non mi secca
affatto sapere che alcune delle persone che vengono qui credono
che Phillip sia un dottore in medicina - in realt lui 
molto di pi, e fa davvero del bene. L'ho guardato tener loro
le mani, parla con loro in modo cos simpatetico e serio, ma
sempre con un tocco di leggerezza, e arriva al cuore delle cose.
L'ho percepito anch'io - come ha capito immediatamente che
dovevo restare, che tornare adesso sarebbe stato l'errore pi
grande della mia vita -, dice che non devo sentirmi responsabile
dei problemi di mio fratello o di mia madre o di mio
padre. Questo dovrebbe farti capire quanto  pratico (questo
cappotto!) e non sdolcinato, mi ha costruito una spina dorsale,
mi ha reso coraggiosa. Non sono mai stata coraggiosa,
sono sempre stata paurosa, ed  la codardia che mi ha sempre
portata ad agire in modo cos orribile, lo comprendo ora.
Comunque, il mio nuovo cappotto ha un colletto di pelliccia
grigia, una cosa di cui nessuno ha mai avuto bisogno a
Los Angeles! Quando sono arrivata qui faceva caldo e non
avrei mai immaginato di sedere sulla stessa terrazza stretta
a met novembre, con queste due sedie che vengono lasciate
fuori in ogni stagione, qui dove Julian e io abbiamo parlato la
prima volta - tutto questo sembra accaduto molto tempo fa.
Credo di aver capito quasi subito che non aveva intenzione di
tornare mai pi a casa. E ora non torner neppure io, anche
se non sono sicura del mai pi. Phillip dice che non ha mai
voluto tornare, ma una volta ho notato che continua a tenere
in tasca la vecchia chiave di Pittsburgh. Ci ride sopra, per...
dice che  solo per ricordarsi perch se n' andato. Allora per
adesso io appartengo a questo posto, e nella prossima ora e
mezza la sala d'attesa si riempir dei clienti di Phillip, e inizier
la giornata. A Parigi inizia sempre in modo cos bello!
Iris
...
.
...
CAPITOLO 36.
...
.
...
Bea afferr la mezza dozzina di fogli in un impeto di
rabbia - chiaramente qualcuno stava commettendo un crimine,
ma chi? Aveva letto e riletto la lettera della ragazza,
sette volte, otto. La faceva stare male. Com'era tipico di
Iris evitare qualsiasi confronto col padre, e scaricare tutto
- di nuovo! - sulle spalle di Bea. Zia Bea la postina: ma la
postina non aveva vuotato il sacco, il peso era ancora da
consegnare. Il crimine l'aveva commesso Bea stessa: per
settimane non aveva detto niente a Marvin. L'aveva lasciato
macerare nella sua sofferenza, lentamente e all'oscuro
di tutto. Ritardare il colpo significava solo accrescerne la
forza; ma ancora continuava a procrastinare. Le proteste
di Marvin, i bordi delle sue buste umidi e arricciati, languivano
sul comodino in una pozzanghera ormai quasi asciutta
di acqua rovesciata da un bicchiere durante la notte. Il
duro colpo, il veleno amaro: la delusione di Marvin, il suo
dolore. Il suo ego, il suo rigido amour propre. Le sue orgogliose
aspettative negate - come se fosse un dio che, dopo
averne creato i semi, potesse modellare le sue creature a
proprio piacimento. Il figlio ribelle e immaturo, e ora la
figlia, ancora mezza bambina, che si credeva innamorata di
un ciarlatano, un seduttore, una specie di rapitore - eccolo,
il vero criminale! Si teneva la ragazza come una serva senza
stipendio, una schiavetta adorante, una schiava del sesso,
in verit, e se la sarebbe portata dietro per tutta l'Europa
fino a quando non si fosse stancato e allora l'avrebbe
scaricata, da sola in una qualche lontana citt, senza proteggerla.
E non era proprio protezione quella che lei stava
cercando? La lettera era punteggiata di pap, pap, pap.
Stava invocando Marvin anche mentre se la prendeva con
lui e lo ripudiava. Ma che benedizione non avere figli! E
che afflizione averne. Leo e le sue figlie: Loro abitano lontano.
Anche i figli di Marvin abitavano lontano. Non riuscivano
a vivere col padre, li aveva fatti scappare via. La
ragazza era in fiamme. Si era infiltrata nelle vite volubili del
fratello e di sua moglie, una coppia tenuta insieme di notte,
dal sesso.  un uomo, cos aveva detto Lili, gi matura
per quanto riguardava l'incontro dei corpi, riferendosi al
ragazzo che aveva sedotto; e poi c'era la ragazza della stanza
accanto, che ascoltava, infiammata, attenta alle allusioni
di nascosti desideri erotici, che ora erano maturati e si erano
schiusi al ciarlatano, il falso dottore che le dava pozioni
e l'aveva arruolata per mescolare calderoni, facendola diventare
indifferente al fratello che era venuta a consolare.
Julian era sparito nel nulla, proprio come aveva creduto
Margaret. Margaret, che svuotava il corpo dei suoi frutti
maleodoranti per imbrattare sbavati campi di feci...
Era inutile scandalizzarsi - stare male - per questa lettera
infantile; infantile; cinica; disturbante. E Marvin: l'aveva
tenuto all'oscuro troppo a lungo. Poteva a malapena influenzarlo,
e, nel caso ci fosse riuscita, influenzarlo come,
influenzarlo a fare cosa?
Quel bruciore in gola, quella frizione sotto il cuore. Non
era la lettera, era colpa di Iris! Stava male e si sentiva irritabile
da giorni: in classe con i ragazzi pi grandi e i loro
scherzi, e con Laura in sala insegnanti, dove erano andate
un pomeriggio per protestare contro l'imposizione di un
giuramento di fedelt, ma alla fine l'avevano firmato comunque,
costrette dalle minacce del preside. Non considerava
con leggerezza la questione del giuramento di fedelt.
 pensato per proteggere i nostri soldati dallo spionaggio
interno, annunci, dobbiamo essere attenti, pare che in Corea
i comunisti stiano gi vincendo...
Tutta la mattina, in un impeto di inutile aspirazione,
aveva fatto ingoiare Shakespeare agli studenti dell'ultimo
anno. Macbeth: dato che gli piaceva tanto la ghigliottina,
forse gli sarebbe piaciuto il sangue. Un crescente senso di
nausea, proprio sotto lo sterno, che spingeva verso l'alto. I
vecchi canap in sala insegnanti, una specie di pt di pesce
avanzato da una festa per il responsabile di un negozio
in procinto di andare in pensione, un certo signor Elkins,
che aveva preferito birra e pretzel. Era il pesce che era andato
a male, o era l'agitazione per la propria negligenza?
La negligenza aveva da tempo preceduto il pesce. Doveva
dire a Marvin quello che sapeva, e quello che sapeva era
tremendo - che vile mattanza, essere proprio lei quella che
brandisce il coltello destinato a eviscerare le interiora del
fratello. Caino e Abele, gettati a Iris nell'alba di Broadway.
Ma Marvin non era un Abele pacifico, n Bea un Caino
brutale. Quello che doveva riferire era un luogo comune,
dei ragazzini che avevano commesso un errore, la vita che
era andata storta, l'amore diffamato, la speranza marcita,
quanto era normale, quanto era banale, quanto era facile
dirlo. Abitano lontano. Hanno intenzione di vivere lontano.
Si poteva recitare al telefono, con un paio di parole neutre,
senza lo Sturm und Drang del peccato originale. E perch
non al telefono? Scrivere era pi facile: il pietoso iato che
interviene prima che esploda la risposta. Ma una telefonata
sarebbe stata pi veloce, e il costo della chiamata interurbana
in California l'avrebbe resa breve. Marvin avrebbe
insistito perch la addebitasse a lui, avrebbe detto qualche
cattiveria sul suo patetico stipendio da insegnante, si sarebbe
offerto di richiamare a proprie spese - qualsiasi cosa
per insistere e insistere, per scoprire, per mettere il dito
nella piaga purulenta. Lei avrebbe resistito, sarebbe stata
impenetrabile: che sia breve e veloce, facciamola finita! Se
doveva essere fatto, che fosse fatto in fretta. La stupidit
dei suoi ragazzi che si lamentano, distrutti, per Macbeth,
e deridono la mano insanguinata e disprezzano lo strisciare
nella foresta. Ehi, signorina,  come con le tute mimetiche!
Presto molti di loro sarebbero partiti per la Corea,
come meccanici e autisti, e cosa avrebbe potuto ribattere,
lei, quando affermavano che Lady Macbeth non serviva a
niente a degli uomini in battaglia?
Il telefono stava su un piccolo tavolo quadrato dall'altra
parte della stanza, sotto una finestra - dove, in una stagione
diversa, una caraffa di t ghiacciato aveva atteso una
nipote sconosciuta. Era bello camminare a piedi scalzi sul
tappeto, una delle comodit di una vita solitaria e segreta.
I suoi piedi posavano come su un prato soffice - erano imbarazzanti,
arcuati, aveva persino un dito a martello. Leo,
una volta cercando di rimettere a posto il dito con uno
strappo, l'aveva allegramente definito un diabolus in musica.
Nel Medioevo, le disse, il piede colpevole del triplo
tono dissonante sarebbe stato scomunicato in quanto opera
del diavolo. Ecco, appunto. Un nuovo rollio nello stomaco,
e il ritorno di quell'increspatura acida. Il pianoforte
se n'era andato, e questo non significava forse che l'ultimo
indizio di Leo e dei suoi dolorosi sguardi era uscito dalla sua vita?
La moquette un tempo era stata di un colore beige autunnale,
ma ora presentava molte sfumature pi pallide,
frutto di pomeriggi sbiancati da un pigro indugiante sole
occidentale. Era stata installata da muro a muro, secondo
una moda del dopoguerra, ed era stato l'unico privilegio
che Bea si fosse concessa per dare alle sue stanze dimesse
un tocco di quel che si sarebbe potuto chiamare lusso; si
allungava dal piccolo ingresso verso le finestre e le dava
una sensazione consolante. Premendo sulla sua calda abbondanza
erbosa and a recuperare la piccola agenda
nella borsa che aveva lasciato sulla cassettiera in camera.
Ovviamente non aveva mai imparato a memoria il numero
di Marvin; dato il lungo silenzio che c'era stato tra loro,
perch mai avrebbe dovuto? La voce di Marvin al telefono,
avrebbe potuto sopportarla? La furia e il disprezzo.
A met strada si ferm e guard in basso. Questo, questo
era il malessere! Ci aveva camminato sopra giorno dopo
giorno, un'oscurit davanti ai suoi occhi. Non Iris, non
Marvin, non il pt di pesce, non quei baldanzosi e urlanti
ragazzi - il malessere, la fitta e l'acido erano qui. Le dita
nude dei suoi piedi ne erano sommerse. Il difetto, la forma,
1 oscurit fangosa. Un estuario marrone che inondava i fili
beige. Nel punto in cui il pianoforte di Leo aveva piantato
le zampe, sotto la sua ampia pancia nera dove il sole non
era riuscito ad asciugare il colore, rimaneva la grande silhouette
del pianoforte. Restava l, sanguinava, i bordi indefiniti
come quelli di una nuvola di polvere marrone. Nel
dizionario delle nuvole era quella pi malata.
Tir su il telefono, e il mattino seguente - via, maledetta
macchia! - tre omaccioni che indossavano giacche col logo
della compagnia cucito sulle tasche, arrivarono per strappare
la moquette e scorticarla e verniciare il pavimento di legno sottostante.
Ma non aveva chiamato Marvin, e a pensarci bene cosa
avrebbe risolto? Per sentirlo inveire? O non lo aveva fatto
perch, per compassione, non poteva sopportare di sentirlo inveire?
...
.
...
CAPITOLO 37.
...
.
...
Il barone Guillaume de Saghan, un lontano cugino di
Marcel Proust (sfortunatamente dal lato dei Weil, il lato
materno), aveva fondato il Centre des Emigrs per uno
scrupolo di coscienza, con l'accordo che sarebbe stato un
servizio temporaneo: una volta portato a termine il suo
compito, sarebbe stato chiuso. Aveva certamente aperto
quel posto per uno scrupolo di coscienza, ma anche per
un altro motivo. Forse era vero che aveva avuto un qualche
sgradevole rapporto con Vichy, o forse no. Era difficile verificare
quelle voci, e che differenza faceva ormai nelle circostanze
presenti, dato che stava chiaramente facendo del
bene? Inoltre, se vi fosse stato anche solo un atomo di verit
in quelle accuse, si sarebbe ben potuto dire che l'istituzione
di questa organizzazione caritatevole era stata un felice atto
di espiazione. Allo stesso tempo, era vero (o non lo era)
che lui era ben conscio della propria parentela, per quanto
remota, con Madame Proust, figlia di un agente di cambio
ebreo, e stava perci, come dicevano i critici, curando i
propri affari. Prendersi cura dei propri affari era quanto
tutte quelle agenzie e organizzazioni di soccorso, affluite da
New York dopo la guerra, avevano fatto, obbligando gli
sfollati a salire su navi per Haifa o qualsiasi altro squallido
porto sul litorale levantino recentemente giudaizzato. Non
conosceva, o non voleva conoscere, la geografia della Terre
sacre: gliel'avevano fatta imparare da bambino, e si ricordava
solo il Golgota, una collina a Gerusalemme, e il fiume
Giordano, che ruggiva nella sua immaginazione come una
cascata veloce - non importa che oggigiorno fosse descritto
solamente come un poco profondo fiumiciattolo. Forse si
era prosciugato durante i lunghi secoli che separavano l'apparizione
del Salvatore sulla terra dai nostri tempi.
Queste riflessioni veramente cristiane lo rassicuravano.
Stava facendo del bene. I disdicevoli rimasugli di queste trib
perseguitate non erano stati portati tutti via - si rendeva
conto ogni giorno di come Parigi fosse ancora affollata da
loro e dal loro poliglottismo incomprensibile e dai malinconici
desideri stampati sulle loro facce estranee, e dalle loro
strane fitte di esuberanza inquisitoria, come se nulla potesse
essere loro negato. Cosa doveva essere negato? Normalmente,
credeva, tutto quello di cui erano stati privati.
Ma qui non erano normalizzati; non sarebbero mai potuti
diventare normali, come quei tradizionali sefarditi, francesi
quasi fino all'osso, che abitavano in Francia dal Quattrocento,
ed erano ormai completamente accettati. Aveva finanziato
il Centro solamente perch potesse disintegrarsi:
tra cinque anni non sarebbe dovuto rimanere neanche un
solo ebreo straniero a Parigi. E aveva deciso di installarlo al
Marais perch era l che si riunivano gli stranieri.
Raramente visitava quell'ufficio. Non gli piaceva: gli
pareva che trattenesse l'antico odore di carne macellata ritualmente,
anche se si rendeva conto di quanto fosse stupido,
persino pregiudizievole, indegno della sua generosit
e della sua compassione per il prossimo. Lasciava gestire
il Centro al suo manager, un polacco di nome Kleinman,
anche lui un sfollato, che assumeva e addestrava il personale,
il quale consisteva di cinque uomini e due donne. Era
Kleinman che aveva ideato il sistema dei cubicoli, cosicch
ogni intervistatore potesse dare un po' di privacy all'addolorato
richiedente. Spesso si udivano singhiozzi dietro
i spar. Pi queste persone si lamentavano, pi in fretta
riuscivano a sparire. Naturalmente, la cosa difficile non era
tanto quella di portarli fuori da Parigi, ma quella di portarli
da qualche altra parte. La Terre sacre, la parte custodita
dagli ebrei, aveva aperto le porte e aveva teso le braccia; ma
era incomprensibile come qualsiasi persona normale (queste
persone non lo erano!) volesse vivere sotto il rinsecchito
Golgota e vicino all'asciutto Giordano. Ugualmente, in
molti erano accorsi come verso una benedizione elargita
dal loro consunto e semidimenticato dio. Molti, ma non
tutti: i pi rigidi tra loro erano anche quelli pi proni a
illusioni di riunificazioni sentimentali con parenti fantasma
sparsi per tutto il resto del globo. Attendevano pazienti in
lunghe file ed entravano nei cubicoli stringendo pezzi di
carta strappati, preservatisi in qualche modo attraverso i
decenni, ricoperti di obsoleti e lontani indirizzi di oscuri
parenti di cui si ricordavano vagamente da quando erano
bambini. Esistevano veramente questi parenti immaginari?
A volte capitava che qualche cugino putativo, o i figli del
cugino, venissero ritrovati a Buenos Aires, o Cincinnati, o
Stoccolma, o Melbourne, o Santo Domingo, o chiss dove.
Kleinman, ostinato quanto quegli ostinati cercatori, aveva
ottenuto qualche successo. Altrimenti, c'era sempre la Palestina,
la parte ebraica, cui fare riferimento. La cosa pi
importante era resistere nel brusio delle file; per questo,
Kleinman aveva trovato, nelle variegate strade di Parigi, il
suo equipaggio multilingua. Non riusciva a tenerli a lungo
- anche loro avevano il cuore da qualche altra parte. Kleinman
stesso aveva gi avvertito che se ne sarebbe andato,
e tra tutti i luoghi pi strani, a San Antonio, che avrebbe
dovuto essere in Spagna, ma che invece si trovava, cosa assurda,
nello stato americano del Texas.
Alle cinque e mezza, quel luned pomeriggio, il barone
era venuto per gli ultimi calcoli. Kleinman teneva i conteggi:
solo nell'ultima settimana, ventitr a Rio de Janeiro, diciotto
a Roma (ma solo come scalo), cinquantuno in Israele.
E quanti a New York? Molti, come al solito.
Era la fine della giornata; il personale se n'era andato.
Kleinman si mise il cappello. Era restato per spazzare via
i frammenti di carta appallottolata che sporcavano il pavimento,
gettati nella disperazione - troppi di quegli antichi
nomi di strade erano strade ormai senza uscita. Il barone
osserv l'uomo magro col cappello: lo faceva sembrare un
cittadino normale. Era imbarazzante che il suo impiegato
fosse alto quanto lui, se non qualche centimetro di pi e
col girovita pi magro, e che i suoi occhi fossero grigi come
quelli di ogni altro francese, e che il suo cappello avesse la
temerariet di sembrare quasi nuovo, indubbiamente grazie
ai franchi del barone. In effetti, signore, raccont Kleinman,
le code avevano iniziato ad assottigliarsi, e Lipkinoff,
il suo fidato interprete di russo e georgiano - conosceva addirittura
anche il kivruli - era uno dei fortunati che sarebbero
andati a New York. Rimanevano cos sei persone nei
cubicoli, anche se, a dir la verit, cinque sarebbero bastati
di sicuro, almeno per ora.
Allora lasciane uno a casa, ordin il barone. Non ingrasser
il mio libro paga senza motivo.
Sarebbe un peccato, disse Kleinman in un francese
dall'accento polacco. Sono tutti cos poveri e bisognosi.
Pronunci la r in pauvre con un trillo meccanico della lingua
contro il palato. Il barone era disgustato - quel rivoltante
rumore slavo era uno dei motivi per cui aveva creato
il Centre des migrs: per eliminare insulti del genere alla
lingua francese. Erano necessarie generazioni, credeva, per
riprodurre la purezza del francese, e Parigi, se non la Francia
intera, erano insozzati da questi orrendi attriti e tradimenti.
Da uno dei cubicoli bui arriv un suono basso, a met
tra un ronzio e un singhiozzo.
Il barone mosse i piedi e disegn un cerchio irritato.
Credevo, disse stizzoso, che il personale avesse finito per oggi.
Infatti, disse Kleinman.
Sei sicuro? Ho sentito qualcosa.
Ascoltarono entrambi. Lo sguardo del barone parve penetrare
i fragili spar che dividevano in file geometriche
tutto lo spazio fino al muro di fondo, dove come falci sporgevano
i ganci arrugginiti per la carne macellata.
Forse  un ritardatario, disse Kleinman. A volte...
L'improvviso rossore sul volto del suo capo lo blocc.
Cosa vuol dire, un ritardatario? Questo posto dev'essere
vuoto di notte,  tua responsabilit.
Kleinman era in difficolt: ma tra cinque settimane sarebbe
stato accolto da una certa signora Davies, la vecchia
cognata di una prozia morta da tempo e scoperta di recente.
La signora Davies aveva firmato un documento, e lui
non avrebbe mai pi avuto niente a che fare col barone.
Disse: A volte, signore, quando sono appena arrivati in
citt, quando sono alla deriva e non hanno un letto dove
dormire... tengo una coperta per rendere il pavimento pi
morbido, e che male pu fare
Allora gestisci un hotel nel mio Centro?
No, no, solo qualche volta per offrire un tetto, il che mi
pare non vada a contraddire il proposito
Questa non  una missione per vagabondi! abbai il
barone, e si rigir di nuovo nella circonferenza che i suoi
piedi continuavano a disegnare e vide una donna che piangeva,
in piedi, all'ingresso del cubicolo pi lontano.
Lili, url Kleinman,  successo qualcosa, stai bene?
Cosa c', sei malata? Dimmi!
Ma il Barone inizi: Se questa  una del tuo personale.
Lei non disse niente. Indossava il cappotto. Il colletto era bagnato.
Allora lei  quella che licenzierai, decret il barone.
Signore, lei  eccellente sotto ogni punto di vista
Questa donna si stava nascondendo. Quale donna normale
lo farebbe? E piangeva. Non vogliamo gente che piange
qui, incoragger quelli in coda, e ci sar un'inondazione
- qui il Barone sorrise - ma niente No. Io non sono
il No di nessuno, Kleinman, e questo posto non  un'arca,
n'est-ce-pas?
Kleinman pens, no, non un'arca. Un bidone della pattumiera.
Un sifone. Prima della guerra, prima della carneficina,
aveva lavorato come statistico per una nota compagnia
assicurativa, e aveva una moglie e due figlie. Ora era
solo. La signora Davies gli aveva promesso un lavoro come
ragioniere nello studio dentistico del nipote. Da giovane,
prima di sposarsi, prima della guerra, prima della carneficina,
andava pazzo per tutti quei film di cowboy, il bestiame,
i cactus, i cavalli, il cielo. Intravvedeva gi le opportunit del Texas.
...
.
...
CAPITOLO 38.
...
.
...
Lili spense la lampada e si infil il cappotto. La fine della
giornata novembrina cominciava a portare aria fredda da
nord. Tutt'intorno, il chiacchiericcio degli arrivederci, lo
strusciare dei piedi, la fretta, uno o due starnuti (il solito virus
che girava), improvvise folate d'aria dalla strada. E ora
il fruscio della scopa di Kleinman. Se n'erano andati tutti,
tutti tranne Kleinman e la sua scopa. Ma lei non poteva andarsene;
non l'avrebbe fatto. Ricadde sulla sedia e premette
la guancia sulla scrivania, incapace di muoversi. Sentiva la
testa rigida come fosse di cera, o di pietra, o come fosse
un meteorite caduto dallo spazio. Pens di chiamare: aveva
paura che Kleinman chiudesse a chiave l'ufficio e la lasciasse
intrappolata l dentro. E se fosse successo? Sapeva dove
teneva la coperta - una vecchia e consumata perene, una
trapunta usurata che perdeva le piume. C'erano modi peggiori
di affrontare una notte; aveva passato momenti ben
pi difficili, situazioni in cui una perene sarebbe stata una
benedizione. Ma andare a casa... dov'era la sua casa? La
stanza cadente che Julian aveva trovato per loro? Julian: un
ragazzo, solo un ragazzo, senza casa, indifeso!
Non sentiva pi la scopa. Voci, quella nativa con sillabe
che scivolavano come olio lungo la gola di una caraffa
di vetro e il mormorio deferente di Kleinman; e poi, anche
se cercava di resistere, un dolore pungente dietro gli occhi,
mezzo attutito, come se stesse per eruttare qualcosa di
vulcanico. Nella testa le covava un mare che cominciava a
sollevarsi. La alz e un fiotto di lacrime le sgorg in bocca,
un chiavistello si apr, non riusc a richiuderlo, e un rumore
usc da lei, e seppe di essere stata scoperta.
Non aveva mai visto il barone, ma cap subito chi era -
l'uomo che Kleinman definiva il loro benefattore, l'uomo
che si era impegnato a pagare, per ognuno, il passaggio per
uscire da Ninive. Era grande e grosso, alto come Kleinman
ma molto pi ampio, un continente vicino alla penisola di
Kleinman. Batteva il pavimento con un bastone da passeggio
decorato; indossava guanti di cuoio verdi. Sorrideva
anche mentre le ordinava di non tornare pi: un sorriso
accattivante, pi gentile che sardonico. E come poteva non
essere gentile, il fondatore del Centro, l'amico degli sfollati?
Non aveva capito cosa si stessero dicendo i due, il barone
e il suo capo; il suo cubicolo sotto i ganci era troppo
lontano per permetterle di sentire, ma doveva essere quello,
doveva, altrimenti perch il barone la stava mandando
via? Era arrivata al Centro in ritardo di ore quella mattina,
molte terribili ore, era venuta anche se stava male, ma in
qualche modo era riuscita a nasconderlo, era ben nascosto,
nessuno poteva carpirglielo, Kleinman non poteva saperlo,
sapeva solo che invece di cominciare alle nove insieme agli
altri, sarebbe arrivata alle due di pomeriggio, e lei certamente
capiva, le disse Kleinman, che stava infrangendo una
regola, ma le regole non le dettava lui, le dettava il barone, e
naturalmente lui non avrebbe mai detto niente, era solo che
anche lui temeva di essere scoperto, non c'era modo di prevedere,
mattina o notte, quando il barone, che si guardava
bene dallo sperperare i propri franchi, si sarebbe presentato
l senza preavviso a dare un'occhiata... Ma lui  uno di
noi, pens Lili, Kleinman  uno di noi, perch dovrebbe
tradirmi? Non  mai successo prima, solo stavolta. Questa
volta terribile. E pens ancora: Perch lui ormai  distratto,
non gliene importa pi niente, sta per andarsene, si sente
come se fosse gi partito,  libero, e noi come vivremo,
dove andremo? Un errore! Aveva creduto fosse possibile
cogliere l'attimo presente in s e per s, come se passato e
futuro non fossero niente pi che una nebbiolina. Come se
questa vita, questo ragazzo, fossero tutto quello che bisognava
afferrare nella dannazione dell'essere nati. Come se
nascere fosse una cosa senza valore.
In strada respir il venticello freddo del crepuscolo. Ora
doveva affrontare Julian. Mentre se ne andava - stava ancora
male - non riusc a sentire l'ultima parte del colloquio
dietro la porta del Centro.
Quella donna, diceva Kleinman,  menomata. D'estate,
quando era da sola nel cubicolo a esaminare delle
carte, aveva guardato dentro e aveva visto la manica della
camicia sollevata per il caldo.
Non sono stato io a menomarla, reclam il barone.
Intollerabile, signore, ricominci Kleinman, e si incup
sotto il cappello. Se l'era tolto, ma ora lo rimise. E poi,
voleva anche omettere il signore, un'abitudine che sperava
di togliersi. Licenziarla senza motivo.
Senza motivo? Hai visto quello che ho visto io. Isteria.
Esaurimento. Mancanza di autocontrollo. Dato che il
nostro scopo qui  quello di soccorrere chi  sfortunato,
porre chi  scontento moralmente da qualche altra parte, in
circostanze pi favorevoli...
Il barone stava assumendo il suo tono ufficiale, le frasi
perfettamente memorizzate che cos spesso gli guadagnavano
l'ammirazione di tutti - e addirittura, in una memorabile
occasione, un encomio incorniciato e una medaglia da
parte di un importante ufficiale cittadino. Ma lui stesso avvertiva
quanto suonassero ridicole, lo percep dall'occhiata
che Kleinman gli lanci, Kleinman che osava giudicarlo!
Perch mai disturbarsi a spargere queste perle davanti a
uno straniero come lui, che neppure riusciva a prenderle
sul serio? Cos, ancora sorridendo e con aria di derisione,
piant il bastone sul petto del direttore e disse: Vedr, Monsieur Kleinman, come la tratteranno in Spagna! 
...
.
...
CAPITOLO 39.
...
.
...
Ma Julian non era a casa. La stanza era in penombra,
un unico fiocco bianco sul muro proiettato dalla luce in
strada; la finestra era senza tende. Lili si gett sul letto -
le faceva ancora male l'inguine, era svuotata, un pettine
di metallo l'aveva svuotata, era troppo stanca per stare in
piedi o camminare o persino per piangere. E di nuovo le
lacrime sgorgarono, perch non doveva piangere per il povero
vecchio che era morto proprio in quel letto? Pianse
per il vecchio, e per se stessa, e per quello che aveva fatto
succedere quel giorno, e pianse con una profonda e implacabile
rabbia perch Julian non era l, perch gli aveva
permesso di andarsene - non aveva senso, si era opposta
troppo poco. Era andato a cercare Franois, che riusciva
sempre a trovargli un lavoro nei caff, non gli interessava
se sembrava un po' losco, Franois l'amico di Alfred che
era morto, morto come il vecchio, e pianse per il vecchio,
e per Alfred, e per se stessa, e per quello che aveva fatto
succedere quel giorno. Insensato e inutile, quella magra
vita dei caff, come avrebbe potuto aiutarli adesso? Come
sarebbero andati avanti? Si erano salutati la mattina, Julian
per andare a cercare Franois - ma irritato, distratto, si era
opposta troppo poco; stava pensando a cosa avrebbe fatto succedere quel giorno.
Giaceva sul letto, scalza e raggomitolata, con le ginocchia
ripiegate per calmare il dolore all'inguine, aspettando Julian.
Dopo meno di un'ora lui torn, con un sacchetto di carta.
La cena, disse. Due pagnotte e due pezzi di misura
diversa di formaggio duro - il suo vecchio trucco, li aveva
sgraffignati dagli avanzi dei piatti. Non aveva trovato
Franois. L'aveva cercato per tutti i caff, al Napolon, al
Monaco, nei soliti posti. Nessuno sapeva niente di Franois,
non lo vedevano da settimane. Uno degli amici al Deux
Magot (ma era nuovo e inaffidabile) riteneva che Franois
avesse avuto dei problemi con la polizia - droga, o alcool, o
prostituzione, come potevano saperlo?
Lili non riusc a mangiare. Non riusciva a inghiottire.
Non c'era niente da bere.
Julian disse che avrebbe chiesto alla padrona di casa una brocca d'acqua.
Non andare, gli disse. Ma lui la lasci.
Non ha una brocca, rifer. Dice che cercher qualcos'altro.
Le ho dato qualche soldo.
Oggi, disse Lili, mi hanno licenziata.
Si accorse che lui un po' si era spaventato e un po' stupito:
era fragile sotto la solidit della sua giovane carne. Ma
lei aveva bisogno di ferirlo.
Finito, gli disse. Basta. Ora non c' pi niente.
Finito? le fece eco lui. Sul serio, Lili, te lo prometto.
Trover subito qualcosa, anche domani, deve pur esserci qualcosa...
Non c' niente, gli disse di nuovo, e guard la sua
bocca. La bocca umida e contorta di un giovane uomo, con
la lingua saltellante. Lo odi in quel momento, odi la sua
la bocca, la lingua. Odi il suo corpo, tutto quanto, le sue
cosce lunghe, la loro infida presa maschile.
Stancamente si tolse di dosso il peso di quello che doveva
dirgli, di quello che lui doveva sapere. La clinica, gli disse,
era molto pulita, l'avevano trattata con gentilezza, con
simpatia, non era stata una cosa dolorosa, solo che le doleva
ancora l'inguine, il male stava gi diminuendo, l'avevano
svuotata, ora il suo corpo era vuoto.
Gli ho chiesto di vederlo, disse. Non era niente. Solo
una piccola gemma sanguinolenta. Una piccola testa insanguinata,
niente di pi. Non una testa umana. Non umana. Un piccolo pesce.
S, gli aveva fatto male - non l'aveva mai sentito con tanta
chiarezza: quello che lui provava per lei, quanto poco
sapeva, quanto un sentimento potesse essere cos assolutamente
distante dalla conoscenza, e cosa importava se le
voleva bene visto che non capiva niente, niente di niente?
Com'era terribilmente insensibile, com'era intatto! Quella
cosina che somigliava a un pesce, che avevano estratto a forza da un mare di sangue...
Il respiro di lui era troppo vicino. Le prese la mano. Lo
lasci fare; il primo impulso fu quello di ritrarla. Affond
la testa sul suo petto, e i bottoni della maglietta di lui le
sfregarono appuntiti contro la guancia. L'orecchio premuto
sul ruggito di una conchiglia: il pulsare calamitoso del cuore di lui.
Perch? le disse. Perch, perch?
Perch mi chiedi perch? Stupido, stupido! url, e si ritrasse da lui.
Ma era vivo, le disse, era vivo, si poteva fare qualcosa...
Si ferm. Fare qualcosa. Aveva imparato alcuni idiomi
banali che lei non riusciva a capire.
Cautamente, spaventato da lei, ricominci: Si sarebbe potuto, invece di...
Il palmo di lei di colpo gli premette la bocca.
Stupido! Non c' nessun invece di!
Lei gli stava scagliando addosso la morte, e lui non capiva.
Perch non doveva esserci un invece di? Perch non doveva
esserci un rinnovamento? Per quale altro motivo era fuggito
a Parigi, se non per un rinnovamento? Per non essere pi il
figlio di suo padre; per essere trasformato. Aveva letto nei
Salmi cosa significasse venir liberati. Ora si sentiva punito, si
vergognava. Lei gli singhiozzava accanto, con rantoli lunghi
e crescenti. Il vecchio materasso consunto si scuoteva per
il suo travaglio, e a lui venne in mente il Sesto salmo, e con
quanta lentezza e attenzione e accuratezza avesse ricopiato:
Sono stremato dai lunghi lamenti, ogni notte inondo di pianto
il mio giaciglio, irroro di lacrime il mio letto, copiandolo
come uno scriba medievale nel bloc notes coi margini rossi.
Un rumore lungo le scale. Madame Bernard, che portava
l'acqua - aveva lasciato la porta aperta per lei. Gli aveva
fatto pagare l'acqua, era sospettosa, uno di quei fannulloni
americani, e quella piccola donna scura, forse un'ebrea, un
paio di vagabondi, lo avrebbero pagato, l'affitto? Lo sguardo
stretto fisso sui sandali usurati. Une eruche? La sua preziosa
caraffa di cristallo, un regalo di matrimonio vecchio
di trent'anni, lo teneva per gli ospiti di riguardo. Per soldi
avrebbe cercato una bottiglia vuota.
Ma sulla porta c'era sua sorella.
Julian?  cos buio qui, c' qualche problema
Non sei partita, disse lui.
Julian, cosa succede, Lili sta bene, cosa c' che non va?
 rimasta senza lavoro, e cosa c' che non va con te,
invece? abbai. Cosa ci fai qui, perch non te ne sei andata?
Sono venuta a dirtelo. Volevo dirti
Dovevi tornare a casa!
Resto, tutto qui. Ho deciso di restare, Phillip ha detto
che potevo restare. Lo sto aiutando, mi vuole l, e poi...
Resta, vai via, url, fai quel che ti pare basta che te ne
vai da qui! Non puoi lasciarci in pace, non vedi?
La stava cacciando, la stava sbattendo fuori - quello
scalpiccio gi per le scale. Sua sorella, un'intrusa, una testimone,
era stupito, come poteva non vedere quanto erano
scosse le loro vite? Lili si contorceva per gli spasmi. Lui desider
che Dio esistesse davvero; solo nei Salmi Dio esisteva
veramente, e in nessun altro posto. Desider che la cosina a
forma di pesce con la testa insanguinata fosse ancora viva.
Lili, le disse, Lili.
Finito, rispose lei. Basta.
Come gli sembrava vecchia adesso: palpebre umide,
naso e labbra gonfi. Gli angoli della bocca erano secchi e
screpolati. Macilenta. I capelli arruffati. Aveva smesso di
piangere; in un istante di autocontrollo aveva dichiarato il
tutto compiuto.
Gli disse: Adesso  ora che tu te ne torni a casa.
Per quel tuo zio? Vuoi andare da tuo zio,  questo che mi stai dicendo?
Quello non  il tuo posto.
Non lasciarmi, Lili, non farlo, la preg, ma conosceva
la propria forza, che sentiva premere sulle spalle e dentro le
cosce tese. Non farlo, non farlo, disse, e col corpo di un
uomo e la paura di un bambino, premette su di lei, pregandola,
e lei si arrese, si apr a lui, gli occhi e la bocca asciutti,
un po' sorpresa un po' no, sempre con quel dolore nel
posto in cui l'avevano setacciata con una spazzola di ferro,
e lui le fece male, le fece male, fino a che non giacquero respirando, petto contro petto.
...
.
...
CAPITOLO 40.
...
.
...
Una commedia da grande citt, spezzoni di jazz tra i
grattacieli, il blitz di un violoncello mentre l'ascensore si
ferma tra due piani, i soliti violini da innamorati: quella musica
avrebbe potuto essere composta in meno di un mese.
Ma a Leo non interessava. Un altro film di serie B, Brackman
ormai sorpassato, ricacciato sempre in basso lungo il totem, e con lui Leo Coopersmith.
Ma era successo qualcosa. Se n'era reso conto, era inevitabile,
si era radicato in quelli che credeva fossero i lobi
ormai pieni di rughe del suo cervello, anche se troppo spesso
correva gi a infiammare i morbidi testicoli segreti che
si celavano come pianeti oscuri tra le sue gambe. Lo percepiva
pi che altro, non lo udiva, almeno cos credeva a
volte. Lo percepiva nelle parti sessuali, anche nelle punte
irrigidite dei capezzoli, come potrebbe sentirlo una donna.
Ma soprattutto - non poteva negarlo - lo intuiva, l'elusivo
e terribile suono, e a volte ne sentiva anche l'odore, come
di terra rigirata da un aratro. Come ci era riuscita, come
avevano fatto quelle antifonie polifoniche, se quello erano,
a prendere forma, e a partire da nessun sistema riconoscibile
- come si poteva chiamare quel suono? Quando
prov a immaginarlo (ci provava sempre), era poco stabile,
un'esultanza passeggera, oppure un vuoto orrendo, come
un ano, o un raspante ruggito di fauci animali. Oppure - e
questo era insostenibile - un perpetuo crescendo impazzito.
Si sforz di ricordarsi la posizione delle mani di lei: la
mano sinistra con le dita aperte, di quello era quasi sicuro,
il lungo pollice oltre l'ottava; ma la destra? Non aveva senso
che fosse stata stretta in un pugno. Un pugno non poteva
motivare il brivido di piacere che provava tra le gambe.
Era l'esultanza, che cercava. Sedeva al Blthner, ora
dopo ora, a caccia. Ogni tanto, premendo gentilmente sul
pedale, poteva quasi percepire un singolo legato della tessitura,
in si minore, nei bassi, che sospirava come il tremolio
di una foglia; ma lei era rimasta stupidamente in piedi, certo,
con quelle scarpe simili a ciabatte da donna di mezz'et,
e cosa ne sapeva lei, dei pedali? Lui comprese che era stato
del tutto fortuito, una specie di miracolo mistico - in poche
parole, niente pi che un incidente. Lei era una nullit
musicale, era stato un colpo fortunato; ma era successo, e
se era successo una volta, si poteva ripetere, si poteva ritrovare.
Non esisteva nessuna chimera al mondo come un
accordo perso, quella vecchia e stupida canzone di un folle
che aspirava all'opera, e divenne famoso grazie a dei motivetti
ripetitivi. Il colpo fortunato, l'incidente, il mistero,
era l, racchiuso nel Blthner, ancora da scoprire; doveva
solo trovare la combinazione per farlo funzionare. Esisteva, viveva nei tasti... era l.
...
.
...
CAPITOLO 41.
...
.
...
24 novembre
Cara signora [questo era cancellato]
Cara signorina Nachtigall [questo era cancellato]
Cara signorina Beatrice Nightingale,
scusi se scrivo cos d'improvviso. Mio marito non vuole,
ma con molte difficolt accetta. Leggo inglese meglio di quanto
scrivo o parlo, ma  cos con una lingua che non  nostra.
Per favore perdona i miei errori, e anche lo scrivere in questa
brutta carta. Non posso pi scrivere con la macchina, perch
ho perso il lavoro. Ho preso dei soldi che non mi aspettavo
quando mi hanno mandato via, ma sono gi finiti.
Scrivo adesso perch ho sentito che sei una insegnante in
una scuola americana, e so che anche io ho le qualit per essere
una insegnante in una scuola americana. Ho una laurea
(si dice cos?) in lingue moderne dalla mia universit, a
Bucarest, ma purtroppo per brutte ragioni non ci sono pi i
documenti.
Posso insegnare francese, italiano, spagnolo, e (se serve)
tedesco. (Penso che non serve il rumeno in una scuola americana!)
Chiedo umilmente se credi possibile trovare un lavoro
cos nella tua scuola o in qualche altra. So anche tradurre,
anche se forse non cos utilmente in America. Qui a Parigi
nelle ultime settimane traduco opere letterarie dal rumeno al
francese. Mio marito  senza lavoro.
Per molte difficolt (so che lo dico due volte, ma  tristemente
vero) non viviamo bene qui. Stiamo pensando di
andare in America. Col mio lavoro di traduzione, che non 
molto, abbiamo gi i billietti per il viaggio. Mio marito  un
cittadino USA, e assicura la mia entrata senza grande difficolt.
Chiedo umilmente e con gratitudine, puoi ospitarci a casa
tua per un poco? Veniamo a New York tra nove giorni. Per
favore rispondi par avion a Poste Restante 52, Paris.
Cordialmente,
Lili Nachtigall
Forse ti chiedi cosa far mio marito in America? Torner
a fare lo studente.
Allora il piano era gi in moto - il modo meschino e
furbacchione che Marvin aveva di pensare, invadere, insistere.
I suoi sospetti, il suo intelligente e contorto cinismo.
La sua astuta mancanza di fiducia. Il complotto di Lili, e
cos'altro poteva essere, se non un complotto? Mio marito,
mio marito, e Julian assente, sia nel nome, sia nella volont.
Un ragazzo con una moglie  un uomo, e un uomo con una
moglie non pu essere lasciato annegare. L'aveva persuaso
a riprendersi ci che era suo: la sua America, e quindi
suo padre, e quindi il fiume di dollari del padre. Maltrattata
dalla vita e impoverita, era una donna furba che aveva
convinto un ricco ragazzo americano a sposarla per i soldi
di famiglia, se solo lui avesse acconsentito: una delle storie
pi vecchie del mondo. Era cauta, era intelligente, avrebbe
proceduto passo dopo passo, pretesa dopo pretesa. La pretesa
di sembrare indipendente - risibile, comunque, una
straniera che voleva diventare un'insegnante, proveniente
da un paese dell'Europa orientale da poco diventato comunista,
in un periodo (e chi lo sapeva meglio di Bea?) in cui i
presidi di ogni scuola obbligavano a giurare fedelt, quante
possibilit aveva? E ancora pi improbabile era la pretesa
che Julian si arrendesse cos facilmente ai disegni del padre:
torner a fare lo studente, che astuzia, che calcoli!
E tutto gravava sulle spalle di Bea. Sulla fiducia che Bea
avrebbe aperto la sua porta ai vagabondi, una pausa prima
del grande attacco alla dorata California. Sulla convinzione
che Bea avesse aperto la strada parlando con Marvin, e
avesse preparato tutti quanti per la grande riconciliazione -
oh, ma non l'aveva fatto, e sicuramente Lili ci aveva contato!
Com'era deliberata, com'era esplicita: erano stati furbi
quei preparativi per il balzo, quelle astute vecchie esortazioni:
dovresti dire quello che sai... ora niente  nascosto,
vedi? E la pi furba di tutte: gli faccio del bene.
Il pensiero di Marvin, la mania di Marvin. Un verme che
si insinua nel cervello, che si fa strada dentro qualsiasi cosa in cui credi!
Ma fu l'ultima cosa che fece esitare Bea. Era davvero
uno stratagemma, era davvero un complotto? Gli faccio del
bene-, parole che, nonostante i dubbi, portavano con s il suono di un mondo che si allargava.
...
.
...
CAPITOLO 42.
...
.
...
25 novembre
Suite Eyre Spa
Suite 312
Cara Margaret,
credo sarai contenta di sapere che ci sono buone notizie da
Parigi. Julian sta tornando. Verr assieme alla moglie, Lili.
Spero tu stia bene.
Con auguri e affetto,
Beatrice
...
25 novembre
Marvin:
qualche tempo fa mi sono quasi arrischiata a telefonarti, ma
temevo il putiferio che ne sarebbe seguito e ne ho fatto volentieri
a meno. C' qualcosa di pacifico (se non propriamente pacifista!)
nel silenzio, specialmente in un lungo silenzio - riconosco
che la colpa  mia. Come avrai indubbiamente sospettato,
ti ho nascosto delle informazioni (non la chiamo conoscenza,
come vedrai tra poco), e non senza scrupoli di coscienza. In
poche parole: Julian sta per tornare. La mia breve visita - mi
sono sempre sentita come se ti stessi rappresentando come una
sorta di plenipotenziario! -  stata un fallimento diplomatico
su tutti i fronti. Tuo figlio mi ha rifiutata dal primo istante. Mi
ha derisa in un modo che mi ha fatto stare male, e ora posso
dirti che era abbastanza deciso, e abbastanza risentito, da considerarmi
niente pi che una tua ombra. Quello che lo spinge
a tornare pare sia il suo attaccamento alla giovane donna di
cui gi sai - non va pi bene dire fidanzata, ho scoperto poi
che non era mai stata la parola giusta. L'ho incontrata due o
tre volte e per poco tempo. La mia impressione  stata di una
gravit e di una sopportazione non comuni - niente di leggero
o frivolo. So poco o niente della sua vita, oltre al fatto che  la
figlia di una colta famiglia di Bucarest, e pare che abbia abilit
letterarie in varie lingue europee, anche se il suo inglese  poco
fluente e per certi aspetti insufficiente.  pi vecchia di Julian,
credo di circa otto o dieci anni. E vedova e ha perso un bambino
- credo sia stata prigioniera con la sua famiglia durante
la guerra e che sia finita in qualche modo a Parigi con altre
centinaia di persone sradicate dal proprio paese.
Spero di averti detto abbastanza per farti capire come torner
Julian. Ritorna da marito. Il mio appartamento  piccolo,
ma dato che ultimamente ha subito qualche comoda
ristrutturazione, sar in grado di ospitarli per un tempo ragionevole.
Arriveranno il 3 dicembre.
Tua,
Bea
...
.
...
CAPITOLO 43.
...
.
...
Iris non era la prima assistente del dottor Montalbano.
Ne aveva reclutate (assunte non era la parola giusta) un
folto elenco, specialmente a Milano, dove aveva approfittato
di una serie di entusiaste dagli occhi e dai capelli scuri.
Le aveva perse una a una; la pi vendicativa aveva l'abitudine
di raccontare certi aspetti del suo lavoro alle autorit.
Non gli importava: teneva quello che chiamava il suo gattino
di Natale, un'espressione di Pittsburgh che stava a
indicare un conto in banca con un piccolo capitale messo
da parte per usi specifici, e preveniva qualsiasi cosa fosse
pi di una multa pagando gli ufficiali interessati. L'Italia
era indulgente da questo punto di vista, diversamente da
Parigi e specialmente Lione, dove regnava invece un'atmosfera
pi severa. Ma Iris era la sua prima americana, bionda
come Patsy e Mary Alice, le due sorelle dell'appartamento
di sopra, ma con un'importante differenza: lei emanava
un'aria di indulgenza, di grandi aspettative; oppure di giusta
ricompensa, come se avesse portato a termine qualcosa
che ne meritava una. Lo sorprese che fosse vergine: non era
una bambina, aveva passato i ventun anni. Lo considerava
sintomo di una pruderie puramente americana, diversa da
quella europea, radicata pi nella doppiezza che nei principi.
Aveva gi notato questa sfrenatezza trattenuta in Patsy e
Mary Alice prima che si sposassero - fino a qui e non oltre,
facendo impazzire i fidanzati che se ne andavano alle tre di
mattina con la patta gonfia, mentre le ragazze andavano a
letto ridendo, i denti sporchi di rossetto, la bocca gonfia.
Iris invece non rideva, non scherzava, almeno non con
lui: la gratitudine la rendeva docile. Prendeva tutto, invece,
con assoluta seriet, come un corso difficile a scuola, cercando
di ottenere un bel voto. Era rigida come un cadavere (e
non l'aveva forse scambiata per un cadavere la prima volta
che l'aveva vista?); lui veniva troppo presto, e questa cosa lo faceva
arrabbiare. Era come se lei non avesse alcun istinto, come se
glielo si dovesse insegnare - o come se stesse ascoltando, nella
sua testa, una lezione diversa. In quei momenti parlava del
fratello e di sua moglie; chiedeva se tutti facessero l'amore
allo stesso modo. Ma dai, le diceva, a cosa pensi che serva
l'anatomia umana? No, diceva lei, intendo se a qualcuno
 stato fatto del male, se il corpo di qualcuno  straziato
per sempre, se manca un pezzo, se c' un buco nel posto
sbagliato, non cambia il modo in cui ci si sente? Senti,
ragazzina, le disse, conta solo un buco, ed  sempre nello
stesso posto... ma anche allora lei non rise. Poteva parlarle
in modo volgare, ma lei non rideva. L'aveva accompagnata
in quell'orrendo affittacamere, con quell'affittuaria urlante e
le sue bestemmie; ma il fratello se n'era gi andato.
A letto (lei lo considerava ancora il suo) ogni tanto lo faceva
innervosire. L'aveva scambiata per una di quelle ricche
ragazze americane che si fanno crescere i capelli fino alla vita
e seguono qualsiasi moda straniera del momento, a volte un
cantante africano, a volte un regista greco: Parigi aveva le
sue manie. Fino ad allora si era tenuto lontano dalle ragazze
americane - da uomo qual era, con quattro sorelle a casa
a Pittsburgh. Ma questa se l'era ritrovata ubriaca dietro la
porta; non aveva potuto evitarla e non aveva potuto sbatterla
fuori. Quell'odore lo disgustava. Per tutta la vita sua madre
aveva puzzato di quella roba: quando suo padre li aveva lasciati,
si era trovata un lavoro in uno di quei bar-ristoranti
che sono pi bar che ristoranti. I suoi vestiti di cotone ne
uscivano intrisi di una scia di odore di birra. Lo stup il fatto
che, quando la prese in casa, a condizione che non vi fossero
pi bottiglie, lei avesse smesso, smesso all'istante, cos su due
piedi. Proprio non se lo spiegava, n aveva mai visto una cosa
del genere. Non era mai riuscito a far smettere Alfred, n, in
effetti, nessun altro: un ubriacone  un ubriacone.
Se ne rese conto il giorno che andarono a cercare il fratello.
Sono finiti, gli disse.
Le chiese: Cosa sono finiti?
I miei tentativi.
Tentativi di fare cosa?
Di volergli bene. Come a casa. Ero venuta per farlo stare
meglio - non solo per i soldi. Non mi ha voluto, non gli
servo. Ha Lili.
Era una donna con dei progetti. Si dava dei compiti,
aveva un programma. Pensava come uno scienziato; aveva
detto che suo padre aveva qualcosa a che fare con la
chimica, con le materie plastiche. Il vino, aveva concluso
lui, era un progetto fallito: come per esempio Freud con la
cocaina. Il fratello era un progetto fallito, e poi era toccato
al vino, esplorato per le sensazioni, per gli effetti, ma dopo
essere arrivata in fondo, dopo il fruttato scoppio iniziale,
dopo la discesa, non c'era niente. Torpore, buio, sonno.
Distesa come un cadavere dietro la porta. Le aveva detto di
smettere; lei aveva smesso. Questa era la sua testardaggine.
Il fratello, il vino, e adesso apriva le gambe per compiacerlo.
Vedeva che lei voleva gratificarlo. Ci lavorava con diligenza,
come qualcosa da ottenere, un esame da superare.
Aveva questa idea - ma come era potuta venirle? - che dovevano
esserci rumori, piccoli lamenti, ansimi. Persino urla.
Alla clinica si dimostrava utile e intraprendente. Erano
arrivati un paio di gendarmi a chiedere di esaminare i biglietti
da visita, il solito primo passo: lui sapeva cosa poteva
conseguirne. Sospettava della portinaia, anche se poteva
benissimo essere stato qualche cliente scontento. I suoi intrugli
generalmente erano innocui, ma era ragionevole che
ogni tanto a qualcuno si manifestasse uno sfogo cutaneo, o
magari peggio. Era preparato a curare la reazione, qualsiasi
essa fosse, ma c'erano volte in cui non riusciva a trattare il risentimento.
I gendarmi tornarono, con fare pi minaccioso.
Lui disprezzava le leggi; si nascondeva, mentre Iris, gesticolando
sulla porta coi frammenti di francese che si ricordava
dai tempi della scuola (lui ne aveva sentito a malapena due
parole) riusc a convincerli ad andarsene. Lo fecero ridendo,
e non tornarono pi.
Le chiese come ci era riuscita.
Come avresti fatto tu, gli rispose. Mumbo jumbo.
Quel suo modo di esprimere ammirazione, fiducia. Ammirava
e si fidava del suo modo di fare coi clienti. Non era ci
che lui dava loro da masticare o da inghiottire o da sfregare
sulla pelle o tra le dita; era come riusciva a far lavorare la loro
immaginazione. La maggior parte delle volte era l'immaginazione
di lui che lavorava. Il suo mumbo jumbo (lei l'aveva
definito cos quasi da subito) non era pi falso di quanto non
lo fosse la natura stessa. Era la natura, il vero sciamano; lei
lo vedeva, lo comprendeva, aveva osservato queste trasformazioni
nei becher e nelle bottiglie, liquidi in solidi, solidi
in gas, gas in liquidi, forme senza vita nelle capsule di Petri
che sbocciavano di notte, cristalli che gemmavano. Nessuna
delle altre era cos intelligente - quelle ragazze cinguettanti
che lo avevano accompagnato all'estero in questa o quella
citt, file e file, tutte facili al sesso, ma nessuna pronta ad
ascoltare lamenti fantasma. Mumbo jumbo, diceva lei, e lui
cap cosa voleva dire e ne fu compiaciuto: natura, intuizione,
inventiva. A volte imbrogli, ma che male c'era, se portavano
franchi e lire, e donavano un po' di gioia passeggera? Non
si era aspettato che lei avrebbe mostrato un interesse cos
esperto in quei franchi e in quelle lire - la considerava ancora
una ricca californiana - finch si ricord che, se non fosse
stato per lui, lei ora sarebbe stata indigente. Teneva il suo
biglietto a casa, in un cassetto della cucina, tra le spatole e i
mestoli appiccicosi; immaginava che fosse scaduto da tempo.
Questo aveva in comune con lui: quelle chiavi mezze arrugginite
per quelle inutili e dimenticate stanze di Pittsburgh,
che pendevano quotidianamente dall'anello nella sua tasca.
Non scriveva mai al padre, anche se lo nominava abbastanza
spesso. Dava per scontato che lei fosse, come tutto il resto,
transitoria, passeggera. Non sarebbe durata.
Nel frattempo lei si fidava di lui; lui si fidava di se stesso.
Si fidava del fatto che i suoi desideri l'avrebbero presto fatta
disperdere. Lei confidava che presto si sarebbero ritrovati
insieme sulla cima ghiacciata di una qualche montagna alpina,
o sulla riva del lago di Como. Non rifiutava l'invasione
della sua bocca. Legava i capelli, una scivolosa manetta, attorno
ai polsi di lui. Ma il resto di lei era un enigma: nuda
sotto la nudit di lui, giaceva come un inerte calco pompeiano
sul letto che era stato solo suo quando quei gridolini e
gemiti e solenni muggiti volavano alle sue orecchie mentre
il fratello faceva l'amore, o mentre sua moglie aveva quegli
incubi orrendi. E quando di notte i ciechi colpi del membro
del divinatore attaccavano e attaccavano la radice della sua
carne, non riusciva a distinguere un grido dall'altro.
...
.
...
CAPITOLO 44.
...
.
...
Nel tardo pomeriggio del mercoled precedente il giorno
del Ringraziamento, Bea sedeva alla scrivania nella classe
deserta, con la sua mordace matita rossa. Un crepuscolo
piovoso offuscava le grandi finestre, e le file di sedie vuote
esalavano i cattivi odori mescolati di giovani uomini. Sotto
mano aveva i temi su Shakespeare dei suoi studenti: incomprensioni,
grafie errate, verbi e virgole assurdi, fraseologie
sbagliate ovunque. Una fame di parole. Ma lo stesso,
lei percepiva in questo folto di macchie e chiacchiere una
sotterranea attenzione: conoscevano per esperienza diretta
Iago e Goneril e Edmund e Lear, conoscevano i loro
sembianti, conoscevano la paura, conoscevano la rabbia.
Avevano avuto una visione del tragico, e lei non si vergognava
dei loro errori. I loro errori erano fantasmi di carta
dalla vita breve; ma loro erano ragazzi qualificati e virili, e
non avrebbero vissuto vite di carta. La sua matita rossa non
poteva sminuirli.
Quattro giorni liberi, il pi lungo weekend dell'anno.
Laura aveva invitato Bea a cena da loro per il Ringraziamento:
avrebbero fatto tutto in casa, dal ripieno alle patate
dolci e alla salsa di mirtilli. E la torta di mele! Harold aveva
adorato la torta di mele di Bea. E Jeremy, incredibile ma
vero, si era offerto di preparare la macedonia. Inoltre, disse
Laura, ci sarebbe stata una cosa speciale per Bea: un film in
diretta, da guardare alla televisione.
Un film in diretta? Il nuovo macchinario stava generando nuove espressioni.
Film veri spieg Laura. Come andare al cinema senza
uscire di casa. Non c' pi solo Sid Caesar e il wrestling.
E comunque non puoi stare da sola il giorno del Ringraziamento.
Non importa, disse Bea. Ho preso qualcosa in biblioteca
per tenermi compagnia.
Oh, dai, disse Laura. Perderti tutto questo per un libro...
Era Doctor Faustus. In quella stanza stantia e spenta,
che puzzava dei fantasmi di sigarette, la vecchia e venerata
copia della Modern Library di Leo al suo fianco... e non
l'aveva toccata. Era stata abbastanza audace, ma non cos
tanto da toccare quella parte impalpabile di lui che infestava
quel libro. Invece, la foto penosa di quelle ragazzine. Il
pianoforte era stato bandito, la sua ombra cancellata, ma
ancora rimaneva questo fastidioso spettro assillante e invisibile:
il cervello di Leo. Inaspettatamente, continuava a occupare
spazio nel suo. Come liberarsene? I giorni di quiete
che sarebbero venuti, senza distrazioni: doveva esserci un ultimo e solitario esorcismo.
Qualcuno aveva messo un tacchino di cioccolato arrotolato
nella stagnola a lato della scrivania. Attorno al collo, tenuto
su con elastico, un messaggio studiato: un uccello per
LA signorina uccellino. La fece sorridere; prima non l'aveva
notato. Pens di poter identificare chi l'avesse portato, un
ragazzo che non indossava mai i calzini, e aveva l'abitudine
di fissarla con aria solenne. Spinse il mucchio di carta in un
cassetto e vi lasci cadere dentro la matita rossa. Fatto, un
sollievo, adesso era padrona di se stessa fino a luned. Raccolse
il soprabito, spense le luci e usc nell'atrio silenzioso.
Un uomo camminava verso di lei, esitando, guardando
dentro le porte aperte nelle classi buie. Lei afferr la borsetta
e si ferm, nervosa. Questo non era un normale pomeriggio
feriale, quando i corridoi sono pieni di zuffe, rauche
parole confuse di insegnanti intimiditi che fluttuano lungo i
muri, colpi e urla che salgono rumorosamente dalla palestra
verso i piani superiori. Era consapevole del vuoto, dell'abbandono:
tutti, ragazzi e insegnanti, erano corsi via per iniziare
la vacanza. Ma evidentemente non proprio tutti: nella
penombra, c'era un'unica lampadina sopra la tromba delle
scale, vide che l'uomo era grosso e senza cappello e un po'
calvo. Il signor Elkins allora, in ritardo come lei, che era tornato
sui suoi passi per controllare chiss cosa. Bea lo aveva
sentito vantarsi in sala insegnanti di non aver mai lasciato la
scuola senza aver perfettamente riordinato ogni cosa: una
lezione per tutti i negligenti.
L'uomo si avvicin. Non era il signor Elkins. Un intruso:
non avrebbe dovuto trovarsi l. Sembrava turbato, faceva
cenni con la mano e la chiamava, le sue urla si disperdevano
in echi e frammenti. Ne comprese qualche pezzo: ... detto
nell'ufficio che eri su questo piano... tutti andando via... detto
che eri andata via... non eri a casa, provato prima qui...
A ogni passo le sue scarpe stampavano ovali bagnati dietro
di lui, finch si ferm proprio davanti a lei, cos vicino
che poteva sentirne il respiro. Piove a catinelle, disse, e
Bea sent che il suo stato d'animo si protendeva verso quelle
vecchie parole pronunciate nel cortile della scuola, come
se per un istante lei e lui fossero tornati bambini. Ma lui
non aggiunse nessun'altra parola di saluto.
Un lavoraccio, trovarti. Come fai a starci, questo posto puzza di vomito...
 solo il disinfettante che usano per i pavimenti, disse Bea.
Comunque puzza. Usciamo subito di qui. Maledette
scale, non c' un ascensore da qualche parte?
Non c'era un ascensore. Lo port gi a piedi per cinque
piani. Il corpo di lui, la sua mole ansimante e precipitosa
emetteva un crescente affanno: ormai aveva superato la mezza et.
In strada, sotto un tendone che incanalava uno sputo
d'acqua su entrambi i lati gli chiese: Dove alloggi? Una
cortesia che si riserverebbe a un viaggiatore estraneo incontrato per caso.
Al Waldorf. Ottimo per i viaggi d'affari.
Allora sei qui per lavoro...
No, disse lui. Per te.
Bea riflett. Vieni con me, allora.
Venire dove?
A casa, nel mio appartamento. Prendiamo l'autobus,
non  lontano.
Assolutamente no. Ci sono gi stato, mi sono bagnato
fino all'osso. Nessun portiere, una pila di mattoni senza carattere,
gran bel modo di vivere.
Certo non  il tuo, gli disse. Allora vieni?
Senti, non ho viaggiato per dieci ore e tremila miglia,
con due cambi, per prendere una maledetta tazza di t...
Allora perch?
Il punto  che c' una cosa che devi capire, subito, questo
 il punto, mi segui? Va bene, a casa tua, alla fin fine non m'importa dove...
Aveva trasformato l'indifferenza in un comando. Alz
un dito autocratico. Un taxi scivol sull'orlo del marciapiede,
inzuppando le loro gambe.
La casa di Bea - lui era l, impossibile, inconcepibile: un
monarca al tavolo da pranzo, che aveva usurpato lo spazio
dove un tempo regnava il pianoforte. Dove non lo aveva
mai immaginato. Si stava allentando la cravatta; aveva gi
slacciato il primo bottone della camicia. Un collo grosso -
come quello di suo figlio. Aveva appeso il cappotto gocciolante
sulla tenda della doccia.
Non  cos male, le disse, guardandosi attorno. Due
stanze e mezzo, pensavo fosse pi soffocante.
Una volta lo era.
Qui  dove... tu e tuo marito...
Bea disse asciutta: Dove convivevamo? No, quello era
molto tempo fa, una cosa remota.
E io cosa posso saperne? Per anni non ti sei mai fatta sentire.
Neanche tu, disse Bea.
Avevo i miei affari,  diverso. E una famiglia, cosa ne
sai tu di cosa vuol dire avere una famiglia? E finalmente,
quando avevamo ricominciato a scriverci, poi tu non hai
pi risposto, la cosa  iniziata e finita, prima niente e poi
dei frammenti, e poi delle allusioni e cose tenute nascoste,
e poi di nuovo niente. Quell'ultima lettera, era freddissima.
Fredda come il ghiaccio, e credimi, non l'accetto, lui deve
passare sul mio cadavere, mi segui?
Marvin, disse Bea, cosa significa tutto questo, perch
non mi hai avvertita...
Avvertita! Per farti inventare qualche altra balla assurda,
quando invece questa cosa deve finire, e intendo adesso,
terminata, perch non riesci a capirlo, sei cos stupida...
Ma si interruppe, e di nuovo Bea vide il suo sguardo vagare
di angolo in angolo, dalla finestra alla porta, e lungo le assi
del pavimento da poco denudate. Non dirmi che avevi intenzione
di far dormire il mio ragazzo in una conigliera...
Intendo cedergli la mia camera da letto. Iris aveva insistito
per dormire sul divano letto, solo per quella notte, ma
Julian arriver con sua moglie, perci...
Sua moglie! Sua moglie! Sei impazzita? Inviarmi una
lettera del genere, pensando che avrei lasciato che accadesse?
Non succeder, Bea, non succeder, non riesci a ficcartelo
in testa?
Arriveranno tra sei giorni, disse Bea, si alz e si allontan.
Dove diavolo pensi di andare? le url dietro.
A prepararmi la cena.
Devo parlarti! Guarda che ho lasciato tutto in sospeso,
ho cancellato una riunione, non mi sono nemmeno fermato
da M... Margaret... Lo sent quasi balbettare, ma si riprese
presto. Portami del caff gi che ci sei, e che sia buono e caldo.
In cucina - come sembrava piccola, all'improvviso, proprio
una conigliera - Bea mise su il caff, strapazz cinque
o sei uova, tost quattro fette di pane, e port fuori il tutto su un vassoio.
E questo cos'?
La cena del Ringraziamento, disse.
Senti, c' un ristorante chic al mio albergo, perch dovrei
mangiare questa roba? Mangi lo stesso con appetito.
Non sapeva cosa pensare di lui. Non si era rasato e la
barba ispida lo invecchiava, lo rendeva pi rozzo e gli incavava
il viso. Il naso era pi largo di quanto ricordasse. La
bocca si era ristretta in una linea asciutta. Macchie bianche
gli punteggiavano le sopracciglia; due o tre peli, pi neri
e lunghi degli altri, si arricciavano verso l'alto come le antenne
di un insetto. Le sembr ancora pi calvo di quando
l'aveva visto qualche settimana prima, mentre camminava
verso la piscina dietro la siepe, ma era lontana, e dall'altra parte della strada.
Non capisco perch tu non sia d'accordo, gli disse, fu
attenta a essere diretta, per evitare qualsiasi ombra al vetriolo.
 proprio quello che volevi, no? Quello che volevi,
quello che volevi da me, quello che mi hai chiesto di fare.
Una briciola di pane gli penzolava sprezzante dal labbro.
Cosa ne sai tu di quello che voglio io?
Volevi che Julian tornasse. Sta tornando.
Buon Dio, non cos! Non ho mai voluto questo! 
 molto giovane, ammise lei.
La giovinezza non ha niente a che fare con questo, io
e Margaret non eravamo molto pi vecchi, e Margaret...
Margaret era Margaret, questo  il punto. Margaret non
potrebbe accettare una cosa del genere, non potrebbe sopportarla
Ha sopportato te, disse Bea.
E sono stato io a chiudere la questione, non  vero?
L'ho distrutta, non era destino che si arrivasse alla prossima
generazione, e non l'ha mai fatto. Sono io che l'ho fermata
dall'inizio. Hai visto Iris...
S. Appena scesa dalla Mayflower.
Smettila, Bea, tu sei l'ultima a poter parlare. Io ho mantenuto
il nome di pap, non come te, e non ho la minima intenzione
che una nonnetta qualunque con un inglese stentato
si intrufoli nella mia famiglia. Sto male solo a pensarci,
non lo permetter, il ragazzo  un maledetto idiota, non
riesco a dormire, non riesco a pensare, sono mezzo morto,
un idiota, tu l'hai visto e mi hai nascosto la cosa, e adesso
pensi di fregarmi ancora... be', non puoi, sono qui per impedirtelo,
e so come fare...
Marvin in pieno delirio. Si sent stringere la gola; si vergognava
di lui, e di se stessa, per le sue meschine rappresaglie
- quell'osservazione sul giorno del Ringraziamento, la
stupida frecciata sul Mayflower, perch era cos sardonica,
non stava forse soffrendo, lui, anche se solo per le sue tremende
contraddizioni? L'aveva fatta stancare pi che arrabbiare.
Stanca, e affaticata, gli disse: Perch non aspetti di incontrarla?
Ma capiva bene quanto fosse ingenua questa
affermazione.
L'hai incontrata tu, basta uno. Non voglio neanche posare
gli occhi su quella donna. So gi cosa ne verrebbe fuori,
guardo i film come tutti, e non voglio assistere a una di
quelle storie, non nella mia famiglia. Il sangue sotto il ponte
non mi riguarda, e non ho intenzione di prendermelo in
casa. E non credere che non sappia cosa stai pensando...
Volevi che tornasse, disse Bea, volevi che tornasse
almeno per Margaret...
Insensibile, ecco quello che pensi, che sono insensibile,
che non ho una goccia di quella che chiami compassione,
 la parola giusta, no? Per non parlare del fatto che ho la
mia piccola medaglia di guerra che mi sono guadagnato a
quarantaquattro anni, e quella conta pi di ogni altra cosa,
e adesso ascoltami bene, dar qualsiasi cosa a quelle organizzazioni,
qualsiasi esse siano, lo stesso che do alla Croce
Rossa e cose simili, anche di pi se credono che glielo debba
per amore di solidariet... solidariet! Ma non voglio nessuna
di quelle persone in casa mia, ho chiuso con quella gente
molto tempo fa, e guardati, tu non sei diversa da me, anzi,
sei peggiore, non puoi neanche permetterti le donazioni che
posso finanziare io, quindi dimmi a cosa servono tutti questi
tuoi bei sentimenti senza i soldi per sostenerli? Non la voglio
vedere - non voglio neanche sentirne l'odore - e non
voglio vedere mio figlio, quel maledetto idiota... Bucarest,
dove diavolo , Romania, Bulgaria, e poi chi se ne frega? 
tornato indietro di tre generazioni, quel ragazzo sta disseppellendo
gli scheletri
Bea disse, con cattiveria: Per sei andato dall'oboe,
niente  riuscito a fermarti.
Gli occhi di lui lampeggiarono: due belve rapide chiuse
in una gabbia.
Di cosa stai parlando?
Leo Coopersmith.
Come fai a saperlo? Chi te l'ha detto?
Lui.
Cosa, siete ancora in contatto?
No. Ma l'ho visto. Ho visto la sua casa. Ho visto il suo...
strumento. Non era un oboe, non  mai stato un oboe.
Mio Dio, Bea,  una battuta morta e sepolta, sai proprio
tenere il muso...
Una persona che hai disprezzato per tutta la vita, e poi
vai da lui solo per chiedergli una raccomandazione...
Comunque non ha funzionato. Julian  convinto di essere
uno scrittore, avrebbero potuto farsene qualcosa di un
ragazzo del genere nel mondo del cinema, no?
Pensavi di potermi usare per arrivare a Leo.
Non ti ho danneggiata, no, e dannazione, farei qualsiasi
cosa per mio figlio, non lo capisci? Persino adesso, persino
adesso...
Bea lo guard alzarsi dalla sedia, come un bisonte, con
le spalle ingobbite e il mento incassato, lo osserv mentre
misurava la distanza da un muro all'altro, o esaminava con
impazienza qualsiasi cosa richiamasse le sue narici: un ruminante
agitato che annusava in cerca di foraggio. Dopo un
altro paio di giravolte, torn verso di lei e gett un foglio di
carta sul tavolo, tra i piatti appiccicosi.
Questi, le disse, sono un sacco di soldi. Davvero una
grossa cifra. Basterebbero per viverci decentemente quindici,
forse vent'anni, a seconda di come li usi, ma non 
cos che si dovrebbe fare, io ho degli avvocati, dei direttori
di banca che potrebbero occuparsene, si fa utilizzando dei
fondi fiduciari, eccetera eccetera, lo so benissimo come si
dovrebbe fare. Ma dannazione, non li voglio dei maledetti
avvocati, non ancora, dei problemi posso occuparmene pi
tardi, voglio farlo come dico io, e adesso voglio farlo cos -
molto semplice, non importa cosa c' dietro, il ragazzo non
ha idea di come funzioni il mondo reale, neanche avesse
due anni. Voglio farlo in modo che il ragazzo capisca.
Aveva il collo e la fronte fradici; il respiro affannoso.
Adesso ascoltami bene, quello che farai  consegnare
questo assegno a mio figlio immediatamente, posta aerea
consegna speciale, mi segui? Prima che lui metta piede fuori
dalla porta, dovunque si trovi. E digli di restare l. Di
restare dov'. Di stare lontano.  finito in un porcile laggi,
digli che ci resti.
Bea continuava a fissarlo: il grosso petto sotto la camicia
umida pulsava pericolosamente. Vuoi farlo davvero? gli
disse. Adesso che finalmente  pronto a tornare a casa?
Con questo in mano si render conto che ne vale la
pena, te lo garantisco.
E Margaret? continu Bea. Hai detto che era per
Margaret che doveva tornare, la sua salute dipende da questo...
Non importa, non pi. Ormai lei  irrecuperabile, nelle
ultime due settimane ha perso completamente la testa. Te
l'ho detto, ha le allucinazioni, le visioni, pare quasi che sappia
le cose prima che accadano... Mio Dio, Bea, sono un
uomo senza moglie. Vivo come un monaco.
Davvero? disse Bea. Il sentiero tra il verde, la ragazza
in canottiera, la piscina; ma lasci passare la bugia. E se
Julian non accetta i tuoi soldi?
Non  cos stupido, e se lo , di certo non lo  lei. Gente
del genere, che  passata attraverso tutto quello che  successo
l dev'essere pratica, prende tutto quello che riesce a
trovare.
Credi che lo stia usando... Lasci la frase in sospeso,
come uno specchio.
E cos'altro se no? Perch mai starebbe assieme a un
ragazzo come Julian ? 
E nonostante quello che pensi vuoi dare dei soldi a
questa donna?
Lanci in aria le braccia e url: Ha sposato quella creatura,
no? ed emise una specie di sferragliamento che l per
l Bea non riconobbe per quello che era, l'inizio di un attacco
di piccole alte risate, una specie di risolino: un parossismo
di dolorosa ilarit. Allora lo comprese, il suo brusco
fratello era capace di una tremenda ironia. Si impietos e fu
sul punto di abbracciarlo, di tenergli la testa contro il suo
corpo sicuro mentre lui vomitava quelle scoppiettanti convulsioni;
ma non si mosse; e se lui avesse pianto, forse lei
avrebbe pianto con lui, per piet (in quel momento non riusc
a trattenersi dal compatirlo), ma lui non aveva lacrime,
nessuna, e cosa avrebbe dovuto fare, lei, delle sue risate?
Quando lui se ne and, Bea si rese conto che le aveva
a malapena nominato la figlia. N lei gli aveva confidato
la sua visita clandestina alla moglie - un'altra ingannevole omissione.
...
.
...
CAPITOLO 45.
...
.
...
Raccolse i piatti e li port via per lavarli, e quando ebbe
finito lanci una breve occhiata all'assegno di Marvin che
giaceva inerte sul tavolo dove lui l'aveva lanciato, e avendo
ancora una lunga serata davanti a s, and a prendere il
libro che Leo Coopersmith aveva dichiarato essere il suo
talismano - l'aveva dichiarato in modo insolente, o forse
era solo sulla difensiva, in quella casa sfarzosa e maestosa
che puzzava di vecchie sigarette. Ma quando ripass per la
seconda volta, col Doctor Faustus in mano, l'assegno, sottile
e leggero come una foglia sventolava da un angolo all'altro,
cercando di scappare: lo raccolse e lo mise dentro il libro
per impedirgli di volare via. Com'era sottile, quell'assegno,
e com'era leggero, ma la somma che recava scritta era pesante.
Una fortuna smisurata, un tesoro, il riscatto di un re:
in questa somma Bea poteva includere cento volte pi di
due decenni del suo stipendio; della sua vita. Marvin aveva
deciso di dare a suo figlio - a suo figlio e al figlio di sua
moglie - un'eredit reale. Ma a quali condizioni! Un'eredit
intesa a punire con la frusta e il dolore dell'esilio, e una
porta di ferro inesorabilmente chiusa. Non poteva credere
che Julian l'avrebbe rifiutata. E sicuramente Lili... Gente
del genere, che  passata attraverso tutto quello che  successo
l dev'essere gente pratica, prende tutto quello che riesce a
trovare. Qualsiasi cosa fosse Marvin, di certo era un materialista,
era acuto, era un virtuoso dei propri interessi.
La coda dell'assegno, un ciuffo traslucido, sporgeva a
met del Doctor Faustus. Lo aveva messo l senza pensarci,
casualmente. Ma ora che tremolava davanti a lei, avrebbe
potuto anche, cos per gioco, tentare una divinazione, come
quei credenti che aprono la Bibbia e puntano con l'indice
sul passo sopra il quale si posa il dito. Da quel passo determinano
il loro destino; e cos sarebbe stato col talismano
di Leo. Dopotutto, lei voleva conoscere il destino di Leo
- il suo destino presente, non il suo futuro, non quello che
doveva ancora succedergli; la situazione in cui si trovava in
quel preciso istante, oppure, se questo era troppo, allora
sarebbe bastato il germe sotterraneo che l'aveva portato a
essere quello che era adesso, da solo col suo sacro Blthner,
abbandonato dalle sue figlie. Era e non era un gioco; era
una lucida superstizione ed era anche il suo opposto, un rigurgito,
una specie di purificazione finale - il collegamento
oracolare tra divinazione ed esorcismo. Per scoprire Leo,
per analizzarlo, per vederlo finalmente, per vedere dentro
di lui... e per scacciarlo. Allora il verme che strisciava lungo
i suoi nervi sarebbe morto. L'imperatore Tito aveva una
zanzara nell'orecchio che lo faceva impazzire col suo ronzio
incessante. Bea non sapeva come Tito si fosse infine liberato
della zanzara, e spesso le leggende non aiutano chi 
confuso sul da farsi; ma era certa che attraverso il talismano
di Leo avrebbe cacciato Leo. E cos'altro aveva per occupare
le ore struggenti di quella notte selvaggia, in cui Marvin
le aveva fatto irruzione in casa senza avvertire, preso dalla
tempesta fanatica dei propri piani?
Velocemente, come se quello che stava facendo fosse
vergognoso e potesse essere scoperto, sfogli le pagine finch
arriv al punto in cui c'era l'assegno di Marvin, umilmente
nascosto, in parte per la forza dell'elettricit statica,
in parte per sua volont. E su questa stessa pagina (era la
379) fece roteare una volta il dito indice; poi due; lo fece roteare
una terza volta, e, a occhi chiusi, lo lasci discendere
sulle sillabe silenziose su cui cadde roteando.
Lesse:
e la stessa paura, la stessa scemante e dubbiosa difficolt
sento in questo gaudio da Geenna che si lancia maestoso
per cinquanta battute, iniziando con il riso soffocato di
un'unica voce e aumentando rapidamente, abbracciando
coro e orchestra, gonfiandosi orridamente in ritmici turbamenti
e moti contrari fino a un fortissimo tutti, un travolgente,
sardonicamente urlante, stridente, strillante, belante,
ululante, gemente, scrosciante nitrito, la schernitrice ed
esultante risata del Buco infernale.
Il gaudio della Geenna, il giubilo dell'inferno, le risate del
Buco infernale. S, s, s, eccolo il vero Leo, deriso e disfatto.
L'uomo che vuole diventare ma ha troppa paura di diventare.
Diventare cosa? Il Mahler della Sinfonia n 6, dove
batte il martello, il Beethoven dell'Allegretto della Sinfonia
n 7, mentre i fiati sfilano e muoiono in una segreta malinconia,
Hindemith coi suoi frastagliati barcollamenti... Non
importa, non sente niente, cinquanta battute, cento battute,
sono tutte perse per lei,  esclusa da quelle note borbottanti
e bramose, ma ha visto Leo per come  davvero, il terrore di
Leo, il non divenire di Leo. Immagina una pera rossa e matura
sul ramo; ma presto, per il timore di schiantarsi a terra,
si lascia prendere dal torpore e marcisce dentro, generando
il proprio verme non-verme che la divorer.
Non era un gioco. Non era una superstizione. Cos'era
adesso Leo Coopersmith per Bea?
Cap immediatamente cosa doveva fare. Torn in cucina
e lasci cadere l'assegno di Marvin nel lavandino. Accese
un fiammifero e guard il foglietto di carta divampare fino
a che non si raggrinz in cenere nera. Poi lasci che l'acqua la portasse via nello scarico.
...
.
...
CAPITOLO 46.
...
.
...
Anche a fine novembre, la California meridionale mantiene
il suo sorriso estivo: il sole  sempre al solito posto,
a spargere ombre rossicce lungo un accecante scintillio, a
volte quasi insopportabile, che proviene dalle finestre e dai
parabrezza e dal vetro degli orologi. La luminosit faceva
strizzare gli occhi a Margaret mentre guardava in lontananza
nel parco, punteggiato da aiuole rosse e gialle, della Suite
Eyre Spa. Proprio quel giorno aveva deciso di tornare a
casa. Molti altri vicini di stanza erano gi stati portati via
per le vacanze da famiglie attente e diligenti, che portavano
con s i sacchetti annodati della Spa di colore arancione,
ripieni di boccette odorose. Alla sua ultima visita, Marvin -
quand'era stato? l non si riusciva mai bene a capire quanto
scorresse il tempo - le aveva proposto quello che aveva definito
un breve permesso vacanza, una cena in un certo ristorante
elegante per il Ringraziamento; ma lei si era opposta.
Finch Julian  via... quando torna Julian... Sempre
la solita tiritera, borbott Marvin, e se ne and, a disagio
come quando era venuto, lasciandole dei soldi per le compere.
Lei cap che intendeva mazzette per i gradi inferiori
del personale. Non si potevano corrompere i terapeuti.
Anche i terapeuti erano svaniti quel giorno; e anche (o
cos sembrava) pi della met del personale. Una sonnolenza
pi profonda del solito torpore. L'ingresso era una conchiglia
di marmo, freddo sotto i suoi piedi. Un paio di figurine
di porcellana sul banco della reception: una coppia di
Padri Pellegrini, lui con l'ampio cappello con la fibbia, lei
con la cuffia e il grembiule, e in mezzo, tra loro, una grande
cartolina quadrata che annunciava il nostro speciale men
del ringraziamento, ore 15,30. Da un corridoio sul retro,
due o tre voci ridanciane. La donna che avrebbe dovuto
stare al banco non c'era - chi poteva fargliene una colpa,
dato che non c'era niente da fare e nessuno da controllare?
Margaret pass inosservata e usc sul portico, con le colonne
bianche e le sonnacchiose sedie coi cuscini; le panchine
di quercia che spuntavano dall'erba erano deserte. L'unico
sentiero chiaro portava, come un labirinto, attraverso le aiuole,
e la ricondusse al portico; allora si rimise in cammino,
stavolta attraverso il prato, diretta al cancello che dava sulla
superstrada. Il breve sfrigolio di un'ape che le ronzava
troppo vicino all'orecchio oscur per un momento il brusio
costante delle macchine lontane. Si ricord di una fermata
dell'autobus proprio davanti al cancello - aveva sentito
qualcuno degli inservienti parlarne. Un sacco di soldi nella
tasca del camice, le avevano rubato il cavalletto, ma non
il camice da pittore. I ladri, chiunque fossero, erano stati
troppo stupidi per pensare al camice. Ora lo indossava
perch era capiente: la teneva nascosta, la rendeva invisibile,
nessuno poteva giudicarla, nessuno poteva afferrare la
gioia sequestrata nella sua tasca senza fondo - l'altra tasca,
non quella in cui pesavano e tintinnavano le monetine...
quanto spesso, dal momento che le era arrivata, aveva dispiegato
e ripiegato quella gioia, cos che le sue pieghe si
aprivano ormai da sole! E pensare che quella gioia le era
stata inviata dalla sorella del marito, tra tutte le persone pi
sgradevoli che potesse immaginare, la sorella con cui lui
non aveva avuto niente a che fare per anni e anni... eppure
era lei, la sorella di suo marito che si era presentata dal nulla
col primo indizio di quella gioia! Una sfollata, cos'altro
poteva essere? La guerra e gli sconvolgimenti, re, duchi e
contesse e simili privati del loro trono, deposti e cacciati,
allontanati dalle loro terre, che ancora resistevano in citt
straniere per amore dei titoli che erano loro di diritto... era
mai possibile che Julian avesse sposato una di quelli, anche
se non l'avrebbe sorpresa, c'era sua cugina Roseanna, una
leggenda in famiglia, che era andata a Cracovia negli anni
venti e si era convertita al cattolicesimo romano per sposare
un conte polacco, o comunque tutti dicevano che fosse
un conte, lui non aveva un soldo, ma viveva con la madre
contessa e cinque sorelle in quello che rimaneva di un'immensa
e cadente propriet che un tempo aveva vantato una
decina di stalle per cavalli purosangue... la gioia due volte
gioiosa, Julian finalmente di ritorno, Julian a casa, Julian tra
le braccia di una moglie aristocratica! Ed eccoli l - e nel
giorno del Ringraziamento per giunta - Iris e be', Marvin,
per forza e, oh, Julian e la sua sposa principessa, e molto
presto, dopo una mezz'ora di viaggio in autobus, li avrebbe
rivisti tutti assieme, per fare festa, e come l'avrebbero accolta,
Julian col suo sguardo infantile e luminoso, mentre
camminava verso di lui a grandi passi con le monete che
saltellavano in una tasca e la lettera della sorella di Marvin
nell'altra! Da allora la gioia aveva iniziato a scorrerle nelle
mani, quell'incessante dispiegare e ripiegare, finch le pieghe
avevano cominciato a fare tutto da sole...
Ma ora aveva raggiunto il cancello. La fermata dell'autobus
non c'era. Alz la mano per ripararsi dal sole (un
passante avrebbe potuto pensare che la donna scalza con il
goffo camice, vestita come un angelo impoverito, lo stesse
salutando) e si rese conto di essersi sbagliata. La fermata
era dall'altra parte della superstrada. Ci doveva essere un
modo per attraversarla. Un semaforo per bloccare il crudele
flusso delle macchine... ed eccolo l, come volevasi dimostrare,
a distanza di uno o due isolati alla sua sinistra, anche
se in quel posto recluso non c'era traccia della vita della
citt, solo quella strada dal flusso velocissimo e incessante,
che collegava zona suburbana a zona sub urbana... Un senso
di bruciore e di irritazione sulle palme dei piedi. Chiss
perch si era dimenticata di mettersi le scarpe... ma no, non
si era dimenticata, era per la gioia che si era ritrovata un
tutt'uno con l'aria, e camminava a un centimetro da terra,
librandosi come un colibr! Allora perch questo bruciore,
questa sensazione di dolore? Sollev il piede per controllare.
Un sassolino conficcato nel tallone. Sollev l'altro piede.
Un taglio sotto le dita, sanguinante, e quanto sembrava lontano
ora, il semaforo! Le auto stridevano sfrecciando una
dopo l'altra, pi forte mentre si profilavano in lontananza,
uno stridio che moriva all'istante, e istantaneamente rinasceva
in quello successivo e in quello successivo e in quello
successivo. Quel folle susseguirsi di stridii le faceva un po'
girare la testa, ma, guarda, continuava ad apparire uno spazio
vuoto tra le due colonne di auto parallele che andavano
nella direzione opposta, uno spazio vuoto nella corsia pi
vicina e uno in quella pi lontana; e ogni tanto i due spazi
vuoti per miracolo coincidevano, aprendo un varco come
quello del Mar Rosso, e quanto sarebbe stato facile passare
attraverso quel doppio spazio, e approdare direttamente
all'altro lato della strada! E per un caso, proprio allora, tra
quegli stridii esasperanti, un ruggito triturante e vibrante:
l'autobus, prima soltanto una vaga macchia blu, i fianchi
pieni di obl luminosi mentre si avvicinava, rallentando
solo un poco per poi proseguire a scossoni verso la fermata.
Margaret vide l'opportunit: nonostante il bruciore e il
dolore, corse verso il varco pi vicino, ed era a met strada
per raggiungere quello pi lontano, quando il tallone,
quello col sassolino incastrato dentro, scivol su una piatta
macchia di grasso, benzina, o qualche altra sostanza, e lei
cadde in avanti sul viso, mentre un nuovo stridio, pi forte
degli altri, le gridava nella testa, e il varco si chiuse sopra
uno schianto di ossa e carne viva.
Quando giunsero la polizia e l'ambulanza, l'autobus se
n'era andato da un pezzo (non c'erano passeggeri da raccogliere,
non si era neanche fermato), e Margaret, con in
tasca la lettera della cognata coperta di sangue ma ancora leggibile, era morta.
...
.
...
CAPITOLO 47.
...
.
...
2 dicembre
Cara zia Bea,
appena ricevuto il tuo telegramma ho scritto a pap per
dirgli che torner subito a casa per stare con lui. Sai meglio
di chiunque altro quanto io sia stata male - questa  stata la
prima lettera che abbia ricevuto da me da quando sono qui,
ma ha risposto per posta aerea e ha detto che era contento di
sapere finalmente dove ero stata per tutto questo tempo. Non
sembrava neanche arrabbiato, pi che altro distrutto,  cos
triste e orribile, nessuno ha capito perch sia successo o dove
credeva di andare la mamma. Pap ha detto che sono riusciti
a capire che era la mamma solo grazie a una busta che aveva
addosso, una lettera che le hai inviato tu. Non sapevo che
corrispondessi con la mamma, e non mi pare di averla mai
sentita pronunciare il tuo nome. Povero pap, adesso  completamente
solo, perci devo partire da qui il prima possibile.
Il mio vecchio biglietto di ritorno non  pi utilizzabile - l'ho
scoperto solo oggi - il che significa che dovr aspettare che
torni Phillip per comprarne un altro. Pap avrebbe sicuramente
spedito dei soldi, ma non voglio dirgli che dipendo in
tutto e per tutto da Phillip. Al momento sono qui da sola, e
credo sia un bene, altrimenti avrei potuto essere in Grecia a
vedere il Partenone o agli Uffizi a Firenze, e non avrei ricevuto
il tuo telegramma. Allora  tutto risolto - non posso certo
dire per il meglio, dato che tutto  cos tremendamente triste
e sconvolgente. Della Grecia non se n' fatto niente alla fine,
e neanche di Firenze, Phillip  stato richiamato a Milano praticamente
da un giorno all'altro, per una qualche emergenza,
una vecchia cliente - aveva fatto un piccolo intervento su di
lei qualche tempo fa (fa davvero degli interventi!), e mi ha
chiesto di tenere sotto controllo qui, come faceva Julian, nel
caso gli fosse servita una settimana o pi per sistemare la
cosa. Quindi come vedi non abbiamo ancora avuto modo di
viaggiare come avevamo deciso di fare, la clinica  sempre
cos affollata, anche se Phillip mi aveva promesso che quando
sarebbe stata ora di trasferirsi alla clinica di Milano sarei
andata con lui, e poi avremmo passato il weekend agli Uffizi,
dove hanno una Madonna di Michelangelo e altre cose incredibili,
ma quando  sopravvenuta questa emergenza con
una certa Adriana, una vecchia stramba che gli d un sacco di
problemi, ha pensato che era meglio che stessi qua a casa. Ed
eccomi qui! Continuo a pensare alla mamma ogni minuto,
non riesco a smettere di piangere. Julian  sempre stato molto
pi vicino alla mamma di me - lei aveva il suo preferito, forse
perch anche quando eravamo piccoli Julian faceva sempre
brutti sogni.  difficile capire se a mamma piacesse essere
sposata con pap quanto piacesse a pap essere sposato con
mamma.  strano il matrimonio, vero?, e ti prego di perdonarmi
se sono troppo personale, ma tu eri sposata un tempo,
e credo non piacesse molto neanche a te, dato che hai finito
per divorziare. Sono abbastanza certa di non volermi mai sposare,
ci sono cose che so che non mi piacerebbero, e magari
questo sentimento ce l'ho nel sangue, cio, ho sentito di quelle
tre zie zitelle nella famiglia di pap. Se riesco a trovare la
forza di dirlo senza peli sulla lingua, zia Bea, ecco non posso
fare a meno di pensare a come tu abbia vissuto tutta la vita
da sola, e questo  esattamente quello che voglio fare anch'io.
E una cosa che spero non mi accada mai  quella di veder
crescere e moltiplicare gli affari, sarcastica citazione biblica
che la mamma era solita dirmi quando passavo troppo tempo
in laboratorio, a volte fino a tarda sera. Immagino che abbia
cominciato molto tempo fa a pensare che ero troppo simile a
pap, sempre completamente assorbito da quel che succedeva
in azienda, ma non lo penserebbe pi se sapesse cosa ho combinato
a Parigi! Ora per non lo sapr mai. E Julian, dovunque
sia, ne rimarr distrutto quando verr a saperlo. O forse
no, quello strano modo pieno di segreti che ha di comportarsi
nei riguardi di Lili, e di tutto il resto. Non gliel'ho mai detto,
non l'ho mai detto neanche a Phillip, ma la notte prima che
Julian e Lili traslocassero, quando dovevo andarmene anch'io
- dormivano e tutto era impacchettato tranne il bloc notes di
Julian - ci ho dato un'occhiata, e ha la religione piantata nel
cervello, ci crederesti? Immagino che ormai sia l nel deserto
seduto sotto una zucca o chiss che. Una cosa che, ha detto,
non gli andava molto di fare, ma chi lo sa,  cos legato a Lili.
Ho scritto di nuovo a pap per avvertirlo che non riuscir
a tornare a casa subito. Ho dovuto condire un po' la cosa, non
potevo dirgli che per il biglietto dovevo aspettare il ritorno di
Phillip - sembrava tremendamente preoccupato per questo
particolare cliente - ha detto che voleva rimediare a quello
che era andato storto. Be', credo che ormai non vedr pi gli
Uffizi o le Alpi o il Partenone o il Lago di Como o cose simili.
Lascer anche il mio piccolo appartamento all'universit per
stare con pap e renderlo felice. Gli far piacere se torner in
laboratorio e prender la mia laurea, e credo che sia quella la
cosa giusta da fare. Magari un giorno, quando sar vecchia,
far uno di quei tour, con una guida e una mappa. Zia Bea,
ti dispiacerebbe se continuassi a scriverti adesso e poi quando
sar tornata a Los Angeles? Non solo per farmi perdonare
per tutte quelle brutte cose che sono successe, ma per scoprire
cosa significa stare per conto proprio per il resto della vita. A
essere onesta, e non l'avevo capito fino a poco tempo fa, credo
tu sia stata incredibilmente coraggiosa!
Iris
...
.
...
CAPITOLO 48.
...
.
...
In America, nel giorno del Ringraziamento,  sempre
facile viaggiare, specie in treno e in aereo. Tutti quelli che
stanno tornando a casa per la riunione familiare o per passare
le feste con gli amici lontani sono gi arrivati, e non
ripartiranno se non due o tre giorni dopo la vacanza. In
questo tempo sospeso, Marvin si ritrov a essere il solo passeggero
della sezione anteriore della prima classe separata
da una tenda, nel suo volo Pan Am per Los Angeles, con
prevista e forzata attesa di due ore a Dallas. L'esplosivo
ruggito delle quattro eliche gli provocava un muto ma costante
stridio nelle orecchie, una sensazione familiare come
di sirene dentro la testa che sapeva sarebbe durata ben pi
a lungo del viaggio, un fischio di spiriti infuriati. Aveva raccolto
un giornale al terminal dell'aeroporto LaGuardia, e lo
stava sfogliando: in Corea questa e quella battaglia, Eisenhower
sconfigge Taft nella nomina al gop, dipinti che raffigurano
alci irlandesi sulle pareti rocciose scoperti nel sud
della Francia, assalti dei Mau Mau in Kenya, poeta ebreo
sovietico condannato... Declin con un gesto l'offerta della
hostess col carrello delle bevande, anche se aveva ordinato
il solito paio di gin tonic neanche tre minuti prima. Aveva
dormito male nel letto troppo soffice dell'hotel. Tra gli
sbadigli, e tra le due coste rivali del continente, gli pareva di
non aver dormito affatto. Eppure si rendeva conto di una
consueta ondata di potenza, un dispendio di esaltazione,
come alla fine di una dura partita di negoziati che portano
a trionfare sul concorrente, o come il non infrequente piacere
che provava nel superare in intelligenza la sua squadra
di chimici e ingegneri. Il suo cervello funzionava bene nei
momenti di crisi: poteva risolvere anche le cose pi difficili.
Come sempre, c'era una lezione da imparare per gli sconfitti.
La scienza di Marvin - nel suo aspetto misero, quello
pi vicino alla psicologia - era radicata (lui l'avrebbe messa
cos) nella genetica mendeliana. Era il figlio di una madre
forte, il che chiaramente giustificava la sua energia, ma era
anche la discendenza di un padre debole, il figlio commerciante
di un padre commerciante, un uomo inutile e senza
ambizioni che durante le ore di lavoro aveva la tendenza a
starsene sdraiato su un antiquato sof a consumarsi gli occhi
su montagne di chiacchiere libresche e inventate; e questo
imperdonabile dispendio ereditario si era tristemente
ripresentato in Julian. Sicuramente in ci era nascosta una
lezione - non per suo figlio, portatore sfortunato di una
deficienza predeterminata, ma per sua figlia. Quale fosse di
preciso la lezione per sua figlia, di questo non ne era certo
- dondolava davanti a lui, ma fioca, come dietro un velo.
Era andata a cercare il fratello; in modo del tutto inspiegabile,
se n'era andata per vivere con lui e quella donna; cosa
significava, cosa presagiva? La testa sulle spalle ben pi del
fratello, grazie a Mendel e ai suoi piselli, e grazie anche a
quell'ancestrale bollitore per il t; anche Margaret doveva
aver giocato un suo ruolo. Iris era diventata una donna
giovane e forte. Tenera e pragmatica quale era, aveva forse
voluto inseguire Julian per denunciare senza rinnegare,
come se la vecchia familiarit tra di loro potesse mantenere
il proprio influsso. Un lavoro molto diverso dalla corsa di
Marvin a New York: veloce ed efficace. Non una lezione
per il ragazzo, no! (il ragazzo ormai era irrecuperabile), ma
per la ragazza industriosa e intelligente, una mente decisa
come la sua. Iris avrebbe compreso la giustizia di quello
che lui aveva fatto - l'equilibrio calcolato, da uomo d'affari
- il ripudio senza l'abbandono. C'era una lezione da imparare,
una lezione per sua figlia, ma gli scivolava via, stava quasi per afferrarla, ma lo eluse di nuovo...
Chiam la hostess.
Dov' il mio gin tonic?
L'ho portato, ma ha detto che non lo voleva...
Be', adesso lo voglio. E mi porti una mascherina per gli occhi.
Bevve, e il collo grosso si scald, la nuca grassoccia e il
grasso tutto attorno al suo pomo d'Adamo, e le sirene nelle
orecchie diminuirono (ma solo un poco, come fantasmi);
non riusciva a dormire. Qual era la lezione, e se fosse riuscito
a riacchiapparla - fluttu, nella penombra del suo
pensiero - la ragazza l'avrebbe riconosciuta, l'avrebbe approvata,
sarebbe stata all'altezza di sostenerla? Di cosa si
lamentavano i suoi figli, come li aveva offesi? Suo figlio e la
moglie di suo figlio erano l'offesa! Mentre Iris, una mente
forte come la sua anche se forse un pochino pi arrendevole...
ne aveva perso uno, aveva perso anche l'altra?
Molte ore dopo, mentre Marvin arrancava lungo il vialetto
che portava a casa, schiacciato dalla fatica estenuante
dell'insonnia, fu sorpreso nel vedere che la pesante porta
con la lunetta di vetro colorato era spalancata, e sulla soglia,
la governante dai capelli bianchi senza uniforme che
reggeva la borsa coi vestiti da lavare - da tempo aveva accettato,
su insistenza di Margaret, di indossare un'uniforme
da governante, che di solito portava a lavare due volte
la settimana. Un uomo pi giovane - un motociclista che
voleva chiedere informazioni? - le stava mostrando quello
che sembrava un pezzo di carta sporco. La governante url
e tocc l'uomo sul gomito per dirgli di girarsi verso il suo
datore di lavoro che si stava avvicinando.
Stavo per andare via, url, che Dio ci aiuti,  della polizia.
Pi tardi a Marvin venne in mente, per quanto inutilmente, che anche l'ufficiale non indossava l'uniforme.
...
.
...
CAPITOLO 49.
...
.
...
Marvin al telefono il giorno successivo a quello del Ringraziamento,
rauco, paternalistico, accusatorio, cosa diavolo le stava dicendo? Una confusione di elementi impossibile
da districare. Una causa, le disse, avrebbe fatto causa a tutti
quei loro cervelli imbecilli, avrebbe preteso fino all'ultimo
centesimo, un'omissione dei doveri d'ufficio grande come
una casa, mai vista una cosa del genere, aveva scoperto che
comunque non era la prima volta che quell'idiota faceva
degli errori, era stata gi richiamata, avrebbe dovuto monitorare
chi andava e veniva, registrare i visitatori, eccetera,
l'avevano licenziata immediatamente ma ormai a cosa serviva?
E scalza, con i piedi sanguinanti, era tremendo, quel
maledetto autista, far causa alla compagnia dell'autobus,
non gliela far passare liscia, un omicidio puro e semplice, e
quella lettera che le avevano trovato in tasca, impregnata di
sangue, ma sei pazza a spedire a una donna che non sta bene
una lettera del genere, farla agitare e scalza, mio Dio, scalza
in mezzo alla superstrada, un omicidio puro e semplice!
Marvin, sofferente. La voce graffiata, uno slancio di furia
angosciata. Devi dirlo tu ai miei figli, sei tu che devi
farlo, io non ci riesco, non ci riesco, non ne ho la forza, se
sapessi come contattarli, neanche una riga da parte di Iris
per tutto questo tempo, e mio figlio, be', con Julian  tutto
finito. Ma bisogna dirglielo, Margaret avrebbe voluto...
E Margaret - era malata o sana? Un po' e un po'. Sana
certamente nel resistere a Marvin, nel guardargli dentro,
persino nel rifiutarlo; e vedergli dentro significava rifiutarlo.
Ma cosa importava ora che Margaret avesse visto, resistito,
rifiutato? Un corpo a brandelli su una strada della California.
E da quando  compito tuo spedire a mia moglie una
stupida lettera, Julian si  sposato, sta tornando a casa, proprio
le cose che, guarda caso, blaterava in queste allucinazioni
folli che aveva, e comunque praticamente neanche la
conoscevi, non avevi niente in comune con lei, come hai
potuto, hai passato quasi tutta la tua vita come una maledetta
suora, e se vuoi sapere cosa penso, s, siete state tu e
la tua maledetta lettera a ucciderla...
Bea disse debolmente, contrita: Credevo l'avrebbe resa felice.
Felice! Bea,  morta, mia moglie  morta.
E poi il silenzio elettrico delle miglia che li separavano.
Ma ancora una volta l'aveva lasciata con uno di quei suoi
imperativi inesorabili: ricadeva sulle sue spalle - ancora! -
era lei che doveva fare da emissario ai figli di Marvin. Inesorabili?
Era gi una maga del tradimento: tutte le cose che
Marvin non sapeva, che gli aveva nascosto! Non sapeva che
era andata a trovare Margaret, non sapeva che l'aveva visto
con la ragazza in canottiera, non sapeva che aveva bruciato
il suo assegno. Non sapeva che sua figlia si era invaghita di
un ciarlatano! Bea fece qualche calcolo, riflett, soppes
le conseguenze di una confessione - mettiamo che avesse
voluto confessare queste cose a Marvin - alla fin fine sarebbe
stato lo stesso. Margaret era morta. Morta, fosse stata
o meno preda di allucinazioni. Marvin forse un adultero.
Julian esiliato dal padre; non ci sarebbe stata una tregua.
E Iris... In tutto questo Bea si considerava senza colpe:
si era schierata col partito dell'orizzonte pi lontano. Per
quanto riguardava le ceneri nel lavandino, aveva opposto il
buonsenso all'irragionevolezza di Marvin: era ragionevole
opporsi a Marvin! Il denaro rende liberi, certo - avrebbe
potuto liberare completamente Julian, avrebbe potuto donare
al figlio la sua eredit senza rivelargli la clausola del
padre. Ma il denaro implica anche un legame: se Julian
fosse stato tentato di prenderlo, o fosse stato persuaso a
prenderlo (da chi? da Lili?), quel denaro sarebbe sempre e
per sempre bruciato del potere di suo padre, del disprezzo
di suo padre. Nella logica del suo tradimento, aveva liberato
Julian dalla morsa del disprezzo di Marvin. Libert! Se
vuoi liberare, elimina! Niente pi tracce di attaccamento,
nessun ultimo legame...
L'esorcismo di Leo Coopersmith. L'esorcismo delle ceneri
nel lavandino. Fuse in una sola notte.
D'altra parte - oh, il tormento di quell'eterna altra mano
non giocata - non aveva forse cancellato la possibilit che
Julian aveva di scegliere, di prendere il denaro, se avesse
osato? Di prenderlo anche se ne avesse compreso le condizioni?
Senza possibilit di scelta, dove sta la libert? E l'accusa
orrenda di Marvin: era vera? C'era in essa anche solo
la minima traccia di verit? Non poteva essere vero! Il dolore
 un incubo, il dolore  un mostro: lo sconvolgimento
per il lutto recente doveva avergli causato tutte queste grottesche
idee criminali. Per un incidente sulla superstrada!
O, che Dio ce ne scampi, un suicidio. In quel sontuoso e
vacuo mausoleo per vivi, quanto duramente aveva parlato a
Margaret, eppure com'era possibile che un pezzetto di carta,
inviato per ricompensa e per rimorso, potesse uccidere?
...
.
...
CAPITOLO 50.
...
.
...
Dato che il barone aveva colpito con la punta del bastone
il suo sterno - quel pezzo di virilit oltraggiata dove erano
nascoste le sue pi segrete intuizioni - Kleinman decise
che doveva andare a trovare Lili quella sera stessa. La colpa
(il peccato!) era del barone; si sentiva profanato da quel
colpetto umiliante. Ma anche Kleinman aveva una colpa;
era stato servile, era rimasto a guardare mentre Lili veniva
maltrattata. Aveva permesso al barone di fargli la paternale,
di dargli quel colpetto col bastone, di deriderlo, e lui
sempre l immobile, servile e intimorito. Aveva avuto paura
di richiamare Lili - l'aveva lasciata andare, non l'aveva neanche
richiamata, nemmeno per lo stipendio di met settimana
che le apparteneva di diritto. E Lili era malata, era
chiaro che era malata. Malata ed esaurita, come Hagar, per
un qualche ignoto problema suo - ma Hagar almeno aveva
la consolazione di Ismaele, suo figlio, e la povera Lili non
aveva figli. O forse... Kleinman una volta l'aveva vista con
un ragazzo che pareva essere venuto proprio per incontrare
lei, un ragazzone con dei sandali americani, diverso dalle
altre persone in fila. Kleinman non spiava le vite dolorose
del personale. Le loro storie erano legate alla tristezza.
Nel libro mastro - lo teneva mirabilmente, le cifre scrupolosamente
ordinate (il barone non avrebbe potuto contestarne
neanche una riga) - scopr dove viveva Lili. Il posto
non gli era familiare, e questo lo sorprese. I suoi dipendenti,
Lipkinoff, per esempio, e Kleinman stesso, alloggiavano in
un qualche affollato buco del Marais. Ma questo - la facciata
di sasso di una fortezza, queste finestre alte con le punte
arrotondate -, questo era un edificio! Aveva portato con s
un pacchettino: i pochi franchi che doveva a Lili, e un sacco
di frasi che si era preparato frettolosamente, rimorso e rimpianto,
vergogna e scuse (lui era complice, l'aveva lasciata
andare con niente pi di una flebile codarda protesta), voleva
che lei sapesse come la sua fede pi intima, la sua fedelt,
fosse con lei, non aveva mai voluto cacciarla via cos,
come un Hagar di scarto, la colpa era del barone, non suo!
Non aveva il potere di consolarla, neppure lui aveva figli, e
neanche una moglie, ma se mai lei avesse avuto bisogno...
Le frasi si allungavano sempre pi, e lui si rese conto
che frasi del genere erano state scritte migliaia di volte nella
storia del mondo, e in verit non portavano con s nessuna
moneta riscattabile, sarebbero state soffiate via come vapore
nel nulla. Il selvaggio Texas si stendeva davanti a lui
(bamidbar, il deserto, anche lui condivideva il destino di
Hagar), e per Lili, cosa, dove? Le loro strade si separavano,
lui verso ovest e lei a est... aveva parlato di uno zio, sarebbe
andata da quello zio, adesso? E nel frattempo, com'era
possibile che questi pochi franchi le permettessero una casa
cos maestosa, con un ingresso dalla moquette lussuosa, un
ascensore come una gabbia dorata, una portinaia con la
faccia acida il cui accento era sgradevole quanto il suo?
Da dietro il banco di marmo la donna alz una mano
per fermarlo.
Cosa vuole?
Sono venuto a trovare un'amica. Come altro doveva
metterla?
Anche lei uno di quelli?
L'aveva gi inquadrato; aveva capito immediatamente
cosa lui fosse. Tutta Parigi lo sapeva. Potevano intuirlo anche
solo dal taglio dei suoi occhi. Sarebbe stato lo stesso in
Texas? Perch no, era uguale dappertutto.
Mi sa che non ha ancora aperto, a quanto vedo, disse
la portinaia.  appena tornato, c' solo la ragazza su adesso.
E anche il ragazzo abusivo se n' andato, non che abbia
mai capito se fosse ebreo o no, ma non importa, aveva un
nome di quel genere.
Kleinman sbianc. Lo stava scambiando per il cliente di
un bordello?
tage sixime,  quel tizio, Montalbano, che sta cercando.
Fintantoch mi prendo le mance, non sono affari
miei...
Salendo in ascensore pens: no, non Lili, non pu essere
Lili... ma il mondo era pieno di contraddizioni. Premette il
campanello e aspett; una fitta di vergogna lo afferr, vergogna
per Lili, vergogna per ci per cui era stato scambiato.
La porta si apr e una giovane donna, vestita solo a met,
apparve davanti a lui - cap subito che era americana: c'
qualcosa di diverso nelle facce degli americani. Uno sguardo
di... come chiamarlo?... come di chi  immune, esente,
da certe cose. Aveva notato lo stesso sguardo nel ragazzo
che era venuto a trovare Lili, il ragazzo che non assomigliava
a nessuna delle altre persone in fila. In America, una
popolazione di cowboy e gangster.
Mise alla prova il suo nuovo inglese. (Con quanta diligenza
lo stava studiando!) Excuse me, disse. La frase
suon bene, esattamente come si era esercitato a dirla. Ma
gli cadde docile dalla lingua, quasi impaurita. Come se ne
stava l fiera, cos inconsapevole di se stessa e cos in deshabill.
La donna americana, con una professionale voce americana,
disse: Mi dispiace, questo non  il nostro orario di
apertura, nessun cliente sino a dopo il fine settimana.
Vorrei vedere Lili, preg.
Lili? Se n' andata...
Devo vederla, devo assolutamente. La prego, mi dica
dove posso trovare Lili.
Dovrebbe starle lontano, sta male, non vuole vedere
nessuno.
Male, s! url lui. Devo darle dei soldi, per questo
devo vederla...
Che parole slabbrate erano mai queste? Come se stesse
cercando non la Lili che conosceva lei, ma una... puttana.
La prego, le disse ancora. La testa, il petto, inondati
dallo sforzo. La prego, mi dica dov' Lili.
Perci Iris glielo disse, e chiuse la porta dietro di lui, e
chiam Phillip che era gi nudo a letto: Ecco! Spero di
essermi comportata bene. La mia prima azione ufficiale,
disse allegra, per la clinica. Poi ci ripens; non aveva detto
il vero. Non proprio per la clinica, si corresse. Uno
dal posto di lavoro di Lili, uno di quelli... dal modo in cui
si comportava pareva che il mondo stesse per finire. Ma ho
capito subito che non era un cliente.
Nell'atrio, sotto l'occhio sprezzante della portinaia,
Kleinman estrasse la sua penna stilografica - quella importante
che usava per il libro mastro del barone - e aggiunse
con attenzione tre parole alle sue frasi sentite e frettolose.
Per qualsiasi circostanza scrisse.
Erano le sette passate quando arriv all'affittacamere.
Un indirizzo misero in una zona squallida. Aveva vagato in
un quartiere sbagliato dopo aver preso l'autobus sbagliato,
poi era riuscito a rintracciare il percorso e aveva ricominciato
daccapo. Stava scendendo la sera. C'era un solo lampione,
gli altri erano rotti e scuri. Per poco non inciamp
su una crepa sulla soglia, e quando si raddrizz vide che la
porta non era chiusa a chiave. L'ingresso era maleodorante,
un odore dolciastro e sgradevole che copriva un puzzo; ma
in un secondo momento lo riconobbe come l'alito pesante
di una donna. Era emersa dalla penombra (mancava una
lampadina sul soffitto) e gli stava scivolando accanto, la
bocca quasi allo stesso livello della sua. Stava masticando
un filo di zucchero caramellato.
Siamo pieni, gli disse, se sta cercando una stanza.
No, no,  solo che sono venuto a trovare un'amica,
e Kleinman, recitando questa frasetta, si sentiva come un
viaggiatore in una favola orientale.
E chi sarebbe?
Si chiama Lili.
Non li conosco per nome, ma dall'aspetto. E dal fatto
che paghino o no in tempo.
Piccola. Capelli neri. Molto magra.
Quella a cui ho portato l'acqua, era per quella l. Neanche
avessi il Santo Graal da dare a un vagabondo qualsiasi
che me lo chiede. Ho sciacquato una caraffa per l'aceto e
gli ho anche chiesto dei soldi...
Gli? disse Kleinman.
Un gran abbaiare lass, credo abbiano litigato. Lei non
 mica il primo che  venuto qui a cercarla oggi - l'altra se
n' andata subito.  meglio che faccia lo stesso anche lei,
chiudo alle sette e un quarto.
Sal le scale e ascolt. Lili; e poi un uomo; e poi ancora
Lili. Suoni deformati, che crescevano e morivano, che crescevano
e morivano, come se dalle loro gole stesse sgorgando
sangue. I suoni lo scoraggiarono. Non osava bussare.
Invece, spinse il pacchetto accanto alla soglia e se ne and.
Uno di quelli, aveva detto a se stessa la padrona di casa, girando la chiave nella toppa.
...
.
...
CAPITOLO 51.
...
.
...
Come in fondo lei si aspettava, il preside di Bea fu irremovibile.
Un lettore di lingua straniera?  impazzita, lo sa benissimo
che gi facciamo fatica a insegnare a questi ragazzi la
loro, di lingua?
No, aveva detto Bea, mi chiedevo se lei avesse ancora
qualche collegamento con quell'altra scuola dove insegnano
francese e latino, dove lei era
Dove ero, appunto, adesso sono qui. Che  meglio,
come si dice. E poi Bea, da un paese comunista, chi mai
avrebbe il coraggio di esporsi, di questi tempi?
Ma fu Harold Bienenfeld a rispondere all'appello.
Laura disse: Harold ha questo vecchio compagno di
classe, non proprio della sua stessa classe, un anno avanti,
ma  una grossa azienda contabile, fanno affari in Sudamerica
e in Europa. Vedo di chiedere a Harold, va bene?
E quattro giorni pi tardi: Pare che potrebbero forse
assumere qualcuno, non sono proprio sicura, dallo spagnolo al francese al tedesco... qualcosa del genere.  il momento
giusto, hanno appena perso uno dei loro traduttori, si 
trasferito a Londra...
Allora Lili era fortunata. Bea prese il biglietto da visita
che Laura le aveva dato e lo mise sul cassettone in camera
da letto. Forse presagiva un colloquio, ma come si sarebbe
presentata Lili, come si sarebbe vestita, come avrebbe parlato?
Il biglietto da visita significava speranza.
Svuot due dei cassetti del mobile e ne ammass il contenuto
in un terzo. Tolse due file di vestiti ancora appesi
agli attaccapanni e li spost dall'armadio in camera a quello
pi stretto nell'ingresso. Gli armadietti di cucina contenevano
pi provviste del solito. Dove prima era vissuta solo
Bea, adesso sarebbero stati in tre. Tre in una conigliera?
L'appartamento sembrava di nuovo stranamente piccolo.
Presagiva disordine... quella calza che pendeva dal paralume,
dalla cornice, non poteva essere di Lili. Lili era avvolta
troppo strettamente nella sua pelle giallastra. Allora era di
Iris; ma Iris stava chiudendo definitivamente la sua vita. Da
sola, a casa col padre, avrebbe mai pi lanciato una calza su
una lampada?
Bea pass la notte sul divano letto. Il letto grande, con
le dure fresche e immacolate lenzuola e i cuscini profondi,
attendeva ospiti. Le faceva un po' male la schiena perch
non era abituata alla superficie - qualcosa di duro e completamente
rivestito. Il giorno che l'attendeva non era allettante.
Temeva Julian, forse pi di quanto temesse Lili.
Li temeva entrambi, e temeva anche quello in cui si stava
infilando, quello che avrebbe dovuto dire a Julian. E quello
che aveva fatto! La piccola conflagrazione segreta. Era segreta,
era privata; ma era anche vergognosa, aveva ostacolato
solo Marvin, o aveva anche ostacolato, e in modo ben
peggiore, Julian? Ostacolare non era, dopotutto, lo stesso
che vendicarsi, quando era solo la propria dignit che si
stava vendicando? Marvin l'aveva maltrattata per tutta la
vita. E anche suo figlio l'aveva maltrattata, quel barbaro di
suo figlio: un estraneo, che aveva visto non pi di due volte!
L'aveva guardato, e lui a malapena aveva ricambiato il suo
sguardo. Non gli aveva neanche mai sfiorato una mano.
Si svegli di prima mattina con una luce stranamente
chiara - un bagliore filtrato, come se la sua finestra fosse
stata trasfigurata da una qualche radiosit galattica. I vetri
erano oscurati da disegni stellati di cristalli. La neve! Nelle
strade, cumuli di neve sui marciapiedi, le poche macchine
avanzavano cautamente un poco alla volta contro un bianco
vento che soffiava di traverso. Aeroporti chiusi, partenze
ritardate, orari di arrivo sconosciuti. Annuncio dopo annuncio;
molte radiointerferenze. La strana luce emanava un
odore strano: il profumo dell'apprensione.
Li attendeva prima di mezzogiorno. Arrivarono solo
dopo mezzanotte. L'aereo era stato costretto a fare scalo
in un'altra citt, Lili non ne ricordava il nome, erano restati
a bordo per ore, poi si erano diretti verso un'altra citt
ancora, dove avevano continuato a volare in circolo, senza
riuscire ad atterrare. Era tutto molto confuso, loro erano
molto stanchi, davvero non volevano una zuppa calda, e
grazie ma per favore dove possiamo dormire?
I piedi di Julian, in quegli sciatti sandali californiani,
erano bagnati fino alle caviglie. Sotto il cappotto (aveva un
buon cappuccio), Lili indossava una camicia adatta a una
festa sul prato di una casa di campagna di cinquantanni prima,
con le balze sul colletto, le spalle gonfie, decorato con
una doppia fila di jabot sul polso. Maniche lunghe col brutto
tempo, ma che ridicolo paio di maniche! Se l'era scelto Lili,
quel costume, questa figlia di Bucarest che sapeva parlare
cos tante lingue europee? I due avevano un aspetto misero;
erano miseri. Le due valigie consunte di Lili, le chiusure
rotte, legate col cordino. Julian che trascinava una borsa di
stoffa enorme e ricolma. Nomadi urbani, entrambi stranieri.
Bea li port in camera. Chiusero subito la porta; sent
dei sibili di silenzio; e poi, poi... singhiozzi soffocati, gridolini
rotti. Bea non aveva mai chiuso la porta della sua camera.
Perch gliela dovevano chiudere in faccia? Aria vuota?
Ma questi erano, appunto, marito e moglie.
Il mattino era scuro quasi quanto la notte che si era lasciato
dietro. Una nevicata silenziosa si era trasformata, in
poche ore, in una tormenta infuriata, che picchiava sulle finestre
con vibrante monotonia, e avvertiva che oggi il mondo
l fuori sarebbe rimasto chiuso - i negozi, gli uffici, le
strade, le scuole. Visto da dove giaceva Bea, lontana dalle
montagnole familiari dei suoi soliti cuscini, tutto sembrava
sconosciuto, avvolto nella penombra come dentro una
cava: una piccola crepa sul soffitto che non aveva mai notato,
le stampe di Kallowitz tutte macchiate. La sua spina
dorsale era indolenzita; il cervello ancora affollato da spaventosi
stralci di sogni che si ritraevano nell'oblio. Aveva
dormito profondamente e male. Sogni pieni di tradimenti.
Vicino a lei fruscii e tintinnii, acqua che scorre, il basso
respiro del bollitore, l'odore bruciacchiato del tostapane:
Lili che entra furtivamente nella cucinetta di Bea. Si alz
a sedere, irritata. La tavola era apparecchiata, con i piatti
e le posate; Julian rannicchiato sopra un ricciolo di vapore
che si alzava dalla sua tazza, in quello che era stato il
posto di suo padre, proprio l dove Marvin aveva presieduto
all'espulsione di suo figlio. La tormenta continuava
a protestare, grandine mista a neve ghiacciata. Ogni tanto,
il tambureggiare di un tuono invernale. Erano confinati in
casa assieme, Bea e suo nipote e sua moglie.
Alle tre del pomeriggio un finto crepuscolo stava gi
sprofondando nei colori della notte. I lampioni erano accesi.
Il giorno si era svolto nel segno di un decoro discontinuo
- i ringraziamenti di Lili, il silenzio pi imbarazzato di Julian.
Lui sbadigliava; pareva stesse rimuginando qualcosa;
metteva assieme i suoi pensieri. A volte, senza che nessuno
l'avesse provocato, arrossiva ai lati degli striminziti baffetti
color paglia. Si rendeva conto che la sua cattiveria parigina
ora veniva ripagata dal caldo letto newyorkese di Bea? Ma
fu Lili ad ammettere quanto lui fosse imbarazzato.
Perdona mio marito, disse. Ancora mio marito, quella
supremazia del possesso. Oppure un irrequieto e nervoso
modo di aggrapparsi a lui.  cos tanto fatigu, il viaggio 
stato cos difficile, star presto meglio.
Avevano quasi esaurito l'argomento tormenta. Era rimasto
da dire poco o niente, e comunque la violenza del ghiaccio
iniziava a calmarsi, cedendo il posto a lenzuola volanti
di pioggia. Un coro di pale raschianti si alz dalle strade.
Erano usciti i camion spargisale.
Credo, intervenne Bea, sviando le scuse, che sar in
grado di andare al lavoro domani. Ma forse no, da come la
vedo. E Lili, aggiunse dovutamente, quando questo tempo
orrendo si sar calmato, se accetti di fare un colloquio
potrebbe esserci un lavoro per te. Un'amica mi ha dato una
dritta, e pare proprio la cosa giusta per te.
Le piste parallele sulla fronte di Lili si restrinsero.
Ma Julian, inizi, senza per proseguire.
A Julian non avevo pensato - non ho trovato niente -
in effetti non ci ho neanche provato... Un'affermazione
insensibile. Non aveva pensato a Julian, quello che avrebbe
potuto fare... quello che sapeva fare.
Vuole studiare. Imparare.
Suo padre una volta mi ha detto che Julian studiava
scienze...
Il suo carattere lo porta altrove, credo, disse Lili.
Parlavano di lui come se non fosse stato presente. O
come se si fosse trasformato in una statua, sordo e cieco.
Per tutto il giorno se n'era stato rannicchiato con un libro,
lontano dalla conversazione. La socievolezza calma di Bea,
imposta, forzata; i complimenti ansiosi di Lili. Non c'era
nessuna intimit.
Allora cosa vuole fare? chiese Bea.
Non fare. Essere.
Ma Lili si stava avvicinando al posto in cui Julian sedeva
rannicchiato (sempre la sedia di Marvin, nessun altro l'aveva
occupata da allora), e gli mise le braccia magre attorno
al collo. Docilmente, lui si port le dita di lei alle labbra, e
continu a leggere. Il ragazzo e la donna, vide Bea, erano
fortemente legati. Sembravano un antico quadro domestico:
mancava solo un caminetto; o un bambino. Il ragazzo
(l'uomo, si corresse) aveva una lunga schiena virile. Una
gamba buttata in fuori, l'altra avvinghiata a una gamba della
sedia - una posizione da ragazzo; ma la sua nuca, inarcata
sulla pagina, era invecchiata. Sorpresa, colse in Julian
un'immagine evanescente del proprio padre nella sua nicchia
indolente nel retro del negozio; il mite, diffidente e
condiscendente padre col suo perpetuo romanzo; quel padre
non terreno, con quel suo modo di incurvarsi libresco
e rabbinico. Guard il ragazzo: uno sguardo corporeo, un
occhio per ogni poro. La prese una specie di desiderio, una
stretta. La sua testa era di una bellezza inattesa, persino nella
curva tenera del mento pieno. La sua carne sosteneva il
peso della sua sensibilit; il suo appetito per la carne, si rese
conto all'improvviso, era fame di sensazioni. Fino a ora non
lo aveva capito; lo aveva giudicato male; trascurato. E gli
aveva inflitto un flagello spietato. La sua mano era coperta
di sangue come quella di Lady Macbeth. La sua mano era
una ghigliottina.
Cos'hai l, gli disse alzando la voce, nella grigia luce
piovosa che inseguiva rivoletti verticali gi per i vetri che
colavano, lui le sembr inspiegabilmente lontano.  da
stamattina che hai il naso su quel libro. Il tono amichevole
da zia, inteso a ingraziarselo. A Parigi lui l'aveva detestato.
Era un volume grosso, come un testo scolastico. Il dorso
era nero con delle lettere gialle - oppure dorate? Pens
fosse la sua vecchia antologia del college, da Beowulf a
Wordsworth. L'aveva presa, pensava, dal piccolo scaffale
della camera da letto, dove teneva cose del genere: i cimeli
di giovent, la penna stilografica di Leo, col pennino arrugginito,
ancora l; dimenticata.
Non  niente, le disse.
Era vero: qualsiasi cosa lo interessasse apparteneva a lui
e per lei non significava niente. Quella fitta di rimorso, quel
sollevarsi delle costole... era rimpianto, era invidia? Invidia
che non ci fosse nessuno a spingerla a infilare le dita nella
bocca di un giovane uomo? La lunga schiena di Julian, le
sue gambe. Una vecchia che desidera un ragazzo. L'aria era
satura del nipote e di sua moglie. La loro lontananza e la
loro vicinanza riempivano ogni angolo.
In un momento di risoluzione Lili si sciolse dalla stretta
di Julian. Alz il palmo delle mani verso Bea: le tazze vuote
di un mendicante. Porta sempre tanti, tanti libri! Pesanti!
E vedi, protest, come pare sempre uno studente, adesso
deve studiare come si deve, in una scuola come si deve -
qui esit, le sfuggiva, non riusciva a tirarlo fuori; finch la
cosa venne fuori - thologie.
Una scuola di teologia! 
Impossibile per Marvin sopportare una cosa del genere.
Un germoglio sbagliato cresciuto dal seme pietroso del
padre.
Julian sollev la mano. Per la prima volta - per la prima
volta in assoluto - i suoi occhi stretti si girarono a guardare
Bea. Niente del genere, non hai capito. Non credo in
quelle cose, perch mai dovrei? E Lili non ne sa niente.
Tutte quelle congregazioni, forse un tempo significavano
qualcosa per mia madre, ma io non sono niente, questa 
la verit.
Ma Lili ha detto teologia
Un battito delle palpebre tartare.  solo una parola.
Lili sa quello che penso. Non  Dio a cui voglio pensare. 
proprio perch non c' un Dio.
Non c' una scuola per quello. Ma voleva fare una
cortesia; essere gentile. Non contraddirlo.
Da qualche parte c'. O un insegnante. O forse, butt
fuori, potrei fondarla io.
L'ultima frase era certamente ironica, ma per Dio, il ragazzo
era completamente distorto, era in cerca di un non-
Dio! E se non c'era un Dio, allora era in cerca del nulla,
e come avrebbe vissuto? Marvin nella sua saggezza aveva
dato al figlio i mezzi - s, s, ammettilo, la saggezza di Marvin,
incontrovertibile! - e Bea, coi suoi inganni, con la sua
cattiveria, l'aveva immolato.
E Julian aveva parlato della madre.
Lili pensa a qualcosa di pi convenzionale, disse Bea.
La piccola bocca di Lili si strinse - una fitta, percorsa
da un battito irregolare. In quella stupida camicia che
nascondeva le sue braccia segrete e scheletriche, sembrava
indifesa e buffonesca.
No, disse lei. Julian deve esserlo e lo sar.
E di nuovo Bea pens, come se riuscisse a vedere quei
ganci appesi, per cappotti o per carcasse di animali: Lei 
abituata a tutto. Il mondo  come .  pronta ad aspettarsi
di tutto. Lili non aveva immaginato che questo ragazzo sognatore,
riportato alle sue opportunit originarie, avrebbe
recuperato la gravit (thologie!) di un serio studioso? Nutriva
forse il fantasma di un marito perduto, e la speranza
che quello nuovo avrebbe in qualche modo replicato
quello vecchio? Ma il mondo  come ; era chiaro che Lili
era pronta a trasportare questo ragazzo - il suo peso, la
sua fame - per sempre sulle spalle del suo fragile corpo.
Avrebbe accettato lavori crudeli e guadagnato qualche soldo,
mentre Julian se ne sarebbe stato tra i suoi libri (qualsiasi
fossero, dorso nero con lettere dorate), meditando
sul Grande Nulla, sul non-Dio che non regola l'universo.
Allora Lili era complice, oscuramente complice; legata.
E forse avrebbero avuto un figlio? Un figlio generato da
uno spettro, da un sognatore del niente? Bea non riusciva
a prevedere quel figlio. Soffriva per i loro lombi senza frutto.
Soffriva per Julian. Qualcosa - cosa? era solo uno stato
d'animo? era questa reclusione nella caverna della tempesta
che scemava, cos'era? -, qualcosa in lei si era smosso; aveva
cambiato direzione. L'aveva visto succhiare le dita di sua
moglie, come se avesse potuto mungere la materia di cui lei
era fatta. Aveva succhiato anche il latte nero degli incubi?
Julian chiuse il libro e si alz. Il suo sguardo non era per
Lili. Era per Bea.
Dimmi di mia madre, le disse.
Lei sent il bisogno di sostenersi; non si fidava delle proprie
gambe. Gli rispose debolmente: Va bene, e ricadde
sulla sedia che lui aveva lasciato libera. La sedia di Marvin:
era un incantesimo? L'aveva stregato e fatto parlare.
Voglio vederla. Ho pensato che quando andremo a
Ovest...
Cosa? disse Bea.
Julian, si intromise Lili, dobbiamo aspettare prima di
dirlo, non  questo il modo...
Lui fu rapido e laconico: Tanto Lili non lo vuole, quel
lavoro.
Ma dalla lettera avevo capito...
Cambio di programma, abbiamo i biglietti per un altro
volo. Non restiamo.
Poi Lili, con quella sua vigilanza cauta e dolorosa: Tu
sei cos gentile, questa calda ospitalit, noi te ne siamo grati,
ti abbiamo causato tante difficolt qui in casa...
Il fatto , continu lui, che non voglio incontrare mio
padre. Devo vedere mia madre, anche se odio l'idea di doverlo fare in quel... in quel posto. Ma solo quando lui non c'.
Bea stava in silenzio: il silenzio della sua paura. Era adesso;
adesso. Non poteva rinviare. Se l'era programmato, se
l'era ripetuto - come iniziare; se l'era ripetuto molte volte.
Ma nella scena della sua mente era lei che iniziava. Era stata
presa al lazo: l'aveva presa al cappio.
Mio padre ti avr detto come l'hanno sistemata. Orari
di visita, quando va a trovarla, cose del genere. Cos non
sar costretto a incontrarlo.
Ci sono stata, disse Bea finalmente. Sono volata direttamente
l quando ho lasciato Parigi.
Hai visto mia madre?
Dipingeva.
Dipingeva?
Un paesaggio, s. Notturno, una specie di campo. Era...
bellissimo. Ho visto... molto talento. Avevo capito male io
- o forse Iris - non mi aspettavo quel palazzo che poi era
effettivamente. Mi aspettavo, sai, una casa di cura, come la
chiamava tuo padre. Marvin  sempre pungente...
Un bidone della spazzatura per i pazzi. Ecco dove l'ha
mollata, vero?
Tua madre mi ha detto che lo aveva scelto lei di andarci.
Con foga continu: Che era stata scelta, in effetti.
Ti ha detto cos?
Blthner
Julian - immobile, rapito - chiese: Cos'?
Un vecchio e famoso pianoforte da concerto, una specie
di Steinway europeo. Tua madre sembrava molto felice.
Bisogna... bisogna fare domanda per essere ammessi in un
posto simile,  un onore essere accettati. Viene considerato
un merito. Un premio.
Ma Iris... aveva detto che la mamma stava iniziando a
perdere la testa...
Non ne so niente del perch Iris abbia detto quelle
cose. Risentimento, forse, un litigio. Se n' andata, no,
senza neanche dirlo a Margaret? Tua madre e io abbiamo
passato dei bei momenti assieme, non ci vedevamo da anni.
Abbiamo parlato molto.
Di cosa?
Bea prese tempo. Be', era in effetti un po' arrabbiata
con tuo padre. Sai quanto sa essere sarcastico. Mi ha detto
che era contenta di starsene lontano per un po'.
Una briciola di verit nella follia dell'invenzione. Queste
assurde fandonie, questo fiotto di favole. L'aveva presa, un
torrente invincibile, una divorante bugia, bugia, bugia, era
corrotta! Lui le credeva, voleva assolutamente crederle. Lo
stava nutrendo di gioia. La pelle del suo viso splendeva attorno
ai fili gialli dei baffi. Lui, un poeta (le colombe del Marais),
l'erede di una pittrice, della vincitrice di un premio! Ma era
rischioso, un'invenzione troppo facile da contraddire. Il figlio
si sarebbe certamente tenuto lontano dal padre, ma se
stava andando in California, dove Iris si sarebbe presto ritirata,
allora Iris non avrebbe... no! Un'eventualit insensata.
Julian non avrebbe fatto quel viaggio per andare a trovare la
madre, non c'era nessuna madre da andare a trovare...
Non si poteva pi eludere la questione.
Esitante, Bea inizi. Se voi due state pensando di andare
a Los Angeles
Lili disse, risolutamente: Prima andremo in Texas.
Come suon grottesco quel nome, in bocca a lei. Innaturale.
In Texas? Perch in Texas? Conoscete qualcuno l?
Lili ha questo amico, cio non proprio un amico. Gli
ha parlato poco prima che partissimo, lavoravano assieme.
Era cos contento di sapere che non sarebbe stata sola che
sembrava quasi fosse suo padre. Contento di sapere che ha
me e un anello al dito.
Viene dalla Polonia, disse Lili. Una brava persona.
E quel posto  decente come tante altre parti della terra,
sosteneva Julian. Stavolta non sar solo Lili, entrambi
saremo... capisci... stranieri.
Ma di cosa vivrete?
Troveremo un modo. Lili ci riesce sempre. E questo
Kleinman dice che l  pieno di opportunit di lavoro per
chi se la cava con lo spagnolo...
Buone opportunit tra gli scorpioni e le distese del deserto!
E Julian che si considera uno straniero nella propria
terra.
E poi, disse Julian, tra un paio di settimane, quando
ci saremo sistemati, andremo a trovare mia madre. Non sapevo
che la mamma fosse un'artista, non lo era mai stata,
e il pap l'avrebbe comunque presa in giro. Come ha fatto
con me...
Una cosa completamente inventata, e lui ci aveva creduto!
E Lili? Come poteva non averci creduto, e cosa cambiava
poi, dal momento che Margaret era morta?
Julian, disse Bea, stava strisciando sulla pancia verso
l'ammissione, guardinga, come un cane spaventato, ho
detto a tua madre che stavi tornando a casa. Gliel'ho menzionato
in una lettera quando sono tornata a New York,
non vedeva l'ora...
Questo lo fece innervosire. Be', sono tornato a casa,
no? Per quando ci riguarda - a Lili e a me - il Texas  un
altro paese, questo  il punto.
Questo  il punto. Il modo di dire di Marvin, l'insistenza
di Marvin. Ma sotto la scorza dura, il ragazzo gentile.
Gliel'hanno trovata in tasca, erano solo poche righe. La
tasca del vestito. In qualche modo... in qualche modo...
un incidente stradale, si  fatta male, nessuno sa dove stesse
andando...
Lili url, lo stesso urlo che Bea aveva sentito di notte.
Stradale? disse Julian. Su quale strada?
Quella appena fuori... appena fuori dalla casa di cura.
Quella definizione menzognera in quel momento la disgust.
L'aveva nutrito di gioia solo per poi distruggerlo. Distruzione
su distruzione.
Allora  in ospedale...
No, disse Bea. No.
Julian, mormor Lili, afferrandogli le mani e portandole
ai suoi fianchi, per bloccarle l.
Lui la afferr con un nitrito scheggiato che non era un
nitrito - allora cos'era? Un rumore intricato e malato proveniente
non dalla cavit della gola ma da qualche ignoto
e sepolto organo deforme - la musica del diavolo - buon
Dio, il ragazzo stava annegando nella risata di suo padre!
Che stupidaggine, a scuola di teologia, sei folle? Vorrei,
vorrei, disse graffiante, potrebbe esserci un Dio, e non
c', non c', non c' niente...
And dietro a Lili. La porta chiusa divenne un tutt'uno col muro. Aveva lasciato il libro sulla sedia. Allora Bea vide cos'era: La purezza del cuore  volere una cosa sola. Presto se ne sarebbero andati, in quell'altro paese, a inseguire la loro eclissi volontaria. Non le dispiaceva. Non si aspettava di rivederli mai pi. Questo ragazzo cos gentile... l'infatuazione presto sarebbe sparita.
La sinfonia che non fu mai, il Dio che non c' mai.
...
.
...
CAPITOLO 52.
...
.
...
Alle otto, il sole di un dicembre acquoso stava gi trasformando
i canali di scolo in fiumi insormontabili. Bea si
infil le galosce; andava al lavoro. Il ritorno alla normalit,
alla prevedibilit: tra circa un'ora Cesare sarebbe stato assassinato
e i suoi giovani uomini (in effetti erano quasi degli
uomini) sarebbero scoppiati in un pandemonio celebrativo.
Shakespeare stava insegnando loro il cinismo, perch no?
La porta della camera da letto aperta. Ne usc Lili, ancora in vestaglia.
Bea disse: Sta bene Julian?
Sta dormendo. Oggi partiamo.
La vestaglia era senza maniche. Un buco sul braccio
superiore. Una seconda bocca, al posto sbagliato - senza labbra, senza parola.
Oggi? Di gi?
Mio marito ha deciso cos.
Credevo volessi restare ancora per qualche giorno...
Lui ha deciso cos.
Posso capirlo, gli ho fatto del male. Ho dovuto, disse
Bea. Non potevo evitarlo. Sua madre... Dovevo dirglielo,
doveva saperlo.
A volte, disse Lili, i pazzi cercano la morte.
Nessuno sa cosa avesse in mente.
Una mia lettera nella sua tasca,  colpa mia?
Ma la mente non le funzionava bene?
S e no.  difficile da stabilire, ci conoscevamo appena.
Povero Julian, gli ho spezzato il cuore...
Anche sua madre si era spezzata, no?
Le croste di escrementi, la fuga a piedi scalzi.
Credo di s, disse Bea.
Quest'altra donna...  integra. Integra e intelligente.
Cosa stai dicendo, quale altra donna?
L'artista, la donna che dipinge.
Ah, disse Bea. Quanto era trasparente, lei, per la moglie
di Julian: come avesse sposato una sibilla.
Conserver questa immagine, di quell'altra donna. La
madre intelligente che dipinge.
Non  vero, Lili. Lo sai che non  vero.
Per mio marito  vero. Quanto sei buona!  disse.
Non lo capir prima o poi? Tu l'hai capito...
Lui  come un angelo, come un bambino, vede tutto e
niente.
Bea disse plumbea: Una volta l'hai definito un uomo.
Nel visetto scuro di Lili i stanchi solchi si tramutarono
in un delta tigrato. Solo un uomo  capace di piangere nel
suo letto, rispose lei.
E di nuovo: Quanto sei buona! 
...
.
...
CAPITOLO 53.
...
.
...
Vigilia di Natale
Cara zia Bea,
sono da sola stasera - sola con pap, che per la maggior
parte del tempo praticamente  la stessa cosa -e ho pensato di
scriverti dato che immagino sarai sola anche tu, anche se forse
non celebri il Natale, oppure s?  solo che oggi pomeriggio 
successa una cosa strana, e magari vorrai saperlo in anticipo.
Pap era irritabile all'idea di fare l'albero di Natale quest'anno,
non che sia da rimproverare, ma il nostro giardiniere ha
consegnato il grande abete blu del Colorado come ha sempre
fatto da quando mi ricordo. Nessuno gli aveva detto di non
farlo, perci eccolo l, allora ho detto alla signora Hruska (la
governante di pap) di aiutarmi a prendere le decorazioni per
l'albero dalla dispensa nel seminterrato. Due scatole piene di
queste strane decorazioni che mamma aveva collezionato nel
corso degli anni, piccoli asini e pecore argentati, e le palline
rosse e verdi splendenti, che io e Julian volevamo sempre leccare
quando eravamo piccoli, e la stella arancione da mettere
in cima. Abbiamo appeso tutte le decorazioni tranne le luci,
perch i fili erano annodati, e la signora Hruska ha paura di
toccare la roba elettrica, odia perfino usare l'aspirapolvere.
Pap  arrivato a lavoro finito - era davvero bello - e non
ha detto una parola. Non so se questo buon odore di abete
oppure la casa tutta natalizia gli metta gioia o tristezza. Ha
quasi smesso di andare in ufficio, ma sta al telefono tutto
il giorno, e pare che non abbia lasciato perdere proprio tutto
- mi d l'impressione che dal giorno dell'incidente non
abbia pi voglia di stare in mezzo alla gente. Quando Phillip 
finalmente tornato da Milano e mi ha lasciato andare, ormai
era troppo tardi per il funerale - ma la signora Hruska mi
ha raccontato tutto - una folla in chiesa, mi ha detto, inclusi
quei ricchi hidalgo messicani che fanno affari con pap. Per
sono andata a vedere la tomba della mamma (la tomba della
mamma, che cosa terribile da dire), ma pap non  voluto
venire con me e sono dovuta restare l in piedi da sola davanti
alla scritta sulla pietra: moglie e madre adorata. Dava un
senso cos vecchio e cimiteriale che in qualche modo non si
adattava alla mamma, non so perch. Forse perch se lei avesse
potuto scegliersi il proprio epitaffio sarebbe stato qualcosa
di pi neutro preso dalla Bibbia o dai Vangeli, qualcosa di
un po' religioso, ecco. La scorsa settimana pap ha ricevuto
una lettera da uno dei suoi cugini di Boston che non avevo
mai sentito nominare, solo una rapida occhiata al nome e
me l'ha data senza leggerla. Era firmata Malcolm Alexander
Breckinridge III, e andava avanti all'infinito dicendo come
questa persona si ricordasse dei genitori della mamma con
cos tanto rispetto e ammirazione, e di come sperava che i figli
di Margaret fossero diventati dei buoni cristiani, nonostante
tutto, e terminava con delle condoglianze indirizzate a Julian
e a me, niente per pap, come se lui non esistesse. A pap
sono arrivate molte altre lettere di condoglianze, soprattutto
da persone legate all'azienda e dalle mogli dei suoi dipendenti.
Gli d a malapena un'occhiata. Non riesco a capire a cosa
pensi. Persino oggi - la Vigilia di Natale! -  stato al telefono
per ore, a parlare di affari, sta pensando di installare una
linea telefonica in pi per me, cos i miei amici mi potranno
chiamare, come se me ne importasse qualcosa. Da quando
sono tornata a casa - da quando ho conosciuto Phillip - ho
perso quasi ogni interesse per le cose di prima. E comunque
non ha senso tornare al laboratorio dato che ho perso met
del semestre - non che me lo permetterebbero, il direttore
del mio dipartimento ha detto di no, e il mio vecchio compagno
di laboratorio, da solo,  riuscito a terminare il progetto
su cui stavamo lavorando: modificare una proteina per farla
cristallizzare (che era stata comunque una mia idea, all'inizio).
Avevamo preparato tutte queste proteine su dei piattini
nella stanza refrigerata, e stavamo aspettando - e devo
aggiungere con molta impazienza - che si cristallizzassero e
che crescessero abbastanza per poterle analizzare ai raggi X.
Possono volerci settimane e settimane, anche mesi, perch
dei cristalli di proteine crescano, e sicuramente tutto questo
 successo mentre io ero via! Non pensare che sia invidiosa,
sono sicura che potr ricominciare di nuovo il prossimo
settembre, magari in un ambito diverso, e per fare piacere a
pap riprender. Voglio fare buona impressione su di lui. 
solo che ci sono cos tanti tempi morti fino ad allora, da sola
in questa casa e con lui in queste condizioni, cos demoralizzato...
Forse  stata colpa dell'albero, quelle palline rosse e
verdi o chiss cos'altro, ma dopo aver finalmente terminato
la telefonata e aver dato alla signora Hruska i soldi di Natale
(se n' andata presto, subito dopo che avevamo messo su la
stella, io su per la scala e la signora Hruska a tenerla ferma),
cos d'improvviso ha iniziato a fare un sacco di domande su
Julian, se sapevo dov'era, e se avevo mai avuto notizie di lui.
Gli ho detto che sinceramente non sapevo niente, solo quello
che sapeva anche lui - non ho osato dirgli che forse erano
andati dallo zio di Lili - quando qualcuno ha suonato alla
porta e pap  sparito. Non sono dell'umore, dagli qualche
dollaro ma liberatene, mi ha detto - pensavamo entrambi
che fossero i cantori che giravano per il quartiere, come fanno
sempre alla Vigilia di Natale. Ma c'era un uomo, l fuori, un
uomo sui cinquanta, credo, che cercava pap. Mi spieg che
aveva provato a telefonargli per tutto il giorno ma la linea era
sempre occupata, forse il telefono era rotto, e dato che abitava
abbastanza vicino aveva pensato di venire a piedi. Be', zia
Bea, per fartela breve, voleva sapere se pap aveva il tuo indirizzo
di New York e sai chi era? Tuo marito! O quello che era
tuo marito. Abbiamo iniziato a parlare, l'ho anche invitato a
entrare, ha quasi accettato, ma alla fine se n' andato. Bea!
Tuo marito! Vuole mettersi in contatto con te!
Spero che il tuo sia un buon Natale. Migliore del nostro,
qui, e forse lo sar.
Iris
...
.
...
CAPITOLO 54.
...
.
...
L'aveva avvolto in tre strati di carta e protetto con un
paio di cartoncini robusti e l'aveva inserito in una busta
imbottita - ma sapeva che non c'era modo di bloccarlo o
fermarlo: come tentare di avvolgere una fiamma in un fascio
di foglie. Continuava a bruciare, bruciava attraverso qualsiasi
cosa lo proteggesse o lo nascondesse. Le avrebbe bruciato
le mani!, quelle mani che l'avevano fatto impazzire, la
sinistra aperta come l'ala di un cormorano, la destra stretta
in un martello rapace. Le impronte delle sue dita si sarebbero
dissolte e le sue nocche si sarebbero trasformate in dadi
anneriti; aveva raccolto questa punizione, era un demone
vendicativo, era venuta da lui fulminea, come un agguato,
e l'aveva voluto evirare. La sua punizione sarebbe stata la
cecit della sua vista, la cieca chiarezza della sua vista: avrebbe
dovuto guardare quelle note nere e rotonde che stavano
sui loro steli come nere cicogne urlanti, un crittogramma di
macchie e filamenti decifrabili solo mediante il suono, e lei,
lei che l'aveva deriso per la sua impotenza, non avrebbe potuto
sentirle! Le orecchie di lei erano cieche a quelle gocce
di sangue nero che piovevano, inseguivano, squarciavano,
alcune confinate alla propria chiave e altre libere di correre
sopra e sotto il caos del loro terreno che secerneva sillogismi
anche quando eruttavano in una crisi turbolenta...
Era fatta, conclusa, strappata al Blthner, strappata dai
suoi polmoni, dai suoi testicoli, dalla sua ambizione, dalla
sua lussuria schiacciata ed essiccata. Era vendicativa, era
infuriata. E qua e l (questo lo percepiva come un filosofo
percepisce la Verit) dava vita alla Bellezza. La furia era
scritta sulla sua carne, ma il sublime gli era stato mandato
da un potere oltre il velo. Il sublime doveva essere la punizione
di lei: era chiusa a chiave, lontana, nella gabbia della
sua ignoranza. La chiave, il codice, la voce delle note, tutto
muto. Era quello che lui aveva sempre pensato che fosse:
una imbecille della musica.
E da quelle sorde e cieche mani imbecilli, il pugno e
l'apertura, era venuta l'esultanza! Vide, oltre al disprezzo,
la gloria. Un'intera orchestra, le sale da concerto (Chicago,
New York), il direttore con la sua bianca criniera - riepilog
nella sua mente quelli tra i grandi che preferiva - il
pubblico in piedi, travolto dall'estasi, una violenta estasi
uscita dal prodotto del suo cervello-utero, i quattro movimenti
che si innalzano in un colpo di genio, un coro di alti
e minuti falsetti nani (sarebbe stato sicuramente possibile
trovare cantanti cos piccoli) contro la dinamite dei timpani.
Si aspettava che l'opera sarebbe stata conosciuta col
nome di - il mondo l'avrebbe chiamata cos - Sinfonia in si
minore di Coopersmith.
Ma questa banale attribuzione non era abbastanza soddisfacente,
e comunque - da tempo, nel mondo del cinema,
Leo aveva appreso il realismo - c'era la possibilit che non
sarebbe mai stata eseguita: il paese pullula di sinfonie ormai
senza successo. Non importa, la cosa era comunque fatta,
conclusa. Una vittoria contro l'incredulit di lei.
Ma come recapitargliela? Dove viveva a New York?
Dopo tutti quegli anni, certamente non pi nel vecchio angusto
appartamento nel Bronx.
Il fratello. Il magnate supplice. Il fratello gli aveva lasciato
il suo biglietto da visita - non che avesse mai pensato di
conservarlo.
Prenda questo, ci sono tutti i miei numeri, e mi faccia
sapere se viene a conoscenza di qualcosa di adatto a un
ragazzo con velleit da scrittore, mio figlio crede di essere
bravo, sceneggiature a quel che posso immaginare. Le
prometto che ne varr la pena se riesce a trovare qualcosa,
qualsiasi cosa...
Leo l'aveva mandato via - uno zotico che approfittava
del rapporto appassito della sorella: un matrimonio morto,
sepolto, dimenticato. Disprezzo. Disgusto. Perch mai
Leo Coopersmith avrebbe dovuto seguire il ricordo di un
vecchio capriccio, un passo sbagliato nella vita? Sbagliato
e inutile - che bene gli aveva fatto? L'aveva caricato di
aspettative -  vero, erano le sue supposizioni e le sue invitanti
prospettive, il che rendeva la cosa ancora pi irritante.
E quel grasso zotico ansimante aveva avuto il coraggio di
dare il suo biglietto da visita a un remoto cognato, ormai
un estraneo! In piedi nell'atrio (dove ogni tanto credeva di
riuscire ancora a percepire il puzzo della vita del cane dopo
la morte dell'attore del muto), Leo si gett il biglietto da
visita dietro la schiena, come quelle persone superstiziose
che sputano dietro di s per allontanare una maledizione.
Si era liberato di quelle molestie e di quelle suppliche, aveva
mandato via quel tizio.
Un mese dopo trov Marvin Nachtigall, Progettazioni aeronautiche,
con gli angoli un po' spiegazzati, sulla credenza
della cucina - Cora, credendo fosse una cosa importante,
l'aveva recuperato. Una scoperta fortuita: per arrivare alla
sorella gli serviva il fratello.
Ma alla porta era venuta ad aprire una ragazza. Una ragazza
nervosa con una gonna lunga, che giocherellava con
una forcina nei capelli. I capelli dello stesso colore di uno di
pannelli ambrati nella lunetta sopra la sua testa.
Oh, disse, presa in contropiede. Ecco perch non
avevamo sentito cantare...
Cantare? disse lui.
Il coro. Di solito arrivano verso quest'ora.
La esamin. Si capiva che era nervosa dal tremore delle
narici, dalla lingua che sbucava fuori a inumidire le labbra.
Dietro di lei, nelle stanze in penombra, vide un albero senza
luci tutto decorato. Ma nessun indizio di umore festoso.
C'era oscurit, silenzio.
Sta raccogliendo cose per una qualche beneficenza?
Ecco cinque dollari. Stava per richiudere la porta.
Marvin Nachtigall, disse. Credo sia questa, la casa.
Sto cercando sua sorella. Beatrice Nachtigall.
Questa frase la blocc.
Ma  mia zia. La sorella di mio pap.
E vorrei appunto parlare con tuo padre. Di sua sorella,
di come contattarla...
Posso dirglielo io. Cosa vuole da lei?
Devo darle una cosa. Cominci ancora: Ho provato
a telefonare tutto il giorno, perci se potessi vedere tuo padre...
Lei di cognome non fa Nachtigall, ne ha un altro.
L'attimo di sorpresa. Allora  sposata? 
Non pi, quello  stato tanti anni fa. Infilz di nuovo
la forcina nei capelli come se la forza del gesto potesse intimidirlo.
Quello che aveva creduto nervosismo era invece
irritazione. Cos' che le deve dare?
Un regalo. Un regalo di musica. Perch avrebbe dovuto
rivelare cos quella cosa tanto importante su una soglia,
in strada, all'aperto! L'avventatezza dell'anonimato. Si
sent un impostore.
Le disse: Immagino che tu non ti intenda di musica.
Come poteva essere altrimenti? Non era scritto nel suo DNA.
Mia madre forse... una volta ci disse che da ragazza
doveva cantare nel coro della chiesa, non che le piacesse.
Ma  morta, da poco. Le palpebre pallide della ragazza
sbatterono. Quasi nessuno in famiglia, proprio no. Mia
zia Bea  l'unica - ha questo enorme pianoforte che tratta
come fosse un altare
Era mio, un tempo, le disse.
Suo? Pens.
Ora ne ho un altro. Sorrise con quello che - perversamente
- sapeva essere un sorriso pericoloso. Un altro
strumento, un'altra vita. Ho anche avuto altre mogli.
Altre mogli? Elettrizzata, si stava lasciando alle spalle
lo sconcerto; stava cominciando a capire.
Si chiamava Beatrice Nachtigall quando ci siamo conosciuti,
le disse.
Adesso si fa chiamare Nightingale, come l'uccellino
notturno.
Ma ha l'orecchio di un corvo. Perci se mi sai dire dove
spedirlo...
Entri un attimo. Glielo scrivo.
Va bene. Ma poi ci ripens. La ragazza era abbastanza
gentile; era inutile incontrare il padre. Inoltre, le carte in
tavola erano cambiate: chi sarebbe stato adesso il supplice,
e chi quello che chiedeva un favore?
E la prego lasci stare mio padre, lo avvis, se non
 per affari non vuole parlare con nessuno,  un po' depresso.
Non gli far piacere vederla, al momento non gli fa
piacere vedere nessuno.
Irascibilit. O era rabbia? Noia, forse.
Aspetter qui, le disse.
Quando torn alla porta per dargli il pezzo di carta, gli
chiese: Cosa voleva dire quella cosa del corvo?
Dimenticati i libri di fiabe. Nella vita vera, le spieg,
quegli uccellini notturni, gli usignoli, non cantano meglio
dei corvi.
Lei gli fece un sorrisetto. Un luccichio dei denti superiori:
una fila attraente di piccoli tasti bianchi.
Vai mai al cinema? le chiese.
Mi sta invitando a uscire con lei?
Temo di no. Sono troppo vecchio per queste cose.
A Parigi stavo con un uomo di quarantanni, non m'importerebbe.
Parigi?
Viaggio molto. O meglio, lo facevo.
Be', se mai ti capitasse di vedere un film orribile che si
chiama Betsy ha fatto un affare - lo danno in tutti i cinema
al momento - te lo dico qui adesso che ti dedico la colonna
sonora.
E perch mai?
Per avermi dato modo di mettermi in contatto con tua
zia. Sentirai un paio di scherzi carini.
Perch pensi che m'interessi?
Perch li ho scritti io.
Davvero? Avevo sentito, disse rapida, che suonavi
solo l'oboe.
A quel punto avrebbe voluto schiaffeggiarla. Ormai sapeva
chi era da dieci minuti e pi; aveva giocato con lui,
facendo ondeggiare la corda davanti al gatto. Peggio, aveva
ereditato il sarcasmo paterno. Era carina, anche lei una
specie di scherzo, che saltava da un umore all'altro; non era
innocente. Gli aveva detto che era, almeno per il momento,
a casa dall'universit. Gli aveva detto che la madre era
morta in un incidente stradale e che aveva dovuto lasciare
Phillip a Parigi e che lavorava in una clinica e che era esasperata
dal padre, che era un prepotente, anche se non al
momento. E che era stato suo padre ad averla battezzata
con quello strano nome in onore della dea vergine che vive
tra le nuvole; faceva trasparire questa stranezza, anche se,
lo capiva dalla torsione aggressiva della sua forcina (lo stava
facendo ancora), si stava inventando le cose che diceva in
quel momento preciso.
Tutto questo sulla soglia, sotto la lunetta.
In un certo senso, gli disse - il suo sorriso assunse
un'aria di cospirazione - sei praticamente mio zio.
Questo lo rimise in moto: fu come trovare il giusto ritmo
per un motivetto banale e leggero.
Dal fondo della strada i cantori si avvicinavano. Venite
fedeli, cantavano. E per un motivo a lui sconosciuto, fu sulla
soglia della casa di Iris Nachtigall, e per qualche storia
mezza dimenticata ma piantata nella memoria di un'infanzia
languidamente letteraria, che la verit della sua grandiosa
opera si rivel a Leo Coopersmith. L'avrebbe chiamata
- il mondo l'avrebbe chiamata - col nome di un discutibile uccello dal becco tagliente.
...
.
...
CAPITOLO 55.
...
.
...
E di nuovo Iris si sentiva assurdamente alta, una specie di
Gulliver tra tutta quella piccola gente che si contorceva nelle
dieci file davanti a lei, e quante che fossero quelle dietro di
lei, e nella lunga catena blu di sedili felpati alla sua sinistra
e alla sua destra; le loro minuscole voci stridule, una diga di
capocchie di spillo, si stavano serrando intorno a lei. L'uomo
che avrebbe potuto essere suo zio non aveva minimamente
accennato al fatto che Betsy ha fatto un affare fosse un film
per bambini, peggio ancora un cartone animato! Era saltato
fuori che Betsy era una castorina grassottella che indossava
un gigantesco grembiule coi tasconi e gestiva un negozio di
gelatine alla frutta in un tronco scavato lungo la riva di un
ruscello, vicino a una diga. La diga  un baluardo contro una
foresta minacciosa, nella quale un perfido mago, con una
maligna maschera da lupo, nasconde la sua sinistra fabbrica
in una cripta sotterranea coperta di ragnatele e foderata di
fiale di vetro, ampolle e urne piene di finte caramelle di gelatina
dai colori scintillanti. Ma una notte, mentre Betsy sta
dormendo e russa sonoramente, il mago irrompe attraverso
la diga fatta dai castori con fango denso e pezzi di legno e
invade il suo negozio. Il suo maligno proposito  quello di
sostituire con le sue pericolose palline scintillanti le sane caramelle
di Betsy, che sanno di panna montata ma in realt
sono piene delle vitamine di carote, spinaci e cavolo. Tutti
i bambini della zona sono soliti accalcarsi nell'allegro negozietto
di Betsy - gatti e scoiattoli e orsetti lavatori, un paio di
buffi porcospini e una combriccola di galline ciarliere, oltre
ai nipotini e alle nipotine dalla pelliccia marrone di Betsy che
battono eccitati le loro code piatte. In un'incantevole scena
iniziale, accompagnata da trilli d'arpa, i bambini-animaletti
danzano in cerchio, con Betsy al centro che si fruga nelle
profonde tasche e ne tira fuori una scintillante doccia di sane
gelatine alla frutta. E qui, mentre i bambini deliziati fanno
a gara per accaparrarsele, la musica gorgheggiante cresce,
sempre pi gaia e briosa - farfalle che si levano in una massa
polverosa: lo scherzo di Leo Coopersmith!
Ma non era certo per sentire questo passaggio increspato
di accordi che Iris era venuta a sedersi pazientemente - era
gi la seconda volta quel giorno - tra tutti gli altri spettatori,
o per vedere come il mago con la faccia di lupo striscia nel
negozio oscurato per rimpiazzare il salubre contenuto dei
vasi di Betsy con le sue imitazioni malefiche, e come i bambini-animali,
che inghiottono innocentemente le caramelle cattive,
piombano in un obbediente torpore e a passo di marcia
vengono condotti attraverso la diga infranta e messi ai lavori
forzati nella fabbrica sotterranea, e come, con gli occhi pesti
e muti, siano costretti a mescolare tinozze di caramelle false,
infornata dopo infornata, per fare da esca a una nuova armata
di ragazzini destinati a loro volta a servire il malvagio volere
del mago. E ora l'oscillazione mugghiante del contrabbasso,
un lacerante fremito di pifferi, il corposo battito di un
tamburo: suoni terrorizzanti. tutt'attorno, i bambini umani
ansimano dallo spavento e chiedono aiuto, alcuni addirittura
urlano con gli occhi pieni di lacrime, quando ecco che irrompe
la coraggiosa Betsy con una banda di poliziotti castoro...
e cos via, finch l'operazione di salvataggio si conclude con
successo ed ecco che ritorna il grazioso piccolo scherzo.
Allo stand di caramelle nell'atrio affollato, Iris not un
grande bidone di caramelle di gelatina incellofanate in rosso,
verde, giallo, blu e porpora con l'etichetta L'affare delle caramelle
di Betsy. Non riusciva a ricordarsi dove nel plot del
film fosse comparso un affare o qualcosa che gli somigliasse,
poteva darsi che gli sceneggiatori si fossero visti tagliare
l'idea centrale del film? O forse era che i bambini appena
liberati erano stati convinti a unire le forze per il compito
urgente di riparare il danno alla diga? La liberazione aveva
il suo prezzo, una forma di servit barattata con un'altra, e
se avessero imparato a preferire la silenziosa, oscura vita sotterranea?
Una furbata, pens Iris: il servile faticare sulla diga
reclamizzato come uno sforzo giocondo. Ma al pubblico che
si accalcava non importava niente di tutto questo e in meno
di cinque minuti l'intero contenuto del bidone era stato venduto.
Neanche a Iris importava, in fondo. Era la solita roba
Disney, il Pifferaio Magico con appiccicate sopra un paio di
pezze dell'orco di Jack e il fagiolo magico: creature parlanti,
colori vorticosi, animazione innaturale, zuccherosa! Zuccherosa
e venefica. Tutto quel lavoro, sullo schermo era stato
uno spreco, e non aveva niente a che fare con il... sentimento...
se non, forse, per quelle tasche di grembiule che inconsapevolmente
spargono le caramelle avvelenate del mago...
il contenuto di una tasca pu rivelarsi letale. Se anche si fosse
trattato di un film serio per adulti, Mezzogiorno di fuoco con
Gary Cooper per esempio (Iris aveva visto le locandine dappertutto,
era uno dei due grandi film americani dell'estate
proiettati nelle sale di Parigi, insieme a Whispering Winds),
lo stesso la regia, il plot e le riprese non sarebbero stati pi
devianti di quelli di questo cartone animato da quattro soldi.
L'inconsistenza della profonda essenza dei patiti di film
del genere; ugualmente, nelle passate due settimane lei aveva
cercato sale cinematografiche in cui proiettassero dei classici,
film che potessero precipitarla nei crescendo e diminuendo
delle vibrazioni di Leo Coopersmith. Erano precisamente le
vibrazioni - i tremiti - ci che lei cercava. In queste partiture
(ce n'erano cos tante) era nascosta quella cosa privata che
lei era decisa a scoprire: cosa c'era nel marito (il marito!)
che aveva impedito a Bea di cacciarlo via, di lasciarlo andare.
Come un mago, lui era riapparso dalla sua lunga, lunga
eclissi espressamente per insinuarsi di nuovo nell'orbita vuota
di Bea. Ma Bea era incomprensibilmente (tortuosamente)
lontana: non poteva essere recuperata in alcun modo. Aveva
sposato un marito poi l'aveva lasciato andare. Quel cruciale
lasciar andare, un chiavistello serrato che cedeva: di cosa si trattava?
Le sue musiche gliel'avrebbero rivelato. Iris ascoltava e
riascoltava, chiuse gli occhi, lasciandosi trascinare. Accoppiamenti
lascivi tra flauti vorticosi - li ripescava. Era nauseata
da tutti gli accoppiamenti del mondo. Fidanzati, amanti,
mariti, insensati corteggiamenti (non aveva per poco quasi
flirtato con l'uomo che avrebbe dovuto essere suo zio?),
mentre nelle regioni invisibili della terra, montagne innevate
e laghi increspati dalla luna attendono e, nella bianca, marmorea
citt di Roma, il potente Mos di Michelangelo. (Philip
non aveva mantenuto le sue promesse, che ne era stato di
Firenze, e Como, e delle Alpi viste da Milano?) Invece, tutti
questi accoppiamenti riproduttivi, l'accoppiata fatidica tra
suo padre e sua madre, due persone completamente diverse:
accoppiata che aveva reso suo padre avido e sua madre avventata.
Suo fratello e la moglie straniera, per quel che ne sapeva
lei lontanissimi, in un altro Paese, ad aggrapparsi l'uno
all'altra tra zucche appese sotto un bollente sole mediterraneo
- e quando fa buio, i versi delle cornacchie, come furiosi
e tormentati esseri moribondi. E Philip nudo, che continua
a rassicurarla che la porter tra montagne e laghi, la sgradevole
nudit notturna, la sua nuda forza: l'accoppiamento...
la copulazione. Le spaventose penetrazioni. Il coito, quel potere
ferino di fecondare il piccolo fagiolino segreto nascosto
nel ventre di lei... I suoi pacifici cristalli nella stanza fredda
erano ascesi, innalzati ad altezze vertiginose senza imperativi
tanto carnali. Continu ad ascoltare gli accoppiamenti nelle
tante musiche, il loro calore e il loro battito inquinante,
transitorio e mutevole. Ascolt. Vide. La risposta di Bea era
avvolta in quei crescendo e diminuendo, quei precipitare e
poi ritrarsi, quei palpiti e quelle ritirate... e Bea adesso ne era
libera, aveva lasciato andare la musica. L'uomo che era stato
suo marito non l'avrebbe mai riportata indietro, non importa
cosa lui credesse di doverle, non importa quanto lui volesse
corromperla con il dono delle sue melodie d'occasione giunte ormai troppo tardi.
Nella fioca luce della sala del cinema, sgargianti fulmini
arancione e vermiglio e violetto emanavano dallo schermo
illuminato e inondavano i piccoli volti assorti dei bambini
con fiammate d'arcobaleno. Iris torreggiava su di loro
come una grottesca colorita orchessa. Le sue cosce erano
lunghe. I suoi polpacci duri come la pietra. Desider essere
una bambina proprio come i bambini che la circondavano.
Desider essere una ragazzina, con accanto suo fratello
minore, intenta a leccare di nascosto le palle di Natale
rosse e verdi. Desider poter far scomparire le sue cosce
di donna e quella fabbrica sotterranea che era il suo basso
ventre di femmina. Non sarebbe mai pi precipitata nella
follia dell'accoppiamento, non avrebbe mai avuto un marito.
Avrebbe vissuto con suo padre per sempre. Desider di
poter essere libera. Desider di poter essere Bea.
...
.
...
CAPITOLO 56.
...
.
...
10 gennaio 1953
Bea: ho avuto notizia dai miei contabili, pare che l'assegno
di cui sai, non sia mai stato riscosso e credo tu mi debba dire
ci di cui sei a conoscenza, non posso credere che lui abbia
sputato sopra una cosa tanto grande, e sono sicuro che lei non
l'avrebbe fatto. C' una qualche possibilit che non l'abbia
ricevuto in tempo, o che si sia perso per colpa delle poste? In
nome di Dio, l'hai spedito, vero, per posta aerea con consegna
speciale? Spedirlo con qualsiasi altro metodo sarebbe stato da
completa idiota.
Marvin
...
Caro Marvin,
la tua lettera spedita via aerea con consegna speciale  arrivata
ieri mattina presto. Credo tu l'abbia fatto per insegnarmi
come gestire le comunicazioni a lunga distanza. Bene, ho
capito, ma non ha niente a che vedere con quella che si pu
solo definire una decisione del cuore.  chiaro che tuo figlio
vuole vivere la sua vita come intende lui: non puoi semplicemente
accettarlo? Se ha rinunciato ai tuoi soldi, non c' altro
da dire. Il che significa che ci ha rinunciato anche lei nonostante
il tuo giudizio, dato oltretutto senza neanche averla
mai vista. A dire la verit, Marvin, anch'io alle volte ho avuto
i tuoi stessi sospetti sul matrimonio di Julian. La pensavo
come te - con mia grande sorpresa, mi hai fatto questo effetto.
Ma potrebbe anche essere che quei due stiano cercando
qualcos'altro nel mondo - non so come descriverlo o valutarlo,
ma l'ultima volta che ho visto Julian
Qui Bea alz la penna per concentrarsi: stava per mettere
per iscritto, in modo precario, una falsit grande come
un sassolino in cima alla montagna di inganni che aveva costruito,
pietra su pietra. Julian nel suo appartamento, sulla
sedia di Marvin; ma non riusciva ad ammetterlo. Scrisse
invece:
l'ultima volta che ho visto Julian -  stata l'ultima notte a
Parigi, alla cena di cui ti ho parlato - stava leggendo Kierkegaard!
Vedi dove ha la testa? Ha queste tendenze metafisiche,
come altro posso spiegartelo? Lo hanno reso un po'
burbero - non si interessa alle cose normali. E lei sembra
quasi uguale, come se la sua ferita l'avesse in qualche modo
purificata, non so spiegarlo esattamente,  qualcosa nel modo
in cui parla e pensa, non che abbia passato molto tempo con
nessuno dei due. Ma forse gli fa davvero del bene, e perch
non riconoscerglielo e lasciarli in pace?
Spero che il Nuovo Anno ti porti qualche consolazione.
Dev'essere confortante avere tua figlia di nuovo con te.
Come sempre,
Bea
...
17 gennaio
Bea: non ho la pi pallida idea di che cosa tu stia parlando.
Kierkeguard, cos'? Sembra un deodorante, questo per dire
che tutta questa storia mi puzza. Ho fermato il pagamento
dell'assegno, quindi a questo riguardo ho chiuso. Stavo per
dire a Iris quello che avevo fatto - credevo sarebbe stata abbastanza
ragionevole da capire che era giusto. Ma da quando
 tornata ci ho ripensato. Un sacco di soldi a suo fratello per
non aver fatto niente, per non essere niente: come la prenderebbe,
questa ragazza con una vita di lavoro e olio di gomito
alle spalle? Ha preso male la morte di Margaret, non dice
una parola, almeno non quando ci sono io - lo chiama l'incidente,
come se sua madre si potesse rimettere a posto. E
comunque, in questo momento i miei avvocati stanno facendo
una maledetta causa alla cosiddetta Spa e alla compagnia
degli autobus, e stai sicura che spremeranno loro fino all'ultimo
centesimo. E quella lettera da pazza che le hai spedito,
non riesco a togliermela dalla testa, cos'altro potrebbe averla
spinta ad andarsene? Non voglio dire che sia esattamente colpa
tua, forse ho esagerato, ma guarda cos' successo, dimmi
tu cosa dovrei pensare? D'accordo, ti dico quello che penso
davvero! Mi ci  voluto un po', ho dovuto schiarirmi le idee
e... mio Dio, la mia povera moglie, quello schifoso pezzo di
carta che aveva in tasca... non pu essere stata la prima volta
che le scrivevi, doveva gi essere capitato. Le hai detto cose...
sapevi cose che non hai mai detto a me e le hai raccontate a
Margaret alle mie spalle... le hai detto che Julian si  sposato,
laggi! Tu le dicevi le cose e io non le credevo... come avrei
potuto, non le credeva nessuno, era malata, era cos che si
manifestava la sua malattia. L'ultima volta che sono andato
a trovarla, non te l'ho mica gi scritto che avevano interrotto
quella stupida arteterapia per farle fare quell'altra cretinata
assurda del cucito, i segnaposto... ci pensi? Margaret non li
ha mai potuti sopportare, quegli oggetti insulsi, la chiamava
roba da bostoniani irlandesi. Ha cercato di nascondermelo
ma io l'ho visto bene, un segnaposto cucito da lei - queste
cacate le facevano fare! - tutto bianco, con una stella in ogni
angolo, stelle blu a sei punte, e al centro un enorme pi
giallo. Non era una croce, mi ha detto, non dovevo intenderlo
come una croce, era un pi e ce l'aveva messo apposta come
simbolo del denaro. Cribbio, ecco come la obbligavano a passare
ore e ore, ecco la loro terapia! E mentre accadeva tutto
questo, tu le raccontavi cose che la turbavano, le dicevi di
Julian, che Iris aveva lasciato la scuola... ti sei approfittata di
una donna malata! Col senno di poi, se non avessi saputo che
eri a Parigi mi sarei quasi convinto che fossi quia intrufolarti
di nascosto nella vita di mia moglie, a mia insaputa...  stata
lei a dirmelo! Mi ha detto che sei entrata nella sua stanza e
hai visto quello che stava dipingendo... non era plausibile
per quanto mi riguardava, da l saresti rientrata direttamente
a New York e tuttavia Margaret insisteva... come potevo
credere a una storia simile? Specie sapendo che per tutta la
vita non hai mai abbandonato il sentiero conosciuto, che sei
sempre rimasta nel tuo solco desolato. D'altro canto, per, te
ne sei andata a Parigi. Non lo so, non lo so davvero, ma te lo
voglio dire, Bea: se mai riuscir a scoprire con certezza fino
a che punto hai interferito con la vita di Margaret, se in un
modo o nell'altro sei riuscita a insinuarti nel cervello di mia
moglie, te la far pagare... non chiedermi come ma te la far
pagare. Margaret era malata ma non era una bugiarda! Sono
quasi convinto che la bugiarda sia tu, e nel frattempo ho saputo
da mia figlia che te la sei fatta amica... Iris mi dice che le
fa piacere sentirti ogni tanto. Ma non dimenticarti che posso
impedirlo, se necessario. Ora mia figlia  il mio unico raggio
di luce...  il verso di un inno, se non sbaglio, che Margaret
cantava in chiesa da piccola: Conducimi fuori dalla notte pi
nera, Signore, il mio unico raggio di luce. Hai forse saputo
che Iris non  venuta al funerale... avr senz'altro avuto un
motivo... le avevo comunicato la data con largo anticipo, credo
abbia pensato di non potercela fare. Io non sono voluto
andare con lei al cimitero quando  tornata a casa - per vedere
mia figlia a pezzi? Neanche per sogno. La cosa peggiore 
che ha troppo tempo libero, ha smesso di sentire tutti i vecchi
amici, e non dice perch. E soprattutto ha perso circa un anno
di universit - mentre era via un qualche leccapiedi suo rivale
nel laboratorio di cristallografia ha finito quell'esperimento
geniale che aveva iniziato lei. Lui si  preso tutto il merito:
cane mangia cane, come nel mondo degli affari, uguale. Iris
mi dice di non prendermela troppo, recuperer il prossimo
semestre. Mia figlia non  affatto come quel ragazzo! Mi ha
sempre preso a modello, ora, anche se non posso continuare
a gestire gli affari lontano dall'ufficio - ultimamente ho fatto
cos - intendo riprendermi e ricominciare. Quello che importa
 che ho ancora una figlia con un futuro, non sono preoccupato
per lei, non fraintendermi - non fa bene a una ragazza
del genere restare chiusa in questa casa vuota -, ha avuto una
buona idea, esce quasi sempre per andare al cinema, magari
anche due volte al giorno, non capisco come faccia a piacerle
quella roba. Questa fissa per Hollywood immagino ce l'abbiano
tutti quelli della sua et. Dice che ci va per la musica
- la colonna sonora, roba da non crederci. Ma se la tira su di
morale, non ho niente da ridire.
Cerco di non pensare al ragazzo. Il ragazzo se n' andato
- finita l.
Marvin
...
.
...
CAPITOLO 57.
...
.
...
Che cos'era? Strato dopo strato, fasciato, le tortuosit di
una mummia sigillata come per un viaggio verso l'eternit
- cosa poteva essere?
Giunse all'ultimo incartamento e lo svolse. Macchie e
puntini neri, alcune code di pesce che ballavano su zampe
da insetto lungo linee parallele; un simbolo curvo come una
scimitarra, o arrotondato come la pancia di una &; un altro
che assomigliava a un gobbo o a una virgola gonfia. Alti e
bassi. Allegro, legato, sostenuto, sforzando. Leo che parlava
in altre lingue.
Sull'unico foglio immacolato lesse:
La spina dell'usignolo
Sinfonia in si minore
di
Leo Coopersmith
Un grosso blocco di carta. Pesante. Grosso! Come si
poteva chiamare una pila del genere? Risma? Balla? Quaderno?
(Un coro? Coro di persone piccole) E tra tutte
queste migliaia di note, nessun commento, nessuna spiegazione,
nessun perch, e nessuna chiave per comprendere
perch gliel'avesse mandato. Minore - rimuginare? sminuire?
Quanto era stata minore nella sua vita. Un granello,
un puntino di polvere. Bea minore, era quello che voleva
dirle? Cosa avrebbe dovuto farsene? Cosa voleva che lei
pensasse? L'aveva composta in fretta, oh molto in fretta
- era chiaro che quando l'aveva sorpreso nel suo sfarzoso
nascondiglio non aveva niente per le mani. Un vaso vuoto.
Ma come poteva saperlo con certezza? Magari era il quieto
lavoro di anni; di decenni. Una lingua che la escludeva, se
lo era, poi, una lingua. Musica lingua universale, vibrazioni
che parlano... che bugia. Parole, la sovranit delle parole, la
loro esclusiva particolarit, questo voleva dire lingua. Cosa
doveva farsene di queste macchie sparse che si muovevano
su e gi lungo linee rigide come scarafaggi su un ascensore?
Questa mutevole e muta torre di Babele? Una materia sconosciuta.
Non ci capiva niente. Cosa voleva da lei?
Dispose i fogli slegati, come carte da gioco giganti,
sull'ampio tavolo da pranzo: erano troppi per non sovrapporsi.
Vesciche nere che scoppiavano da gambi nudi. Palloncini
neri su bastoncini sottili. Pozzi neri senza fondo.
Cinque righe: un'autostrada a cinque corsie, piccole macchine
nere che corrono. Ma silenzio; silenzio.
Cosa voleva da lei visto che era sicuro che lei non avesse
niente da dargli? Sinfonia per Bea minore: una delle sue
acide arguzie, come il diabolus in musica che era il suo dito
storto.
Aveva venduto il pianoforte e sradicato la sua ombra. Si
era liberata di lui! Ed ecco tornato il pianoforte (o comunque
quello che avrebbe potuto uscirne), la sua macchia sulla
moquette ormai cancellata tornava a vivere in quei tatuaggi
inchiostrati, il rovesciamento del suo esorcismo diabolico.
Eppure era un regalo - una specie di regalo. La mente di
Leo! Era quello in cui aveva sperato, molto tempo prima.
Continu a raccogliere un foglio dopo l'altro, a guardare e
riguardare - non era molto diversa da un cane con la museruola
che annusa un libro aperto.
Ma le provocava eccitazione, un sentimento glorioso e
selvaggio sotto lo sterno, un metronomo che le risuonava
nelle tempie - quelle goccioline dalla sirena di ghiaccio.
Leo in fiamme. Il cuore nella sua gabbia un corpo estraneo...
si sbagliava a fomentare questa frenesia, questo delirio
di sapere e non sapere.
Pens: quanto  difficile cambiare la propria vita.
E poi pens ancora: quanto  tremendamente semplice
cambiare le vite degli altri.
Come fanno i bambini dispettosi con le mosche.
La mattina seguente, contro ogni previsione - i suoi stravaganti
e burloni giovani uomini si sarebbero presto ritramutati
in soldati - port Re Lear. E subito un mormorio
prese vita tutt'intorno, punteggiato da un unico alto grido:
Mosche, bambini! Mosche nella zuppa dispettosa!
Pi tardi, in sala insegnanti, disse a Laura: Ci crederesti,
ho sentito tuo cugino, e ha davvero scritto un'intera
sinfonia...
Cosa, per i film? grid Laura. Non ha senso.
Per i secoli, non disse Bea. Questo commento sarebbe
parso una battuta; e Laura ne avrebbe solo riso.
Ma dopotutto, nella lunga, lunga guerra con Leo, non era stata Bea, a vincere?
...
.
...
FINE.